De Serra Bas

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De Serra Bas
Meuble hêtre arraché au naturel.svg
Albero sradicato fronduto verde in campo bianco
Stato Giudicato di Arborea
Titoli Giudici di Arborea, Conti del Goceano e Marmilla, Visconti di Bas
Fondatore Gonnario II de Lacon-Serra,
genero e successore di Comita I de Lacon-Zori
Ultimo sovrano Guglielmo II di Narbona,
nipote di Beatrice d'Arborea, sorella di Eleonora
Data di fondazione 1116
Data di estinzione 1420,
i diritti sul giudicato furono venduti al re d'Aragona
Etnia Sardo-genovese-catalana
Rami cadetti

I de Serra e i Bas furono due famiglie distinte genovese-aragonesi che, in virtù di alcuni matrimoni, si unirono imparentandosi con i Lacon Gunale (nel cui emblema risaltava, in campo azzurro, una torre merlata che rimase nello scudo di Torres), per governare, poi, il giudicato di Arborea, il più longevo tra gli Stati autoctoni sardi, dal 1116 al 1420.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I de Serra[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Serra (famiglia) e Gonnario II de Lacon-Serra.

Il giudicato di Arborea, come gli altri tre regni sardi (Cagliari, Gallura e Torres), dopo il distacco dall'Impero bizantino furono amministrati dalla casata Lacon Gunale: dapprima funzionari e vicari, poi giudici, veri e propri regnanti, elettivi, indi ereditari. L'Arborea ebbe una vita più lunga e vi si avvicendarono, con un'opportuna politica matrimoniale, alcune dinastie fino al 1420.[2]

I de Serra erano una famiglia del genovesato, di rango viscontile, derivante da uno degli eredi del visconte Ido che, durante il X secolo, aveva la supremazia nell'ambito degli Obertenghi. Due secoli dopo diventò una branca autonoma guidata da un figlio di Ottone De Mari, potente stirpe che in seguito darà alla repubblica diversi consoli e quattro dogi. Erano marchesi di Mornese e Strevi, signori di Cremolino. Successivamente si ripartì in vari rami che fiorirono a Genova, nel regno di Napoli (Serra di Cassano), in Spagna e in Sardegna.[3]

Lo stemma dei de Serra era illustrato nel seguente modo:
"D'oro a due fasce scaccate di due file, d'argento e rosso".

La progenie entrò nella storia del giudicato arborense con le nozze tra la donnikella Eleonora, unica erede di Comita I de Lacon-Zori con Gonnario II de Lacon-Serra (1116-1131): dopo il loro figlio e successore Costantino I regnarono nove giudici appartenenti alla famiglia.[4]

Tra i de Lacon-Serra emerse Barisone I (1146-1186), soprattutto per il fatto di aver ottenuto la prima, seppure effimera, investitura imperiale come re di Sardegna (la seconda riguarderà Enzo di Svevia) conferitagli il 10 agosto 1164 da Federico Barbarossa. Per le vicende della dinastia fu significativo il suo secondo matrimonio con la catalana Agalbursa di Bas e, specialmente, nel 1177, quello tra il fratello di costei, Ugo Ponzio Cervera di Bas (cugino del conte Raimondo Berengario IV di Barcellona, consorte della regina Petronilla d'Aragona), con Sinispella de Serra, figlia di primo letto di Barisone. Dall'unione nacque Ugone I che inaugurerà il casato de Serra Bas, regnante sull'Arborea per più di trecento anni. Il congiunto Mariano II (1241-1297) e i suoi eredi, diretti e collaterali, reggeranno il giudicato fino al 1420.[5]

I Bas[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Visconti di Bas, Cervera (famiglia), Giudicato di Arborea e Ugone I di Arborea.
Chiesa de La Vall d'en Bas

I Bas furono un'aristocratica famiglia catalana con la qualifica di visconti de La Vall d'en Bas (Garrotxa), composta da alcuni borghi situati presso la zona pirenaica mediterranea, vicino al confine francese. L'ascesa al trono del giudicato di Arborea, nel 1192, di Ugone I spianò la difficoltosa strada per la conquista dell'intera isola da parte del re Giacomo II d'Aragona (1323). Le stirpi de Serra e Bas, pertanto, si unirono e assunsero lo stemma giudicale con l'albero eradicato, e, ormai venivano denominate "gli Arborea". L'arme originaria dei Bas era caratterizzata da un dragone rosso in campo aureo. Erroneamente vengono anche chiamati "Cappai Bas": Vera Cappai era la concubina di Giovanni I: il patronimico dei loro figli, riconosciuti dal giudice, era dunque "de Serra Bas", Dal 1381 il discendente Ugone III decise che i possedimenti catalani fossero trasferiti in proprietà ai congiunti de Cabrera, parenti dell'ammiraglio e avversario Bernat II (1298-1364). [6]

I de Serra Bas risiedevano principalmente nel palazzo giudicale di Oristano, ma anche nel castello di Monreale e in quello di Burgos.[7] L'ultimo maschio della linea primogenita fu Ugone III (1375-1383), succeduto al padre Mariano IV (1347-1375), al quale, unitamente al fratello Pietro III, (1336-1347) il re Alfonso IV, a Barcellona, aveva concesso loro il privilegio di affiancare all'albero sradicato del blasone le barre d'Aragona: in seguito, durante il grave conflitto tra l'Arborea e l'Aragona, Mariano le fece immediatamente rimuovere.[8]

Dopo l'epopea della giudicessa Eleonora d'Arborea (1383-1404), rimasero quattordici anni, fino al 1420, in cui i cadetti dei de Serra Bas governarono lo Stato con grandi difficoltà. Guglielmo II di Narbona (1407-1420) concluse la serie dei giudici arborensi alienando i suoi diritti al sovrano aragonese. Tra le posterità derivanti, per via femminile, dai de Serra Bas, tuttora esistenti, si annoverano gli eredi di Pietro De Altarriba e di Maria, figlia del marchese di Oristano Leonardo Alagon (il suo trisavolo era Nicola, rampollo di Ugone II), i conti di Exèrica e i Carroz d'Arborea, il cui antenato era Giovanni, fratello minore di Mariano IV, con il quale non ebbe rapporti ottimali.[9]

Giudici di Arborea (1116-1407)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Giudici di Arborea.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Genealogie.., p. 27
  2. ^ Cuccu, p. 53
  3. ^ Voce Serra, di Vito antonio Vitali, Enciclopedia Italiana, 1936
  4. ^ Carta Raspi, p, 45
  5. ^ Cuccu, p. 60
  6. ^ Carta Raspi, pp. 151-154
  7. ^ Cuccu, p. 180
  8. ^ Ortu, p. 78
  9. ^ Cuccu, p. 183

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Genealogie medioevali di Sardegna, Due D editrice Mediterranea, Cagliari 1984.
  • Raimondo Carta Raspi, Storia della Sardegna, Mursia, Milano 1981.
  • Franco Cuccu, La città dei Giudici, vol. I, S'Alvure, Oristano 1996.
  • Gian Giacomo Ortu, La Sardegna dei Giudici, Il Maestrale, Nuoro 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]