Daniele Nardi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Daniele Nardi
Nazionalità Italia Italia
Alpinismo Mountaineering pictogram (2).svg
Arrampicata Climbing pictogram.svg
 

Daniele Nardi (Sezze, 24 giugno 1976Nanga Parbat, 25 febbraio 2019) è stato un alpinista italiano.

Ha raggiunto la vetta di cinque Ottomila.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo nato in un territorio senza grandi tradizioni alpinistiche,[1] sin da piccolo vive a contatto con le montagne, come il Monte Semprevisa.[2] Soprannominato Romoletto[3], comincia ad andare in montagna con la famiglia trascorrendo vacanze estive sulle Alpi.[4]

A 16 anni, con uno spezzone di corda da imbarcazione, inizia ad arrampicare sulle montagne vicino a casa. Nel 1995 affronta il suo primo 4000 in solitaria, scalando le Grandes Jorasses. Dai 21 anni affronta le pareti dei quattromila alpini.

I primi Ottomila[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2001 parte per il suo primo ottomila partecipando a una spedizione sul Gasherbrum II e, l'anno successivo, tenta la vetta del Cho Oyu, alla quale rinuncia vicino alla sommità per un principio di congelamento. Nel 2004 scala l'Everest. Nel 2005 raggiunge la cima middle dello Shisha Pangma (8.027 metri). Nel 2006 scala l'Aconcagua con un gruppo di alpinisti del Lazio, nell'ambito della spedizione "Missione città di Latina". Nello stesso anno tenta la vetta del Makalu e scala il Nanga Parbat (8.125 metri), passando dal versante Diamir, e il Broad Peak (8.045 metri) in soli 30 giorni.[5]

K2 Freedom 2007[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: K2 § Spedizioni_del_2007.

Il 20 giugno del 2007 scala il K2 nella spedizione "K2 Freedom 2007", seguita dalla Rai, che realizza un film documentario intitolato K2: Il sogno, l'incubo, curato da Marco Mazzocchi e trasmesso su Rai 2, in due parti, nell'ottobre 2007. Il documentario descrive la spedizione di Daniele Nardi, capo spedizione, Mario Vielmo, Stefano Zavka, Michele Fait[6] e Pietro Desanctis. Nardi arriverà in vetta alle 15:59 del 20 luglio con i russi, Oh Eh Sun e il trio statunitense e l'iraniano Kazeem. Dopo una breve sosta in vetta, comincia la discesa e incrocia i due compagni Vielmo e poi Zavka, a circa 150 metri dalla vetta. Arriverà a campo 4 alle 20,00 circa. Stefano Zavka, sorpreso da una bufera al rientro dalla vetta raggiunta in tarda serata con Mario Vielmo, non riuscirà a tornare, scomparendo sulla montagna. Il giorno seguente tutte le spedizioni rientrano. Durante la discesa Bowie[Chi?] riporta dolori alla gamba e non può più camminare. Fait e Nardi lo calano in due giorni lungo la via di salita.[7] Questa versione, tuttavia, è smentita dal racconto dei componenti il team americano, nella quale Bowie non viene affatto aiutato dagli italiani, mentre la caduta di Bowie descritta nel libro di Nardi si arresta da sola (e non con l'aiuto dello stesso).[8]

Spedizioni sull'Himalaya[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 tenta una via nuova sulla parete nord dell'Ama Dablam. La via di salita avrebbe permesso di raggiungere la vetta dello TsuRo Ri di 6.200 metri che poi avrebbe portato attraverso una cresta lunga e sottile alla vetta dell'Ama Dablam, cima di fronte all'Everest. La via resta incompleta a 200 metri dalla cresta. Con Lorenzo Angelozzi apre una nuova via intitolata Telegraph Road (come l'omonima canzone dei Dire Straits),[9] di oltre 1.000 metri, sul Farol West (6.370 metri), in Pakistan.[10] Con lo stesso Angelozzi, conquista una cima inviolata di 6.334 metri, chiamata proprio da Nardi "Peak of Freedom" o "Punta Margherita".[11]

