Crisi russo-ucraina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Crisi russo-ucraina del 2021-2022)
Jump to navigation Jump to search
Crisi russo-ucraina
2022 Russian invasion of Ukraine.svg
Data23 febbraio 2014 - in corso
LuogoUcraina
CausaEuromaidan
EsitoConflitto in corso
Modifiche territoriali
Schieramenti
Comandanti
Perdite
5.768 morti
13.500 feriti
4.431 morti
9.500–10.500 feriti
70 dispersi
2.768 catturati
15.000 disertori
più di 300 carri armati
3.350 civili morti
29.000–31.000 civili feriti
Voci di crisi presenti su Wikipedia

La crisi russo-ucraina è uno scontro politico, diplomatico e militare[1] in atto tra Russia e Ucraina iniziato nel febbraio del 2014.

In seguito all'Euromaidan e alla successiva rimozione del presidente ucraino Viktor Janukovyč (avvenuta il 22 febbraio 2014), in Crimea iniziarono ad avere luogo alcune proteste filorusse. All'incremento delle manifestazioni gruppi di soldati russi senza insegne (i cosiddetti omini verdi) presero il controllo delle principali infrastrutture e dei centri amministrativi della regione. A questi avvenimenti seguì l'invio ufficiale delle forze armate russe in Crimea e il 16 marzo in seguito a un referendum ritenuto irregolare dai paesi occidentali la Russia annesse la penisola alla Federazione. Ad aprile di quello stesso anno nelle maggiori città del Donbass vi furono delle violente proteste filorusse che sfociarono in una guerra tra il governo ucraino e le forze separatiste, nel frattempo costituitesi nelle repubbliche popolari di Doneck e Lugansk e dichiaratesi indipendenti l'11 maggio in seguito a un referendum.[2]

Le ostilità tra le milizie separatiste del Donbass e l'esercito ucraino proseguirono incessantemente, provocando anche l'abbattimento del volo Malaysia Airlines 17. Il 5 settembre 2014 i presidenti di Russia e Ucraina, con la presenza dei rappresentati delle due repubbliche popolari, si incontrano a Minsk e siglarono un protocollo per stabilire il cessate il fuoco, che fu però violato più volte da entrambe le parti. Per provare a fermare nuovamente le ostilità in Donbass il 12 febbraio 2015, grazie alla mediazione di Francia e Germania, Ucraina e Russia siglarono un nuovo protocollo per stabilire la tregua. Anche questo secondo accordo venne violato numerose volte e nel 2018 si verificò un incidente nello stretto di Kerč' che coinvolse direttamente navi russe e ucraine.[3]

Tra l'ottobre e il novembre del 2021 la Russia diede inizio a una vasta mobilitazione delle sue forze armate sul confine ucraino, dispiegando ulteriori forze in Bielorussia, Transnistria e Crimea oltre alla flotta del Mar Nero. Il 21 febbraio del 2022 la Russia riconobbe le repubbliche popolari del Donbass e tre giorni dopo diede inizio all'invasione dell'Ucraina.[4]

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Contesto post-sovietico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Relazioni bilaterali tra Russia e Ucraina.

Pur essendo diventata indipendente dal 1991, l'ex repubblica sovietica dell'Ucraina è sempre stata percepita dalla Russia come parte della propria sfera d'influenza. Secondo lo studioso Iulian Chifu riguardo all'Ucraina, la Russia ha deciso di perseguire una versione moderna della dottrina Brežnev per una "sovranità limitata" che si rimanda ancora ai dettami del patto di Varsavia ed alla sfera d'influenza che già era presente all'epoca dell'Unione Sovietica.[5] Il timore maggiore per il governo russo era quello che l'Ucraina finisse per divenire parte della NATO, il che avrebbe posto una potenza "controllata" dagli Stati Uniti ai propri confini nazionali.[5]

Dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica (URSS) nel 1991, l'Ucraina e la Russia hanno mantenuto stretti legami. Nel 1994, l'Ucraina ha accettato di aderire al Trattato di non proliferazione nucleare come stato non dotato di armi nucleari e le armi nucleari ex sovietiche in Ucraina sono state smantellate.[6] In cambio, la Russia, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno deciso di sostenere l'integrità territoriale dell'Ucraina attraverso il Memorandum di Budapest[7][8]. Nel 1999 la Russia è stata uno dei firmatari della Carta per la sicurezza europea, che "ha riaffermato il diritto intrinseco di ciascuno Stato partecipante di essere libero di scegliere o modificare i propri accordi di sicurezza, compresi i trattati di alleanza, man mano che si evolvono".[9] Nel contempo, vi erano pure dei punti di frizione, tra cui sicuramente il più importante riguardava l'arsenale nucleare ucraino che la nazione aveva accettato di abbandonare sulla base del Memorandum di Budapest sulle garanzie di sicurezza, a patto che la Russia (e altri firmatari) assicurasse di non utilizzare la propria forza militare contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica dell'Ucraina. Nel 1999, la Russia fu tra i firmatari della Carta di Sicurezza Europea, dove si "riafferma il diritto di ciascuno stato partecipante [all'accordo] a scegliere liberamente o a cambiare le proprie disposizioni in materia di sicurezza nazionale, inclusi i trattati di alleanza, sulla base dell'evoluzione [della storia]";[10] entrambi gli stati vennero meno a tale accordo nel 2014.[11]

Basi russe in Crimea[modifica | modifica wikitesto]

Un secondo punto di divisione tra Russia e Ucraina fu sicuramente la flotta del Mar Nero: l'Ucraina si accordò per concedere alla Russia l'uso del porto di Sebastopoli dietro il pagamento di un affitto, così che la flotta russa del Mar Nero potesse continuare a occupare l'area strategica assieme alla marina ucraina. A partire dal 1993 e per tutti gli anni novanta e duemila, Ucraina e Russia vennero coinvolte in una serie di dispute sul gas,[12] la più grave delle quali fu la crisi del 2006. Nel 2001, l'Ucraina, assieme a Georgia, Azerbaijan e Moldova, formò un gruppo chiamato GUAM, che venne visto dalla Russia come una sfida diretta alla Comunità degli Stati Indipendenti, il gruppo commerciale dominato dalla Russia e instaurato dopo il crollo dell'Unione Sovietica.[13]

Oltre alla Flotta del Mar Nero, secondo i trattati sottoscritti prima degli scontri tra la Federazione Russa e l'Ucraina, come nel caso del patto Charkiv, in Crimea erano state dislocate forze armate russe in punti chiave come Sebastopoli, Kača, Hvardijs'ke, Capo Saryč e altri. La dislocazione delle forze armate russe in Crimea non venne annunciata al pubblico così da creare alcuni incidenti come uno scontro avvenuto presso il faro navale di Sarych.[14] Il numero totale dei militari russi impiegati in Ucraina era limitato a 25.000.[15]

