Danza macabra (Clusone)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

«V'è, infine, sulla facciata esterna dell'oratorio, il Trionfo e danza della morte, datato 1485, una delle più note e celebrate composizioni del genere, in cui non è difficile scorgere, nonostante la singolarità del tema, strette affinità coi modi peculiari del pittore che affrescò la grande Crocefissione del 1471»

(Franco Mazzini, 1965, pp. 464)
Danza Macabra
Clusone danza macabra detail.jpg
AutoreGiacomo Borlone de Buschis
Data1485
Tecnicaaffresco
UbicazioneOratorio dei disciplini, Clusone

La Danza macabra, il Trionfo della morte e l' Incontro dei tre vivi e dei tre morti fanno parte del grande ciclo di affreschi del 1484 - 1485, come riportato dai registri della congregazione, posti sull'esterno dell'Oratorio dei disciplini di Clusone, sul sagrato di fronte alla basilica di santa Maria Assunta, dipinti dal pittore clusonese Giacomo Borlone de Buschis[1]

Facciata dell'oratorio dei disciplini[modifica | modifica wikitesto]

La facciata si può suddividere in tre registri:

Registro superiore: il Trionfo della Morte e Incontro dei tre vivi e dei tre morti[modifica | modifica wikitesto]

Registri superiore e mediano
Disegno dei registri superiore e mediano di Giovanni Darif (1859)

In alto centrale, il Trionfo della Morte: la Morte viene raffigurata come una grande regina che sottomette tutti a sé; è rappresentata come uno scheletro trionfante avvolta in un mantello e con una corona sul capo. Essa sventola dei cartigli dove è scritto:

  • Gionto (e sonto) per nome chiamata morte/ferisco a chi tocherà la sorte;/ no è homo chosì forte/che da mi no po' a schanmoare
  • Gionto la morte piena de equaleza/sole voi ve volio e non vostra richeza/ e digna sonto da portar corona/perché signorezi ognia persona.

Il cartiglio trattenuto dalla morte, prosegue con altre due scritte:

  • Ognia omo more e questo mondo lassa/chi ofende a Dio amaramente pasa 1485
  • Chi è fundato in la iustitia e (bene)/ e lo alto Dio non discha(ro tiene)/la morte a lui non ne vi(en con dolore)/ poy che in vita (lo mena assai meliore)[2].

L'eloquenza di questi versi non salva nessuno; la morte nella sua veste di regina non accetta doni, non ne è interessata, la sola ricchezza che conosce è la vita delle persone. Non salva nessuno, sceglie in modo accidentale, la sorte decide chi colpire, ma non pone a tutti i medesimi dolori, tutto è dipeso dall'onesta della vita di ognuno.

Detti cartigli contengono parte di una lauda cantata dai confraternita dei Disciplini nei loro incontri[3], il pensiero della meditatio mortis aveva fortemente caratterizzato il XV secolo, periodo di grandi cambiamenti. Sotto i cartigli, sono raffigurati i potenti della terra: un doge, un vescovo, e un cavaliere, un re interpella un ebreo per capire come corrompere la morte. Tutti la implorano offrendole ricchezza, offrendole un regno, ma nulla può sovvertire, o ritardare, nella sua giustizia che non fa differenze, l'unica cosa vera e certa della vita, se non la sua morte. Ai piedi della morte, in un sepolcro di marmo, giacciono i corpi del Papa e dell'Imperatore, circondati da serpenti, rospi e scorpioni, emblemi di superbia e morte improvvisa. Questo sta a simboleggiare la sua potenza, che non risparmia nessuno.

La raffigurazione del doge conferma il dominio della Serenissima e viene identificato in Mocenigo, il doge morto di peste, mentre il Papa in Sisto IV morto l'anno precedente; anche gli altri personaggi vengono identificati in Filiberto duca di Savoia, il conte Pietro II Dal Verme, e Costanzo Sforza duca di Pesaro.[4]

La grande Regina, in ogni caso, colpisce in modo spietato, aiutata da altri scheletri. Questi aiutanti che stanno al suo fianco hanno il compito di uccidere. Quello che si trova a destra della Morte tiene in mano una specie di archibugio e colpisce senza pietà un gruppo di persone imploranti posizionate sopra il cartiglio che dice che la morte colpisce in modo doloroso soltanto chi offende Dio mentre porta ad una vita migliore chi pratica la giustizia, mentre alla sua sinistra uno scheletro colpisce con tre dardi come le tre frecce che la tradizione greco-romana assegna a Saturno, il dio che governava il passato, il presente ed il futuro.
Il dipinto è di particolare impatto visivo, venne utilizzato come copertina da Jhon Hatcher nel libro La morte nera, indicando il titolo dell'affresco ma non l'autore, ad indicare quanto fosse maggiore la fama del dipinto rispetto l'artista.

