Cultura LGBT a Berlino

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"Lesbian and Gay City Festival" a Schöneberg nel 2013.
Il "Folsom Europe", la festa annuale BDSM della subcultura leather.

Berlino, la capitale della Germania, ha una comunità LGBT attiva e con una lunga storia alle spalle. In città vi sono molti quartiery gay ed il più grande di loro Schöneberg, è anche il primo al mondo per ampiezza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'omosessualità in Germania.

Berlino ha una notevole storia di cultura LGBT e gay ed una vasta influenza sull'intrattenimento popolare e durante gli anni '20 del XX secolo è stata la capitale gay d'Europa. Nel 1896 la prima rivista gay del mondo ha iniziato ad esser pubblicata proprio a Berlino e s'intitolava Der Eigene.

Magnus Hirschfeld, un medico tedesco, ha fondato il Wissenschaftlich-humanitäres Komitee ("Comitato Scientifico-Umanitario") nel maggio 1897 come un sottoinsieme dell'istituto di Berlino per la scienza della sessualità (Institut für Sexualwissenschaft); non solo questa era la prima organizzazione del suo genere in Germania, ma è anche stata il primo organismo per i Diritti LGBT nel mondo a fare lobby per favorire i diritti di gay, lesbiche e transessuali, con una particolare attenzione alla rappresentanza legale.

Durante gli anni '20 e '30 il primo gay village del mondo era situato nel distretto di Schöneberg a Berlino. Fiorirono presto bar e discoteche per gay e lesbiche (vedi gay bar), così come fece l'espressione artistica queer attraverso i film, la musica e le pubblicazioni di stampa[1]. Cantanti di cabaret come Claire Waldoff e l'atrrice Marlene Dietrich hanno vissuto e lavorato nei quartieri queer di Berlino durante questo periodo.

La prima dimostrazione gay mai svoltasi risale al 1922 proprio a Berlino[2]. Il Reichstag riuscì quasi a far depenalizzare l'omosessualità nel 1929, prima che il crollo economico di quell'anno rese impossibile una votazione finale[3].

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia degli omosessuali nella Germania nazista e durante l'olocausto.

L'ascesa del nazionalsocialismo in Germania agli inizi del 1933 mise sempre più pressione sulla comunità omosessuale di Berlino, fino a quando funzionari zelanti fecero chiudere bar come Eldorado e vietarono le pubblicazioni gay, costringendo gli uomini omosessuali di Berlino a nascondersi per non finire nei campi di concentramento[4].

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Diritti LGBT in Germania.

L'omosessualità sarebbe stata depenalizzata solamente nel 1969, il che ha consentito lo svilupparsi di un'espressione molto più aperta della cultura gay e lesbica. L'Homosexuelle Aktion Westberlin (HAW, Azione gay a Berlino Ovest) è stata la prima organizzazione moderna gay nata in Germania, fondata nel 1971. Inizialmente costituita da un gruppo tutto al maschile, l'HAWimbastì proteste molto persistenti contro le leggi anti-sodomia.

Nel 1985 a Berlino è stato aperto il primo museo gay al mondo, noto come lo Schwules Museum, un istituto privato dedicato alla conservazione, all'esibizione e alla scoperta dell'arte e cultura gay e della storia lesbica[5]. A tutt'oggi il comune di Berlino promuove attivamente il turismo gay nei gay village.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Berlino dispone di molti quartieri gay, ma Schöneberg rimane il gay village principale della città. Altri quartieri gay sono Prenzlauer Berg e Kreuzberg. Il Memoriale agli omosessuali perseguitati sotto il nazismo si trova a Tiergarten.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le imprese LGBT a Berlino sono disponibili in qualità di bar, club, ristoranti e negozi. La maggior parte di essi sono concentrati a Schöneberg, vicino a Nollendorfplatz.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Between World Wars, Gay Culture Flourished In Berlin, su NPR.org. URL consultato il 22 febbraio 2016.
  2. ^ Kenneth Krauss, The drama of fallen France: reading la comédie sans tickets, Albany, State University of New York, 2004, p. 11, ISBN 0-7914-5953-5.
  3. ^ Alex Ross, Berlin Story, in The New Yorker, 26 gennaio 2015, ISSN 0028-792X. URL consultato il 22 febbraio 2016.
  4. ^ Persecution of Homosexuals in the Third Reich, su www.ushmm.org. URL consultato il 22 febbraio 2016.
  5. ^ Barry McKay, Documenting Berlin's Gay History | Culture | DW.COM | 21.06.2004, su DW.COM. URL consultato il 22 febbraio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]