Dagbladet

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Dagbledet
Logo
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StatoNorvegia Norvegia
Linguanorvegese
Periodicitàquotidiano
Generestampa nazionale
Formatotabloid
FondatoreAnthon Bang
Fondazione1869
Inserti e allegatiMagasinet
SedeOslo
Tiratura204 850 copie (2007)
Diffusione cartacea46 250 copie (2016)
Redattore capoAlexandra Beverfjord
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea
multimediale
Edizione digitale
Tablet PC
Smartphone
Sito webwww.dagbladet.no
 

Dagbladet (lett. Il quotidiano) è uno dei maggiori quotidiani norvegesi e conta 1.400.000 lettori giornalieri su versione mobile, web e cartacea.

L'edizione cartacea ha avuto una diffusione di 46 250 copie nel 2016, in calo rispetto a un picco di 228.834 nel 1994.[1] Il caporedattore è Alexandra Beverfjord.

Dagbladet viene pubblicato sei giorni alla settimana e include il servizio aggiuntivo Magasinet ogni sabato. Parte del quotidiano è disponibile su Dagbladet.no e altri articoli sono accessibili tramite un paywall. I lettori giornalieri del quotidiano online di Dagbladet sono stati 1.24 milioni nel 2016.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dagbladet è stato fondato nel 1869 da Anthon Bang. Hagbard Emanuel Berner ne fu il primo editore capo e il primo numero fu pubblicato il 2 gennaio 1869. Dal 1884 al 1977 il giornale fu affiliato al partito liberale ( Venstre ).[3] Dal 1977 è ufficialmente neutrale dal punto di vista politico, sebbene abbia mantenuto la sua posizione di giornale liberale, incorporando anche alcune posizioni culturalmente radicali in questioni come la lotta linguistica, le politiche ecclesiali, il femminismo, le relazioni intime, l'assistenza criminale ecc. Nel 1972 il giornale si schierò contro l'adesione della Norvegia all'UE, ma la promosse nel 1994 [4]

Dagbladet ha svolto un ruolo importante nello sviluppo di nuovi prodotti editoriali in Norvegia. Nel 1990 il giornale è stato il primo in Norvegia a pubblicare un'edizione domenicale in oltre 70 anni, e nel 1995 è diventato il primo dei principali quotidiani norvegesi con un'edizione online. Nel 2007 aveva una tiratura di 204 850 copie.[5] Negli ultimi anni Dagbladet ha avuto successo con il supplemento Magasinet del sabato, che raggiunge il 25,3% della popolazione adulta della Norvegia.[6]

Dagbladet apparteneva precedentemente alla società privata Berner Gruppen. Jens P. Heyerdahl ne è stato il più grande proprietario e aveva un controllo efficace attraverso diverse società. DB Medialab AS possedeva anche il 50% del portale web norvegese assieme al provider start.no e ha gestito la comunità online Blink dal 2002 al 2011.[7]

Nel giugno 2013 la sezione dei prodotti online di Dagbladet è stata venduta da Berner Gruppen ad Aller Media per circa 300 milioni di corone norvegesi. A partire dal 2016, il 99% delle azioni di Dagbladet AS è formalmente di proprietà di Berner Media Holding AS, che a sua volta è posseduta al 100% da Aller Media. Il restante 1% di Dagbladet AS è di proprietà della fondazione Dagbladets Stiftelse.[8]

Edizione online[modifica | modifica wikitesto]

L'edizione online di Dagbladet è stata inaugurata l'8 marzo 1995[9] subito dopo quella del giornale locale Brønnøysunds Avis.[10]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988 Dagbladet fu criticato per l'uso aggressivo di fotografie di parenti stretti in seguito al disastro aereo del Volo 710. Ciò portò a un cambiamento di prassi autoimposto nella stampa norvegese per quanto riguarda la gestione di tali incidenti.

Il 10 novembre 1989, il giorno dopo la caduta del muro di Berlino, Dagbladet non fece alcun riferimento alla caduta sulla sua prima pagina. Ciò causò critiche e ridicolizzazioni nei confronti del giornale.[11]

L'ex ministro della sanità Tore Tønne si suicidò presumibilmente a seguito delle indagini di Dagbladet su presunte reati fiscali commessi dopo la conclusione del suo mandato presso il governo norvegese. Dagbladet fu criticato dalla Norwegian Press Association. Nel 2005 Il quotidiano ristampò le caricature di Maometto del quotidiano danese Jyllands-Posten.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Opplagstall, su mediebedriftene.no. URL consultato il 7 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2017).
  2. ^ Top 10 online newspapers - Medianorway - facts about norwegian media - statisticsmenu - newspapers, su medienorge. URL consultato il 7 aprile 2018.
  3. ^ Rolf Werenskjold, The Dailies in Revolt, in Scandinavian Journal of History, vol. 33, n. 4, 2008, pp. 417–440, DOI:10.1080/03468750802423094.
  4. ^ Store norske leksikon, Dagbladet.
  5. ^ Media in Norway, su Regjeringen, 31 agosto 1996. URL consultato il 22 novembre 2014.
  6. ^ TNS-Gallup.no (PDF). URL consultato il 29 marzo 2020 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
  7. ^ Blink.dagbladet.no. URL consultato il 21 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2013).
  8. ^ Archived copy, su proff.no. URL consultato il 30 marzo 2016 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2016).
  9. ^ Lars Bo Eriksen e Carina Ihlström, Evolution of the Web News Genre - The Slow Move Beyond the Print Metaphor (PDF), in Proceedings of the 33rd Hawaii International Conference on System Sciences, 2000. URL consultato il 29 dicembre 2014.
  10. ^ Online Journalism Atlas: Norway, in Online Journalism, 25 gennaio 2008. URL consultato il 13 gennaio 2015.
  11. ^ Christian Thorkildsen (7 November 2009) Berlinmurens bannemann. Aftenposten.
  12. ^ Jus.no - Den Norske Advokatforening (archiviato dall'url originale il 5 marzo 2016).

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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