A sinistra, nello stesso registro, inserito nella rappresentazione del Trionfo della Morte, l'Incontro dei tre vivi e dei tre morti[5]. Rappresenta tre cavalieri che in diversi atteggiamenti hanno incontrato, durante una partita di caccia col falcone, la morte. È la freccia lanciata dallo scheletro posizionato sul trionfo della morte a colpire il cacciatore, mentre nascosti nel verde di un bosco alcune persone guardano e commentano quanto accade nella scena.

Registro mediano: la Danza macabra[modifica | modifica wikitesto]

La Danza macabra

La parte centrale dell'affresco, nel registro mediano la rappresentazione della danza macabra o Danza dei morti, o ancora morti danzanti. Un cartiglio lo divide su due livelli: O ti che serve a Dio del bon core non havire pagura a questo ballo venire ma allegramente vene e non temire poj chi nasce elli convene morire. Un ritmo di personaggi che da sinistra a destra attraversano la scena, raffigurando un valore egalitario della morte. Ogni individuo in vita, ha un'espressione impaurita, disperata, incontra il proprio cadavere che sorridendo confonde la sua paura. Personaggi, di rango inferiore dal registro precedente, che non hanno doni da offrire, ma che hanno la medesima apprensione, ma che vengono accompagnati, rappresentando la giustizia che è della morte, che se non può cambiare le situazioni sociali su questa terra accompagna tutti in modo equanime nella morte.

1. Partendo da sinistra il primo personaggio che si incontra è una figura femminile con in mano uno specchio che riflette l'androne affollato di scheletri alle sue spalle; riprende la raffigurazione presente in Basilea, dove la medesima porta una scritta che tradotta dice: ‘'i miei tratti mostrano la vita e lo specchio riflette la morte'’[6]

2. Il secondo personaggio è un disciplino celato dal cappuccio, in mano tiene il flagello con il quale si frusta la spalla destra[7], egli rappresenta la committenza dell'affresco, il solo raffigurato fra due scheletri.

3. Il terzo personaggio è un contadino, figura presente in tante altre raffigurazioni; egli indossa una calzabraca consumata e buca sulle ginocchia. Porta un bastone sulla spalla a cui è appesa una sacca.

4. Il quarto è un oste, e proprio il recipiente che tiene in mano tipico del XVI secolo lo rende riconoscibile.

5. Un funzionario di giustizia è il quinto personaggio, un podestà con funzioni giudiziarie, questo era infatti l'incarico della Serenissima dal 1427; in mano regge il bastone del comando e indossa in paio di stivali in cuoio di foggia tedesca.

6. Il sesto è il solo che volge lo sguardo verso l'esterno dell'affresco, ed è ben tenuto dallo scheletro. Ben vestito con la mano destra infilata in una borsa legata alla vita, questo lo identifica come mercante o usuraio, personaggio raffigurato nella maggior parte delle danze macabre.

7. Il settimo personaggio è un giovane che tiene tra i capelli biondi un pennino, in mano tiene un cartiglio; viene identificato come uno studente o un giovane letterato.

8. Dell'ottavo e ultimo personaggio ben vestito è difficile identificarne la professione non essendo rimasta traccia di un attributo che lo renda riconoscibile.

Particolare dell'affresco è la mancanza di raffigurazioni femminili, così come di poveri o ammalati, ma la morte come un passaggio da una buona vita ad un'altra vita[8].

Tutti questi personaggi hanno un forte legame con le danze macabre tedesche e francesi. A Basilea dove è presente una grande raffigurazione era presente il vescovo bergamasco Francesco Aregazzi amico di San Bernardino molto vicino ai disciplini committenti dell'affresco di Clusone[9]

Registro inferiore: ciclo dei Dannati e Giusti[modifica | modifica wikitesto]

