Eufonia nella lingua italiana

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L'eufonia è un fenomeno presente in lingua italiana. Le lettere utilizzate con funzione eufonica sono la D, la I e la R.

D eufonica[modifica | modifica wikitesto]

L'uso della D in chiave eufonica – nell'italiano – è attestato tanto nell'uso della lingua parlata quanto in quella scritta. Tale fenomeno consiste nell'aggiunta finale (epitesi) della lettera d ad alcune particelle qualora l'incontro vocalico con parole incomincianti per vocale dia adito a cacofonie o difficoltà di pronuncia.

Più frequentemente utilizzata nel passato, nell'uso moderno della lingua italiana la D eufonica ricorre in tre casi:

Mentre anticamente il fenomeno era attestato anche nei seguenti casi:

  • ned ("né")
  • sed ("se" solo congiunzione[1])
  • ched ("che" congiunzione[2] talvolta anche come pronome[3])

Di tali usi più antichi si trova ancora traccia in forme poco comuni come qualcheduno e ciascheduno.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

L'esistenza della D eufonica può essere motivata dalla necessità – avvertita da alcuni parlanti – di evitare un incontro vocalico che potrebbe risultare a loro o ad altri sgradevole, o di difficile pronuncia; casi simili vengono talvolta risolti, in altri contesti, con l'elisione della prima vocale, così come avviene nel caso della particella 'ne' nella forma 'ne è' in n'è.

Dal punto di vista etimologico le particelle derivano dal latino ad, et, aut, quid; il suono sordo [t] della t si sarebbe poi trasformato in quello sonoro [d] per un fenomeno di sonorizzazione dovuto alla posizione intervocalica.

Utilizzo e regola generale[modifica | modifica wikitesto]

«L'uso della 'd' eufonica dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi nei casi in cui la congiunzione e e la preposizione a precedano parole inizianti rispettivamente per e e per a (es. ed ecco, ad andare, ad ascoltare, ecc.).»

(Accademia della Crusca, citando Bruno Migliorini[4])

Se anticamente, sotto l'influenza latina e toscana, l'utilizzo della D eufonica era considerato stilisticamente opportuno nella maggioranza dei contesti comunicativi, col mutare della lingua se ne è persa l'abitudine. Nell'utilizzo prettamente letterario è considerato parte dello stile, talvolta variabile, dell'autore;[5] in tutti gli altri contesti si limita invece al solo caso di incontro fra vocali identiche e nelle locuzioni cristallizzate.[6] Il suo impiego è inoltre improprio davanti a parole inizianti con H aspirata (per esempio: "a Helsinki" e non "ad Helsinki").[7][8]

In linea generale, sia Migliorini sia Satta, fra gli altri, suggeriscono di provare a pronunciare la frase per constatare l'eufonia nell'incontro delle vocali, e di aggiungere la d solo in caso di un miglioramento, sconsigliando comunque un uso pedissequo e massiccio che causi cacofonie o polisemie:[9] è il caso di incontri come "ed editore", "ad Adamo", "ad adattare" e simili. L'aggiunta della D eufonica può essere funzionale a variare il contesto ritmico della frase: nella poesia, per esempio, aumenta di una sillaba la lunghezza del verso. È da evitare nei casi in cui fra le vocali delle due parole vi sia un'importante pausa sintattica, o ci si trovi all'inizio di un inciso. In presenza di due particelle consecutive, la D eufonica è inserita soltanto sulla seconda di esse.

Secondo Gabrielli[10], l'Accademia della Crusca e Migliorini,[4] lo stesso Satta[11] e i moderni manuali di italianistica e giornalismo, l'utilizzo della D eufonica dovrebbe limitarsi al solo caso di incontro fra vocali uguali o nelle forme cristallizzate (come nella locuzione "ad esempio" o "tu ed io").

Polisemia e raddoppiamento fonosintattico[modifica | modifica wikitesto]

L'uso indiscriminato della d eufonica può dar luogo, nella comunicazione orale, a fenomeni di polisemia e ambiguità semantica, causati dall'omofonia: l'espressione "ad ornare", per esempio, è diversa per scrittura e significato rispetto alla forma "adornare"; entrambe però hanno lo stesso suono nella comunicazione orale. Così come "ad una" e "aduna" (terza persona del verbo adunare), "ad empiere" e "adempiere", "ad enologia" e "adenologia".

