Dante Gorreri

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Dante Gorreri
Dantegorreri.jpg

Deputato dell'Assemblea Costituente
Gruppo
parlamentare
Comunista
Collegio XIV (Parma)
Sito istituzionale

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature II, III, IV, V
Gruppo
parlamentare
Comunista
Collegio Parma
Incarichi parlamentari
  • III
    • componente della VII commissione difesa (12 giugno 1958 - 30 giugno 1961)
    • componente della XII commissione industria e commercio (1º luglio 1961 - 15 maggio 1963)
  • IV
    • componente della commissione difesa (1º luglio 1963 - 4 giugno 1968)
  • V)
    • componente della IV commissione giustizia (29 ottobre 1970 - 24 maggio 1972
    • componente della XIV commissione igiene e sanità pubblica (10 luglio 1968 - 29 ottobre 1970)
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Partito Comunista Italiano
Professione Idraulico

Dante Gorreri (Parma, 15 maggio 190028 giugno 1987) è stato un antifascista, partigiano e politico italiano, membro della Costituente, comunista, ardito del Popolo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La prima attività politica e sindacale[modifica | modifica wikitesto]

Mandato al fronte nella prima guerra mondiale, al ritorno entra nella Gioventù Socialista e nel 1921 passa immediatamente nel Partito Comunista d'Italia, fra i dirigenti del settore giovanile. Esercita il mestiere di idraulico o meglio lattoniere, come si dice ancora adesso in gergo e/o dialetto. Come sindacalista Gorreri è attivo nella UIL, in cui c'è una forte componente sindacalista rivoluzionaria.

Fu collaboratore di Guido Picelli e, nel 1922, durante l'assalto di Parma degli squadristi di Italo Balbo, guida la difesa della barricate in via Massimo D'Azeglio, nello storico quartiere operaio di Oltretorrente, in qualità di capo squadra degli Arditi del Popolo.

L'antifascismo e la Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

A fascismo affermato, Gorreri viene ripetutamente arrestato e poi spedito per 5 anni al confino a Favignana e Lipari; la condanna viene prolungata per altri quattro anni che sconta prima a Ponza, poi nel seguito in diversi luoghi e nuovamente a Ponza, fino al 1937.[1][2][3][4]

Nel 1942, in qualità di segretario federale del Partito Comunista Italiano, rientra in clandestinità a Parma; ivi, dopo l'8 settembre 1943 è organizzatore della Resistenza poi, nel maggio del 1944, viene inviato a Como a dirigere la federazione locale.

Il 21 gennaio 1945 viene catturato da un reparto delle Brigate Nere. Le accuse sono grandi e inconfutabili, essendo Gorreri segretario del PCI comasco, ma il 1º febbraio viene lasciato fuggire[5] in Svizzera, in seguito ad un accordo con il capo banda Emilio Poggi che avrebbe dovuto fucilarlo e ad una messa in scena di fucilazione sul monte Bisbino[6].

Rientra il 28 aprile, a liberazione avvenuta, riprendendo il suo incarico.

La vicenda dell'oro di Dongo e degli omicidi nel comasco nell'immediato dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

In questo periodo si svolge la vicenda legata all'oro di Dongo, che genera forti tensioni fra Gorreri ed altri riconosciuti dirigenti comunisti della Resistenza locale.

Per "oro di Dongo" si intendono comunemente tutti i beni sequestrati dalla 52ª Brigata Garibaldi "Luigi Clerici", tra quelli in possesso di Mussolini e i gerarchi al momento della cattura. Tali beni sono stati parzialmente inventariati il 28 aprile 1945 nel Municipio di Dongo, dalla partigiana Giuseppina Tuissi "Gianna" e dall'impiegata comunale Bianca Bosisio. Nel tardo pomeriggio del medesimo giorno, il capo di stato maggiore della brigata, Luigi Canali, nome di battaglia “Capitano Neri”, firma un ordine di consegna temporaneo di tutti i beni recuperati ed inventariati dalla Tuissi, alla federazione comunista di Como, di cui Gorreri è responsabile[7]. L'utilizzazione fatta di tali valori, è tuttora oggetto di congetture.

