David Tecchler

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David Tecchler (Augusta (Germania), 1668 circa – Roma, dopo il 1747) è stato un liutaio italiano di origine tedesca.

Anche se la sua produzione comprende sia strumenti ad arco che strumenti a pizzico, è considerato il più importante costruttore di violini e violoncelli della scuola romana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si ipotizza che abbia appreso i rudimenti della sua arte nella città natale, prima di trasferirsi a Roma negli ultimi anni del XVII secolo[1]. Invece, non abbiamo alcuna evidenza di un suo soggiorno a Salisburgo o a Venezia, contrariamente a quanto sostenevano alcuni tra i principali dizionari di liuteria del XIX e dell'inizio del XX secolo, tra cui Cecie Steiner, "A dictionary of violin makers" (1867) e Henri Poidras, "Critical & documentary dictionary of violin makers old and modern" (1928).

A Roma, in quel periodo, i soli liutai di un certo rilievo erano Alberto Platner (1642 o 1643–1713) ed il genero di questi, Georg Tännigar (1664 o 1666-dopo il 1735)[2]. Nell'ultima parte del secolo era cresciuta molto la domanda di violini e violoncelli a Roma e nel resto d'Italia, per cui Tecchler si inserì rapidamente nel mercato[3].

Aveva il laboratorio in via dei Leutari, e come il suo allievo Michele Platner era anche impiegato come Guardia Svizzera.

La sua attività cominciò a declinare intorno agli anni '30.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Tecchler non copiò i modelli del grande maestro austriaco Jacobus Stainer, anche se quest'ultimo aveva comunque una forte influenza sui liutai, sia a Roma che nelle altre città italiane; pare piuttosto ispirarsi alla scuola cremonese, sebbene la sua produzione iniziale mostri un gusto spiccatamente personale. È conosciuto ed apprezzato soprattutto per i violoncelli, molti dei quali sono oggi usati da grandi solisti. In gran parte, questi strumenti sono di grandi dimensioni e molti sono stati ridotti nella taglia nel corso del XIX e XX secolo. Costruì pochissime viole: infatti, sull'etichetta di una di queste, datata 1730, c'è scritto che è la terza viola che egli avesse costruito. I violini sono anche di eccellente qualità, eccettuato quelli costruiti ispirandosi al modello di Stainer, che sono meno interessanti[4].

Scrive Karel Jalovec: "Ha costruito strumenti nella forma grande di Amati, pur con la curvatura del piano armonico nello stile di Stainer. Gli angoli sono allungati in modo caratteristico, i ricci scolpiti con grazia: la filettatura, piuttosto ampia, è ben rifinita; le "effe", piccole ma piuttosto aperte, sono disegnate secondo il modello di Stainer. Il legno è selezionato e presenta un elegante aspetto, ricoperto di una meravigliosa vernice gialla o giallo-rossa di eccellente qualità. I violoncelli sono rosso-marrone o rosso scuro. I contrabbassi, di grande taglia, sono ugualmente molto buoni. La sua produzione è ampia e ci ha lasciato un considerevole numero di strumenti."[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Beare, Barbieri
  2. ^ Jalovec non concorda con questa datazione relativamente a Tännigar, ponendo il periodo di produzione di quest'ultimo tra il 1735 e il 1750. Vedi Jalovec, p 392
  3. ^ Beare, Barbieri
  4. ^ Beare, Barbieri
  5. ^ Jalovec, p 393

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Charles Beare, Patrizio Barbieri, Tecchler [Dechler, Decler, Teccler, Techler, Teckler, Tekler], David, in Stanley Sadie e John Tyrrell (a cura di), The New Grove Dictionary of Music and Musicians, 2ª ed., Oxford University Press, 2001, ISBN 978-0195170672.
  • (EN) Karel Jalovec, Italian violin makers, New York, Crown, 1958.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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