Crocuta crocuta

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Iena macchiata
Crocuta crocuta Ngorongoro Crater (2015).jpg
Crocuta crocuta
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
(clade) Ferae
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Hyaenidae
Genere Crocuta
Kaup, 1828
Specie C. crocuta
Nomenclatura binomiale
Crocuta crocuta
(Erxleben, 1777)
Nomi comuni

Iena maculata,
iena ridens

Areale
Leefgebied gevlekte hyena.JPG

La iena macchiata (Crocuta crocuta (Erxleben, 1777)), nota anche come iena ridens o iena maculata, è una iena indigena dell'Africa subsahariana. Viene classificata dall'IUCN tra le specie a rischio minimo, dato che ha un vastissimo areale e una popolazione calcolata a contenere tra 27.000 e 47.000 esemplari. Ciononostante, la specie è in declino nelle zone non protette a causa del braconaggio e la distruzione del suo habitat.[1] È probabile che la specie ebbe origine in Asia,[2] e il suo areale preistorico includeva gran parte dell'Europa per almeno un milione di anni fino al Pleistocene superiore.[3] È la iena moderna più grande, e si può inoltre distinguere dalle altre specie dai suoi tratti vagamente orsini,[4] le sue orecchie arrotondate,[5] la sua criniera meno fitta, il suo pelo macchiato,[6] la sua dentatura a doppio scopo,[7] il numero diminuito di mammelle[8] e la presenza d'un pseudo-pene nella femmina. Si tratta dell'unico mammifero a mancare d'un apertura vaginale esterna.[9]

La iena macchiata è il membro dell'ordine Carnivora più sociale, avendo i gruppi composti del maggior numero di membri e i comportamenti sociali più complessi.[10] La sua organizzazione sociale infatti dimostra più somiglianze con quella dei primati cercopitecidi (babbuini e macacchi) che agli altri carnivori nel numero di membri, struttura gerarchicale, e nella frequenza di incontri sia tra i parenti che tra gli esemplari non imparentati.[11] Il sistema sociale della iena macchiata però è più competitivo che cooperativo: l'accesso al cibo, l'opportunità d'acchoppiarsi e il tempo per i maschi per lasciare il gruppo dipendono tutto sull'abilità di dominare altri membri del gruppo. Le femmine curano solo i loro propri cuccioli invece di assistere gli altri, e i maschi non dimostrano alcun interesse paterno. La società di questa iena è matriarcale; le femmine sono più grosse dei maschi, e li dominano.[12]

È un animale di grande successo, essendo il carnivoro di taglia grossa più comune d'Africa. Il suo successo sta d'un lato alla sua adattabilità e il suo opportunismo; è principalmente una cacciatrice, ma si nutre anche di carogne, avendo la capacità di digerire pelle, ossa e altri prodotti animali. In termini funzionali, la iena macchiata è il carnivoro che trae il più nutrimento possibile d'una carcassa.[13] Dimostra grande flessibilità nei suoi comportamenti venatori e alimentari in confronto agli altri carnivori africani;[14] caccia sia da sola che in gruppo. Durante la caccia, le iene macchiate s'infiltrano nelle mandrie allo scopo di selezionare un individuo d'attaccare. Quando poi la preda viene selezionata, le iene l'inseguono per lunghe distanze, spesso per chilometri a 60 chilometri orari.[15]

La iena macchiata ha una lunga storia d'associazione con l'umanità; esistono rappresentazioni artistiche di esso risalenti al Paleolitico superiore, inclusi dipinti rupestri nelle Grotte di Lascaux e Chauvet.[16] La specie ha una reputazione soprattutto negativa sia nella cultura occidentale che il folcore africano. Nel primo, viene considerato come una bestia brutta e codarda, mentre nell'ultimo viene visto come una creature avara, golosa e stupida, ma allo stesso tempo possente e pericolosa. La maggior parte delle percezioni occidentali sulla iena macchiata hanno origine nelle scritture di Aristotele e Plinio il Vecchio, benché non venne raffigurata in termini necessariamente moralistici. Giudizi esplicitamente negativi verso la specie originarono nel Fisiologo, dove venne raffigurata come un ermafrodita tombarola.[17] Il ramo dell'IUCN dedicato alla preservazione delle iene identifica questi pregiudizi come detrimentali alla sopravvivenza della specie.[17][18]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

È diffusa nelle savane e nelle praterie alberate dell'Africa a sud del Sahara, adattandosi a tutti gli ambienti purché non eccessivamente umidi o secchi. È la iena che si può osservare più comunemente in Africa, spesso anche di giorno malgrado sia più attiva la sera, immancabile nei documentari naturalistici.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Scheletro di iena

