Cucina statunitense

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La cucina statunitense è caratterizzata da notevoli differenze geografiche. Le principali cucine sono:

Il Sud Est[modifica | modifica wikitesto]

La cucina del Sud Est degli Stati Uniti ha subito nel corso dei secoli, importanti influenze, soprattutto dalla cucina dei Nativi Americani, dagli africani, dai francesi, dagli spagnoli, dagli scozzesi, dagli irlandesi e dagli inglesi. Di questa cucina si conoscono diverse forme locali ed etniche: la Soul Food, la Creole, la Cajun, la Lowcountry e la Floribbean. [1] A partire dal nuovo millennio alcuni elementi della cucina del Sud si sono diffusi al Nord.

Influenze nativo americane[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione culinaria degli indiani Calusa, Timucua, Choctaw e Seminole, stanziati nella regione del Sud degli Stati Uniti, comprendeva l'utilizzo di diversi alimenti, tra cui zucche, pomodori, mais, fagioli [2], peperoni, peperoncino, patate, arachidi, ed il sassafras [3]; infine il metodo di cottura, chiamato barbecue, sconosciuto in Europa. Questi alimenti, nonché i metodi di cottura, sono stati fondamentali nella formazione e nella caratterizzazione della cucina tradizionale degli stati del Sud degli Stati Uniti. Infatti gli immigrati, che per primi calcarono il suolo americano, non avrebbero mai potuto sopravvivere senza gli insegnamenti e l’assistenza dei nativi, maestri cacciatori, agricoltori ed esperti nella conservazione del cibo, migliaia di anni prima dell’arrivo degli europei [4]. Dalla loro cultura deriva l’alimento principale della dieta del Sud: il mais, sia macinato, per cucinare la polenta, che trattato con sali alcalini per preparare l'“Hominy”. Il mais, non veniva utilizzato solo per fare pane e polenta, ma impiegato anche nel processo di distillazione di liquori come il whiskey ed il moonshine.

Gli indiani d'america hanno introdotto agli europei il concetto della cottura lenta con il fumo. La maggior parte degli etimologi ipotizzano che la stessa parola barbecue, derivi dalla parola "barabicu", in uso sia nelle lingue dei Timucua che presso le tribù Taino stanziate Florida e nei Caraibi. La parola può essere tradotta come “sacro buco del fuoco” e descrive una griglia in legno costruita per cuocere la carne, posizionata al di sopra di un buco scavato nella terra pieno di brace.[5]

Le patate, sono un altro importante alimento della cucina dei nativi americani: veniva usata come il mais, e largamente adottate da tutti gli immigrati europei.

Frutti e bacche selvatiche come more e lamponi facevano parte della dieta di Nativi, nella parte più settentrionale della regione.

L'hominy e l'hoe cake[modifica | modifica wikitesto]

Gli Indiani Americani del Sud Est degli Stati Uniti si alimentano con il cosiddetto "Soul food" [6], utilizzato anche dai bianchi e dai neri. Per esempio, l'hominy, spesso conosciuto come grits, è una sorta di pane di mais preparato dai cuochi della regione; così come la frittata degli indiani, o polenta fritta, conosciuta cone "hoe cake" o "johnny cake": gli indiani bollivano la polenta in palline oggi chiamate, "corn meal dumplings" o "hush puppies". La gente del sud cuoce i fagioli e i piselli bollendoli, così come facevano gli indiani. Inoltre i nativi americani erano maestri nella conservazione della carne con il sale, un procedimento che consisteva nell'affumicamento sopra la cosiddetta brace di Hickory. [7]

Inoltre gli indiani del Sud degli Stati Uniti arricchivano la loro dieta con carni derivanti dalla caccia di animali stanziali. Il cervo, per esempio, era importante nella loro dieta, in quanto, al tempo, abbondante. Cacciavano anche conigli, scoiattoli, tacchini, opossum, e procioni. Gli europei hanno portato il maiale, e le vacche da latte. A quel tempo, quando si uccideva un animale, veniva utilizzata, per gli usi più disparati, l'intera carcassa. A parte la carne, era comune cucinare anche il fegato, il cervello e l'intestino.[8] Questa tradizione perdura in piatti tipici come il “chitterlings” chiamato anche “Chit’lins”, intestino di maiale fritto o bollito, e nel livermush, uno sformato di polenta e fegato con cervella e uova. Il grasso degli animali, veniva separato dai tessuti, come per lo strutto, e usato sia per cuocere che friggere.

Influenze africane[modifica | modifica wikitesto]

Le piantagioni sorsero quando gli immigrati europei si resero conto del grande potenziale agricolo della regione. I proprietari più ricchi hanno iniziato a coltivare la terra in grandi appezzamenti, utilizzando gli schiavi africani per lavorarla, la cui dieta, per la maggior parte di loro, consisteva principalmente di riso, poi, verdure, ortaggi e stufati. I tipici cibi africani, oggi divenuti parte integrante della cucina del Sud comprendono: melanzane, noci di cola, semi di sesamo, okra, sorghum, piselli, riso e alcuni tipi di meloni.[9]

Il "Soul Food"[modifica | modifica wikitesto]

L’espressione “Soul Food[10] risale alla prima parte degli anni ’60 [11] e può essere considerata la principale forma di cucina casalinga del Sud, esportata sia dai bianchi che dai neri trasferitisi nel Nord degli Stati Uniti. Le persone originarie del Sud avevano la necessità mangiare presso ristoranti gestiti da afroamericani per ritrovare le ricette a loro familiari. I tipici ingredienti non erano in vendita nei supermercati, per cui era necessario ricercarli nei negozi specializzati, dedicati a cibi esteri.