I Dannati
I Giusti

Nel registro inferiore, molto danneggiato, si trova l'ultima rappresentazione dei novissimi. Nella parte sinistra una bocca spalancata di un mostro accoglie le anime, raffigurate nei corpi femminili nudi (i Dannati) [10], facendole bruciare nel fuoco, questo a rappresentare l'inferno. Mentre sulla parte destra un gruppo di disciplini oranti (i Giusti), incappucciati ed inginocchiati versato in atto di preghiera ad indicare proprio questa come unica via verso il paradiso. Doveva essere questa l'indicazione della via da seguire, i due opposti, i Vizi e le Virtù.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Borlone, Giacomo in Dizionario Biografico, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 19 maggio 2018.
  2. ^ Mauro Zanchi, Il theatrum mortis nel nome della vita eterna, Ferrari Editore, 2005.
  3. ^ C. Ciociola, Attestazioni antiche del bergamasco letterario, rivista di letteratura italiana, 1986, p. 162.
  4. ^ A. Previtali, La scuola dei disciplini di Clusone nei secoli XV e XVI.
  5. ^ Tre vivi e tre morti, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 ottobre 2015.
    «Protagonisti di una leggenda medievale che narra l’incontro improvviso di tre nobili signori, durante la caccia, con tre morti, il cui orrendo aspetto li richiama al pensiero della caducità della vita terrena. Il tema, di origine forse orientale, fu trattato tra XIII e XVI secolo nella letteratura moralizzante, soprattutto francese, nella pittura e nella miniatura, in relazione con altri temi allegorici della Morte».
  6. ^ Mauro Zanchi, il theatrum mortis, nel nome della vita eterna, Ferrari editrice, p. 23.
  7. ^ confraternitedisciplinati.wordpress.com, https://confraternitedisciplinati.wordpress.com/introduzione/disciplini/.
  8. ^ Francesco Paolella, Non si deve morire nudi, tysm PHILOSOPHY AND SOCIAL CRITICISM. URL consultato il 5 febbraio 2017.
  9. ^ Pierroberto Scaramella, atti del convegno internazionale di studi sulla Danza macabra e trionfo della morte, in Temi macabri italiani dall'età federifiana all'umanesimo, Clusone, 1999, p. 109-144.
  10. ^ Due frammenti per una interpretazione, Le confraternite dei disciplini.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gabriele Rosa, Trionfo e Danza della morte. Dipinto a fresco sulla facciata della chiesa della disciplina a Clusone provincia di Bergamo. Un pensiero teologico sulla morte, dipinto a Pisogne, in Giornale Euganeo. Scienze, lettere e arti. Anno III, Semestre II, 1846, pp. 381-391.
  • Giuseppe Vallardi, IV p. 8, in Trionfo e Danza della Morte, o Danza Macabra a Clusone, Bergamo, 1859.
  • editore Astorre Pellegrini, Nuove illustrazioni sull’affresco del Trionfo e Danza della morte di Clusone, 1978.
  • Domenico Giudici, Il Trionfo della Morte e la Danza Macabra: grandi affreschi dipinti in Clusone nel 1485, Clusone, 1903.
  • Tullia Franzi , Luigi Angelini, La Danza Macabra di Clusone, Firenze, 1950.
  • Arsenio Frugoni, I temi della morte nell’affresco della chiesa dei Disciplini a Clusone, 69 Tip del Senato, Roma, Bollettino Istituto Storico Italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano, 1957.
  • Guido Bonandrini a cura del Turismo pro Clusone e Biblioteca civica centro culturale, Il trionfo della Morte e la Danza Macabra:Clusone 1485-1985, Ferrari Editrice, 1985.
  • anno 1994-1997, Il Trionfo della Morte e le Danze Macabre. Atti del VI Convegno Internazionale, Clusone.
  • anno 1998 Antonio Previtali, Mino Scandella, Matteo Rabaglio, Giosuè Bonetti prefazione Franco Cardini, Ognia omo more. Immagini macabre nella cultura bergamasca dal XV al XX secolo, Ferrari editrice.
  • Giuseppe Bonetti e Matteo Rabaglio, Danze macabre e riti funebri degli altri, Milano (Castello Sforzesco, Sala della Balla), Atti della giornata di studi, 1999.
  • Alberto Tenenti, Humana Fragilitas. I temi della morte in Europa tra Duecento e Settecento, Clusone, Circolo Culturale Baradello- Ferrari editrice, 2000.
  • La signora del mondo. Atti del convegno internazionale di studi sulla Danza macabra e il Trionfo della morte, Clusone, 2003.
  • Simone Facchinetti, Giacomo Busca detto il Borlone, 2011, OCLC 920385428.
  • Mauro Zanchi, Il theatrum Mortis nel nome della vita eterna, Ferrari Editrice.
  • Chiara Frugoni Simone Facchinetti, Nessuna misericordia. Il Trionfo della morte e della Danza macabra a Clusone, Verona, Einaudi, 2016, ISBN 978-88-06-22479-0.
  • Fabio Faiferri, Il ciclo della morte sull'Oratorio dei disciplini a Clusone, in Luca Giarelli (a cura di), Memento mori. Ritualità, immagine e immaginario della morte nelle Alpi, 2018, pp. 49-68, ISBN 978-88-278-4359-8.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]