Secondo il trattato originario sottoscritto dai due stati nel 1997, la Federazione Russa avrebbe dovuto evacuare tutte le proprie posizioni militari della Flotta del Mar Nero in Crimea ed a Sebastopoli. Ad ogni modo la Russia non pianificò mai la rimozione delle proprie forze armate dall'area, strategicamente importante.[16] il 21 aprile 2010 il presidente ucraino Viktor Janukovyč rinnovò la concessione delle aree militari alla Russia sino al 2042, con la postilla di ricevere in cambio del gas dalla Federazione Russa a tassi agevolati[17]. Il patto Kharkiv fu quindi la punta dell'iceberg di una serie di trattati fondamentali siglati negli anni '90 tra i primi ministri e i presidenti di ambo i paesi, Viktor Černomyrdin (Russia) e Pavlo Lazarenko (Ucraina) e i presidenti Boris El'cin (Russia) e Leonid Kučma (Ucraina).[18][19][20][21] Tutti i trattati ad ogni modo erano in pieno disaccordo con la costituzione ucraina che proibiva la presenza di forze straniere sul territorio ucraino.[22] A seguito dell'annessione della Crimea alla Russia, quest'ultima potenza ha unilateralmente cancellato il patto Kharkiv.

Allargamento della NATO[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi al crollo dell'Unione Sovietica, diversi paesi dell'ex blocco orientale aderirono alla NATO, in parte in risposta a minacce alla sicurezza regionale come la crisi costituzionale russa del 1993, la guerra georgiano-abcasa (1992-1993) e la prima guerra cecena (1994 –1996). I leader russi hanno descritto questa espansione come una violazione delle assicurazioni delle potenze occidentali secondo cui la NATO non si sarebbe espansa verso est, sebbene tali presunti impegni siano stati presi in modo informale e la loro natura è contestata.[23][24][25][26]

Al vertice di Bucarest del 2008 l'Ucraina e la Georgia hanno cercato di aderire alla NATO. La risposta tra i membri della NATO è stata divisa; i paesi dell'Europa occidentale si sono opposti all'offerta di piani d'azione per l'adesione (MAP) per evitare di inimicarsi la Russia, mentre il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha spinto per la loro ammissione.[27] La NATO alla fine si rifiutò di offrire MAP all'Ucraina e alla Georgia, ma ha anche rilasciato una dichiarazione in cui concordava che "questi paesi diventeranno membri della NATO". Putin ha espresso una forte opposizione alle offerte di adesione della Georgia e dell'Ucraina alla NATO.[28] Il 7 febbraio 2019 la Verchovna Rada, il parlamento ucraino, ha votato per emendare la costituzione per affermare che l'ambizione a lungo termine del paese era di aderire all'Unione europea (UE) e alla NATO.[29] Tuttavia, nei mesi precedenti l'invasione del 2022, la possibilità che l'Ucraina entrasse a far parte della NATO è rimasta remota.[30]

Rivoluzione arancione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione arancione.

La Russia venne ulteriormente irritata dalla rivoluzione arancione del 2004, che vide il populista filo-occidentale ucraino Viktor Juščenko eletto presidente al posto del candidato sponsorizzato dalla Russia,[31] Viktor Janukovyč. Inoltre, l'Ucraina continuò a incrementare la propria cooperazione con la NATO, dispiegando il terzo contingente impiegato in Iraq per ampiezza nel 2004 e prendendo parte ad alcune missioni di pace NATO come l'ISAF in Afghanistan e il KFOR in Kosovo.

Il candidato filorusso, Viktor Janukovyč, venne infine eletto nel 2010 alla presidenza dell'Ucraina e la Russia sentì così di aver raggiunto il proprio scopo. Durante il mandato del suo predecessore, infatti, l'Ucraina non aveva rinnovato l'affitto della base navale del porto di Sebastopoli alla marina russa, impedendo così ai Russi di continuare il dominio dell'area e stabilendo che essa dovesse essere completamente sgomberata entro il 2017. Ad ogni modo, Janukovyč siglò un nuovo contratto di affitto che espanse ulteriormente la presenza dei militari russi anche nella penisola di Kerč'.[32] Molti in Ucraina videro questa estensione come incostituzionale dal momento che la costituzione ucraina stabilisce chiaramente il divieto assoluto della presenza di truppe straniere per periodi prolungati dopo la fine del trattato di Sebastopoli, su tutto il suolo ucraino. Julija Tymošenko, la principale figura dell'opposizione di Janukovyč, venne imprigionata in quello che i suoi sostenitori considerarono un colpo di Stato.[33][34] Nel novembre del 2013, Viktor Janukovyč si rifiutò di firmare un accordo con l'Unione Europea, dopo averne accarezzato l'idea in un primo momento.[35] Janukovyč favorì al contrario ancora una volta i legami con la Russia.

Nel settembre del 2013, la Russia fece presente all'Ucraina che se avesse firmato un accordo di commercio privilegiato con l'Unione Europea avrebbe dovuto affrontare un'enorme catastrofe finanziaria che avrebbe portato l'intero stato al fallimento.[36] Sergej Glaz'ev, consigliere del presidente Vladimir Putin, disse che «le autorità ucraine hanno fatto un grande errore se pensano che la reazione russa sia quella di rimanere neutrale d'ora in poi. Questo non accadrà». La Russia aveva già imposto delle restrizioni sulle importazioni di alcuni prodotti ucraini e Glaz'ev disse che vi sarebbero state ulteriori sanzioni in caso di firma dell'accordo con l'Europa. Glaz'ev sostenne che, contrariamente alla legge internazionale, se l'Ucraina avesse firmato l'accordo, da un punto di vista legale, il governo ucraino avrebbe violato il trattato bilaterale di amicizia e partenariato con la Russia. La Russia dal canto suo non avrebbe potuto garantire all'Ucraina lo status di stato ed avrebbe potuto intervenire se alcune regioni dell'Ucraina particolarmente favorevoli al governo russo ne avessero chiesto l'intervento.[36]

Euromaidan e Anti-Maidan[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Euromaidan e Rivoluzione ucraina del 2014.
Proteste dell'Euromaidan in piazza a Kiev il 21 febbraio 2014

Dopo mesi di proteste da parte del movimento Euromaidan, il 22 febbraio 2014, diverse proteste esplosero contro il governo di Viktor Janukovyč.[37] I contestatori presero il controllo degli edifici governativi nella capitale di Kiev, oltre alla città stessa. Dal momento che la polizia aveva deciso di abbandonare i propri avamposti nella capitale e l'opposizione aveva preso ormai il controllo dei contatti col parlamento, il presidente Janukovyč decise di lasciare Kiev alla volta di Charkiv, nell'Ucraina orientale, regione dove egli vantava un maggior supporto.[38] Dopo questo incidente, il parlamento ucraino votò per la restaurazione della costituzione ucraina del 2004[39] e destituì Janukovyč dai propri poteri.[40][41] Secondo il testo della risoluzione, Janukovyč «si è rimosso da solo [dal potere] per non aver adempiuto ai propri obblighi»[38]; la disposizione venne votata dai tre quarti dei membri del parlamento come richiesto dalla costituzione. Janukovyč disse dal canto suo che il voto era incostituzionale in quanto vi erano stati dei brogli nei conteggi dei voti necessari per richiedere l'impeachment come previsto dalla costituzione,"[37][40][42][43] e si rifiutò di dare le dimissioni. Diversi politici provenienti dalle regioni dell'Ucraina orientale e meridionale, inclusa la Crimea, dichiararono la loro fedeltà alla causa di Janukovyč.[41]