Abitante delle savane e dei territori selvaggi dell'Africa subsahariana, la iena macchiata è facilmente riconoscibile dalle natiche basse e dalla schiena inclinata, con la parte anteriore del corpo più sviluppata rispetto a quella posteriore. Una costituzione che porta la iena ad assumere un'andatura sgraziata, tratto distintivo di questo animale. L'efficienza dell'apparato cardiocircolatorio e il cuore di grandi dimensioni aumenta la loro capacità di resistenza alla fatica e gli permette di mantenere per lunghe distanze una velocità di 10 km/h senza stancarsi. Durante gli inseguimenti, sono state cronometrate velocità superiori ai 50 km/h mantenute per oltre 3 km [19]. Sono buone nuotatrici, capaci di controllare il loro galleggiamento e di muoversi sul fondo degli stagni trattenendo il respiro.[20]. Se non si considera la coda, che può variare da 25 a 36 cm di lunghezza, le dimensioni di questo animale sono comprese tra i 120 e i 150 cm; l'altezza al garrese tra i 75 e i 90 cm. Nel Serengeti, il peso dei maschi (usualmente più snelli delle femmine) varia tra i 45 e i 68 kg; quello delle femmine tra i 50 e 78 kg [21]. Nell'Africa del Sud le femmine raggiungono spesso i 90 kg, mentre i maschi 75 kg [22]. La pelliccia ha un colore bruno giallastro, con macchie nere. La testa è massiccia, con il muso più scuro, che deve la sua particolare forma alla possente mascella e ai forti denti, capaci di frantumare anche le ossa più dure. Questo animale è inoltre dotato di un olfatto e un udito molto sviluppati: spiccano per dimensione i padiglioni auricolari esterni grandi e dalla forma rotondeggiante. L'apparato genitale delle femmine è particolare e curioso, impossibile da distinguere da quello del maschio. È mancante di una vagina esterna e le labbra sono fuse per costituire una specie di sacco scrotale. Il clitoride è allungato e simile a un pene (pseudo-pene), mentre nel punto in cui il maschio ha lo scroto, la femmina presenta due sacche piene di tessuto fibroso (un falso scroto).

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Iena ridens fotografata nel Parco nazionale Kruger, in Sudafrica

Le iene si riuniscono in clan matriarcali di dimensioni variabili, pur non esistendo un vero capo, vengono rispettate senza eccezioni le gerarchie. Le femmine, più grosse e pesanti dei maschi, vincono quasi sempre le dispute per aggiudicarsi il cibo. Allo stesso modo dei maschi di altri animali, le femmine esibiscono gli organi sessuali nei rituali di saluto e per decidere la dominanza nell'ambito del gruppo.[23]

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Tra le iene non si formano vere e proprie coppie e la femmina è ricettiva per tutto l'arco dell'anno in momenti precisi: può arrivare ad attrarre fino a una quindicina di maschi, che si disputano il diritto di accoppiamento. Ma non è finita: i vincitori devono essere accettati dalla femmina, motivo per cui devono avvicinarlesi in modo remissivo, se non vogliono essere rifiutati furiosamente. La iena macchiata partorisce da uno a tre cuccioli, relativamente già sviluppati alla nascita, all'interno di gallerie scavate dalla madre oppure occupando quelle di altre specie. A volte piccoli di femmine diverse convivono nella stessa tana, ma riconoscono perfettamente la voce della madre e rispondono esclusivamente al suo richiamo. Prima di mangiare alimenti solidi, i giovani cominciano già a giocare con le frattaglie; lo svezzamento avviene tra i 12 e i 16 mesi, mentre la maturità sessuale viene raggiunta a 2 anni dai maschi e a 3 dalle femmine.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

La iena è il principale «spazzino» presente sul nostro pianeta e non si lascia sfuggire assolutamente nulla che incontri sul suo cammino: delle carogne di cui si ciba lascia solamente le corna e vomita sotto forma di borra le unghie e i peli, in virtù della straordinaria efficacia tanto delle mascelle quanto dei succhi gastrici. La iena macchiata è il carnivoro più vorace che si conosca: in un solo pasto può divorare cibo per oltre un terzo del suo peso (più di 20 kg di carne), in media mangia 2–3 kg di carne al giorno ma può rimanere una settimana intera a digiuno. A differenza di quanto si pensa, le iene macchiate si nutrono in prevalenza delle prede che catturano direttamente (fino a un 90% per alcune popolazioni). In realtà è più frequente che siano i leoni ad approfittare dei bottini delle iene che non il contrario. In genere le prede preferite sono gnu e zebre, ma possono giungere ad attaccare bufali, ma con alto rischio, visto che tali animali sono capaci di ucciderle anche con una sola carica. La iena macchiata è un'ottima cacciatrice di gruppo e solitamente sfinisce le prede con lunghi inseguimenti, sfruttando la sua grande resistenza. Comunque le iene maculate non disdegnano le carcasse di animali morti che a volte arrivano a rubare agli stessi leoni quando possono sfruttare vantaggio numerico.