Nel marzo 2010 Nardi, Giovanni Pagnoncelli e Ferdinando Rollando aprono una nuova via Direttissima (difficoltà complessiva TD+) sulla parete nordest dello Jägerhorn, nel massiccio del Monte Rosa.[12]

Nel 2011 partecipa all'operazione "Share Everest", progetto del Comitato Ev-K2-CNR con l'obiettivo di installare e ripristinare la stazione meteorologica più alta del mondo collegata al Laboratorio-Osservatorio Internazionale Piramide, sul colle sud dell'Everest, affinché potesse fornire dati per studiare i cambiamenti climatici alle alte quote.[4] Partecipa alla spedizione con Daniele Bernasconi.

Sempre nel 2011 tenta la salita al Bhagirathi III (6.457 m s.l.m.) nel Garhwal, Himalaya indiano, realizzata aprendo una nuova via tra il Bhagirathi III e il Bhagirathi IV. La nuova via aperta, nominata Il seme della follia… (fa l'albero della saggezza), è caratterizzata da 1.250 metri di sviluppo per 1.018 metri di dislivello su terreno di ghiaccio e misto con difficoltà proposte di WI5+, M6/7, A2/A3.[13] La vetta non è raggiunta a causa dell'eccessiva neve sulla cresta finale. Impossibilitati a scendere dallo stesso versante i due si calarono dalla parte opposta. Nardi e Delle Monache, per l'apertura di questa nuova via, dedicata a Walter Bonatti, vinceranno il premio Paolo Consiglio.[14]

Nanga Parbat[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2015, dopo aver partecipato al tentativo di invernale sul Nanga Parbat del team di Alex Txikon, parte per una spedizione capitanata dallo spagnolo con obiettivo il Thalay Sagar, montagna indiana di 6904 metri. Non riescono a completare la salita fino alla cima ma aprono una nuova via, chiamata Askatasun Taupadak (Beats of Freedom), di circa 600 metri sui graniti dello sperone nordovest, variante alla via compiuta dagli svizzeri nel 2004 Stephan Siegrist, Denis Burdet, Thomas Senf e Ralph Weber[15][16]

Nell'inverno 2013 tenta insieme a Elisabeth Revol la scalata invernale al Nanga Parbat.[17] A causa di un principio di congelamento delle dita[17] deve però rinunciare interrompendo la scalata allo Sperone Mummery (6.450 metri).

Nel 2014 ritenta la conquista invernale al Nanga Parbat, questa volta in solitaria con l'obiettivo di terminare la salita allo sperone Mummery, la via più diretta del versante Diamir verso la vetta del Nanga Parbat.[4] Partito dall'Italia il 20 gennaio 2014, rimane un mese al campo base in attesa di una finestra di bel tempo che però non giunge.[18][19]

Parte per il terzo tentativo di scalata dello sperone Mummery nell'inverno del 2014-2015,[20][21][22] Parte per la spedizione il 27 dicembre 2014 insieme a Roberto Delle Monache e Federico Santini, videomaker della spedizione.[23][24] Giunge a circa 7800 metri di altitudine ma per un errore nell'individuare il canalone che porta alla vetta sulla piramide sommitale, rientrano a C4 e il giorno successivo rientrano a CB per stanchezza e le condizioni non buone di Ali Sadpara.[25]

Con Alex Txikon partecipa alla nuova spedizione organizzata da Txikon stesso sul Nanga Parbat, nell'inverno 2015-2016. Dopo aver raggiunto i 6700 metri[26], disaccordi con Alex Txikon e Simone Moro (che nel frattempo si aggrega su invito al team di Txikon) fanno decidere a Nardi il ritiro dalla spedizione, con notevole strascico di polemiche.[27]

