Dark Star (film)

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Dark Star
Dark Star.jpg
Una scena del film
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1974
Durata 83 min
Genere commedia, fantascienza, satirico
Regia John Carpenter
Soggetto John Carpenter, Dan O'Bannon
Sceneggiatura John Carpenter, Dan O'Bannon
Fotografia Douglas Knapp
Montaggio Dan O'Bannon
Effetti speciali Ron Cobb, Bob Greenberg, Gregory Jein, Dan O'Bannon, Harry Walton, John C. Walsh
Musiche John Carpenter
Scenografia David Seal, Tommy Lee Wallace
Interpreti e personaggi

Dark Star è un film di fantascienza statunitense del 1974 diretto da John Carpenter, suo esordio alla regia di un lungometraggio. Il film riprende molti elementi del celebre 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, in senso surreale e parodistico.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La Dark Star - nave spaziale con il compito di distruggere le stelle e i pianeti instabili, evidentemente astri di un altro sistema solare - annovera un equipaggio piuttosto particolare: i membri infatti sembrano degli schizofrenici che si prendono cura di una creatura aliena in maniera quasi morbosa, discorrono su temi che passano dalla morte al campionato di baseball con il loro capitano ormai morto e si divertono a praticare surf a gravità minima.

Parallelismi tra Kubrick e Carpenter[modifica | modifica wikitesto]

Nel film ci sono senza dubbio riferimenti e influenze di Kubrick, sia a Il dottor Stranamore che a 2001: Odissea nello spazio. Carpenter ironizza sulla missione spaziale, sulla volontà di conquistare che caratterizza l'uomo e soprattutto sulla distruzione. Il film affronta anche il tema dell'intelligenza artificiale, ma in modo decisamente più sdrammatizzante rispetto a Kubrick.

Tra l'equipaggio tutto è grottesco e irriverente, così come il problema assurdo che gli astronauti devono affrontare in seguito a un guasto: la bomba 20, già più volte innescata e convinta dal computer di bordo a tornare a posto, esprime il desiderio di esplodere. Nel film la Bomba sembra essere dotata di una coscienza e di un obiettivo: esplodere. Il problema nasce però da un malfunzionamento al meccanismo che la dovrebbe sganciare. L'equipaggio dovrà convincere la bomba a tornare indietro. L'unico modo è "parlare" alla bomba, convincendola che non può essere sicura di esplodere. Assistiamo a un dialogo surreale tra tenente e bomba, ognuno con le proprie motivazioni. La bomba fa notare come una macchina sia in realtà anche un essere intelligente («Penso, dunque sono» — dice a un tratto) e alla fine decide di farsi esplodere, paragonandosi a Dio («In principio era il buio e io venni dopo il buio. E luce sia!»).

Attraverso la bomba Carpenter fantastica e compone una satira contro il potere, che - troppo - nuoce alla testa e una riflessione sulle armi che possono sempre essere riposte e non uccidere più nessuno. A 10 anni esatti dal Dottor Stranamore, Carpenter continua a parlare con acuto cinismo di questa surreale invenzione umana.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dark Star, MyMovies.it.
  2. ^ Gabriele La Rovere, John Carpenter, l'indipendente, La regia come perfezione.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]