Credit Suisse

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Credit Suisse
Logo
StatoSvizzera Svizzera
Forma societariaSocietà per azioni
Borse valori
ISINCH0012138530
Fondazione1856
Fondata da
Sede principaleZurigo
Persone chiaveUrs Rohner, presidente
Thomas Gottstein, AD
SettoreBancario, Finanziario
Prodottiprivate banking
investment banking
finanza e assicurazione
consulenza finanziaria
finanza aziendale
carte di credito
Fatturato21.79 miliardi di CHF[1] (2018)
Utile netto2,06 miliardi di CHF[1] (2018)
Dipendenti45.680 (2018)
Slogan«It's time for an expert»
Sito webwww.credit-suisse.com/

Il Credit Suisse Group, fondato nel 1856 da Alfred Escher e con sede a Zurigo (Svizzera), è una società di servizi finanziari operante a livello mondiale.

Credit Suisse Group occupa 46,840 collaboratori in più di 50 nazioni, opera mediante tre divisioni (Private Banking, Investment Banking, Asset Management) e amministra patrimoni per 1'282 miliardi di CHF.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Credit Suisse fu fondata il 5 giugno 1856[3] da Alfred Escher, un politico e uomo d'affari svizzero, con il nome Schweizerische Kreditanstalt, "Istituto di Credito Svizzero". La società, incorporata nel cantone di Zurigo, utilizzava la sigla SKA, e aprì al pubblico il 16 giugno dello stesso anno[4]. Con la creazione di questa banca, Escher sperava di poter finanziare gli sviluppi della neonata industria ferroviaria svizzera, seguendo l'esempio di una grande banca francese di recente costituzione, Crédit mobilier, che si era specializzata nello stesso settore; inoltre, era intenzionato a sottrarre il controllo dei finanziamenti ferroviari alle banche straniere, creando una linea di credito esclusivamente svizzera[5][6]. Per raggiungere questo obbiettivo, la fondazione della banca fu coadiuvata da una banca tedesca di Lipsia, Allgemeine Deutsche Credit-Anstalt[6]. Escher rimase presidente del consiglio di amministrazione della banca fino alla sua morte, nel 1882[4]; in questi anni, dopo aver abbandonato il piano di dar vita a un collegamento ferroviario attraverso il Passo dello Spluga, Escher decise di partecipare, con la sua controllata Schweizerische Nordostbahn e la stessa Credit Suisse, alla costruzione della ferrovia del Gottardo[7]. In questo periodo la banca conobbe una prima fase di espansione, con l'apertura del primo ufficio di rappresentanza a New York e soprattutto con lo spostamento della sede principale di Zurigo nel nuovo edificio, appositamente costruito, di Paradeplatz[4], dove la banca mantiene tutt'oggi la propria sede principale.

Prima metà del Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Sul finire del 1800, la banca conobbe un rapido sviluppo, passando attraverso alcune riorganizzazioni, e nel 1905 venne aperta la prima filiale della banca fuori Zurigo, a Berna[8]; più tardi, nel 1910, fu aperto un altro ufficio di rappresentanza a Parigi[4]. La SKA si trasformò, in questo periodo, in una delle banche universali più di successo della Svizzera[9], aprendo una filiale vera e propria a New York nel 1910; inoltre, iniziò una collaborazione più stretta con la banca Schweizerische Bodenkreditanstalt (SBKA), "Istituto di Credito Fondiario Svizzero", acquisendo il 28% del suo capitale[10]. La banca riuscì ad attraversare il periodo della Prima Guerra Mondiale e quello della Grande Depressione[8], nonostante la forte esposizione bancaria verso la Germania: quando la crisi bancaria tedesca del 1931[11] colpì l'Europa, il 23% del bilancio del Credito Svizzero era composto da crediti verso la Germania[12]. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la banca si trovò implicata in molte controversie finanziarie relative alla compravendita di oro con la Germania Nazista, alle relazioni commerciali con il Reich, ai trasferimenti forzosi dei beni dei suoi clienti da parte di sequestratori nazisti e al congelamento dei beni stranieri detenuti nelle proprie filiali americane. La maggioranza di queste pratiche furono poi risolte dopo la guerra[13].