In altri casi, tali polisemie possono essere scongiurate dal raddoppiamento fonosintattico, grazie al quale, per esempio, ad anno è distinto da a danno, la cui pronuncia diviene "a ddànno"[8]. Tuttavia, il raddoppiamento fonosintattico si presenta con diversa intensità nei vari parlanti, con una variabilità legata soprattutto alle diverse aree geografiche (si veda Raddoppiamento fonosintattico: diffusione geografica), ma anche alla sensibilità individuale.

I eufonica[modifica | modifica wikitesto]

L'uso della I eufonica (o protetica o prostetica) è un espediente eufonico, oggi in disuso. L'espediente prevede l’aggiunta di una I al principio di una parola qualora essa cominci per S impura (nell'italiano antico anche per gn) e sia preceduta da una parola terminante per consonante.

Il fenomeno può trovare una motivazione d’ordine fonologico: contrariamente alla convenzione ortografica, la S impura non appartiene fonologicamente alla sillaba seguente, bensì a quella precedente: il che genera la necessità di una vocale d'appoggio introdotta – quale nucleo sillabico – per rendere la pronunzia più fluida; è lo stesso motivo per cui alcuni articoli, davanti alla esse impura, mutano per questioni eufoniche.

Un'altra motivazione è prettamente etimologica: le due forme italiane (o comunque romanze) sono mutuate da una singola forma latina, che presentava o meno la i prostetica, dividendosi nei diversi contesti fonologici. Dei successivi esempi: "Spagna" e "Ispagna" sono derivate da "Hispania", mentre "scuola" ed "iscuola" da "schola", con l'influsso però del francese "école" e dello spagnolo "escuela".

Questo espediente è apparso attorno al XIV secolo e caduto in disuso nel primo XX secolo:

  • strada → istrada
  • spiaggia → ispiaggia
  • Spagna → Ispagna
  • Svizzera → Isvizzera
  • Svezia → Isvezia
  • gnocco → ignocco (it. ant., XV secolo)

«Dove vanno tutti gli altri? Prima di tutto, anderemo in istrada»

(A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XXIX)

«E pensò subito a mettere, non solo questa, ma anche la valle, in istato di difesa»

(A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XXIX)

«Qualunque cosa gli domandino, matita, gomma, carta, temperino, impresta o dà tutto; e non parla e non ride in iscuola: se ne sta sempre immobile nel banco troppo stretto per lui, con la schiena arrotondata e il testone dentro le spalle»

(E. de Amicis, Cuore), Novembre - Il mio amico Garrone)

È un fenomeno che nell'italiano contemporaneo tende ormai a scomparire, anche per il consistente numero di prestiti da altre lingue, con sequenze consonantiche in passato rifiutate dal sistema. Rimane cristallizzato nell'espressione per iscritto.[12]

R eufonica[modifica | modifica wikitesto]

Nella lingua italiana, l'uso della R eufonica è un espediente eufonico, simile alla D eufonica, caduto in disuso nel XIX secolo, che prevede l’aggiunta epitetica di una R alla preposizione su quando la parola successiva incomincia per U.

Fu usata, tra i tanti, anche da Alessandro Manzoni:

«L'Innominato, dalla soglia, diede un'occhiata in giro; e, al lume d'una lucerna che ardeva sur un tavolino, vide Lucia rannicchiata in terra, nel canto il più lontano dall’uscio.»

(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, cap. XXI)

Invece della R eufonica si usa talvolta la locuzione prepositiva su di, anziché su, davanti a U (su un cavallo), usata di regola anche davanti ai pronomi (su di te), ma impossibile in ogni altro contesto (*su dell'automobile, *su delle nostre spalle). Tuttavia, l'uso di su di davanti all'articolo indeterminativo è respinto come scorretto dai linguisti[13][14][15][16]; altri, pur considerandolo un pleonasmo, ne registrano l'uso comune e lo considerano una soluzione ammissibile, benché fuori dalla norma grammaticale[17][18][19]. I dizionari generalmente ammettono su di solo davanti ai pronomi personali.[20][21]

