Crisi costituzionale russa del 1993

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Crisi costituzionale russa del 1993
parte della Dissoluzione dell'Unione Sovietica
Data21 settembre - 5 ottobre 1993
LuogoRussia
EsitoScioglimento del Soviet Supremo
Schieramenti
Russia Federazione Russa
  • Presidente Russo
  • Ministero dell'Interno
  • Ministero della Difesa
  • Divisione Kantemirovskaja
  • Divisione Taman
  • FAPSI
  • Alpha antiterror group emblem.png Gruppo Alpha
  • Vympel special forces.pngVympel
Russia Soviet Supremo
Russia Congresso dei Deputati del Popolo della Russia
Russia Vice Presidente Russo
Russia URSS Sostenitori del Soviet Supremo e Aleksandr Ruckoj[1]
Comandanti
Il numero preciso delle vittime non è chiaro: varie stime fanno oscillare la conta tra i 200 e gli 800 morti
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La crisi costituzionale del 1993 fu una situazione di stallo politico fra il Presidente russo e il Parlamento russo che si risolse con l'uso della forza militare, causando centinaia di morti. Le relazioni fra il presidente ed il parlamento andarono a deteriorarsi per qualche tempo. La crisi costituzionale raggiunse il punto di svolta il 21 settembre 1993, quando Boris Nikolaevič El'cin decise di sciogliere la legislatura (il Congresso dei Deputati del Popolo ed il suo Soviet Supremo), anche se il presidente non aveva il potere per sciogliere il parlamento secondo la costituzione. El'cin utilizzò i risultati del referendum di aprile 1993 per giustificare le proprie azioni. In risposta, il parlamento dichiarò la decisione presidenziale nulla, mise sotto accusa El'cin e proclamò il vice presidente Aleksandr Ruckoj presidente in carica.

Intensificazione della lotta tra il potere esecutivo e quello legislativo[modifica | modifica wikitesto]

Il programma di riforme economiche di El'cin entrò in vigore il 2 gennaio 1992.[2] In poco tempo prezzi salirono alle stelle, la spesa pubblica fu ridotta e nuove tasse pesanti entrarono in vigore. Una profonda crisi del credito portò alla chiusura di molte industrie e provocò una prolungata depressione. Alcuni politici presero rapidamente le distanze dal programma; con sempre maggiore tensione politica fra El'cin da un lato e l'opposizione alla radicale riforma economica, divenne centrata in due branche del governo.

Real GDP percentuale cambio in Russia[3]
1990 1991 1992 1993 1994
−3.0% −5.0% −14.5% −8.7% −12.7%

Nel corso del 1992, l'opposizione alle riforme politiche di El'cin crebbe più forte e maggiormente intrattabile tra i burocrati preoccupati per le condizioni dell'industria russa e i leader regionali che volevano maggiore indipendenza da Mosca. Il vice presidente russo, Aleksandr Ruckoj, denunciò il programma di El'cin come "genocidio economico".[4] Infatti, durante il primo semestre dell'anni 1992, il reddito medio della popolazione diminui di 2–2.5 volte.[5] I leader delle repubbliche ricche di giacimenti petroliferi, come il Tatarstan e la Baškiria chiesero la piena indipendenza dalla Russia.

Assedio ed assalto[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 settembre 1993, El'cin dichiarò il Soviet Supremo dissolto; questo atto entrò in contraddizione con svariati articoli della Costituzione del 1978 (così modificata 1989–1993) come l'articolo 121[6] che dichiarava:

«I poteri del Presidente della Federazione Russa non possono essere usati per cambiare l'organizzazione nazionale e statale della Federazione Russa, per dissolvere o interferire con le funzioni di tutti gli organi elettivi delpotere statale. In questo caso i suoi poteri cessano immediatamente.»

Conquista della Casa Bianca[modifica | modifica wikitesto]

Fra il 2 e il 4 ottobre la posizione dell'esercito fu un fattore decisivo. I militari equivocarono per molte ore circa il responso da fornire a El'cin. Da questo momento dozzine di persone rimasero uccise e centinaia furono ferite.

Il piano di azione fu proposto dal capitano Gennadij Zacharov. Dieci carri armati dovevano aprire il fuoco sui piani superiori della Casa Bianca, con l'obiettivo di minimizzare le perdite ma creare confusione e panico tra i difensori. Poi le truppe speciali delle unità Vympel e Alpha avrebbero assaltato l'edificio.[7] Secondo Aleksandr Koržakov, la guardia del corpo di El'cin, sparare sui piani superiori fu, inoltre necessario, per spaventare i cecchini.

Facciata incendiata della Casa Bianca dopo l'assalto

All'alba del 4 ottobre l'esercito russo circondò l'edificio del parlamento e poche ore dopo i carri armati dell'esercito iniziarono ad accerchiare la Casa Bianca. Alle ore 8:00 di Mosca, la dichiarazione di El'cin fu annunciata dal suo servizio stampa. El'cin dichiarò:

Coloro che vanno contro la città pacifica e scatenano una sanguinosa strage, sono criminali. Ma questi non sono solamente un crimine di banditi e pogromščiki. Tutto ciò che ha avuto luogo ed è in corso a Mosca è una ribellione armata precedentemente organizzata. È stato organizzato dai revanschisti comunisti, capi fascisti, una parte di ex deputati e dai rappresentanti sovietici.
Sotto la copertura di negoziazioni si sono riunite forze che hanno reclutato truppe di mercenari abituati ad omicidi e violenze. A petty gang di tentativi volti per imporre con la forza la loro volontà sull'intero paese. Queste sono: barre di ferro affilate, armi automatiche e mitragliatrici.
Quelli che ancora sventolano le bandiere rosse, macchiano ancora la Russia con il sangue.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Supportati da Alexander Rutskoy, the Supreme Soviet and the Congress of People's Deputies frequently used those flags. The Russian tricolor itself only remained hoisted at the White House building (see video documentary Archiviato il 23 luglio 2011 in Internet Archive.).
  2. ^ Alexandr Urmanov, The Creeping Counterrevolution in Russia: Local Resistance to Privatization, The Heritage Foundation, 6 febbraio 1992. URL consultato il 4 settembre 2007 (archiviato dall'url originale il 26 settembre 2007).
  3. ^ Динамика и структура ВВП Российской Федерации:причины и масштабы искажений Archiviato l'11 novembre 2012 in Internet Archive. by Marat Nailyevich Usyakov (RU)
  4. ^ Celestine Bohlen, Yeltsin Deputy Calls Reforms 'Economic Genocide, The New York Times, 9 febbraio 1992. URL consultato l'8 dicembre 2011.
  5. ^ (RU) Наталья Михайловна Римашевская, Социальные последствия экономических трансформаций в России (PDF), nº 6, Социологические исследования., 1997, pp. 55–65. URL consultato il 25 settembre 2010.
  6. ^ Il Congresso formalmente sospese tale emendamento dopo aver fallito nel tentativo di mettere El'cin sotto accusa in seguito alla sua dichiarazione di 'Regola Speciale' nel Marzo 1993
  7. ^ Andrew Felkay, Yeltsin's Russia and the West, Greenwood Publishing Group, 2002, p. 79, ISBN 978-0-275-96538-9. URL consultato il July 12, 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENsh95002992