Alla prima riunione del parlamento rinnovato, venne annullata la disposizione che vedeva la lingua russa come la seconda lingua ufficiale del paese, in particolare in quelle regioni a prevalenza di popolazione russofona.[44] La disposizione alienò al governo molte minoranze di lingua russa del paese e[45] alcuni giorni dopo, il 1º marzo, il presidente eletto Oleksandr Turčynov disse che tale disposizione non sarebbe stata firmata da lui per placare gli animi.[46]

Nel frattempo, la mattina del 27 febbraio, alcune unità speciali di polizia della Crimea e di altre regioni dell'Ucraina, che erano state sciolte il 25 febbraio, occuparono dei punti chiave nell'istmo di Perekop e nella penisola di Čonhar.[47] Secondo il parlamentare ucraino Hennadij Moskal', ex capo della polizia della Crimea, queste forze speciali erano armate di armi pesanti come fucili d'assalto, mitragliatrici e lanciagranate.[47] Da quel momento, questo gruppo ottenne il controllo di tutto il traffico via terra tra la Crimea e l'Ucraina continentale.[47]

Svolgimento del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Le crisi in Crimea e Donbass (2014)[modifica | modifica wikitesto]

L'annessione della Crimea[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Annessione della Crimea alla Russia.
Truppe russe nella base militare ucraina di Pereval'ne in Crimea il 9 marzo 2014
la firma del trattato di adesione della Crimea alla Russia il 18 marzo 2014

Alcuni giorni dopo la partenza del presidente ucraino Viktor Janukovyč da Kiev sul finire di febbraio del 2014, alcuni uomini armati si opposero al movimento Euromaidan ed iniziarono a prendere il controllo della penisola della Crimea.[48] Alcuni posti di blocco vennero tenuti da soldati di nazionalità russa ma non combattenti sotto bandiera russa[49] soldati con uniformi grigie ed equipaggiamenti che occuparono l'area di Simferopoli, in Crimea, ed amministrarono indipendentemente la città ed il porto di Sebastopoli, sede della base marittima russa sulla base del patto di Charkiv del 2010.[50][51][52] La popolazione locale e i media si riferirono a queste persone come gli "omini verdi".[53] Dopo l'occupazione del parlamento della Crimea da parte di queste truppe sconosciute, da molti considerate forze speciali russe,[54][55][56][57] il governo della Crimea annunciò di voler tenere un referendum per una secessione dall'Ucraina.[58] Questo referendum, largamente disputato circa la sua reale validità[59] venne seguito dall'annessione della Crimea alla Russia a metà marzo di quello stesso anno. L'Ucraina e gran parte della comunità internazionale si rifiutarono di riconoscere il referendum e l'annessione.[60] Il 15 aprile, il parlamento ucraino dichiarò la Crimea un territorio temporaneamente occupato dalla Russia.[61]

Dall'annessione della Crimea, il governo russo incrementò la propria presenza militare nella regione, in particolare dopo che il presidente russo Vladimir Putin predispose l'invio di un contingente stabile.[62] Nel dicembre del 2014, la guardia confinaria ucraina annunciò che diverse truppe russe avevano iniziato a ritirarsi dalle aree dell'oblast' di Cherson. Le truppe russe occuparono parti della striscia di Arabat e le isole attorno al Syvaš che erano geograficamente parte della Crimea ma erano amministrate dall'oblast' di Cherson. Uno dei villaggi occupati dalle truppe russe fu Strilkove, collocato proprio nella striscia di Arabat, sede di un importante centro di distribuzione di gas naturale che le forze russe dissero di aver occupato unicamente per evitare possibili attacchi terroristi. I russi ritirandosi continuarono ad occupare altri centri di distribuzione di gas naturale nel corso dei dieci mesi successivi all'inizio delle operazioni.[63][64]

Andrej Illarionov, ex consigliere di Vladimir Putin, disse in un discorso del 31 maggio 2014, che alcune tecnologie della guerra russo-georgiana erano state migliorate in vista della guerra in Ucraina. Secondo lui, ad ogni modo, dal momento che le operazioni militari russe in Crimea erano iniziate il 20 febbraio del 2014, non sarebbe stato corretto dire che l'aggressione russa fosse stata un risultato del movimento Euromaidan. La guerra in Ucraina, secondo le parole di Illarionov, non scoppiò "tutta d'un botto", ma venne pianificata attentamente già dai primi mesi del 2003.[65] Illarionov disse poi che uno dei piani della Russia era quello di rimandare la guerra con l'Ucraina al 2015, attendendo le elezioni presidenziali, ma che fu Maidan ad accelerare il confronto tra le due nazioni.[66]

La guerra del Donbass[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra del Donbass.
La sede amministrativa dell'oblast' di Donec'k occupata dai manifestanti il 6 aprile 2014

All'inizio di marzo anche in alcune città del Donbass si svolsero alcune proteste filorusse. Queste proteste, che seguirono l'annessione della Crimea alla Russia, presero ben presto la forma di una vera e propria guerra tra le forze secessioniste russe e le autoproclamate repubbliche popolari di Doneck e Lugansk e il governo ucraino.[67][68] I servizi segreti ucraini dissero che i principali comandanti del movimento dei ribelli, tra cui Igor' Strelkov e Igor' Bezler, erano in realtà agenti segreti russi.[69][70] Il primo ministro della repubblica popolare di Doneck dal maggio all'agosto del 2014 fu il cittadino russo Aleksandr Borodaj.[71] Dall'agosto del 2014 tutte le principali posizioni di governo a Doneck e a Lugansk vennero ricoperte da cittadini ucraini[72][73] I volontari russi combattenti vennero riportati da varie fonti tra il 15% e l'80% dei soldati presenti,[71][74][75][76][77] tra cui molti ex militari.[78] Il reclutamento per le forze del Donbass venne portato avanti alla luce del sole in molte città russe come del resto confermato da molti media russi.[78][79]

In un'intervista alla televisione francese TF1 e a Europe 1 del giugno del 2014, il presidente russo Vladimir Putin disse: "Non vi sono forze armate, né "istruttori russi", in Ucraina, e mai ve ne sono state."[80] Le circostanze economiche e materiali della regione del Donbass non erano sufficienti a creare un conflitto armato interno né a sostenerlo, ed in questo si comprende come il ruolo militare dell'intervento del Cremlino è risultato quindi strumentale all'inizio delle ostilità.[81]

Altre prove del coinvolgimento russo sono le intercettazioni telefoniche in cui il consigliere del presidente russo Sergej Glaz'ev discuteva della possibilità da parte della Russia di finanziare gli attivisti filorussi nell'Ucraina orientale, occupando strutture amministrative e intraprendendo altre azioni così da portare ad un conflitto armato.[82]

