Darduin

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I Darduin furono una famiglia di vetrai attivi a Murano a partire dal Cinquecento.

Capostipite fu Enrico di Arduino (Rigo de Arduin nei documenti d'epoca, da cui il soprannome "Rigo" attribuito per secoli ai membri della casata) un tedesco che mediava tra i mercanti connazionali e gli artigiani muranesi. Sul finire del Quattrocento si stabilì definitivamente a Murano ed ebbe tre figli, Nicolò, Marco e Vincenzo. Furono i discendenti di quest'ultimo a distinguersi nell'arte vetraria.

Il ramo derivato da Giovanni di Vincenzo (1533-1583), padrone di fornace, è tuttora presente sull'isola. A questo appartenevano un Francesco, che si portò a Faenza e quindi a Roma, dove fabbricò cristalli e specchi; un Giovanni (1616-1688), attivo ad Anversa; un Piero (1645-1688), che trascorse un brevissimo periodo a Parigi attirato da Jean-Baptiste Colbert.

La linea di Bortolo di Vincenzo sussistette sino alla prima metà del Ottocento. Ne era un membro Domenico (1618-1683), proprietario dell'importante fornace alle "Due Fortune", passata poi al figlio Giacomo (1655-1715).

Quanto a Nicolò di Vincenzo (1546-1599), che ebbe una vetreria in società con i fratelli Giovanni e Girolamo, va ricordato perché padre di Giovanni (1585-1654), il più celebre membro della famiglia. Proprietario di una fornace, nel 1613 sposò Paulina di Battista Serena, appartenente a un'altra casata di vetrai noti per aver inventato la tecnica della filigrana. Qualche anno prima di morire, si preoccupò di raccogliere le ricette lui stesso e il padre avevano impiegato nell'esercizio dell'arte; sono tutt'oggi riportate in un manoscritto conservato all'Archivio di Stato di Venezia, posteriormente intitolato Secreti per far lo smalto et vetri colorati. La sua eredità passò alla moglie e al suo unico figlio maschio, Nicolò (1616-1655). Questi ultimi morirono però poco dopo e l'opera finì probabilmente alla figlia Angela, che nel 1648 aveva sposato Daniele Miotti, altro rampollo di una famiglia vetraia che, probabilmente, fece fortuna proprio grazie a questa eredità.

Il ricettario è una preziosissima testimonianza che permette di ricostruire la storia tecnologica dell'arte vetraria di Murano.

Attivi, inoltre, nella vita politica locale, i Darduin poterono riportare il proprio stemma (uno scudo con due dardi incrociati) sull'osella, la medaglia commemorativa coniata ogni anno a Murano. È il caso delle monete degli anni 1674, 1675 e 1676 (quando era camerlengo un Darduin non identificato) e del 1747 (quando era deputato della Comunità Pietro Darduin).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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