Lo scandalo di Chiasso[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo dopoguerra, la banca continuò la propria espansione interna e all'estero; nel 1962, cominciò una partnership con la banca White Weld & Co. di Boston[14], e nel 1976 fu completata l'acquisizione di SBKA[4]. Nel 1977, la banca fu travolta dallo scandalo di Chiasso. La filiale locale del Credito Svizzero aveva attirato ingenti capitali italiani in fuga, sfruttando la propria posizione di confine e promettendo ampi ritorni agli investitori. Questo denaro era stato poi dato in gestione, all'insaputa della sede centrale e con l'aiuto di alcuni avvocati, alla società finanziaria Texon, situata in Liechtenstein. La Texon li aveva a sua volta reinvestiti in speculazioni su aziende italiane, che avevano iniziato a perdere denaro all'indomani del crack petrolifero[15]. Lo schema cominciò a crollare quando i capitali investiti non furono più sufficienti a coprire le perdite, e nel 1977 fu reso noto che la filiale chiassese aveva un buco di bilancio di circa 1,4 miliardi di CHF. A seguito dello scandalo, il direttore generale della banca, Heinz Wuffli, si assunse la piena responsabilità per l'accaduto e fu costretto alle dimissioni, mentre la banca fu travolta dalle conseguenze finanziarie e di immagine, che portarono a una riorganizzazione della sua struttura e degli obbiettivi[8][16]. Inoltre, in risposta agli eventi, fu siglata la Convenzione relativa all'obbligo di diligenza delle banche[17].

Collaborazione con First Boston; sviluppo negli anni Novanta[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1962 e il 1978, il gruppo CS aveva rafforzato la sua posizione sui mercati internazionali grazie alla partnership con White Weld & Co., creando una joint venture che prese il nome di Societé Anonyme Financier de Credit Suisse et White Weld (CSWW)[14]. Tramite CSWW, la banca aveva in particolare migliorato la posizione sui mercati obbligazionari e azionistici europei[18]. Tuttavia, nel 1978, la banca d'affari statunitense Merril Lynch acquisì White Weld, e assorbì di conseguenza la sua quota di CSWW; la posizione di Credit Suisse nell'accordo non fu presa in considerazione, portando a frizioni fra le due banche[19]. In seguito a questa acquisizione, il gruppo decise di trovarsi un diverso partner internazionale; fu scelta dunque la banca First Boston Corporation, con cui fu costituita la Financiére Crédit Suisse-First Boston, un'altra joint venture sullo stesso modello di quella precedente[14]. Nel 1988, a seguito del lunedì nero, CS comprò una quota del 44% in First Boston; nel 1989, con un riassetto societario, CS Holding, creata nel 1982, assorbì sia il Kreditanstalt sia la quota in First Boston, diventando la capogruppo. L'anno successivo, a seguito della crisi dei junk bond, CS Holding prese il controllo completo di First Boston, riunendo dunque tutte le attività dei due gruppi sotto il proprio ombrello.

Negli anni '90, il gruppo cominciò a espandersi verso i mercati emergenti, a cominciare dalla Russia. CS fu tra le prime banche occidentali ad aprire al pubblico nel paese, e fu anche fra le più colpite durante la Crisi finanziaria russa del 1998[14]. Nel 1998, CS Holdings acquisì il brasiliano Banco Garantia[20], cominciando un'espansione nel paese che sarebbe proseguita nel 2006, con l'acquisizione della banca privata Hedging-Griffo[21].

Nello stesso periodo, la banca stava anche espandendo le proprie attività in Svizzera. Nel 1990, venne acquisita Banca Leu[22], mentre nel 1993 fu assorbita la quarta banca più grande del paese, la Banca Popolare Svizzera, che si era trovata in difficoltà in seguito ad ampie perdite nella compravendita dell'argento[12]; poi, nel 1994, il gruppo comprò la maggiore banca regionale della svizzera, Neue Aargauer Bank[12]. Nel 1996, iniziò anche una collaborazione con il gruppo Winterthur.