La formale sospensione delle ostilità (2015-2021)[modifica | modifica wikitesto]

Il protocollo di Minsk II[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Protocollo di Minsk II.
I partecipanti ai colloqui per la stesura del protocollo di Minsk II

La sera dell'11 febbraio 2015 i presidenti di Francia, Germania, Russia e Ucraina (il cosiddetto Formato Normandia) si riunirono a Minsk per discutere un nuovo protocollo per porre fine alle ostilità in Donbass. Alla discussione parteciparono anche i rappresentati delle repubbliche popolari di Doneck e Lugansk e alla mattina del 12 febbraio 2015 le parti firmarono l'accordo stabilendo l'entrata in vigore del cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte del 15 febbraio e il ritiro di alcuni armamenti pesanti tra i 50 e i 70 km dalla linea del fronte.[83] L'accordo però scatenò la reazione del Pravyj Sektor, che affermò il diritto delle organizzazioni paramilitari ucraine a continuare i combattimenti, e parallelamente le milizie della Repubblica Popolare di Doneck ripresero la battaglia di Debal'ceve, città strategica tra Donec'k e Luhans'k, fino a ottenere il ritiro delle forze ucraine il 18 febbraio.[84]

Con la conclusione della battaglia di Debal'ceve, la missione OSCE richiesta da Francia, Germania, Russia e Ucraina confermò nelle ultime due settimane di febbraio una netta riduzione delle ostilità in Donbass e l'inizio di graduale ritiro delle armi pesanti da entrambi i fronti. Nello stesso periodo il governo ucraino bloccò le forniture di gas alle aree separatiste, che iniziarono a rifornirsi direttamente dalla Russia e chiuse numerosi canali di informazione russi.[85]

Le violazioni al protocollo[modifica | modifica wikitesto]

L'8 agosto 2016, l'Ucraina disse che la Russia aveva di recente aumentato la propria presenza militare lungo il confine della Crimea.[86] Il 10 agosto, la Russia dichiarò che due uomini erano rimasti uccisi ed altri dieci feriti in uno scontro a fuoco con un commando ucraino presso Armjans'k il 7 agosto precedente,[87][88] e che alcune unità ucraine erano state però catturate.[89] L'Ucraina negò l'accaduto,[90] e disse anche che alcuni soldati russi avevano disertato senza però varcare il confine dell'Ucraina,[91] e che la schermaglia fu solo confinaria.[92] Il presidente russo Putin accusò l'Ucraina di attuare una "pratica di terrorismo".[93] Il presidente ucraino Porošenko definì la versione russa degli eventi come "cinica e pazza".[94] Gli Stati Uniti presero posizione col loro ambasciatore in Ucraina, Geoffrey R. Pyatt, il quale dichiarò che "il governo degli Stati Uniti non può corroborare le affermazioni della Russia sull'"incursione in Crimea".[95]

L'incidente dello stretto di Kerč'[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Incidente dello stretto di Kerč' del 2018.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens'kyj visita i soldati nel Donbass

Il 25 novembre del 2018 presso lo stretto di Kerč', territorio controllato dai russi e unico accesso al Mar d'Azov, alcune navi da guerra russe spararono contro tre navi ucraine. Il giorno successivo, in seguito all'incidente fu imposta la legge marziale nelle regioni costiere dell'Ucraina e in quelle al confine con la Russia in risposta all'attacco avvenuto; la misura venne prevista per un periodo di 30 giorni.[96]

La mobilitazione delle forze armate russe[modifica | modifica wikitesto]

L'esercitazione congiunta Zapad 2021 tra le forze armate russe e bielorusse nei pressi di Baranavičy
L'incontro a Ginevra fra il presidente statunitense Joe Biden e il presidente russo Vladimir Putin

A marzo e aprile 2021 ai confini dell'Ucraina è stata osservata una mobilitazione di oltre 100 000 soldati delle Forze armate russe; rappresentando la più grande mobilitazione dalla fine della guerra fredda, ciò ha innescato una grave crisi internazionale, poi contenuta dopo l'incontro a Ginevra fra il presidente statunitense Joe Biden e il presidente russo Vladimir Putin. La crisi ha avuto un momento grave quando una nave della Marina russa e due aerei hanno aperto il fuoco contro una nave della Marina britannica, sparando colpi d'avvertimento e sganciando bombe a qualche decina di metri dalla nave NATO. La crisi è riesplosa violentemente quando, a ottobre 2021, è stata osservata nuovamente una grande mobilitazione russa di oltre 100.000 uomini. A gennaio 2022, le forze russe al confine ucraino contano 150.000-180.000 uomini.[97]

Nel dicembre 2021, la Russia ha avanzato due bozze di trattati che contenevano richieste di quelle che definiva "garanzie di sicurezza", inclusa una promessa giuridicamente vincolante che l'Ucraina non si sarebbe unita all'Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), nonché una riduzione delle truppe NATO e dell'equipaggiamento militare di stanza nell'Europa orientale, e hanno minacciato una risposta militare non specificata se tali richieste non fossero state soddisfatte pienamente.[98] Gli Stati Uniti d'America e altri membri della NATO hanno respinto queste richieste e hanno avvertito la Russia riguardo a sanzioni economiche "rapide e severe" se avesse invaso ulteriormente l'Ucraina.[99] Nel gennaio 2022 si sono tenuti colloqui diplomatici bilaterali USA-Russia, ma sono stati tutti fallimentari.[100]

L'invasione dell'Ucraina (2022-presente)[modifica | modifica wikitesto]

La crisi diplomatica[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 febbraio 2022 la Duma di Stato della Federazione Russa ha approvato una richiesta al Presidente della Federazione Russa per il riconoscimento delle repubbliche popolari di Doneck e di Lugansk. Putin, attraverso il portavoce Dmitrij Peskov, ha riferito di aver preso nota della proposta, sottolineando tuttavia che il riconoscimento delle due repubbliche secessioniste comporterebbe la violazione degli accordi di Minsk II.[101] Il 16 febbraio viene annunciato che è in corso il ritiro delle truppe russe dai confini tra l'Ucraina e la Bielorussia e quello della Russia.[102]

Il 17 febbraio 2022 la Federazione Russa ha consegnato la risposta alla lettera statunitense e della NATO alle richieste di sicurezza russe, il presidente Putin si è detto deluso e non soddisfatto dalle risposte. Alle 12:30 ora di Roma il Cremlino ha espulso dal paese il vice-ambasciatore statunitense con effetto immediato.[103][104]

