Cristoforo Caselli

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Madonna in trono, Museo Poldi Pezzoli

Cristoforo Caselli, detto il Temperello (Parma, 1460 circa – Parma, 25 giugno 1521), è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del pittore Giovanni di Cristoforo, Caselli nacque a Parma intorno al 1460.

Si sposò con Antonia, dalla quale ebbe quattro figli: Giovanni Battista, musicista organista, nel 1516, del San Sepolcro di Parma; Polissena; Pietro Francesco; Francesco Maria.[1]

Caselli è stato un allievo di Mazzuola, ma già nel 1488 era presente a Venezia, attivo come collaboratore di Giovanni Bellini.

Quattro anni dopo e fino al 1495, partecipò alla decorazione della Sala del Maggior Consiglio, assieme a Francesco Bissolo e Alvise Vivarini.

La sua permanenza decennale a Venezia fu fondamentale per la sua formazione pittorica, come attestò l'altare maggiore della sacrestia di Santa Maria della Salute.[2]

Sia nel trittico di San Cipriano a Murano sia nei lavori per la chiesa del Carmine, evidenziò oltre a derivazioni belliniane, vari accostamenti con i maestri Montagna e Cima, per il tessuto cromatico freddo e chiaro all'interno di una struttura plastica.[2]

La Galleria di Parma conserva una Vergine e Bambino con i santi Giovanni e Battista dipinta intorno al 1489.

Nel 1496 divenne un maestro a Parma, e si impegnò nei lavori alla Confraternita dei Vivi e dei Morti, presso il Duomo cittadino e realizzò tre anni dopo una pala d'altare della Vergine e Bambino tra i santi Ilario e Giovanni il Battista.[2]

Lo stesso anno eseguì L'eternità nella cappella della cattedrale e una Adorazione dei Magi in San Giovanni Evangelista.

Nel 1507 terminò una tela con Cristo morto sempre per la cattedrale.

Inoltre realizzò il San Pietro in cattedra della parrocchiale di Almenno San Bartolomeo (Bergamo), assieme ai santi Paolo e Giacomo, Santi Sebastiano e Matteo, conservati all'Institute of Arts di Detroit; invece all'Accademia Carrara di Bergamo abbiamo Il Battista e santa Caterina, la Madonna col Bambino e La Maddalena e un santo apostolo.[1]

Nel 1502 Caselli eseguì la Natività tra san Pietro e il Battista (museo della chiesa plebana di Piacenza); cinque anni dopo ultimò il Cristo morto tra due angeli, per il duomo di Parma; infine da menzionare il Presepio inizialmente attribuito a Girolamo da Udine, oltre al San Francesco tra san Luigi di Tolosa e il beato Giovanni da Capestrano, della Walters Gallery di Baltimora.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Cristoforo Caselli, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 giugno 2018.
  2. ^ a b c le muse, III, Novara, De Agostini, 1964, p. 130.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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