Nel febbraio 2017 Nardi, insieme a Cristiano Iurisci e Luca Mussapi, apre una nuova via chiamata Gran Diedro (misto fino a M5+ e ghiaccio fino al grado 3) sulla parete nord-ovest della Cima delle Murelle, nel massiccio della Majella.[28]. Il mese successivo, lo stesso trio apre una nuova via sul Monte Camicia (2357 m s.l.m.) salendo dallo sperone Pisciarellone. Dopo essersi allenato sul Paretone Express al Gran Sasso d'Italia, Nardi parte a luglio per la spedizione "Trans Limes" sul Saltoro Kangri insieme a Marcello Sanguineti, Gianluca Cavalli, Michele Focchi e Tom Ballard, per tentare di aprire una via sulla parete orientale del Link Sar (7041 m s.l.m.). Nel Febbraio 2018 con Luca Gasparini e Luca Mussapi apre un’altra difficile via allo Scoglio della Sassetelli (Terminillo) gradata ED- M6+.

Spedizione invernale 2018-2019 sul Nanga Parbat[modifica | modifica wikitesto]

Il versante Diamir del Nanga Parbat

«Mi piacerebbe essere ricordato come un ragazzo che ha provato a fare una cosa incredibile, impossibile, che non si è arreso e, se non dovessi tornare, il messaggio che arriva a mio figlio sia questo: non fermarti non arrenderti, datti da fare, perché il mondo ha bisogno di persone migliori che facciano sì che la pace sia una realtà e non soltanto un'idea... Vale la pena farlo.»

(Daniele Nardi)

Il 18 dicembre 2018 Daniele Nardi parte dall'aeroporto di Fiumicino, giungendo a Islamabad, dove incontra gli studenti dell'università e l'ambasciatore italiano. Con un volo interno, raggiunge Chilas unitamente a Tom Ballard. Nel giorno di Natale la spedizione giunge al villaggio di Ser, dove donano ai bambini materiale didattico portato dall'Italia. Il 29 dicembre i due giungono finalmente al campo base, ai piedi del Nanga Parbat, mentre il 31 si conclude l'allestimento del campo 1 a quota 4.700 m s.l.m.. Il 5 gennaio il gruppo raggiunge il campo 2 a 5.100 m s.l.m., nonostante una temperatura di -25 °C, mentre il 9 gennaio viene raggiunto il campo 3 a 5.725 m s.l.m. sotto lo sperone Mummery.[29]. Dopo cinque giorni trascorsi per l'acclimatamento e trasporto del materiale in quota, il 16 gennaio Daniele e Tom arrivano a quota 6.200 m s.l.m., laddove Nardi aveva tentato l'ascesa nel 2013 con Elisabeth Revol.

Una perturbazione interrompe l'ascesa per diverse settimane, dato anche l'alto rischio di valanghe, a cui si aggiunge anche una scossa di terremoto. Il 22 febbraio arriva una schiarita: Daniele e Tom partono dal campo base, arrivando fino al campo 2. Il giorno successivo raggiungono direttamente il campo 4, proseguendo poi fino a quota 6.300 m s.l.m., per poi ridiscendere al C4 a causa della nebbia, nevischio e raffiche di vento. Il 25 febbraio si perdono definitivamente i contatti radio con i due alpinisti, mentre il 26 viene attivato il sistema di soccorso pakistano, che però viene rallentato dall'improvviso scoppio di un conflitto militare ai confini con l'India, che determina la chiusura dello spazio aereo pakistano. Dopo un primo sorvolo avvenuto il 28 febbraio con esito negativo, viene deciso di prelevare quattro alpinisti esperti che si trovavano sul K2, tra cui il basco Alex Txikon, e di aviotrasportarli sul Nanga Parbat, ma a causa del maltempo riescono ad arrivare al campo base solo il 4 marzo. Il 6 marzo vengono avvistati con un teleobiettivo i corpi senza vita di Daniele e Tom legati a delle corde fisse, ma la notizia viene confermata solo il 9 marzo. A causa dell'impossibilità e pericolosità del luogo, non è al momento possibile procedere al recupero delle salme dei due alpinisti.[30]

Altre attività[modifica | modifica wikitesto]

Nardi è stato istruttore di arrampicata e alpinismo della Lega Montagna dell'UISP. È stato inoltre a capo del progetto Mountain Freedom, associazione con l'obiettivo di divulgare la cultura della montagna.