Il 18 febbraio 2022 le Repubbliche popolari autoproclamate di Doneck e Lugansk hanno ordinato l'evacuazione di tutti i cittadini dalla regione[105], diretti in Russia, gli unici a non essere autorizzati ad evacuare sono i maschi in età militare (18-60 anni)[106], in contemporanea a questi eventi si sono verificati altri scontri molto accesi nella regione, con presunti sabotaggi e tentativi di assassinio (secondo l'intelligence ucraina operazioni di false flag condotte dalle forze speciali russe al fine di giustificare un'invasione su larga scala del paese[107]) alle 13 ore locali a Doneck e Lugansk sono suonati gli allarmi antiaerei in vista dell'imminente evacuazione.[108] Nella notte si sono verificate violente esplosioni nei dintorni di Luhansk nei gasdotti locali.[109]

Il 19 febbraio 2022 verso le ore 21:40, il Ministero degli esteri francese ha pubblicato una nota dove dopo attente considerazioni, sono riusciti a constatare una concentrazione senza precedenti di truppe russe alla frontiera con l'Ucraina, e ciò aumenterebbe esponenzialmente le possibilità che l'attacco russo possa effettivamente concretizzarsi[110]. Successivamente, alle ore 22:09 italiane, anche il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, confermerà le voci di un vasto schieramento militare russo sui confini ucraini, affermando con certezza che si tratterebbe dei preparativi finali di un'imminente invasione su larga scala[111].

Il 21 febbraio 2022 la Federazione Russa ha dichiarato che un gruppo di sabotaggio ucraino è entrato in territorio russo[112], dichiarando che le forze armate russe hanno neutralizzato i militari ucraini, successivamente dopo un incontro fra Putin e membri del Governo della federazione Russa è stato deciso il riconoscimento delle repubbliche secessioniste di Donetsk e Luhansk, in un lungo discorso alla nazione il presidente Vladimir Putin ha confermato tale decisione[113], firmando il documento in diretta nazionale, accusando il governo di Kiev di avere il progetto di sviluppare armi nucleari impiegando la vecchia tecnologia sovietica di cui sarebbe ancora in possesso[114] e di star progettando un'offensiva in Crimea, dichiarando anche che l'Ucraina non è un'entità nazionale fondata su un passato storico autonomo, ma parte della storia e della sovranità della Russia, definendola una «creazione di Lenin».[115] La stessa notte il presidente Vladimir Putin ha ordinato l'entrata delle forze russe nelle regioni secessioniste.[116]

L'inizio dell'invasione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Invasione russa dell'Ucraina del 2022.

Il 22 febbraio 2022 il presidente russo Vladimir Putin ha avanzato una richiesta prima alla Duma di Stato e successivamente all'Assemblea federale per avere i pieni poteri sull'effettuare operazioni militari all'estero, la richiesta è stata pienamente accolta sia dalla Duma che dall'Assemblea federale, dando così a Vladimir Putin il pieno controllo delle forze armate russe, senza limiti di tempo, luogo e per qualsiasi tipo di operazione militare.[117] Qualche ora dopo durante la conferenza stampa del presidente statunitense Joe Biden, sono state annunciate le prime sanzioni contro la Russia, fra cui la sospensione della certificazione del Gasdotto Nord Stream 2,[118] è stato anche confermato l'annullamento dell'incontro programmato fra il segretario di Stato statunitense Blinken ed il ministro degli esteri russo Lavrov il 24 febbraio a Ginevra, affermando che «l'invasione è già iniziata, l'incontro non ha più senso».[119] Il Segretario Generale NATO Jens Stoltenberg alle ore 23:45 (UTC+1) ha affermato che la NATO ha in massima allerta 100 aerei e vari gruppi navali in tutta Europa.[120]