Nel 1997, CS Holding riorganizzò le proprie operazioni, trasformandosi nel Credit Suisse Group[8]; nello stesso anno, Winterthur fu assorbita completamente[23]. Nel 2002, a seguito della bolla delle dot-com, il gruppo fu diviso in due blocchi, Credit Suisse Financial Services e Credit Suisse First Boston; queste due stesse unità furono poi riunite sotto un solo nome, Credit Suisse, nel 2005-2006, dismettendo definitivamente il nome First Boston[4]. Sempre nel 2006, molte altre proprietà di Credit Suisse Group, inclusa Banca Leu, sono state fuse in un'unica entità che ha preso il nome Clariden Leu[24]; inoltre, Winterthur è stata venduta al gruppo AXA, per circa 8 miliardi di euro[25].

Crisi finanziaria del 2008 e sviluppi successivi[modifica | modifica wikitesto]

La crisi finanziaria mondiale ha colpito duramente tutte le grandi istituzioni bancarie, compresa Credit Suisse, che ha riportato una perdita di 8 miliardi di euro nel 2008[26]. Tuttavia, la reazione della banca alla crisi è stata giudicata positivamente da molti osservatori[27]: la banca non ha avuto bisogno di ricevere direttamente prestiti dallo stato, al contrario della concorrente UBS, che si è trovata costretta a richiedere alla Svizzera 6 miliardi di franchi[28]. Nonostante la situazione non fosse drammatica, CS si è trovata a dover modificare sostanzialmente sia il proprio assetto sui mercati, effettuando importanti cambiamenti sulle proprie posizioni obbligazionarie[29] e riducendo considerevolmente le proprie attività di investment banking[30], sia la propria preparazione in caso di future crisi finanziarie. In particolare, la banca centrale svizzera ha introdotto una serie di ulteriori regolamentazioni sulle banche del paese, imponendo maggiori requisiti patrimoniali, requisiti di liquidità e di diversificazione del rischio, all'interno di un programma indirizzato specialmente a quelle banche particolarmente importanti per l'economia del paese (too big to fail)[31]. In questo ambito, CS ha intrapreso una serie di modifiche alla propria struttura societaria: nel 2012, Clariden Leu è stata disciolta e completamente assorbita all'interno della banca principale[4]; nel 2016, la sezione di Credit Suisse dedicata esclusivamente alla clientela svizzera è stata distaccata, creando una nuova controllata del Credit Suisse Group denominata Credit Suisse (Svizzera) SA[31].

Credit Suisse è stata aspramente criticata dal pubblico per il suo ruolo nello scoppio della crisi; nel 2016, la banca ha acconsentito a pagare una multa di 5.3 miliardi di dollari al governo degli Stati Uniti, per aver ingannato gli investitori riguardo al rischio relativo ai mutui sub-prime[32]. Nel 2014, un investitore finanziario di alto livello all'interno di CS, Kareem Serageldin, è stato condannato a 30 mesi di prigione per il suo ruolo nell'occultamento delle perdite del portafoglio titoli della banca[33].

Oggi, il gruppo suddivide le proprie attività in cinque settori, tre relativi alla gestione patrimoniale (Banca Universale Svizzera, Gestione Patrimoniale Internazionale e Area Asia-Pacifico) e due relativi alle attività di investimento (Mercati Globali e Mercati Capitali)[4].

Nel febbraio 2020, l'amministratore delegato Tidjane Thiam si è dimesso dalla sua carica, a seguito dello scandalo, scoppiato nel settembre 2019, relativo allo spionaggio da parte di investigatori privati incaricati dalla banca ai danni dell'ex capo della sezione Gestione Patrimoniale di Credit Suisse, Iqbal Khan, e dell'ex capo delle risorse umane Peter Goerke.[34] Al suo posto è stato nominato il numero uno degli affari elvetici della banca, Thomas Gottstein.[34]

[modifica | modifica wikitesto]

Il logo di Credit Suisse è composto da alcune vele spiegate che simboleggiano l'orientamento della banca verso il mercato internazionale e la trasformazione della stessa in una banca globale avvenuta nel 2006, quando le aree di private banking, wealth management e investment banking sono state integrate. Il logo allude anche agli obiettivi della banca, alla sua costante crescita, alla fondazione di nuove divisioni e alle fusioni o acquisizioni di altre banche avvenute durante i 162 anni di attività del colosso elvetico.[35]

