Darío Castrillón Hoyos

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Darío Castrillón Hoyos
cardinale di Santa Romana Chiesa
Cardenal Darío Castrillon.jpg
Il cardinale Castrillón Hoyos l'11 luglio 2008
Escudo Dario Castrillon Hoyos.svg
Christus in vobis Spes Gloriae
Incarichi ricoperti
Nato 4 luglio 1929 a Medellín
Ordinato presbitero 26 ottobre 1952 dall'arcivescovo Alfonso Carinci
Nominato vescovo 2 giugno 1971 da papa Paolo VI
Consacrato vescovo 18 luglio 1971 dall'arcivescovo Angelo Palmas
Elevato arcivescovo 16 dicembre 1992 da papa Giovanni Paolo II
Creato cardinale 21 febbraio 1998 da papa Giovanni Paolo II
Deceduto 18 maggio 2018 (88 anni) a Roma
Firma Firma Dario Castrillon Hoyos.svg

Darío Castrillón Hoyos (Medellín, 4 luglio 1929Roma, 18 maggio 2018) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico colombiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Darío Castrillón Hoyos nacque a Medellín il 4 luglio 1929.

Formazione e ministero sacerdotale[modifica | modifica wikitesto]

Studiò presso i seminari di Antioquia a Medellín e di Santa Rosa de Osos. In seguito venne inviato a Roma per studi. Conseguì il dottorato in diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana. Nello stesso periodo si specializzò in sociologia religiosa, in economia politica e in etica economica, seguendo in particolare i corsi della facoltà di sociologia dell'Università di Lovanio. Imparò a parlare otto lingue.

Il 26 ottobre 1952 fu ordinato presbitero per la diocesi di Santa Rosa de Osos nella basilica dei Santi XII Apostoli a Roma da monsignor Alfonso Carinci. Terminati gli studi, rientrò in Colombia. In particolare fu vicario parrocchiale di due parrocchie rurali a Yarumal dal 1954 al 1971, direttore dei Cursillos de Cristianidad, e del corso nazionale di pastorale, rappresentante di Acción cultural popular (Acpo), officiale della curia diocesana, delegato diocesano dell'Azione cattolica, assistente ecclesiastico della Gioventù cattolica dei lavoratori, direttore della Legione di Maria, direttore diocesano della catechesi. Nel quadro della pastorale per l'alfabetizzazione e la formazione integrale dei contadini, ricoprì il ruolo di coordinatore dei sacerdoti incaricati delle scuole radiofoniche. Nel 1966 venne nominato segretario generale della Conferenza episcopale della Colombia e cominciò a insegnare [[diritto canonico]] all'Università civile libera.

Ministero episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 giugno 1971 papa Paolo VI lo nominò vescovo coadiutore di Pereira e titolare di Villa del Re. Ricevette l'ordinazione episcopale il 18 luglio successivo dall'arcivescovo Angelo Palmas, nunzio apostolico in Colombia, coconsacranti con l'arcivescovo coadiutore di Bogotà Aníbal Muñoz Duque e il vescovo di Pereira Baltasar Álvarez Restrepo.

Il 1° luglio 1976 succedette alla medesima sede. Monsignor Castrillón Hoyos era noto per il fatto che nottetempo andava per strada ad aiutare a nutrire e assistere i bambini abbandonati.[1] Mentre molti vescovi latinoamericani rifiutarono di accettare i contributi dei presunti signori della droga, monsignor Castrillón Hoyos accettò donazioni per le sue organizzazioni caritative diocesane, sostenendo che accettando i fondi i soldi sarebbero stati deviati dal finanziamento della criminalità e usati invece per aiutare i poveri. Disse anche che pur accettando tali donazioni, aveva avvertito personalmente i donatori che le loro beneficenze "non avrebbero salvato le loro anime".[1] Monsignor Castrillón Hoyos una volta si travestì da lattaio per accedere alla casa del signore della droga Pablo Escobar e, dopo essersi rivelato, il vescovo persuase Escobar a confessare i suoi peccati.[1][2]

Fu segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano dal 1983 al 1987 e presidente dello stesso dal 1987 al 1991. Si oppose alla teologia della liberazione venendo supportato da molti suoi colleghi.

Il 16 dicembre 1991 papa Giovanni Paolo II lo nominò arcivescovo metropolita di Bucaramanga.

Il 15 giugno 1996 papa Giovanni Paolo II lo nominò pro-prefetto della Congregazione per il clero. Lo stesso giorno rinunciò alla sede di Bucaramanga.

Il 21 febbraio 1998 papa Giovanni Paolo II lo creò cardinale e gli assegnò la diaconia del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano della quale prese possesso il 23 dello stesso mese. Lo stesso giorno venne confermato prefetto della Congregazione per il clero.

Il 14 aprile 2000 papa Giovanni Paolo II lo nominò presidente della Pontificia commissione "Ecclesia Dei", l'ufficio che gestisce i rapporti tra la Santa Sede i gruppi tradizionalisti, come la Fraternità sacerdotale San Pio X.

