Daphne petraea

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Dafne minore
Daphne petraea ENBLA01.JPG
Daphne petraea
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Rosidae
Ordine Myrtales
Famiglia Thymelaeaceae
Genere Daphne
Specie D. petraea
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi II
Ordine Malvales
Famiglia Thymelaeaceae
Nomenclatura binomiale
Daphne petraea
Leybold, 1853
Nomi comuni

Dafne delle rupi

La dafne minore (nome scientifico Daphne petraea Leybold, 1853) è una piccola pianta di tipo cespuglioso appartenente alla famiglia delle Thymelaeaceae.

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia delle Thymelaeaceae comprende una cinquantina di generi con circa 500 - 800 specie (il numero dipende dalle varie classificazioni), mentre il genere Daphne comprende circa 50 -100 specie di cui una decina sono presenti nella flora spontanea italiana.

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Con la specie Daphne alpina la pianta di questa scheda forma il seguente ibrido interspecifico:

  • Daphne xreichsteinii Landolt & E. Hauser (1981)

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie di questa scheda, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. Quello che segue è un possibile sinonimo:

  • Daphne rupestris Facch.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico di questa pianta (Daphne) lo troviamo usato per la prima volta negli scritti del medico, botanico e farmacista greco antico che esercitò a Roma di nome Dioscoride Pedanio (Anazarbe in Cilicia, 40 circa - 90 circa). Probabilmente nel nominare questa ed altre piante dello stesso genere si ricordò della leggenda di Apollo e Dafne. Il nome Daphne in greco significa “alloro” e le foglie di queste piante sono molto simili a quelle dell'alloro[2]. Mentre il nome specifico (petraea) probabilmente deriva dal suo habitat abituale: in alta montagna facilmente si trova su terreni rocciosi.
I tedeschi chiamano questa pianta col nome di Felsen-Seidelbast, oppure Felsrösel'; mentre i francesi la chiamano Daphné des rochers.

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

È un piccolo arboscello a portamento prostrato di altezza media tra i 2 e i 5 cm che forma dei compatti cuscinetti a forma emisferica di 1 – 3 dm di diametro. La forma biologica è camefita suffruticosa (Ch suffr), sono piante perenni e legnose alla base, con gemme svernanti poste ad un'altezza dal suolo di poche centimetri; le porzioni erbacee seccano annualmente e rimangono in vita soltanto le parti legnose.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

Il fusto è molto breve ma ugualmente legnoso alla base. La corteccia ha un colore scuro ed è percorsa da cicatrici trasversali.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie appaiono contemporaneamente alla fioritura (diversamente da altre specie dello stesso genere). Hanno una forma lineare- spatolata. Le foglie sono carenate, ossia sono ripiegate longitudinalmente; sulla parte superiore hanno una scanalatura (sono uninervie). Dimensione media delle foglie: larghezza 1 – 1,5 mm; lunghezza 3 – 5 mm (massimo 12 mm).

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza Località : "Giardino Botanico delle Alpi Orientali", Monte Faverghera (BL), 1500 m s.l.m. - 18/6/2008

L'infiorescenza si compone di serie compatte di 4 – 6 fiori disposti in fascetti apicali. Alla base di ogni infiorescenza sono presenti delle brattee giallo-limone ad apice acuto. Dimensione delle brattee: larghezza 1 mm; lunghezza 2 mm.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

La caratteristica principale dei fiori di questa pianta (ma anche del genere e in definitiva della famiglia) è l'assenza di un perianzio completo (perianzio diclamidato) : il perianzio è monoclamidato (o “apetalo”) ossia è formato solamente dal calice. La funzione vessillifera è svolta quindi dai sepali che sono colorati ed hanno una forma più vicina ai petali che ai sepali veri e propri che in questo caso si dicono petaloidi. I fiori sono tetrameri (a 4 parti), il perianzio è caduco e di colore rosso-purpureo, sono inoltre ermafroditi e attinomorfi. Lunghezza del fiore completo: 8 – 12 mm.

* K (4), A 4+4, G 1 (ovario supero)

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è una drupa sferica monosperma (con un solo seme di colore chiaro e ricco di sostanze oleose) a esocarpo carnoso e consistenza coriacea; ha l'aspetto di una bacca rosso-corallo con una superficie sparsamente pubescente (l'involucro esterno non è spinoso o rugoso). Il frutto non è avvolto dal perianzio. La bacca si appoggia su un peduncolo pubescente.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale[3]:

Formazione : comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni
Classe : Asplenietea trichomanis
Ordine : Potentilletalia caulescentis
Alleanza : Potentillion caulescentis

Specie protette[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è inserita nella lista dell'Allegato II : “SPECIE ANIMALI E VEGETALI D'INTERESSE COMUNITARIO LA CUI CONSERVAZIONE RICHIEDE LA DESIGNAZIONE DI ZONE SPECIALI DI CONSERVAZIONE” (Direttiva Habitat 92/43/CEE)[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Daphne petraea, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta, Milano, Federico Motta Editore, 1960.
  3. ^ AA.VV., Flora Alpina., Bologna, Zanichelli, 2004.
  4. ^ EUR-Lex, DIRETTIVA 92/43/CEE DEL CONSIGLIO del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (PDF), su eur-lex.europa.eu, 1º gennaio 2007, p. 43. URL consultato il 12 marzo 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 855.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 99, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 964.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]