Il 7 maggio 1945 il “Capitano Neri” scompare misteriosamente e il suo corpo non sarà più ritrovato. Il 22 giugno successivo, la "Gianna", dopo essere stata diffidata dall'intraprendere ricerche sulla fine dell'ex-comandante, nonché minacciata da Dante Gorreri e da Pietro Vergani, comandante delle formazioni garibaldine della Lombardia, è uccisa e gettata nel Lago di Como nei pressi di Cernobbio. Anche il suo corpo non sarà più ritrovato. Il 5 luglio riemerge invece dal lago il corpo di Anna Maria Bianchi, amica e confidente della Tuissi, annegata dopo essere stata torturata e ferita con due colpi di rivoltella[8].

Nel 1946 Gorreri è eletto all'Assemblea Costituente, sui cui banchi siederà sino al 1948[9]. Il 12 dicembre 1949 è rinviato a giudizio in qualità di mandante dell'omicidio del “Capitano Neri” e con l'accusa di peculato per aver preso in consegna il cosiddetto “oro di Dongo” e averlo successivamente fatto sparire; insieme a lui sono incriminati: Pietro Vergani, per aver organizzato l'uccisione del Canali, e in qualità di mandante degli omicidi della Tuissi e della Bianchi; Domenico Gambaruto quale esecutore materiale dell'uccisione del “Capitano Neri”; Maurizio Bernasconi "Mirko", per l'uccisione della "Gianna"; Natale Negri ed Ennio Pasquali per quello della Bianchi[10]. L'accusa di omicidio non è supportata dal ritrovamento del cadavere, né dall'eventuale arma del delitto e si basa su un movente costruito a tavolino. Gorreri, tuttavia, è arrestato e resta in carcere quattro anni; nel 1953 è eletto deputato nelle liste del PCI e, avvalendosi dell'immunità parlamentare viene liberato.

Il 29 aprile 1957, presso la Corte d'Assise di Padova si apre il processo per la sparizione dell'"oro di Dongo" e i collegati delitti sopra riportati. In tale sede è ascoltato Enrico Mattei, responsabile amministrativo di tutte le formazioni partigiane durante la Resistenza[11], il quale testimonia che "il bottino delle azioni di guerra apparteneva alle formazioni che lo catturavano, e poteva essere messo a disposizione dei comandi"[12]. È sentito anche Luigi Longo, vicesegretario del PCI e, all'epoca, vicecomandante del Corpo volontari della libertà. L'esponente comunista afferma di non ritenere "esatto che al partito comunista siano arrivati dei valori; essi giunsero invece a un comando garibaldino autorizzato a disporre per i suoi reparti delle prede belliche"[12]. Il documento di consegna alla federazione del partito, firmato da Canali e controfirmato anche dai partigiani Michele Moretti e Urbano Lazzaro, tuttavia, recita diversamente.

Il 24 luglio successivo, uno dei giurati è ricoverato in ospedale e il processo è rinviato al 5 agosto. Tra le due date, il giurato ricoverato si suicida in ospedale e il processo è rinviato a nuovo ruolo. Non verrà ripreso sino alla decorrenza del meccanismo della prescrizione, che ne sancisce l'archiviazione[13].

Anni dopo, Massimo Caprara, per anni segretario personale di Palmiro Togliatti, sostenne che la parte del tesoro preso in consegna da Dante Gorreri fu da quest'ultimo fatto pervenire a Renato Cigarini, responsabile dell'approvvigionamento delle risorse economiche del partito. L'ammontare complessivo dei valori acquisiti da Cigarini sarebbe stato calcolato in 189,657 miliardi di lire del 1949[14]. Cigarini avrebbe personalmente depositato i valori ricevuti in alcune banche svizzere, in conti protetti e riservati del PCI. Successivamente, il tesoro sarebbe stato utilizzato per acquistare, dalla famiglia di costruttori romani Marchini, il palazzo di Via delle Botteghe Oscure, in Roma – che poi sarebbe divenuta la sede nazionale del partito – e per l'acquisto di macchine tipografiche per L’Unità di Milano. Ciò significa che Dante Gorreri avrebbe scontato quattro anni di carcere per coprire, con il suo silenzio, gli interessi economici del partito[15].