Nella prima mattinata del 24 febbraio 2022 Putin ha annunciato un'operazione militare speciale nel Donbass, dando inizio ad un'invasione dell'Ucraina.[121][122]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Sanzioni internazionali durante la crisi russo-ucraina.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Timothy Snyder, The Road to Unfreedom: Russia, Europe, America, New York, Tim Duggan Books, 2018, p. 197, ISBN 978-0-525-57447-7.
    «Almost everyone lost the Russo-Ukrainian war: Russia, Ukraine, the EU, the United States. The only winner was China.»
    ; (EN) Joshua P. Mulford, Non-State Actors in the Russo-Ukrainian War, in Connections, vol. 15, n. 2, 2016, pp. 89-107, DOI:10.11610/Connections.15.2.07, ISSN 1812-1098 (WC · ACNP), JSTOR 26326442.; (EN) Demian Shevko e Kristina Khrul, Why the Conflict Between Russia and Ukraine Is a Hybrid Aggression Against the West and Nothing Else, in Nazarii Gutsul e Kristina Khrul (a cura di), Multicultural Societies and their Threats: Real, Hybrid and Media Wars in Eastern and South-Eastern Europe, Zurigo, LIT Verlag Münster, 2017, p. 100, ISBN 978-3-643-90825-4.
  2. ^ (EN) Russian invasion and annexation of Crimea, in Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. URL consultato il 29 aprile 2022.
  3. ^ (EN) The Poroshenko administration, in Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. URL consultato il 29 aprile 2022.
  4. ^ (EN) The election of Volodymyr Zelensky and continued Russian aggression, in Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. URL consultato il 29 aprile 2022.
  5. ^ a b (EN) Iulian Chifu, Oazu Nantoi e Oleksandr Sushko, Russia–Georgia War of August 2008: Ukrainian Approach (PDF), in The Russian Georgian War: A trilateral cognitive institutional approach of the crisis decision-making process, Bucharest, Editura Curtea Veche, 2009, p. 181, ISBN 978-973-1983-19-6. URL consultato il 21 febbraio 2016.
  6. ^ Mariana Budjeryn, The Breach: Ukraine’s Territorial Integrity and the Budapest Memorandum (PDF).
  7. ^ Tradito il Memorandum di Budapest: quando l'Ucraina rinunciò al nucleare in cambio dell'indipendenza, su ilmessaggero.it, 2 marzo 2022. URL consultato il 23 aprile 2022.
  8. ^ DOCUMENTO DI BUDAPEST 1994. VERSO UNA VERA PARTNERSHIP IN UNA NUOVA ERA (PDF).
  9. ^ OSCE, Documento di Istanbul 1999 (PDF).
  10. ^ (EN) Istanbul Document 1999, su osce.org, Organization for Security and Co-operation in Europe, 19 novembre 1999. URL consultato il 21 luglio 2015.
  11. ^ nbc 18 March 2014 How Toothless Is NATO Over Russia And Crimea?, ukrainesolidaritycampaign the oligarchic rebellion in the donbas
  12. ^ (EN) Indra Overland, "Energy Union: Europe's New Liberal Mercantilism?", in The Hunter Becomes the Hunted: Gazprom Encounters EU Regulation, Blasingstoke, Palgrave MacMillan, p. 115130.
  13. ^ Axis of Evil Shaping Against Moscow, in Kommersant. URL consultato il 14 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 20 maggio 2014).
  14. ^ (UK) Янукович пошел по стопам Ющенко – суды опять отбирают маяки у российских военных [Janukovyč ha seguito le orme di Juščenko: i tribunali hanno nuovamente portato via i fari dai militari russi], su Delo, 11 agosto 2011.
  15. ^ (UK) Росія може збільшити кількість військових у Криму до 25 тисяч [La Russia potrebbe aumentare il numero di truppe in Crimea a 25.000], su Zaxid.net, 4 marzo 2014.
  16. ^ (UK) Російському флоту нікуди буде плисти з Криму після 2017 року? [La flotta russa non andrà via dalla Crimea dopo il 2017?], su pravda.com.ua, Ukrayinska Pravda.
  17. ^ (UK) ЯНУКОВИЧ ВІДДАВ КРИМ РОСІЙСЬКОМУ ФЛОТУ ЩЕ НА 25 РОКІВ [Janukovyč ha ceduto la Crimea alla flotta russa per altri 25 anni], su pravda.com.ua, Ukrayinska Pravda, 21 aprile 2010.
  18. ^ (UK) Угода між Україною і Російською Федерацією про статус та умови перебування Чорноморського флоту Російської Федерації на території України [Trattato tra l'Ucraina e la Federazione Russa sullo status e le condizioni di soggiorno della Flotta del Mar Nero della Federazione Russa sul territorio dell'Ucraina], su zakon.rada.gov.ua, Verchovna Rada, 8 agosto 1997. URL consultato il 21 aprile 2010.
  19. ^ (UK) Угода між Україною і Російською Федерацією про параметри поділу Чорноморського флоту [Trattato tra l'Ucraina e la Federazione Russa sui parametri di divisione della Flotta del Mar Nero], su zakon.rada.gov.ua, Verchovna Rada, 8 agosto 1997. URL consultato il 21 aprile 2010.
  20. ^ (UK) Угода між Урядом України і Урядом Російської Федерації про взаємні розрахунки, пов'язані з поділом Чорноморського флоту та перебуванням Чорноморського флоту … [Trattato tra il Governo dell'Ucraina e il Governo della Federazione Russa sui reciproci oneri connessi alla divisione della Flotta del Mar Nero e al soggiorno della Flotta del Mar Nero...], su zakon.rada.gov.ua, Verchovna Rada, 8 agosto 1997. URL consultato il 21 aprile 2010.
  21. ^ (UK) Угода між Україною та Російською Федерацією щодо Чорноморського флоту [Trattato tra l'Ucraina e la Federazione Russa per quanto riguarda la Flotta del Mar Nero], su zakon.rada.gov.ua, Verchovna Rada, 7 luglio 1995.
  22. ^ Ucraina, lo scoglio della neutralità: i modelli austriaco e svedese, su rainews.it. URL consultato il 25 marzo 2022.
  23. ^ (EN) Klaus Wiegrefe, NATO's Eastward Expansion: Is Vladimir Putin Right?, in Der Spiegel, 15 febbraio 2022. URL consultato il 19 aprile 2022.
  24. ^ (EN) Gavin E. L. Hall, Ukraine: the history behind Russia's claim that Nato promised not to expand to the east, su The Conversation. URL consultato il 19 aprile 2022.
  25. ^ (EN) Peter Baker, In Ukraine Conflict, Putin Relies on a Promise That Ultimately Wasn’t, in The New York Times, 9 gennaio 2022. URL consultato il 19 aprile 2022.
  26. ^ Impegno Nato di non espandersi a Est, ecco il documento, su Startmag, 26 febbraio 2022. URL consultato il 23 aprile 2022.
  27. ^ Colin Brown (3 aprile 2008). "EU allies unite against Bush over Nato membership for Georgia and Ukraine". The Independent. p. 24.
  28. ^ (EN) Michael Evans, Vladimir Putin tells summit he wants security and friendship, su thetimes.co.uk, The Times, 5 aprile 2008. URL consultato il 23 aprile 2022.
  29. ^ (EN) Ukraine's parliament backs changes to Constitution confirming Ukraine's path toward EU, NATO, su unian.info. URL consultato il 19 aprile 2022.
  30. ^ (EN) Edward Wong e Lara Jakes, NATO Won’t Let Ukraine Join Soon. Here’s Why., in The New York Times, 13 gennaio 2022. URL consultato il 19 aprile 2022.
  31. ^ (EN) Gregory L. White, Russia Stung By Ally Yanukovych's Defeat in Ukraine, in The Wall Street Journal, 23 febbraio 2014. URL consultato l'11 agosto 2016.
  32. ^ (EN) Luke Harding, Ukraine extends lease for Russia's Black Sea fleet, in The Guardian, 22 aprile 2010. URL consultato il 14 ottobre 2014.
  33. ^ «Julija libera»: si mobilitano i sostenitori della Tymoshenko, pasionaria della rivoluzione arancione - Il Sole 24 ORE