Dati economici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2017 i ricavi sono stati pari a 21.786 miliardi di CHF.[36] Nel 2018 il fatturato ha toccato i 21,79 miliardi con un utile netto di 2,06 miliardi.[1]

Governo d'impresa[modifica | modifica wikitesto]

Direzione del Gruppo[modifica | modifica wikitesto]

La Direzione (Group Executive Board) del gruppo è l'organo esecutivo di Credit Suisse. Thomas Gottstein è il suo amministratore delegato.[37]

La Direzione di Credit Suisse è composta da:[37]
  • Thomas Gottstein (Amministratore delegato, CEO)
  • James L. Amine (CEO Investment Banking & Capital Markets)
  • Brian Chin (CEO Global Markets)
  • André Helfenstein (CEO Swiss Universal Bank & Credit Suisse Svizzera)
  • Philipp Wehle (CEO International Wealth Management)
  • Helman Sitohang (CEO Asia Pacifi)

Consiglio di amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il Consiglio di amministrazione (Board of Directors) è il più alto corpo aziendale ed è responsabile delle direttive strategiche e di management del gruppo, della nomina e della supervisione della direzione esecutiva. Urs Rohner ne è il presidente.[38]

Il Consiglio di amministrazione è composto dai seguenti membri:[38]
  • Urs Rohner (Presidente)
  • Iris Bohnet
  • Andreas Gottschling (Responsabile della Gestione dei Rischi, CRO)
  • Alexander Gut
  • Michael Klein
  • Andreas N. Koopmann
  • Seraina Macia
  • Kai S. Nargolwala (Responsabile del Comitato per la Remunerazione)
  • Ana Paula Pessoa
  • Joaquin J. Ribeiro
  • Severin Schwan (Vice-Presidente e Direttore Indipendente)
  • John Tiner (Responsabile del Comitato di Controllo)
  • Alexandre Zeller

Sponsorizzazioni in Italia[modifica | modifica wikitesto]