Gorreri e il carteggio Churchill-Mussolini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Carteggio Churchill-Mussolini.

Il 4 maggio 1945 era pervenuto sul tavolo di Gorreri tutto il materiale cartaceo contenuto in due borse in possesso di Mussolini e requisito dai partigiani della 52ª Brigata Garibaldi al momento della sua cattura[16], a cui erano stati uniti altri documenti di Mussolini provenienti da una terza borsa sequestrata a Marcello Petacci[17], temporaneamente trattenuti da Aldo Lampredi. Al comando comasco, il materiale è esaminato da una commissione formata, oltre che da Gorreri, anche dal nuovo prefetto di Como, Virginio Bertinelli[18], che verificano trattarsi di un carteggio comprendente 62 lettere, di cui 31 a firma del Primo ministro britannico Winston Churchill e 31 a firma Mussolini[19]. Dopo la visione degli stessi, si decide di commissionare la fotoriproduzione di tutti i documenti alla Fototecnica Ballarate di Como. Ne sono effettuate alcune copie, di cui l'originale rimane in possesso di Dante Gorreri, e una copia viene consegnata a Bertinelli, che la nasconderà all'interno di un "cavallo con maniglie" di una palestra di Como[18]; un'altra copia è riposta da Gorreri nella cassaforte della federazione[20].

Il 2 settembre 1945, a nemmeno due mesi dalla conclusione della guerra in Europa, dopo aver perso le elezioni politiche e non più Primo ministro, Winston Churchill si reca sul lago di Como, a trascorrere una breve vacanza dietro il falso nome di colonnello Waltham[19] e fa contattare Dante Gorreri dal capitano dei servizi segreti britannici Malcolm Smith. Il 15 settembre 1945, nella trattoria La pergola di Como, Dante Gorreri consegna gli originali delle 62 lettere del carteggio Churchill-Mussolini al capitano Smith, in cambio della somma di due milioni e mezzo di lire in contanti[19]. Le copie del carteggio in possesso del prefetto Virginio Bertinelli erano già state recuperate dal capitano inglese, il precedente 22 maggio[18].

La copia del carteggio riposta da Gorreri nella cassaforte della federazione comunista sarà trafugata nel 1946 da Luigi Carissimi Priori, ex capo dell'ufficio politico della questura di Como. In un'intervista rilasciata nel 1998 al giornalista Roberto Festorazzi[21], Carissimi Priori dichiarerà di aver consegnato il plico contenente le 62 lettere al presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, resistendo ad un'offerta di 100.000 sterline di alcuni agenti segreti inglesi[20].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Commissione di Parma, ordinanza del 25.11.1926 contro Dante Gorreri (“Organizzazione comunista”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. III, p. 967
  2. ^ Ordinanza n. 139 del 18.6.1928 contro Dante Gorreri e altri (“Ottanta confinati a Lipari arrestati nel 1927 perché trovati in possesso di libri e scritti sovversivi. (Organizzazione comunista, propaganda sovversiva”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia dissidente e antifascista. Le ordinanze, le Sentenze istruttorie e le Sentenze in Camera di consiglio emesse dal Tribunale speciale fascista contro gli imputati di antifascismo dall'anno 1927 al 1943, Milano 1980 (ANPPIA/La Pietra), vol. I, p. 192-194
  3. ^ Commissione di Parma, ordinanza del 30.4.1932 contro Dante Gorreri (“Organizzazione comunista”). In: Adriano Dal Pont, Simonetta Carolini, L'Italia al confino 1926-1943. Le ordinanze di assegnazione al confino emesse dalle Commissioni provinciali dal novembre 1926 al luglio 1943, Milano 1983 (ANPPIA/La Pietra), vol. III, p. 974
  4. ^ Commissione di Parma, ordinanza del 14.9.1933 contro Dante Gorreri (“Organizzazione comunista”). In: ibid., vol. III, p. 975
  5. ^ Giovanni Di Capua, Resistenzialismo versus Resistenza, Rubbettino Editore, 2005, pag 140
  6. ^ Roberto Festorazzi, I veleni di Dongo, Il minotauro, Roma, 1996, pagg. 132 e ss.
  7. ^ Luciano Garibaldi, La pista inglese, ARES, Milano, 2002, pag. 164
  8. ^ Pierluigi Baima Bollone, Le ultime ore di Mussolini, Mondadori, Milano, 2005, pagg. 111-12
  9. ^ Cfr. la scheda Dante Gorreri, in: Archivi costituenti
  10. ^ Pierluigi Baima Bollone, cit., pagg. 115-16
  11. ^ Roberto Festorazzi, cit., pag 132.
  12. ^ a b La Stampa, 29 maggio 1957
  13. ^ Luciano Garibaldi, cit., pagg. 171-72
  14. ^ Massimo Caprara, La pista inglese vista da Botteghe Oscure, in: Luciano Garibaldi, cit., p. 221-222
  15. ^ Massimo Caprara, cit., p. 222-224
  16. ^ In realtà il materiale era già privo di un fascicolo concernente la vita sessuale del principe Umberto, che Pier Luigi Bellini delle Stelle, il comandante della 52ª Brigata, aveva già curato di far pervenire all'interessato L'Unità ammette l'esistenza dei dossier
  17. ^ Marcello Petacci, fratello dell'amante di Mussolini, Claretta, seguiva il convoglio dei fuggitivi con la propria vettura e fu anch'egli catturato dai partigiani il 27 aprile 1945.
  18. ^ a b c Peter Tompkins, Dalle carte segrete del Duce, Tropea, Milano, 2001, pagg. 354
  19. ^ a b c Peter Tompkins, cit., pagg. 356-57
  20. ^ a b In Svizzera il carteggio
  21. ^ Roberto Festorazzi, Churchill-Mussolini, le carte segrete. La straordinaria vicenda dell'uomo che ha salvato l'epistolario più scottante del ventesimo secolo, Datanews, Milano, 1998