  34. ^ Tymoshenko, sette anni di carcere Protesta la Ue. Il premier "Manca l'appello" - Repubblica.it
  35. ^ (EN) Yanukovych flexes but will resist EU over jailed rival, in Kyiv Post, 9 aprile 2013. URL consultato il 14 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2013).
  36. ^ a b (EN) Shaun Walker, Ukraine's EU trade deal will be catastrophic, says Russia, in The Guardian, 22 settembre 2013. URL consultato il 25 febbraio 2015.
  37. ^ a b (EN) John Feffer, Who Are These 'People,' Anyway?, in The Huffington Post, 14 marzo 2014. URL consultato il 17 marzo 2014.
  38. ^ a b (EN) Ukraine Protestors Seize Kiev As President Flees, in Time, 22 febbraio 2014. URL consultato il 1º marzo 2014.
  39. ^ (EN) Richard Balmforth, Ukraine parliament votes in favor of return to old constitution, su Reuters, 21 febbraio 2014. URL consultato il 12 giugno 2015 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2015).
  40. ^ a b (EN) Daisy Sindelar, Was Yanukovych's Ouster Constitutional?, su Rferl.org, Radio Free Europe / Radio Liberty, 23 febbraio 2014. URL consultato il 25 febbraio 2014.
  41. ^ a b (EN) Ukraine President Yanukovich impeached, su aljazeera.com, Al Jazeera, 22 febbraio 2014. URL consultato il 25 febbraio 2015.
  42. ^ (EN) Rada removes Yanukovych from office, schedules new elections for May 25, in Interfax-Ukraine, 24 febbraio 2014. URL consultato il 25 febbraio 2015.
  43. ^ (EN) David Stern, Ukrainian MPs vote to oust President Yanukovych, Bbc.co.uk, 22 febbraio 2014. URL consultato il 17 marzo 2014.
  44. ^ (EN) Ian Traynor, Western nations scramble to contain fallout from Ukraine crisis, in The Guardian, 24 febbraio 2014. URL consultato il 25 febbraio 2015.
  45. ^ (EN) Sabra Ayres, Is it too late for Kiev to woo Russian-speaking Ukraine?, in The Christian Science Monitor, 28 febbraio 2014. URL consultato il 25 febbraio 2015.
  46. ^ (RU) На отмену закона о региональных языках на Украине наложат вето [La cancellazione della legge sulle lingue regionali in Ucraina va incontro al veto], Lenta.ru, 1º marzo 2014. URL consultato il 25 febbraio 2015.
  47. ^ a b c (RU) Под Армянск стянулись силовики из "Беркута", su armyansk.info, 27 febbraio 2014. URL consultato il 15 marzo 2014.
  48. ^ (EN) Armed men seize two airports in Ukraine's Crimea, Russia denies involvement, su news.yahoo.com, Yahoo News. URL consultato il 14 settembre 2014.
  49. ^ (EN) Michael Birnbaum, Putin Details Crimea Takeover Before First Anniversary, in The Washington Post, 15 marzo 2015. URL consultato l'11 giugno 2015.
  50. ^ (EN) Mark Mackinnon, Globe in Ukraine: Russian-backed fighters restrict access to Crimean city, Toronto, The Globe & Mail, 26 febbraio 2014. URL consultato il 2 marzo 2014.
  51. ^ (EN) Russia flexes military muscle as tensions rise in Ukraine's Crimea, CNN, 26 febbraio 2014. URL consultato il 2 marzo 2014.
    «A CNN team in the area encountered more than one pro-Russian militia checkpoint on the road from Sevastopol to Simferopol.»
  52. ^ (EN) Checkpoints put at all entrances to Sevastopol, in Kyiv Post, 26 febbraio 2014. URL consultato il 23 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2014).
    «Checkpoints were put up at all entrances to Sevastopol last night and the borders to the city are guarded by groups of people, police units, and traffic police.»
  53. ^ (EN) Vitaly Shevchenko, "Little green men" or "Russian invaders"?, BBC News, 11 marzo 2014. URL consultato il 10 agosto 2016.
  54. ^ (EN) Russian special forces on Crimea frontline: experts, in Gulf News, 4 marzo 2014. URL consultato il 4 marzo 2014.
  55. ^ (EN) Ewen MacAskill, Does US evidence prove Russian special forces are in eastern Ukraine?, in The Guardian, 22 aprile 2014. URL consultato il 5 novembre 2014.
    «The US state department has claimed Russian special forces are engaged in covert actions in the Ukraine, citing as evidence controversial photographs that purportedly identify known personnel and show bullet-proof jackets and "Russian-designed weapons like AK-47s"»
  56. ^ (EN) Armed men seize Crimea parliament, in The Guardian, 27 febbraio 2014. URL consultato il 1º marzo 2014.
  57. ^ Russian parliament approves troop deployment in Ukraine, su bbc.com, BBC News, marzo 2014. URL consultato il 14 settembre 2014.
  58. ^ (EN) Ukraine crisis: 'Russians' occupy Crimea airports, BBC News, 28 febbraio 2014. URL consultato il 28 agosto 2014.
  59. ^ (EN) Carol Morello, Pamela Constable e Anthony Faiola, Crimeans vote in referendum on whether to break away from Ukraine, join Russia, in The Washington Post, 17 marzo 2014. URL consultato il 17 marzo 2014.
  60. ^ (EN) Putin Reclaims Crimea for Russia and Bitterly Denounces the West, in The New York Times, 18 marzo 2014. URL consultato il 28 agosto 2014.
  61. ^ (EN) IANS, Ukraine Parliament declares Crimea temporarily occupied territory, su news.biharprabha.com, BiharPrabha News. URL consultato il 15 aprile 2014.
  62. ^ (EN) Putin: Russia to set up military force in Crimea, ITV, 19 agosto 2014. URL consultato il 28 agosto 2014.
  63. ^ (EN) David M. Herszenhorn, Peter Baker e Andrew E. Kramer, Russia Seizes Gas Plant Near Crimea Border, Ukraine Says, NY Times, 15 marzo 2014. URL consultato l'11 gennaio 2015.
  64. ^ (EN) Russia withdrew its troops from Kherson oblast of Ukraine, su capital.ua, Capital. URL consultato l'11 gennaio 2015.
  65. ^ (EN) Speech by Andrei Illarionov at NATO PA Session in Vilnius, in The Lithuania Tribune, 16 giugno 2014. URL consultato l'11 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 20 aprile 2015).
  66. ^ (EN) Putin's former aid: Russia has been preparing for global war since 2003, su en.delfi.lt, Delfi, 26 settembre 2014.
  67. ^ (EN) Oksana Grytsenko, Armed pro-Russian insurgents in Luhansk say they are ready for police raid, in Kyiv Post, 12 aprile 2014. URL consultato l'11 aprile 2015 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2014).
  68. ^ (EN) Peter Leonard, Ukraine to deploy troops to quash pro-Russian insurgency in the east, in Yahoo News Canada, Associated Press, 14 aprile 2014. URL consultato il 26 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 14 aprile 2014).
  69. ^ (EN) Alec Luhn, Three pro-Russia rebel leaders at the centre of suspicions over downed MH17, in The Guardian, 20 luglio 2014.
  70. ^ (EN) Shaun Walker, An audience with Ukraine rebel chief Igor Bezler, the Demon of Donetsk, in The Guardian, 29 luglio 2014.
  71. ^ a b (EN) Pushing locals aside, Russians take top rebel posts in east Ukraine, in Reuters, 27 luglio 2014. URL consultato il 27 luglio 2014 (archiviato dall'url originale il 28 luglio 2014).
  72. ^ (EN) Andrew E. Kramer, Plenty of room at the top of Ukraine's fading rebellion, in New York Times, 20 agosto 2014. URL consultato il 30 novembre 2014.
