Cupido dormiente

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Cupido dormiente
AutoreMichelangelo Buonarroti
Data1496
MaterialeMarmo di Carrara
Altezzalunghezza circa 80 cm
UbicazioneSconosciuta

Il Cupido dormiente è una statua marmorea (lunghezza circa 80 cm) di Michelangelo Buonarroti, scolpita verso il 1496 circa e a oggi perduta[1].

L'opera fu artificiosamente invecchiata e venduta al cardinale Raffaele Riario come reperto archeologico; la truffa fu in seguito scoperta dal religioso che volle conoscere personalmente l'autore, all'epoca non ancora famoso. Il cardinale, colpito dalla bravura di Michelangelo, lo introdusse nell'ambiente artistico romano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima descrizione nota dell'opera è contenuta in una lettera datata 27 giugno 1496 e scritta da Antonio Maria Pico della Mirandola alla marchesa di Mantova Isabella d'Este[2]:

«Un Cupido che giace e dorme posato su una mano: è integro ed è lungo circa 4 spanne, ed è bellissimo; c’è chi lo ritiene antico e chi moderno; comunque sia, è ritenuto ed è perfettissimo.»

(Antonio Maria Pico della Mirandola)

I biografi di Michelangelo Paolo Giovio (1520 circa), Ascanio Condivi (1553) e Giorgio Vasari (quest'ultimo nella sola edizione del 1568), segnalano la statua di un Dio d'amore, d'età di sei anni in sette, à iacere in guisa d'huom che dorma[3], fatta su commissione di Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici dopo il ritorno dell'artista da Bologna. Si trattava di un'opera (assieme al Cupido-Apollo, anch'esso disperso) che si rifaceva all'arte antica, ma filologicamente slegata da essa[4].

Su suggerimento forse dello stesso Lorenzo e probabilmente all'insaputa di Michelangelo[3], si decise di sotterrare il Cupido per patinarlo come un reperto archeologico e rivenderlo sul fiorente mercato delle opere d'arte antica a Roma. L'inganno riuscì con l'intermediazione del mercante Baldassarre Del Milanese, che convinse il cardinale di San Giorgio Raffaele Riario, uno dei più ricchi collezionisti d'arte del tempo, ad acquistare l'opera[5] per la somma di duecento ducati, molto cospicua soprattutto se confrontata con i trenta che aveva incassato Michelangelo per l'esecuzione[6].

Tuttavia, poco tempo dopo, le voci del fruttuoso inganno si sparsero fino ad arrivare alle orecchie del cardinale, che per avere conferma e richiedere indietro i soldi spedì a Firenze un suo intermediario, Jacopo Galli, che risalì a Michelangelo con una scusa e riuscì ad avere conferma della truffa. Il cardinale andò su tutte le furie, ma volle anche conoscere l'artefice capace di emulare gli antichi: se lo fece inviare a Roma, introducendolo poco dopo all'ambiente cardinalizio nel quale il giovane scultore avrebbe presto conosciuto alcuni dei suoi grandi committenti[6].

L'opera passò poi a Cesare Borgia, che la passò a Guidobaldo da Montefeltro, a Urbino. Quando il Borgia ne conquistò il ducato nel 1502 si riprese il Cupido, per donarlo poi personalmente a Isabella d'Este[5], che ne aveva anni addietro rifiutato l'acquisto come "imitazione" dell'antico. La Marchesa di Mantova, che da quando era venuta a sapere che era opera del più quotato scultore vivente, aveva voluto ostinatamente entrarne in possesso, quando ci riuscì lo conservò gelosamente a Mantova nel suo Studiolo, rifiutandosi di restituirlo ai Montefeltro reinsediati dopo la caduta dei domini del Borgia, nonostante fosse a loro legata da parentela[7].

Esiste uno schizzo al Castello di Windsor che riproduce quattro puttini arrivati nel 1630 da Mantova: tra questi quello di Michelangelo sarebbe forse quello in alto a destra o quello sottostante, dall'energia più pronunciata[5].

Nel 1632 l'opera, con numerosi pezzi pregiati delle collezioni Gonzaga, venne acquistata da Carlo I d'Inghilterra e trasportata a Londra. La statua si trovava probabilmente nel palazzo di Whitehall nel 1698, quando venne distrutta da un incendio, andando perduta definitivamente[5].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Giulio Romano, Giove (dettaglio con amorino forse ispirato al Cupido di Michelangelo)

Da alcune descrizioni antiche si sa che il Cupido era lungo circa "quattro spanne", cioè 80 cm circa, e che era in marmo di Carrara. Nel tempo sono state fatti vari tentativi di identificazione dell'opera: una statua in Veneto, una all'Accademia nazionale virgiliana di Mantova, una al Museo di antichità di Torino (Valentiner, 1956). Si tratta di ipotesi che non hanno trovato conferma nella critica[5].

Forse il celebre Cupido michelangiolesco venne ritratto nell'amorino dormiente del dipinto di Vulcano che sorprende Venere e Marte, del Tintoretto (Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, nell'illustrazione) e in un Giove di Giulio Romano (National Gallery di Londra). Parronchi invece ipotizzò che il modello del Cupido fosse l'Ermafrodito dormiente, copiato anche da Rubens durante la sua visita a Firenze negli anni venti del Seicento, contraddicendo però le fonti che parlano di un fanciullino di sei-sette anni e di una dimensione medio-piccola dell'opera[5].

Nel 2005 la storica dell'arte Gianna Pinotti ha identificato nel Cupido dormiente con due serpi, conservato a Mantova al Museo della città di palazzo San Sebastiano, l'opera perduta di Michelangelo; l'attribuzione tuttavia non ha trovato conferme ufficiali.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Oltre i confini - Michelangelo, Cupido dormiente, su palazzo-medici.it. URL consultato il 25 marzo 2011.
  2. ^ Daniela Piazza, Movimentata storia di un Cupido dormiente, su danielapiazza.it.
  3. ^ a b Vita di Michelagnolo Buonarroti raccolta per Ascanio Condivi da la Ripa Transone, su it.wikisource.org. URL consultato il 24 marzo 2011.
  4. ^ Bruno Contardi, Giulio Carlo Argan, Michelangelo, Giunti, 1987, p.10.
  5. ^ a b c d e f Umberto Baldini, L'opera completa di Michelangelo scultore, Milano, Rizzoli, 1973. Pagg. 90-91
  6. ^ a b Marta Alvarez Gonzáles, Michelangelo, Milano, Mondadori Arte, 2007, ISBN 978-88-370-6434-1.
  7. ^ Jennifer Fletcher, Isabella d'Este, mecenate e collezionista, in Mauro Lucco (a cura di), Mantegna a Mantova 1460-1506, catalogo della mostra, Skira Milano, 2006, pag. 30.
  8. ^ Quel Cupido dormiente che profuma di Michelangelo, in Gazzetta di Mantova, 2 giugno 2013. URL consultato il 10 marzo 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Umberto Baldini, Michelangelo scultore, Rizzoli, Milano 1973, pag. 90-91.
  • Gianna Pinotti, Michelangelo ritrovato. Il Cupido dormiente con serpi di Mantova: un percorso tra iconologia e storia, Mantova, Ed. La Cronaca, 2005.
  • Gianna Pinotti, E se tal serpe ultra la usanza onoro. Il Cupido dormiente di Michelangelo alla corte di Urbino: nuove dinamiche storico artistiche riguardanti la scultura eseguita da Buonarroti a Firenze nel 1496 e appartenuta al Duca Guidobaldo da Montefeltro sino al 1502, in La Rivista di Engramma, n. 150, ottobre 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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