Più rara è la forma elisa s'un.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dizionario d'ortografia e di pronunzia, lemma «se»
  2. ^ lemma «che»
  3. ^ lemma «che»
  4. ^ a b Accademia della Crusca, D eufonica
  5. ^ Il linguista Satta ne esemplifica un caso: «Addirittura accade che uno scrittore il quale per un pezzo ha avversato la d eufonica cominci a usarla. Giovanni Arpino, per esempio. Prendete 'Un delitto d'onore' (1961), e vi leggerete 'a Atripalda, a avanzare, a ascoltarlo, a aiutarla, a avvicinarla, a accarezzarla, a aspettarla, a annuire, a Avellino'. Poi prendete 'Una nuvola d'ira' (1962) e vi leggerete 'ad accennare, ad Angelo, ad andare, ad accontentarsi.» in Luciano Satta, La prima scienza, D'Anna, 1971-1989. ISBN 8881044625. (citazione).
  6. ^ D eufonica, uso nella lingua giornalistica, in La Crusca per voi. n° 27 (ottobre 2003), p. 4.
  7. ^ Treccani, D eufonica (La grammatica italiana)
  8. ^ a b DOP, lemma «a»
  9. ^ «La verità è che questa consonante detta eufonica appunto per il compito di dare un buon suono alla lettura non ha altra norma che quella dell'orecchio» (Luciano Satta).
  10. ^ "Consiglierei di non usar mai la d eufonica davanti a parola che cominci con vocale diversa da quella della preposizione." in: Aldo Gabrielli, Si dice o non si dice, Arnoldo Mondandori, 1969. P. 85
  11. ^ "Non è male seguire la tendenza generale a fare sparire la d eufonica (ad, ed, od) se la parola seguente non cominci con la stessa vocale" da: Luciano Satta, Bada a come parli (e come scrivi), Il Resto del Carlino editore, 1986
  12. ^ Paolo D'Achille, L'italiano contemporaneo, Bologna, ed. il Mulino, 2010, ISBN 978-88-15-13833-0, p. 112.
  13. ^ Aldo Gabrielli, Grande dizionario illustrato della lingua italiana, 2 voll., Milano, Mondadori, 1989, sub voce su: «non è corretto usarlo con la prep. di fuorché davanti ai pronómi pers.; non dirémo quindi « su di una séggiola », « su di un tavolino », « su d'una cassa », ma soltanto su una séggiola, su un tavolino, su una cassa, ecc.».
  14. ^ Vocabolario Treccani
  15. ^ Ceppellini scrive: «Si noti che la preposizione u si costruisce direttamente senza la preposizione di, tranne che con i pronomi personali. Es.: Su una casa (non: su di una casa)». Vincenzo Ceppellini, Dizionario grammaticale, DeAgostini, 1992, p. 652
  16. ^ Iadarola e Marchisio scrivono: «Non si dice: su di un prato Ma si dice: su un prato». (La Parola, Lattes, 1985, p. 591)
  17. ^ Vittorio Coletti, Potete contare sulla nostra risposta, 10 gennaio 2020, scrive: «se è ammissibile (cfr. Serianni 1989 VIII 96) “su di un servizio” (inserimento eufonico della preposizione di per interrompere la sequenza di u), è ormai più comune, preferibile e consigliabile “su un servizio” (le vecchie regole eufoniche dell’italiano stanno cambiando sotto la pressione di pronunce non più solo toscane o centroitaliane, come si sa).»
  18. ^ Luca Serianni, Grammatica italiana, VIII, 96a: «Nell'incontro fra su e l'articolo indeterminativo un, uno - una si può avere interposizione pleonastica della preposizione di: "su d' una pretesa" (Lamanna, Filosofia, II 234), "su di un centro nervoso" (Martino, Fisiologia, 547); e invece ad es.: "su un suolo arido (Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 9)».
  19. ^ Si può scrivere “su di un piano più generale”, al posto di “su un piano più generale”?, Istituto della Enciclopedia Italiana, Lingua Italiana, Domande e Risposte, 9 marzo 2010
  20. ^ Dizionario Garzanti, sub voce su: «si unisce ai pronomi personali per mezzo della preposizione di».
  21. ^ Dizionario Zingarelli, sub voce su: «si unisce ai pronomi personali per mezzo della preposizione di»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Accademia della Crusca, Studi di grammatica italiana, Firenze, 1979, p. 169
  • Michel Melga, Nuova grammatica italiana: compilata su le opere dei migliori filologi, Napoli, 1900, p. 233
  • Moritz Regula, Josip Jernej, Grammatica italiana descrittiva su basi storiche e psicologiche, Bern, 1965, p. 29

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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