  73. ^ (EN) Vladimir Socor, Strelkov/Girkin Demoted, Transnistrian Siloviki Strengthened in 'Donetsk People's Republic', su jamestown.org, Jamestown Foundation, 15 agosto 2014.
  74. ^ (RU) Представитель ДНР назвал процент российских добровольцев в местной армии [Il portavoce della RPD ha indicato la percentuale di volontari russi nell'esercito locale], su rumedia.biz. URL consultato il 27 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 25 febbraio 2015).
  75. ^ (UK) Российский Наемник: "Половина Ополченцев - Из России. Мне Помогают Спонсоры. Мы Возьмем Львов", su censor.net.ua, Censor.net, 26 luglio 2014. URL consultato il 26 agosto 2014 (archiviato dall'url originale il 27 luglio 2014).
  76. ^ (EN) Interview: I Was A Separatist Fighter In Ukraine, su rferl.org, Radio Free Europe / Radio Liberty. URL consultato il 29 agosto 2014.
  77. ^ (EN) Sabrina Tavernise, Whisked Away for Tea With a Rebel in Ukraine, in The New York Times, 15 luglio 2014. URL consultato il 29 agosto 2014.
  78. ^ a b (RU) Georgy Yans, "Груз 200" из Донецка, su mk.ru, 9 giugno 2014. URL consultato il 23 luglio 2014.
  79. ^ (EN) Victoria Makarenko, Фермы для "диких гусей", in Novaya Gazetaqq, 11 giugno 2014. URL consultato il 23 luglio 2014.
  80. ^ (EN) Putin Taunts US And Ukraine Leaders Ahead Of D-Day Anniversary Meeting, su businessinsider.com, Business Insider, 4 giugno 2014.
  81. ^ (EN) Vlad Mykhnenko, Causes and Consequences of the War in Eastern Ukraine: An Economic Geography Perspective, in Europe-Asia Studies, vol. 72, n. 3, 2020, DOI:10.1080/09668136.2019.1684447.
  82. ^ (EN) Andreas Umland, The Glazyev Tapes: Getting to the root of the conflict in Ukraine – European Council on Foreign Relations, su ECFR, 1º novembre 2016. URL consultato il 30 aprile 2022.
  83. ^ (DE) Chronik der Ukraine-Analysen (11/02/2015 - 12/02/2015), su Länder-Analysen, Università di Brema. URL consultato il 29 aprile 2022.
  84. ^ (DE) Chronik der Ukraine-Analysen (13/02/2015 - 18/02/2015), su Länder-Analysen, Università di Brema. URL consultato il 29 aprile 2022.
  85. ^ (DE) Chronik der Ukraine-Analysen (19/02/2015 - 28/02/2015), su Länder-Analysen, Università di Brema. URL consultato il 29 aprile 2022.
  86. ^ (EN) Damien Sharkov, Ukraine Reports Russian Military Activity on Crimea Border, in Newsweek, 8 agosto 2016. URL consultato il 10 agosto 2016.
  87. ^ (EN) Russian FSB foils terrorist attacks plotted by Ukrainian intel agents in Crimea, in RT, 10 agosto 2016. URL consultato il 10 agosto 2016.
  88. ^ (RU) Kirill Petrov, СМИ узнали подробности гибели военного на границе России и Украины [I media hanno appreso i dettagli della morte di un soldato al confine tra Russia e Ucraina], su Slon.ru, 10 agosto 2016. URL consultato il 12 agosto 2020.
  89. ^ (EN) One of the Russian soldiers allegedly killed by Ukrainian spies has already been buried in Simferopol, su Meduza.io, 10 agosto 2016. URL consultato il 10 agosto 2016.
  90. ^ (EN) Roland Oliphant, Putin accuses Ukraine of 'terror' over alleged Crimea raid, in The Telegraph, 10 agosto 2016. URL consultato il 10 agosto 2016.
  91. ^ (EN) Competing Narratives of the Crimean "Terrorist Attacks", su medium.com, AtlanticCouncil's Digital Forensic Research Lab., 10 agosto 2016. URL consultato il 10 agosto 2016.
  92. ^ (EN) Ukrainian intelligence says there was an armed skirmish in Crimea between Russian soldiers and Russian federal agents, su Meduza.io, 11 agosto 2016. URL consultato l'11 agosto 2016.
  93. ^ (EN) 'Kiev has turned to terrorism': Putin on foiled sabotage plot in Crimea, in RT, 10 agosto 2016. URL consultato il 10 agosto 2016.
  94. ^ (EN) Comment of President: Russia's accusing Ukraine of terrorism in occupied Crimea is absurd and cynical, su president.gov.ua, Presidential Administration of Ukraine, 10 agosto 2016. URL consultato il 10 agosto 2016.
  95. ^ (EN) Matthias Williams, No evidence so far to corroborate Russia allegations over Crimea: U.S., in Gareth Jones (a cura di), Reuters, 11 agosto 2016. URL consultato l'11 agosto 2016.
  96. ^ (DE) Chronik der Ukraine-Analysen (25 novembre 2018 - 26 novembre 2018), su Länder-Analysen, Università di Brema. URL consultato il 29 aprile 2022.
  97. ^ Il «killer» Putin fa la faccia feroce sull’Ucraina, ma la crisi ai confini dell’Europa è seria, su linkiesta.it.
  98. ^ Le richieste della Russia per risolvere la crisi in Ucraina, in Il Post, 18 dicembre 2021. URL consultato l'11 marzo 2022.
  99. ^ In Ucraina truppe e navi. Nato, ultimatum ai russi e Biden chiama Putin, su ilgiornale.it.
  100. ^ Lo stallo fra Stati Uniti e Russia sull’Ucraina, su ilpost.it.
  101. ^ Ucraina: Cremlino, riconoscere Donbass contro accordi Minsk, su ansa.it.
  102. ^ Ucraina, Biden non crede al ritiro della Russia: “Usa preparati, attacco ancora possibile. Puntiamo a negoziati scritti con Mosca”, su ilfattoquotidiano.it.
  103. ^ Il vice ambasciatore Usa espulso dalla Russia, su ansa.it.
  104. ^ La Russia ha ordinato l’espulsione del vice ambasciatore degli Stati Uniti dal paese, su ilpost.it.
  105. ^ Donbass in fiamme: esplode autobomba, evacuati i civili. "Prendete le armi". File ai confini russi, su ilgiornale.it.
  106. ^ Nel Donbass comincia la fuga di donne e bambini, su huffingtonpost.it.
  107. ^ Ucraina: Mosca, 61.000 profughi Donbass entrati in Russia, su ansa.it.
  108. ^ Nel Donbass evacuazione di massa, Putin: test non sono minaccia, su askanews.it.
  109. ^ Donbass: esplosione a Luhansk, in fiamme il gasdotto Druzhba, su agenzianova.com.
  110. ^ Min.⁣ Esteri⁣ Francia:⁣ "Riunite⁣ tutte⁣ le⁣ condizioni⁣ per⁣ un⁣ attacco", su tg24.sky.it.
  111. ^ Stoltenberg (Nato): "La Russia pianifica attacco completo a Ucraina", su tgcom24.mediaset.it.
  112. ^ Soldati Ucraini entrano in Russia, Kiev smentisce, su notizie.tiscali.it.
  113. ^ Putin riconosce le repubbliche secessioniste del Donbass, gli Stati Uniti e l’Unione Europea annunciano sanzioni, su repubblica.it.
  114. ^ Putin: l’Ucraina potrebbe sviluppare armi nucleari, su adnkronos.com.
  115. ^ Putin: Ucraina creazione di Lenin, non ha una vera sovranità nazionale, su huffingtonpost.it.
  116. ^ Putin ordina alle forze armate di entrare in Ucraina orientale, su ilpost.it.
  117. ^ Putin chiede l’invio di truppe all’Estero, su rainews.it.
  118. ^ Prime sanzioni contro la Russia, su amp24.ilsole24ore.com.
  119. ^ Ucraina-Russia, Usa: Blinken annulla incontro con Lavrov, su adnkronos.com.
  120. ^ NATO: Centinaia di aerei e navi in massima allerta, su formiche.net.
  121. ^ La Russia ha invaso l’Ucraina, in il Post, 24 febbraio 2022. URL consultato il 16 aprile 2022.
  122. ^ (EN) Russia invades Ukraine as Putin declares war to ‘demilitarise’ neighbour, in The Guardian, 24 febbraio 2022. URL consultato il 16 aprile 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENsh2015000606 · GND (DE106969780X · J9U (ENHE987007446619105171 (topic)