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922. Testi immagini e documenti della mostra (30 aprile - 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell'Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma
  • AA.VV., Pro Memoria. La città, le barricate, il monumento. Scritti in occasione della posa del monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997
  • Luigi Balsamini, Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed. , Salerno.
  • Pino Cacucci, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano, 2003
  • G. Cavalleri, Ombre sul lago. I drammatici eventi del Lario nella primavera-estate 1945, Edizioni Arterigere, 2007.
  • G. Cavalleri, F. Giannantoni, Gianna e Neri fra speculazioni e silenzi: la verità è nella sentenza degli anni '70: fu il PCI e non la Resistenza a volere la morte dei due partigiani garibaldini, Edizioni Arterigere, 2002.
  • Renzo Del Carria, Proletari senza rivoluzione. Storia delle classi subalterne italiane dal 1860 al 1950, 2 voll., Milano, Edizioni Oriente, 1970 (I ed. 1966), (in particolare il XVII Capitolo: La giusta linea non seguita: Parma come esempio di vittoriosa resistenza politica-militare al fascismo (1-6 agosto 1922) ).
  • Luigi Di Lembo, Guerra di classe e lotta umana, l'anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (1919-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • R. Festorazzi, I veleni di Dongo, ovvero, Gli spettri della Resistenza, il minotauro, 2004.
  • Eros Francescangeli, Arditi del popolo, Odradek Edizioni, Roma, 2000
  • Gianni Furlotti, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001
  • F. Giannantoni, "Gianna" e "Neri": vita e morte di due partigiani comunisti: storia di un "tradimento" tra la fucilazione di Mussolini e l'oro di Dongo, Mursia, 1992.
  • Marco Rossi, Arditi, non gendarmi! Dall'arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997
  • Paolo Spriano, Storia del Partito comunista, Einaudi, Torino, 1967-1975 - 5 volumi
  • Andrea Staid, Gli Arditi del popolo. La prima lotta armata al fascismo (1921-22)", Milieu Edizioni, Milano, 2015.
  • V. Roncacci, La calma apparente del lago: Como e il Comasco tra guerra e guerra civile 1940-1945, Macchione, 2003.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF: (EN90287901 · ISNI: (EN0000 0004 1963 4564 · SBN: IT\ICCU\RAVV\047778