Dal 2009 si occupava di progetti di solidarietà in Nepal e Pakistan, portando la bandiera per i diritti umani sulle vette che scala.[18][31]

Nel 2011 partecipa col comitato EvK2 del CNR, alla spedizione Share Everest 2011. Nell'estate del 2014 partecipa a un nuovo progetto sul K2 col compito di filmare e fotografare una squadra pakistana in alta quota fino alla spalla del K2 a circa 7.900 metri.

Il 10 luglio 2016, con una cerimonia celebrata sulla vetta della Semprevisa,[32] Daniele Nardi si sposa con Daniela Morazzano, da cui il 17 settembre 2018 nasce il figlio Mattia.[33]

Premi[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 2012 viene premiato dal CAI e dal CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) con il Premio Paolo Consiglio per la via aperta nel settembre 2011 tra il Bhagirathi III ed il Bhagirathi IV, nel Garhwal, Himalaya indiano.[34][35]
  • Nel 2013 ha ricevuto il Premio CONI Lazio.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonio Pennacchi, L'eroe di tutti i cercaguai, in Il Sole 24 Ore, 5 gennaio 2014.
    «E tutti subito, a Latina, pensano ogni volta a quello di Sezze – ripeto Sezze: 320 metri sul livello del mare, un tiro di schioppo da Latina, famosa per i carciofi, e lui si chiama Daniele Nardi, 35 o 36 anni – che ogni tanto parte da Sezze e va a scalare un ottomila in giro per il mondo. K2, Everest, Perù, Nanga Parbat: «Li debbo scalare tutti». «Ma stattene a Sezze – dicono a Latina –. Che ce vai a fa' sull'Himalaya? Mica ci stanno i carciofi»».
  2. ^ In vetta al mondo.
  3. ^ Daniele Nardi, un terrone sul tetto del mondo: «Avrei voluto fare il playboy...», in Gazzetta dello sport, 13 giugno 2013.
  4. ^ a b c Alpinismo: Daniele Nardi, la solitudine e la scalata alla montagna assassina, in Il Fatto Quotidiano, 4 febbraio 2014.
  5. ^ Daniele Nardi all'assalto del gigante tabù, in Il Giornale, 4 dicembre 2012.
  6. ^ K2: il sogno, l'incubo, film documentario, su telefree.it, 2007.
  7. ^ Documentario Da Zero a Ottomila - La montagna di Daniele Nardi di Stefano Ardito, 2011, Emme Audiovisivi per Rai Tre (Geo&Geo)
  8. ^ K2 and Brotherhood of the Rope, su researchgate.net.
  9. ^ Dario Ricci, Tra ricordi e progetti, alla scoperta di Daniele Nardi alpinista e amico, in Il Sole 24 Ore, 5 marzo 2019.
  10. ^ Lindsay Griffin, Karakoram first ascents - Part One, su thebmc.co.uk, 13 settembre 2010.
  11. ^ Daniele Nardi conquista in Pakistan un’inviolata cima e la chiama Peak of Freedom - Skiinfo, su Skiinfo. URL consultato il 3 maggio 2016.
  12. ^ Enrico Martinet, La parete segrete del MOnte Rosa, in La Stampa, 26 ottobre 2010.
  13. ^ Dalle Monache, p. 10.
  14. ^ Daniele Nardi vince il premio Paolo Consiglio, su salewa.it, 18 maggio 2012.
  15. ^ Beats of freedom: new route on Thalay Sagar, su planetmountain.com, 17 novembre 2015.
  16. ^ Alex Txikon, Sin cumbre pero con una via nueva, su Alex Txikon Blog, 19 settembre 2015.
