Costantino Cedini

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Costantino Cedini (Padova, 1741Venezia, 5 aprile 1811) è stato un pittore italiano.

Cedini, affresco di Venere e Marte in palazzo Emo Capodilista, Padova

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di lui non si sa molto. Dal 1768 al 1771 risulta iscritto alla fraglia dei pittori di Venezia. Come riporta Pietro Gradenigo, la sua prima opera fu una delle quattro tele riguardanti la Storia di Alessandro e Dario, sposta fuori delle Procuratie Nuove (le altre tre erano di Vincenzo Scozia, Giuseppe Gobbis, Giovan Battista Canal). I dipinti furono commissionati da Ferrigo Venier per il suo palazzo di Sant'Agnese, ma vennero disperse quando l'edificio fu demolito.

Si ritiene che il Cedini si fosse formato all'Accademia, avendo come maestri gli allievi del Piazzetta e del Tiepolo, in particolare Jacopo Guarana. Nel 1775 partecipò a una rivolta organizzata da Giambattista Mengardi contro lo stesso Guarana, neopresidente dell'istituto, e fu espulso. L'anno seguente veniva tuttavia riammesso, divenendo professore.

Ricoprì la carica annuale di maestro per sei anni, discontinui, dal 1784 al 1797, occupandosi in particolare di nudo. Si sa inoltre che, nel 1798, mantenne il posto all'Accademia nonostante le epurazioni degli Austriaci. Nel 1807, sotto il Regno Italico fu riconfermato professore accademico, ma non ebbe più alcuna funzione.

Molti degli allievi del Cedini furono poi pittori di spicco: Giovanni Carlo Bevilacqua, Giuseppe Bernardino Bison, Giovanni De Min, Lattanzio Querena e altri ancora.

Fu sicuramente molto attivo come figurista, ma si riescono ad attribuirgli solo poche opere. Di lui sono sicuramente gli affreschi della parrocchiale di Torre di Mosto, e delle chiese veneziane di San Barnaba e San Cassiano, a cui si aggiungono vari lavori per committenti privati (sempre a Venezia palazzo Dolfin Manin, palazzo Moro Lin, palazzo Giustinian, palazzo Contarini delle Figure, palazzo Balbi Valier); dipinse inoltre il sipario del teatro La Fenice (1792). Gli sono attribuite altre opere distribuite in chiese e ville della terraferma: villa Cappello di Noventa Padovana, le parrocchiali di Dolo e Camponogara, palazzo Maldura di Padova, villa Da Zara-Biasioli di Casalserugo, palazzo Fulcis di Belluno, oltre che palazzo Diedo, ancora a Venezia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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