Crocchio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Crocchio (fiume))
Crocchio
Stato Italia Italia
Regioni Calabria Calabria
Lunghezza 38 km
Nasce Sila Piccola, Colle del Telegrafo (m 1679 s.l.m.)
Affluenti Nasari
Sfocia Mar Ionio
38°54′46″N 16°49′31″E / 38.912778°N 16.825278°E38.912778; 16.825278Coordinate: 38°54′46″N 16°49′31″E / 38.912778°N 16.825278°E38.912778; 16.825278

Il Crocchio (in antico: Aroca o Arocha; in età medioevale: Croclea) è un fiume della Calabria che nasce nella Sila Piccola e si getta nel golfo di Squillace, Mar Ionio, dopo un corso di 38 km.

Decorso[modifica | modifica wikitesto]

Il Crocchio nasce dal Colle del Telegrafo, nella Sila Piccola, Riserva naturale Gariglione - Pisarello, alla quota di 1679 m s.l.m. Nella prima parte del suo corso, il fiume si snoda attraverso delle gole strette e profonde che determinano varie pozze, la più suggestiva delle quali, detta «Pozza dell'Inferno», origina dopo una cascata di 6 metri di altezza. Giunto infine in pianura, il Crocco sfocia nel Golfo di Squillace, nel territorio comunale di Cropani, in località Torre del Crocchio. Nei pressi della foce, il Crocchio riceve a sinistra il suo unico affluente, il Nasari.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Crocchio era chiamato «Arocas» (o «Arochas») da Plinio il Vecchio, il quale lo inseriva fra i fiumi navigabili della Magna Grecia[1]. Nel XVII secoli Giovanni Fiore da Cropani ne descrisse brevemente le mutazioni del nome (Arocha, poi Crogi e infine Crocchia) identificandolo con il Choniae di Licofrone[2]. È citato nell'atto di costituzione del 1096 della diocesi di Squillace, i cui confini vennero fissati per l'appunto da Ruggiero dai fiumi Alarum et Crocleam[3]. La prima parte del Crocchio è apprezzata per il torrentismo escursionistico[4][5]. Le acque del Crocchio sono sfruttate notevolmente per uso irriguo e per la produzione di energia idroelettrica. Per l'alto grado di naturalità la foce del Crocchio è stata inserita nei siti del progetto Bioitaly, aree protette di interesse comunitario con codice SIC IT9320106[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Amnes ibi navigabiles Carcines, Crotalus, Semirus, Arocas, Targines». C. Plini Secundi Naturalis historiae libri XXXVII, recensuit et commentariis criticis indicibusque instruxit Iulius Sillig, Lib. III, Cap. X, Hamburgi; Gothae: sumptibus F. et A. Perthes, 1851, p. 246 (Google libri)
  2. ^ Giovanni Fiore da Cropani, Della Calabria illustrata; a cura di Ulderico Nisticò, Soveria Mannelli: Rubbettino, 1999, Vol. I, n. 70, p. 521 (Google libri)
  3. ^ Vincenzio d'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili, e prelatizie (nullius) del regno delle due Sicilie, Napoli : Ranucci, 1848, pp. 183–185 (on-line)
  4. ^ Francesco Bevilacqua, La natura tra i due mari: guida turistica ambientale del GAL Val del Crocchio, Soveria Mannelli: Cittàcalabriaedizioni, 2007 (testo, pdf)
  5. ^ «Risalita delle gole del torrente Crocchio». In: Francesco Bevilacqua, Montagne di Calabria : guida storico-naturalistica ed escursionistica, Soveria Mannelli: Rubbettino, 2003, pp. 318-321, ISBN 88-498-0452-0 (Google libri)
  6. ^ Decisione della Commissione del 28 marzo 2008 che adotta, a norma della direttiva 92/43/CEE del Consiglio, il primo elenco aggiornato dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea. Gazzetta ufficiale dell'Unione europea del 08/05/08 L123/76-123/153 (pdf)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Calabria Portale Calabria: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Calabria