Dasypodidae

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Armadilli
Dasypus novemcinctus.jpg
Un armadillo a nove fasce
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Xenarthra
Ordine Cingulata
Famiglia Dasypodidae
Gray, 1821
Generi

I Dasipodidi (Dasypodidae Gray, 1821, dal greco δασύς = scabro, pietroso + πούς, ποδός = piede) sono una famiglia di mammiferi xenartri noti con il nome comune di armadilli. Tutte le specie sono originarie delle Americhe, dove vivono in diversi ambienti.

Una ricerca del 2016, basata sull'analisi del DNA dell'estinto Doedicurus, ha evidenziato le strette parentele tra i giganteschi gliptodonti (ormai estinti) e la maggior parte degli armadilli attuali; di conseguenza, tutti gli armadilli con l'eccezione del genere Dasypus sono stati riclassificati come appartenenti alla famiglia Chlamyphoridae, che comprende le sottofamiglie Chlamyphorinae, Euphractinae, Tolypeutinae e Glyptodontinae. È possibile che anche gli estinti Pampatheriidae e altre forme come Proeutatus fossero rappresentanti dei Chlamyphoridae (Delsuc et al., 2016).

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica wikitesto]

Gli armadilli sono lunghi tra i 30 e i 110 cm e possono pesare dai 3 ai 30 kg.

Hanno un corpo tozzo con una parte rinforzata sulla schiena, formata da placche ossee ricoperte da uno strato corneo, utilizzata come difesa dai predatori, e una parte più molle nel ventre; la coda è a forma di lungo cono, le zampe sono robuste e corte e provviste di cinque dita artigliate sulle zampe posteriori e da tre a cinque dita con artigli sulle zampe anteriori. Il muso è di forma allungata, con grandi orecchie e piccoli occhi neri. L'unica specie a presentare peli è l'armadillo villoso.

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Gli armadilli sono animali con abitudini prevalentemente notturne e sotterranee: durante la notte scavano profonde e articolate tane composte da lunghi cunicoli e piccole stanze.

Gli armadilli si nutrono in modi vari, ma la dieta è composta principalmente da insetti, lombrichi, lumache, lucertole e altri piccoli animali che vengono stanati con i poderosi artigli; talvolta si nutrono anche di radici. I nemici naturali degli armadilli sono i puma e i giaguari che, tuttavia, riescono con fatica a sopraffare un armadillo adulto. La difesa principale, la corazza, è impenetrabile per la maggior parte dei predatori, ma curiosamente non viene usata spesso: l'armadillo preferisce infatti scappare o scavare una galleria, piuttosto che contare sulla propria corazza.

Essa è utilizzata in molti modi: gli armadilli possono appallottolarcisi, usarla come protezione dentro un rovo spinoso (impenetrabile per i predatori) o infilandosi nella tana e lasciarla fuori come scudo.

Casi particolari sono gli armadilli del genere Tolypeutes, che tendono più ad appallottolarsi che a fuggire, e l'armadillo dalle nove fasce, che non potendo chiudersi a palla salta verticalmente in aria.

Rapporti con gli uomini[modifica | modifica wikitesto]

Gli armadilli sono spesso usati nello studio sulla lebbra, poiché, insieme ad alcune specie di scimmie appartenenti alla famiglia dei Cercopithecidae, ai conigli ed ai topi, sono gli unici animali conosciuti oltre all'uomo che possono contrarre sistematicamente la malattia. Inoltre, gli armadilli del genere Dasypus servono la scienza attraverso il loro insolito sistema riproduttivo, nel quale quattro embrioni geneticamente identici (tutti dello stesso sesso) si separano da un'unica cellula uovo.

La corazza dell'armadillo è stata inoltre a lungo utilizzata per la fabbricazione di un tipico strumento musicale a corda, il charango.

Gli armadilli possono essere tenuti come animali domestici, anche se richiedono terra umida in cui scavare e insetti da predare. Sono difficili da addomesticare completamente.

Ricostruzione del cranio di Stegotherium, un armadillo estinto del Miocene
Ricostruzione del cranio di Proeutatus, un armadillo estinto del Miocene

Origine ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Non è chiara l'origine degli armadilli. Di certo si originarono in Sudamerica nella prima parte dell'Era Cenozoica, quando ancora il continente era isolato dal Nordamerica. Le prime forme note (Utaetus) risalgono a circa 50 milioni di anni fa (Eocene inferiore) e sono già dotate della tipica corazza degli armadilli attuali. Sembra che tra i primi armadilli a svilupparsi vi furono i dasipodini (o dasipodidi), attualmente rappresentati dal solo genere Dasypus (come l'armadillo dalle nove fasce), ma che nel corso del Miocene (circa 20 - 8 milioni di anni fa) andarono incontro a una notevole radiazione evolutiva e diedero vita a forme specializzate come Stegotherium, dal muso molto allungato. Nel frattempo, nel corso dell'Oligocene e del Miocene si erano sviluppati altri tipi di armadilli, come i grandi pampateri e gli ancor più grandi gliptodonti, caratterizzati da scudi ossei estremamente rigidi, e che poi nel Pliocene/Pleistocene (circa 9 - 1 milioni di anni fa) originarono forme notevoli come Doedicurus, dalla curiosa coda dotata di spuntoni ossei; gliptodonti e pampateri, inoltre, riuscirono a migrare con successo verso nord, quando il Sudamerica si ricongiunse al Nordamerica con la formazione dell'istmo di Panama. Sempre nel Miocene si svilupparono armadilli più piccoli dalla dieta erbivora (Proeutatus), mentre altri armadilli pelosi di grosse dimesioni sopravvissero fino all'Olocene (Eutatus). Attualmente gli armadilli sono ancora ben rappresentati, anche se l'attuale diversità è molto inferiore rispetto a quella del passato. L'armadillo dalle nove fasce è l'unico armadillo attuale ad aver spinto il suo areale anche in Nordamerica, ed è attualmente ancora in espansione.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Chlamyphorus truncatus (clamidoforo troncato)
Euphractus sexcinctus (armadillo a sei fasce)
Tolypeutes matacus (armadillo a tre fasce)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Delsuc, F.; Gibb, G. C.; Kuch, M.; Billet, G.; Hautier, L.; Southon, J.; Rouillard, J.-M.; Fernicola, J. C.; Vizcaíno, S. F.; MacPhee, R. D.E.; Poinar, H. N. (2016-02-22). "The phylogenetic affinities of the extinct glyptodonts". Current Biology. 26 (4): R155–R156. doi:10.1016/j.cub.2016.01.039

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