Il cardinale Hoyos con i cavalieri dell'Ordine costantiniano di San Giorgio

Il 27 febbraio 2004 il principe Carlo Maria di Borbone-Due Sicilie, duca di Calabria lo nominò gran priore dell'Ordine costantiniano di San Giorgio.

Dopo la morte di papa Giovanni Paolo II, partecipò al conclave del 2005. La stampa lo indicò tra i papali. Il conclave elesse però papa Benedetto XVI che il 21 aprile 2005 lo confermò nei suoi incarichi.

Il 31 ottobre 2006 papa Benedetto XVI accettò la sua rinuncia dalla guida della Congregazione per il clero per raggiunti limiti di età.

Il 23 febbraio 2007 divenne cardinale protodiacono. Mantenne l'incarico fino al 1° marzo dell'anno successivo quando optò per l'ordine dei cardinali presbiteri.

Nel gennaio del 2009, mentre era ancora alla guida della Pontificia commissione "Ecclesia Dei", papa Benedetto XVI remise le scomuniche ai vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X. Tra di essi vi era monsignor Richard Williamson, che in seguito venne identificato come un negazionista dell'Olocausto. A settembre il vescovo di Stoccolma Anders Arborelius affermò che la Santa Sede aveva una conoscenza preliminare delle opinioni estremiste di Richard Williamson e la sua opinione venne confermata dal nunzio apostolico in Svezia, monsignor Emil Paul Tscherrig, che dichiarò di aver messo in guardia il Vaticano. Castrillón disse che era una "calunnia" il suggerire che era stato a conoscenza delle opinioni di Williamson. Disse che se qualcuno in Vaticano doveva conoscere la questione, questi era il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della Congregazione per i vescovi.[3][4][5]

Il 4 luglio 2009, compiendo il suo 80º anno di vita, divenne cardinale non elettore, con l'esclusione pertanto dai futuri conclavi. L'8 dello stesso mese papa Benedetto XVI accettò la sua rinuncia dalla guida della Pontificia commissione "Ecclesia Dei". Lo stesso giorno con il motu proprio Ecclesiae unitatem la collegò in modo stretto alla Congregazione per la dottrina della fede, mantenendo la sua configurazione ma al contempo modificandone la struttura.[6]

Fu uno dei cardinali che celebrò la Messa tridentina dopo la riforma liturgica.

Partecipò all'assemblea speciale per l'Asia del Sinodo dei vescovi che ebbe luogo nella Città del Vaticano dal 29 aprile al 14 maggio 1998, all'assemblea speciale per l'Oceania del Sinodo dei vescovi che ebbe luogo nella Città del Vaticano dal 22 novembre al 12 dicembre 1998, alla seconda assemblea speciale per l'Europa del Sinodo dei vescovi che ebbe luogo nella Città del Vaticano dal 1° al 23 ottobre 1999 e alla X assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi che ebbe luogo nella Città del Vaticano dal 30 settembre al 27 ottobre 2001 sul tema "Il Vescovo: Servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo".

Fu membro della Congregazione per i vescovi dal 17 febbraio 2001, della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti dal 2 maggio 2002, della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, della Congregazione per l'educazione cattolica, del Pontificio consiglio per i testi legislativi, del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali, dell'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, della Pontificia commissione per l'America Latina e del Consiglio speciale per l'America della segreteria generale del Sinodo dei vescovi.

Fu inviato papale alla firma dell'accordo globale e definitivo tra Perù ed Ecuador che risolveva la loro controversia sui confini a Brasilia il 26 ottobre 1998, alla celebrazione del dodicesimo centenario della costruzione del duomo di Aquisgrana che ebbe luogo dal 29 al 30 gennaio 2000 e alle celebrazioni conclusive del congresso eucaristico nazionale cileno e alla dedicazione della nuova cattedrale della diocesi di San Bernardo in Cile che ebbero luogo il 25 e il 26 novembre 2000. Partecipò come membro designato dal papa alla V conferenza episcopale latinoamericana che si svolse ad Aparecida, in Brasile, dal 13 al 31 maggio 2007.

Morì nella sua abitazione in piazza della Città Leonina 1 a Roma alle 1.15 del 18 maggio 2018 per una malattia del fegato. Le esequie si tennero il giorno successivo alle ore 14.30 all'Altare della Cattedra della basilica di San Pietro in Vaticano: la liturgia esequiale venne celebrata dal cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, e al termine della stessa papa Francesco presiedette il rito dell'ultima commendatio e della valedictio.

