Credito formativo universitario

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Il credito formativo universitario (CFU) è una modalità utilizzata nelle università italiane per misurare il carico di lavoro richiesto allo studente.

Costituirono una semplificazione riguardo il riconoscimento di esami sostenuti in altre università italiane o europee (ad esempio nell'ambito del programma Erasmus) e sono trasferibili attraverso il sistema ECTS (European Credit Transfer System).

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Introdotti con la riforma dell'università del 3 novembre 1999, n. 509,[1] emanato nell'ambito della riforma Bassanini, sostituirono la tradizionale differenza esistente tra "annualità" e "semestralità" degli esami; introducendo contestualmente la possibilità di acquisire crediti mediante attività lavorative o professionali; le modalità di acqusizione sono state poi modificate da alcuni decreti ministeriali emanati il 16 marzo 2007 durante il governo Prodi II. La lagge 30 dicembre 2010, n. 240 - nell'ambito della riforma Gelmini - ha posto poi un tetto massimo alla riconoscibilità di crediti derivanti da esperienze extra accademiche.

Tipologie[modifica | modifica wikitesto]

Credito formativo universitario[modifica | modifica wikitesto]

Ad ogni esame universitario è associato un certo numero di CFU; un singolo CFU è pari a 25 ore di impegno dello studente.[2] Per conseguire la laurea triennale occorrono 180 CFU; per la laurea magistrale 120 (mentre l'anteriormente denominata "laurea specialistica" constava di 300 crediti formativi compresi quelli riconosciuti all'accesso e quelli recuperati relativi a eventuali debiti formativi). I diplomi di laurea magistrale a ciclo unico come ad esempio Medicina e Chirurgia o Giurisprudenza invece ne richiedono rispettivamente 360 e 300.

Delle 25 ore una quota variabile (in relazione alle tabelle di classe dei corsi di laurea e a quanto deliberato dagli organi collegiali competenti per i singoli corsi di studio), ma mai inferiore al 50% (salvo casi particolari rappresentati da attività a elevato contenuto sperimentale o pratico: vedi ad esempio tirocini e laboratori), è riservata allo studio individuale. La restante quota è rappresentata da lezioni frontali, esercitazioni in aula, seminari, cioè quanto materialmente erogato dall'università (alcuni atenei ricomprendono nel monte-crediti anche un tempo, convenzionalmente fissato, dedicato alle prove di valutazione intermedie e/o finali).

I crediti formativi possono essere acquisiti non solo sostenendo gli esami, ma anche con esperienze professionali e/o lavorativo; ogni dipartimento universitario può determinare il riconoscimento dei crediti ottenuti tramite attività lavorativa, stage o altro. In ogni caso non possono essere conseguiti più di 12 crediti derivanti da tali attività.[3]

Credito formativo accademico[modifica | modifica wikitesto]

Le istituzioni AFAM possiedono dei crediti formativi assimilabili ai CFU denominati CFA (crediti formativi accademici), regolamentati dal DPR 8 luglio 2005, n.212[4].

«1. Al credito formativo accademico, di seguito denominato credito, corrispondono 25 ore di impegno per studente; con decreto ministeriale possono essere determinate variazioni in aumento o in diminuzione delle predette ore per singole scuole, entro il limite del 20 per cento.

2. La quantità media di impegno di apprendimento, svolto in un anno da uno studente a tempo pieno, è convenzionalmente fissata in 60 crediti.

3. I decreti ministeriali determinano, altresì, per ciascuna scuola, la frazione dell'impegno orario complessivo che deve essere riservata allo studio personale, alle attività di laboratorio o ad altre attività formative di tipo individuale. Gli stessi decreti assegnano, di norma, rispetto all'impegno complessivo di ciascun credito, alle lezioni teoriche il 30 per cento, alle attività teorico-pratiche il 50 per cento ed alle attività di laboratorio il 100 per cento.

4. I crediti corrispondenti a ciascuna attività formativa sono acquisiti dallo studente con il superamento dell'esame o di altra forma di verifica del profitto prevista dal regolamento didattico, fermo restando che la valutazione del profitto è effettuata con le modalità di cui all'articolo 10, comma 4, lettera d).

5. Il riconoscimento totale o parziale dei crediti acquisiti da uno studente, ai fini della prosecuzione degli studi in altro corso della stessa istituzione o in altre istituzioni dell'alta formazione artistica e musicale o università o della formazione tecnica superiore di cui all'articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, compete alla istituzione che accoglie lo studente, con procedure e criteri predeterminati stabiliti nel rispettivo regolamento didattico.

6. Nei regolamenti didattici possono essere previste forme di verifica periodica dei crediti acquisiti, al fine di valutare l'attualità dei correlati contenuti conoscitivi e il numero minimo di crediti da acquisire da parte dello studente in tempi determinati, diversificati per studenti impegnati a tempo pieno negli studi o contestualmente impegnati in attività lavorative.

7. Le istituzioni possono riconoscere come crediti, secondo criteri predeterminati nel regolamento didattico, le conoscenze e abilità professionali maturate nella specifica disciplina.

8. In prima applicazione del presente regolamento, con decreto del Ministro, sentito il CNAM, sono individuate le corrispondenze tra i crediti acquisiti nel previgente ordinamento e i crediti previsti nei nuovi corsi.»

(D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D.M. 509/99
  2. ^ Art. 5 D.M 22 ottobre 2004, n. 270; Art. 6 D.M. 19 febbraio 2009 per le professioni sanitarie in Italia.
  3. ^ Art. 14 legge 30 dicembre 2010, n. 240.
  4. ^ Decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212 URL consultato il 28/11/2010

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN152674255 · LCCN (ENn2008084584 · GND (DE4998062-2