  17. ^ a b La sfida di Daniele Nardi: il Nanga Parbat d'inverno, da solo, per una via nuova, in Gazzetta dello sport, 17 gennaio 2014.
  18. ^ a b Mariassunta D'Alessio, Alpinismo: Daniele Nardi si arrende, in Il Fatto Quotidiano, 4 marzo 2014.
  19. ^ Nanga Parbat, Daniele Nardi abbandona il suo sogno, in Action magazine, 22 marzo 2014.
  20. ^ Daniele Nardi: Nanga Parbat Winter Expedition 2015, su telefree.it, 12 dicembre 2014.
  21. ^ Daniele Nardi, gli Astronauti moderni, in Il Mezzogiorno, 4 dicembre 2014.
  22. ^ Enrico Martinet, Dieci euro per l'emozione del Nanga Parbat, in La Stampa, 30 novembre 2014.
  23. ^ Giorgia Ciochi, Daniele Nardi ci riprova: lo scalatore setino parte alla conquista del Nanga Parbat, in Latina quotidiano, 11 dicembre 2014.
  24. ^ Gian Luca Pasini, Nardi: “Un altro inverno sul Nanga Parbat...”, in Gazzetta dello sport, 8 gennaio 2015.
  25. ^ (EN) Winter 2015 - Lifesaving Wrong Turn: Unsuccessful but Happy Expedition on Nanga Parbat, 16 marzo 2015.
  26. ^ (EN) Txikon, Sadpara and Nardi have their route ready for summit push just need to wait for a good window, su alextxikonblog, 25 Gennaio 2016.
  27. ^ Ritiro Nardi dal Nanga, in Il Messaggero, 8 febbraio 2016.
  28. ^ Nardi, Iurisci e Mussappi: nuova difficile via sulle Murelle, nel massiccio della Majella, su montagna.tv, 11 marzo 2017.
  29. ^ Andrea Mattei, Nardi al Campo 3 del Nanga Parbat: “Ecco lo Sperone Mummery, il mio grande sogno”, in La Gazzetta dello sport, 9 gennaio 2019.
  30. ^ Nanga Parbat, Nardi e Ballard sono morti. "I corpi a 5.900 metri, non possiamo recuperarli.
  31. ^ Daniele Nardi al Nanga Parbat, quest'anno in solitaria, su loscarpone.it, 20 gennaio 2014.
  32. ^ Daniele Nardi: una vita a scalare montagne e ora anche il matrimonio sulla cima, su Il Caffe.tv, 14 luglio 2016.
  33. ^ Daniele Nardi. Tanti auguri!, su montagna.tv, 21 settembre 2018.
  34. ^ Nardi e Delle Monache vincono il premio Paolo Consiglio, su montagna.tv, 3 maggio 2012.
  35. ^ Premio Paolo Consiglio: Premiati Daniele Nardi e Roberto Delle Monache, su mountainblog.it, 29 maggio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Daniele Nardi e Dario Ricci, In vetta al mondo. Storia del ragazzo di pianura che sfida i ghiacci eterni, prefazione di Agostino Da Polenza, seconda edizione riveduta ed ampliata, Milano, BUR-Rizzoli, 2015, ISBN 978-88-17-08166-5, SBN IT\ICCU\PAV\0095752.
  • Roberto Delle Monache, Tre giorni di grande alpinismo, in Stile Alpino. Spirito ed Avventura nell'Alpinismo, nº 4, dicembre 2011, pp. 4–10.

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

  • K2: Il sogno, l'incubo, di Marco Mazzocchi (2007)
  • Nanga Parbat - La montagna nuda, di Renato Chiocca (2008)
  • Da Zero a Ottomila - La montagna di Daniele Nardi, di Stefano Ardito (2011)
  • Verso l'ignoto - La scalata del Nanga Parbat, di Federico Santini (2015)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN315182501 · ISNI (EN0000 0004 4739 4828 · LCCN (ENno2015031439 · BNF (FRcb17002382m (data)