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Costituzione francese del 1793

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Costituzione francese del 1793
(francese)
«Quand le gouvernement viole les droits du peuple,
l'insurrection est, pour le peuple et pour chaque portion du peuple,
le plus sacré des droits et le plus indispensable des devoirs.»
(italiano)
«Quando il Governo viola i diritti del popolo,
l'insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo
il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri.»

La Costituzione francese del 1793, anche detta Costituzione montagnarda, Costituzione giacobina, Costituzione del 24 giugno 1793, Costituzione dell'anno I, o del 6 messidoro secondo il calendario repubblicano, ufficialmente Atto costituzionale del popolo francese, è la carta costituzionale redatta dalla Convenzione nazionale, assemblea parlamentare eletta a suffragio universale maschile che, il 20 settembre 1792, proclamò la Repubblica durante la rivoluzione francese.

Caratteristiche

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Ordinamento politico dello Stato nel dettaglio secondo la Costituzione dell'anno I

La carta è introdotta dai decreti di abolizione della monarchia, già emanati. La Costituzione giacobina si presentò diversamente rispetto al 1789 e alla Costituzione francese del 1791, con delle idee ispirate a Rousseau e al suo contrattualismo, che la stravolsero completamente:

Schema riassuntivo dell'ordinamento politico
«La sovranità risiede nel popolo; è una e indivisibile, imprescrittibile e inalienabile.»
«Nessuna parte del popolo può esercitare il potere dell'intero popolo; ma ogni sezione dell'assemblea sovrana deve godere del diritto di esprimere la propria volontà in piena libertà.»

La legge è nuovamente dichiarata espressione della volontà generale. Secondo l'articolo 1:

«La fine della società è la felicità comune. Il governo è istituito per garantire all'uomo il godimento dei suoi diritti naturali e imprescrittibili.»

La Costituzione riprende anche il diritto di resistenza già sancito nella prima dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino ("questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione"), in maniera più netta ed estesa, negli articoli 33, 34 e 35, definendolo "il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri", ma affidandolo al popolo e vietandolo al singolo individuo (articolo 10). La seconda dichiarazione integra e corregge la prima.

«La resistenza all'oppressione è la conseguenza degli altri Diritti dell'uomo.»
«C'è oppressione contro il corpo sociale quando uno solo dei suoi membri è oppresso. C'è oppressione contro ciascun membro quando il corpo sociale è oppresso.»

Questi articoli stabiliscono una giustificazione retroattiva sia alla presa della Bastiglia che alla giornata del 10 agosto 1792, mentre l'articolo 27 della dichiarazione fornisce la legittimazione al tirannicidio, da parte della Repubblica, di chi aspiri a essere sovrano e all'esecuzione del re, in quanto afferma che chiunque "usurpi la sovranità [al popolo] sarà immediatamente messo a morte da uomini liberi", un'accusa che sarà rivolta allo stesso Robespierre, uno dei capi dei costituenti.

Al contempo si conferma il divieto di retroattività della legge, si stabiliscono nuovamente l'habeas corpus, l'indivisibilità della nazione, l'istruzione pubblica, il diritto d'asilo, vietanso le pene non necessarie e sproporzionate e permettendo la possibilità futura di una completa revisione costituzionale. La Costituzione stabilisce un vincolo di mandato in forma attenuata, poiché non vieta il mandato imperativo ma afferma che il deputato rappresenta l'intera nazione, non solo i propri elettori.

«Ogni deputato appartiene a tutta la nazione.»

La carta costituzionale francese del 1793 è una delle prime "costituzioni democratiche" della storia, sia in senso liberaldemocratico che socialdemocratico, benché nei fatti non applicata a causa del governo emergenziale della rivoluzione (dove vigeva una sorta di democrazia illiberale-totalitaria durante il Terrore).

Si stabilisce inoltre la libertà di culto e la libertà di parola, e la totale eguaglianza sociale e davanti alla legge. Essa non vietava apertamente il suffragio femminile (parlando al contempo di "uomini votanti" e di assoluta uguaglianza dei cittadini senza differenza di sesso) conteneva elementi di Stato sociale accanto alla tutela della proprietà privata, con la funzione sociale e la Repubblica che si impegnava a fornire lavoro o assistenza ad anziani, poveri e disabili.