Stato di conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Risente dell'espandersi della desertificazione dovuto all'inquinamento e del bracconaggio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Crocuta crocuta, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2015.2, IUCN, 2015.
  2. ^ Björn Kurtén, Pleistocene mammals of Europe, Weidenfeld and Nicolson, 1968
  3. ^ Varela, S., Lobo, J., Rodríguez, J., & Batra, P. (2010). Were the Late Pleistocene climatic changes responsible for the disappearance of the European spotted hyena populations? Hindcasting a species geographic distribution across time Quaternary Science Reviews, 29 (17–18), 2027–2035 DOI: 10.1016/j.quascirev.2010.04.017
  4. ^ Richard Estes, The safari companion: a guide to watching African mammals, including hoofed mammals, carnivores, and primates, Chelsea Green Publishing, 1998, p. 290
  5. ^ Rosevear, Donovan Reginald (1974). "The carnivores of West Africa". London : Trustees of the British Museum (Natural History). pp. 355-357. ISBN 0-565-00723-8
  6. ^ Donovan Reginald Rosevear, The carnivores of West Africa, London : Trustees of the British Museum (Natural History), 1974, pp. 355–357
  7. ^ David Macdonald, The Velvet Claw: A Natural History of the Carnivores, New York: Parkwest, 1992, pp. 134-135
  8. ^ Drea CM, Frank LG (2003) The social complexity of spotted hyenas. In: Animal Social Complexity: Intelligence, Culture, and Individualized Societies (eds de Waal FBM, Tyack PL). pp. 121–148, Harvard University Press, Cambridge, Massachusetts
  9. ^ Glickman SE, Cunha GR, Drea CM, Conley AJ and Place NJ. (2006). Mammalian sexual differentiation: lessons from the spotted hyena. Trends Endocrinol Metab 17:349–356.
  10. ^ Mills, Gus; Hofer, Heribert (1998). "Hyaenas: status survey and conservation action plan". IUCN/SSC Hyena Specialist Group. p. 34. ISBN 2-8317-0442-1
  11. ^ Holekamp KE, Sakai ST, Lundrigan BL (2007) Social intelligence in the spotted hyena (Crocuta crocuta). Philosophical Transactions of the Royal Society, London B, 362, 523–538.
  12. ^ Richard Estes, The behavior guide to African mammals: including hoofed mammals, carnivores, primates, University of California Press, 1992, pp. 337-338
  13. ^ Jonathan Kingdon, East African mammals: an atlas of evolution in Africa, Volume 3, Part 1, University of Chicago Press, 1988, p. 262
  14. ^ Jonathan Kingdon, East African mammals: an atlas of evolution in Africa, Volume 3, Part 1, University of Chicago Press, 1988, p. 264
  15. ^ Mills, Gus; Hofer, Heribert (1998). "Hyaenas: status survey and conservation action plan". IUCN/SSC Hyena Specialist Group. p. 33. ISBN 2-8317-0442-1
  16. ^ Spassov N.; Stoytchev T. 2004. The presence of cave hyaena (Crocuta crocuta spelaea) in the Upper Palaeolithic rock art of Europe. Historia naturalis bulgarica, 16: 159–166.
  17. ^ a b Glickman, Stephen (1995). "The Spotted Hyena from Aristotle to the Lion King: Reputation is Everything – In the Company of Animals", Social Research, Volume 62
  18. ^ Mills, Gus; Hofer, Heribert (1998). "Hyaenas: status survey and conservation action plan". IUCN/SSC Hyena Specialist Group. p. 92-101. ISBN 2-8317-0442-1
  19. ^ IUCN, 2007[senza fonte]
  20. ^ http://www.outofafricapark.com/chip_chitabe.html Out of Africa Wildlife Park
  21. ^ Predator Conservation Trust; Hofer, M.L. East, Dati riportati in Spotted Hyaena (Crocuta crocuta), IUCN.
  22. ^ Mills et alii, 2001[senza fonte]
  23. ^ "La sessualità degli animali", di David Crews, pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)", num.307, marzo 1994, pag.56-62

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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