In generale la cucina del Sud dei neri e dei bianchi è quasi del tutto equivalente. Esistono comunque piccole differenze, soprattutto nella preparazione e nell'uso delle spezie. In alcuni regioni, come in Florida, vi sono delle consistenti differenze, accentuate dalle differenze di classe sociale che a loro volta hanno influenzato la cucina della regione in maniera significativa. Per esempio le parti meno appetitose e meno nutrienti degli animali macellati come i piedi e gli intestini, erano spesso le uniche parti disponibili per gli schiavi e le persone che vivevano in povertà.[11] Le soluzioni creative per rendere questi alimenti più commestibili sono perciò tipiche della cucina nera che di quella bianca. Oggi molti afroamericani fanno parte della classe media e sono quindi più attenti alla salute e al controllo del peso. Si trovano pertanto a decidere se abbandonare i cibi con un alto contenuto di sale e grassi e un basso contenuto di nutrienti dei quali ci si alimenta per necessità, o continuare a cucinarli per lealtà culturale o preferenza personale. La stessa cosa succede per la polenta, diventato un piatto del Sud “di moda”, ma che per molte persone cresciute in povertà richiama la dieta invariabile della loro giovinezza.

Gran parte della cucina del Sud deriva da alimenti e metodi di preparazione tradizionali africani. Spesso responsabili delle cucine del Sud dal tempo della schiavitù, [11] fino alle cucine istituzionali come quelle delle scuole odierne, gli afroamericani hanno avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo di questa cucina. Inoltre molti dei più famosi chef di questa zona sono afroamericani.[12]

Influenze francesi[modifica | modifica wikitesto]

L'area della Louisiana apparteneva alla Francia, fino a quando fu venduta, nel 1803, agli Stati Uniti, da Napoleone Bonaparte. Le cucine Cajun e Creole sono tipiche di questo stato.

La cucina Cajun, nata nel Centro e nel Sud-ovest della Louisiana venne introdotta dai profughi provenienti dalle province francesi dell'odierno Canada, dalle quali sono stati espulsi dopo la Guerra franco-indiana nel '700. La cucina Creole è una cucina urbana originaria di New Orleans, tipica della parte sud-est della Louisiana. Venne maggiormente influenzata dalla cucina Francese, anche se nel '700 era già uno stile affermato. Madame Langlois, la governante di Jean-Baptiste Le Moyne de Bienville, fondatore di New Orleans, ha insegnato alle ragazze francesi inviate a New Orleans per sposarsi con i coloni, come cucinare usando prodotti locali e combinando le ricette francesi con quelle degli indiani Choctaw.[13]

Influenze spagnole[modifica | modifica wikitesto]

La Florida fu colonia spagnola fino al 1819, e New Orleans dal 1763 al 1800. La seconda più antica città fondata degli europei in Nord America è St. Augustine si trova in Florida e fu fondata nel 1565.

Uno dei piatti più tipici della cucina spagnola è la paella, un piatto con riso, zafferano, verdure e carne o pesce. L'influenza della cucina spagnola si nota nelle specialità Cajun e Creole come la Jambalaya, un piatto di riso con pesce e verdura, o in molti tipici piatti di riso e fagioli, tipici della cucina Floribbean e Lowcountry.

Influenze scozzesi, irlandesi, e inglesi[modifica | modifica wikitesto]

La preferenza per una colazione abbondante deriva dalla tradizione anglosassone. I coloni hanno introdotto il whiskey, diventato un tipico prodotto della regione ma con due varianti: il Bourbon whiskey e il Tennessee whiskey. Per esempio, Jack Daniel's è diventata la più famosa distilleria del Sud Est.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Florida Food | fla-guide.info
  2. ^ Borlotti, fagioli bianchi, fagiolini verdi, fagioli rossi e neri.
  3. ^ Alla base di molte pietanze Cajun e Creole.
  4. ^ Origins of Southern Food
  5. ^ "The Great American Barbecue and Grilling Manual" by Smoky Hale. Abacus Publishing, 2000
  6. ^ Trad. Ind. "Cibo dell'Anima"
  7. ^ Hudson, Charles, The Southeastern Indians, 1976, University of Tennessee Press, Knoxville
  8. ^ http://uwf.edu/tprewitt/sofood/past.htm#native 2011-04-05
  9. ^ African Food and Culture
  10. ^ Trad. Ing. "Cibo dell'anima"
  11. ^ a b c History of Soul Food A Cuisine Known For Great Southern Food
  12. ^ Top African-American Celebrity Chefs | Madame Noire | Black Women's Lifestyle Guide | Black Hair | Black Love
  13. ^ Experience Great Cajun & Creole Food and Recipes with Chef John Folse & Co

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]