«L'assistenza pubblica è un debito sacro. La società deve la sussistenza ai cittadini infelici, sia fornendo loro lavoro, sia assicurando i mezzi di sussistenza a coloro che non sono in grado di lavorare.»

La Costituzione dell'anno I ribadisce il divieto di servitù e proibisce la schiavitù (abolita l'anno seguente), anche fosse "volontaria".

Antefatti e sua applicazione

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I lavori della Convenzione per la redazione del testo proseguirono un po' lenti a causa della guerra dichiarata dalla Francia agli Asburgo, colpevoli di offrire riparo ai refugiès della nobiltà e del clero. Saint-Just si occupò della redazione della bozza assieme a Georges Couthon. Essa venne presentata nel 1793, votata alla Convenzione il 10 giugno e sottoposta a referendum il 24, ma fu poi accantonata e non entrò mai in vigore a partire dal noto decreto del 10 ottobre 1793, che stabilì che il governo sarebbe stato "rivoluzionario fino alla pace".

Incominciò così il periodo del regime del terrore nel quale si contravvenne sistematicamente alla tutela e al rispetto di quei diritti e quelle libertà sanciti in questa Costituzione e nella celebre Dichiarazione del 1789. Fu firmata nel 1793 da Robespierre, che in quel periodo ricopriva la carica di Presidente della Convenzione nazionale, il massimo organo governativo della Repubblica.

Dopo la caduta di Robespierre vi furono proteste e due insurrezioni dei sanculotti contro la Convenzione termidoriana perché venisse applicata la costituzione, tuttavia ciò non avvenne e fu sostituita poi dalla Costituzione francese del 1795, che istituiva il Direttorio.

Nel XIX secolo, secondo la giurisprudenza francese consolidata da decisioni concordanti delle corti d'appello, fu decretato che la Costituzione dell'anno I fosse entrata in vigore in seguito alla proclamazione della sua accettazione, 10 agosto 1793. Il decreto del 19 vendemmiaio anno II (10 ottobre 1793), adottato sulla base del rapporto di Louis Antoine de Saint-Just sul governo provvisorio rivoluzionario ebbe solo il risultato di ritardare l'entrata in vigore della Costituzione dell'anno I: ne sospese l'effetto immediato de facto, dimostrando che era comunque entrata in vigore de jure in precedenza l'effetto sospensivo del decreto dell'anno II fu limitato alle disposizioni della Costituzione dell'anno I relative al governo.[2] Le altre disposizioni della Costituzione rimasero in vigore. Tra queste disposizioni figura l'articolo 4 , paragrafo 2 , della Legge costituzionale, secondo il quale:

«Ogni straniero di età pari o superiore a ventun anni che, domiciliato in Francia da un anno, vi risiede per lavoro, o acquista beni, o sposa una donna francese, o adotta un bambino, o provvede al sostentamento di una persona anziana (...), è ammesso all'esercizio dei diritti di cittadino francese.»

Questo articolo è stato in seguito la base della concessione della cittadinanza francese.[2] La dichiarazione del 1789 è tuttora parte delle leggi di rango costituzionale della Repubblica Francese, mentre numerosi principi della dichiarazione del 1793 furono recepiti dalle seguenti costituzioni. Le costituzioni delle repubbliche sorelle della Francia rivoluzionaria furono basate come ordinamento politico sulla Costituzione del 1795; tuttavia alcune esperienze più radicali come la costituzione della Repubblica Napoletana del 1799 recepirono nella parte sociale gli elementi più "giacobini" tratte dalla Costituzione dell'anno I. Essa fornì in parte da esempio, oltre che per le future costituzioni francesi a partire dal 1848, per tutte le costituzioni democratiche (non ottriate dal sovrano) europee e mondiali.

Cronologia delle costituzioni francesi

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  1. Testo completo della costituzione in italiano e in lingua originale.
  2. 1 2 Patrick Weil, Qu'est-ce qu'un Français ?: Histoire de la nationalité française depuis la Révolution , Parigi, Grasset, 2002( ristampato nel 2005), 1 vol

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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