Cynopterus sphinx

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Pipistrello dal muso corto maggiore
Greater short-nosed fruit bat (Cynopterus sphinx) feeding on Kapok (Ceiba pentandra) at night in Kolkata W IMG 3877.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Chiroptera
Sottordine Megachiroptera
Famiglia Pteropodidae
Genere Cynopterus
Specie C.sphinx
Nomenclatura binomiale
Cynopterus sphinx
Vahl, 1797
Areale

██ C.s.sphinx

██ C.s.angulatus

██ C.s.babi

██ C.s.pagensis

██ C.s.scherzeri

██ C.s.serasani

Il pipistrello dal muso corto maggiore (Cynopterus sphinx Vahl, 1797) è un pipistrello appartenente alla famiglia degli Pteropodidi, diffuso nell'Ecozona orientale.[1][2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Pipistrello di piccole dimensioni con la lunghezza della testa e del corpo tra 76 e 113 mm, la lunghezza dell'avambraccio tra 64 e 79 mm, la lunghezza della coda tra 4,5 e 19 mm, la lunghezza del piede tra 12,6 e 18 mm, la lunghezza delle orecchie tra 16 e 27,9 mm, un'apertura alare fino a 43,6 cm e un peso fino a 67 g.[3]

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

La pelliccia è corta. Il colore del dorso varia dal grigio-brunastro scuro al bruno-nerastro, la testa è più scura, la nuca è fulvo-rossastra, mentre le parti ventrali sono grigiastre chiare. Nei maschi il mento, le spalle e i lati del petto sono arancioni, nelle femmine è presente soltanto un collare fulvo. Il muso è relativamente corto, largo, ricoperto di peli e con le narici leggermente tubulari e divaricate. Gli occhi sono grandi. Le orecchie sono marroni scure, larghe, con l'estremità appuntita e i bordi vistosamente marcati di bianco. Le ali sono marroni scure, le dita e l'avambraccio sono bianchi. La coda è corta, mentre l'uropatagio è ridotto ad una sottile membrana lungo la parte interna degli arti inferiori.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Si rifugia in piccole colonie fino a 30 individui tra le fronde delle palme, sugli alberi, sotto i tetti di case e in grotte superficiali ed illuminate. È stato osservato anche all'interno di alberi cavi. Diviene attivo 30 minuti dopo il tramonto e prosegue per tutta la notte. Il volo è lento e manovrato. Effettua migrazioni fino a 90 kM.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre di frutti di Annona muricata, guava, mango e di fiori e frutti di vari tipi di palme e di banane.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Danno alla luce un piccolo alla volta più volte l'anno. Femmine gravide sono state osservate in Thailandia da febbraio a giugno, in Vietnam tra giugno e luglio, mentre altre che allattavano sono state catturate nel mese di settembre. Esemplari giovani sono stati osservati a luglio e marzo. In India sono stati registrati due periodi di attività sessuale tra settembre ed ottobre e ancora tra febbraio e marzo, intervallati da due periodi di inattività.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è diffusa nell'Ecozona orientale dal Pakistan attraverso tutto il Subcontinente indiano, la Cina meridionale, l'Indocina fino all'isola indonesiana di Giava, del Borneo e di alcune isole vicine.

Vive in differenti tipi di habitat, dalle foreste primarie e secondarie fino agli insediamenti urbani e le zone rurali fino a 400 metri di altitudine.[1]

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Sono state riconosciute sei sottospecie:[2]

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La IUCN Red List, considerato il vasto Areale, la popolazione numerosa e la presenza in diverse aree protette, classifica C.sphinx come specie a rischio minimo (LC).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Bates, P., Bumrungsri, S., Molur, S. & Srinivasulu, C. 2008, Cynopterus sphinx su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2015.2, IUCN, 2015.
  2. ^ a b (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Cynopterus sphinx in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Lekagul & McNeely, 1977

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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