Gestione dei casi di abuso sessuale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1997 Castrillón e i vescovi irlandesi erano in disaccordo sul corretto trattamento dei sacerdoti accusati di abusi sessuali. Il cardinale espresse infatti delle riserve sulle proposte discusse dai vescovi.[7] Mentre indicava che la sua Congregazione stava ancora studiando la questione, Castrillón scrisse che alcune delle proposte dei vescovi irlandesi "appaiono contrarie alla disciplina canonica", il che potrebbe portare a rovesciare le azioni se fosse stato fatto un appello a un livello superiore. Egli menzionò come problematica la proposta politica di segnalazione obbligatoria alle autorità civili.[7] Secondo un documentario di RTÉ del 2011, nel 1999 Castrillón disse ai vescovi irlandesi di essere "padri per i vostri sacerdoti, non poliziotti". La rappresentazione della resistenza dell'episcopato irlandese sul mantenere la linea dura di fronte a un superiore li mise sotto una luce più favorevole in un momento in cui essi, e in particolare il cardinale Desmond Connell, erano oggetto di aspre critiche.[8]

Nel 2001 si congratulò con il vescovo di Bayeux Pierre Pican per non aver informato la polizia di un prete che aveva commesso abusi sessuali su minori. Il sacerdote venne successivamente condannato a 18 anni di carcere. Lo stesso vescovo Pierre Pican venne condannato a tre mesi di reclusione per non aver denunciato il prete.[9] Nella lettera il cardinale descrisse il rapporto tra un vescovo e i suoi sacerdoti come "non professionale, ma una relazione sacramentale che forgia legami molto speciali di paternità spirituale" e "il vescovo ha altri mezzi per agire... ma un vescovo non può essere tenuto a fare la denuncia da solo: in tutti i sistemi giuridici civili si riconosce che chi ha relazioni strette ha la possibilità di non testimoniare contro un parente diretto".[10] Quando la lettera nel 2010 divenne pubblica il direttore della Sala stampa della Santa Sede padre Federico Lombardi disse che questo dimostrava quanto fosse importante centralizzare la gestione dei casi di abuso sessuale da parte dei chierici nella Congregazione per la dottrina della fede".[11]

Anche la Congregazione per il clero, da lui presieduta, e la Congregazione per la dottrina della fede, presieduta dal cardinale Joseph Ratzinger, si trovarono talvolta in disaccordo. Nel 2001 Ratzinger persuase papa Giovanni Paolo II a rendere obbligatoria la segnalazione di tutte le denunce di abusi sessuali da parte del clero alla Congregazione per la dottrina della fede, sottraendo una competenza che fino a quel momento apparteneva al dicastero guidato da Castrillón Hoyos.[12]

Nel 2002 espresse la sua disapprovazione per la politica di tolleranza zero dei vescovi statunitensi rispetto ai casi di abusi sessuali. Disse che i vescovi avevano ignorato dei "principi fondamentali della Chiesa" come il perdono e la conversione.[13]

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Balì Gran Croce di Giustizia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa di Borbone-Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Balì Gran Croce di Giustizia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa di Borbone-Due Sicilie)
— 2003[14]
Gran Priore del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa di Borbone-Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Priore del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Casa di Borbone-Due Sicilie)
— [14]
Cavaliere dell'Insigne Real Ordine di San Gennaro (Casa di Borbone-Due Sicilie) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Insigne Real Ordine di San Gennaro (Casa di Borbone-Due Sicilie)
— 2016[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Allen, John L, Jr. "These Paths Lead to Rome". National Catholic Reporter. 2 giugno 2000.
  2. ^ TIME Magazine. The Men Who Might Be Pope 3 aprile 2005
  3. ^ Vatican officials knew Bishop Williamson's views on Holocaust: Swedish TV report, Catholic Culture, 23 settembre 2009. URL consultato il 18 maggio 2018.
  4. ^ Cardinal Castrillon denies advance knowledge of Bishop Williamson's views, Catholic Culture, 25 settembre 2009. URL consultato il 18 maggio 2018.
  5. ^ Philip Pullella, Unusual tit-for-tat in the Vatican over Williamson affair, Reuters, 25 settembre 2009. URL consultato il 18 maggio 2018.
  6. ^ Pope Restructures Ecclesia Dei, in Zenit, 8 luglio 2009. URL consultato il 18 maggio 2018.
  7. ^ a b Laurie Goodstein, Vatican Letter Warned Bishops on Abuse Policy, in New York Times, 18 gennaio 2011. URL consultato il 18 maggio 2018.
  8. ^ RTÉ television programme "Unspeakable Crimes". URL consultato il 1° febbraio 2011.
  9. ^ Tom Heneghan, Cardinal hailed bishop for hiding predator priest, in Reuters, 15 aprile 2010.
  10. ^ http://www.golias.fr/spip.php?article3794 [collegamento interrotto]
  11. ^ Cardinal praised bishop's silence over abuse priest, BBC News, 16 aprile 2010. URL consultato il 18 maggio 2018.
  12. ^ Vatican office ordered Irish bishops not to report abuse, report shows, in Catholic Culture, 18 gennaio 2011. URL consultato il 18 maggio 2018.
  13. ^ When Zero Isn't Enough, in TIME Magazine, 28 ottobre 2002.
  14. ^ a b Rif. elenco sul sito dell'Ordine Costantiniano: http://www.constantinianorder.org/the-order/bali-cavalieri-di-gran-croce-di-giustizia-1.html[collegamento interrotto]
  15. ^ Notiziario della Real Academia Matritense de Heraldica y Genealogia: http://www.ramhg.es/images/stories/peregrinacion%20a%20roma%202016.pdf

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