La Credit Suisse fu uno degli sponsor della Reggina Calcio nella stagione di Serie A 2003-2004.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Annual Earnings 2018 (PDF), in Credit Suisse. URL consultato il 14 febbraio 2019.
  2. ^ Tutto sul Credit Suisse, credit-suisse.com. URL consultato il 12 luglio 2018.
  3. ^ (EN) Registration Document of Credit Suisse AG (PDF), su gruppomps.it.
  4. ^ a b c d e f g h (EN) Who we are, su Credit Suisse. URL consultato il 4 gennaio 2021.
  5. ^ (EN) Pohl, Manfred, 1944-, Freitag, Sabine. e European Association for Banking History., Handbook on the history of European banks, E. Elgar, 1994, ISBN 978-1-78195-421-8, OCLC 810082812. URL consultato il 4 gennaio 2021.
  6. ^ a b (EN) Goran Ohlin e Rondo E. Cameron, France and the Economic Development of Europe, 1800-1914., in Political Science Quarterly, vol. 76, n. 4, 1961-12, pp. 622, DOI:10.2307/2146558. URL consultato il 4 gennaio 2021.
  7. ^ (DE) 1. Alpenbahnidee, su www.gotthardbahn.ch. URL consultato il 4 gennaio 2021.
  8. ^ a b c d Credito svizzero (CS), su hls-dhs-dss.ch. URL consultato il 4 gennaio 2021.
  9. ^ (EN) Richard Tilly, Universal Banking in Historical Perspective, in Journal of Institutional and Theoretical Economics (JITE) / Zeitschrift für die gesamte Staatswissenschaft, vol. 154, n. 1, 1998, pp. 7–32. URL consultato il 4 gennaio 2021.
  10. ^ Bonhage, Barbara., Schweizerische Bodenkreditanstalt : "aussergewöhnliche Zeiten bringen aussergewöhnliche Geschäfte" ; Beitrag zur Forschung, Chronos, 2001, ISBN 3-0340-0621-7, OCLC 49635362. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  11. ^ (EN) Harold James, The Causes of the German Banking Crisis of 1931, in The Economic History Review, vol. 37, n. 1, 1984, pp. 68–87, DOI:10.2307/2596832. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  12. ^ a b c (EN) Abegg, Werner, 1954-, Baltensperger, Ernst. e Schweizerische Nationalbank., The Swiss National Bank, 1907-2007, Swiss National Bank, 2007, ISBN 978-3-03823-282-7, OCLC 163094808. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  13. ^ (EN) Jung, Joseph, 1955-, Credit Suisse Group banks in the Second World War : a critical review, 2nd ed, Neue Zürcher Zeitung, 2002, ISBN 3-85823-985-2, OCLC 51540605. URL consultato il 4 gennaio 2021.
  14. ^ a b c d (EN) Old Money: Swiss banking to rescue for 'accident prone' CS, su www.globalcapital.com. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  15. ^ La tentazione degli affari illeciti. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  16. ^ Morto ex direttore Credito Svizzero Heinz Wuffli, su SWI swissinfo.ch. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  17. ^ Dai crac bancari alle grandi truffe. Dal riciclaggio di denaro ad opera della mafia alle nuove minacce legate alle criptovalute: ecco "Il Ticino dei colletti sporchi", su Libera TV, 1º giugno 2018. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  18. ^ (EN) Jack Egan, Merrill Lynch Buys White Weld, in Washington Post, 15 aprile 1978. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  19. ^ (EN) Michael C. Jensen, Merrill Lynch Merger With White Weld Causes Talk, Often Critical (Published 1978), in The New York Times, 1º maggio 1978. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  20. ^ (EN) Emerging Markets, su Credit Suisse. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  21. ^ (EN) Credit Suisse buys Brazilian hedging-Griffo, su MarketWatch. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  22. ^ Banca Leu, su hls-dhs-dss.ch. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  23. ^ (EN) Publications Office of the European Union, CELEX1, Prior notification of a concentration (Case No IV/M.985 - Crédit Suisse/Winterthur), su op.europa.eu, 20 settembre 1997. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  24. ^ Credit Suisse: fusione fra banche private, nasce la Clariden Leu, su Ticinonline, 27 aprile 2006. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  25. ^ (EN) Meagan Rees, Credit Suisse sells Winterthur to AXA for €7.9bn, su IPE. URL consultato il 5 gennaio 2021.
  26. ^ Credit Suisse, Annual Report 2008 (PDF). URL consultato il 7 dicembre 2021.
  27. ^ (EN) Credit Suisse escapes market crisis to report record earnings, su the Guardian, 13 febbraio 2008. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  28. ^ (EN) Sam Cage, Sven Egenter, Swiss banks raise emergency funds to fight crisis, in Reuters, 16 ottobre 2008. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  29. ^ (EN) David Henry, Katharina Bart, Insight: How Credit Suisse underwent painful bond surgery -and survived, in Reuters, 14 ottobre 2013. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  30. ^ (EN) Jason Karaian, Mark DeCambre, UBS is beating Credit Suisse in the race to see who can shrink the fastest, su Quartz. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  31. ^ a b (EN) Clare Dickinson, Swiss central bank wants more crisis planning at Credit Suisse and UBS, su www.fnlondon.com. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  32. ^ (EN) The bank that could destroy the world economy just agreed to pay a $7.2bn fine, su The Independent, 23 dicembre 2016. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  33. ^ (EN) Jesse Eisinger, Why Only One Top Banker Went to Jail for the Financial Crisis (Published 2014), in The New York Times, 30 aprile 2014. URL consultato il 7 gennaio 2021.
  34. ^ a b Credit Suisse, addio Thiam, Gottstein nuovo AD, su ansa.it, 7 febbraio 2020. URL consultato l'8 febbraio 2020.
  35. ^ Our Company - Brand, credit-suisse.com. URL consultato il 12 luglio 2018.
  36. ^ (EN) Credit Suisse Annual Report 2017 (PDF), credit-suisse.com. URL consultato il 12 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2018).
  37. ^ a b Executive Board, credit-suisse.com. URL consultato il 12 luglio 2018.
  38. ^ a b Board of Directors, credit-suisse.com. URL consultato il 12 luglio 2018.

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