Corpo di spedizione italiano in Cina

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Corpo di spedizione italiano in Cina
Italian mounted infantry in China 1900 HD-SN-99-01989.jpg
Fanteria montata italiana in Cina durante la rivolta dei Boxer
Descrizione generale
NazioneItalia Italia
ServizioForze armate del Regno d'Italia
TipoCorpo di spedizione
DimensioneReggimento
Battaglie/guerreRivolta dei Boxer
Parte di
Comandanti
Degni di notaCol. Vincenzo Garioni
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A seguito della rivolta dei Boxer, nella primavera del 1900 l'Italia decise di inviare in Cina un contingente militare al seguito delle grandi potenze.

Premesse[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le prime violenze a Pechino contro gli occidentali, il 1º giugno 1900 sbarcò da navi europee un contingente di 436 marinai (75 russi, 75 inglesi, 75 francesi, 60 statunitensi, 50 tedeschi, 41 italiani, 30 giapponesi e 30 austriaci) per proteggere le rispettive delegazioni a Pechino.

Un reparto di marò italiani marcia a Tientsin

Seguì il 10 giugno un secondo contingente occidentale, comprendente fanti di marina della Divisione Navale italiana sbarcato dalla Regia Nave Calabria, divisi in due gruppi: uno, al comando del tenente di vascello Sirianni, proseguì con la colonna Seymour, mentre un altro, più piccolo, di 20 marinai e comandato dal sottotenente di vascello Ermanno Carlotto – medaglia d'oro alla memoria –, prese parte alla difesa di Tientsin. Infine un plotone da sbarco, al comando del tenente di vascello Giambattista Tanca, fu all'attacco e presa dei forti di Ta Ku sulla costa. Al largo restava la Forza Navale Oceanica italiana, affidata al contrammiraglio Camillo Candiani, da cui si attinsero uomini per costituire un battaglione di fanteria di marina. Negli scontri con gli insorti caddero 10 marinai italiani, tra cui lo stesso Carlotto; dopo tali avvenimenti il Parlamento italiano, il successivo 5 luglio, decise un intervento militare con l'invio di un corpo di spedizione di 2.000 uomini.

Composizione del Corpo di Spedizione[modifica | modifica wikitesto]

Il Corpo di Spedizione, comandato dal colonnello dei bersaglieri Vincenzo Garioni, era così composto:

Il colonnello Luigi Agliardi nel 1911

Alcuni di questi Carabinieri, assieme a degli specialisti, rimasero successivamente a presidio della concessione italiana di Tientsin anche dopo il rientro in Italia del contingente. Il Corpo di Spedizione italiano contava dunque, in tutto, 83 ufficiali, 1882 fra sottufficiali e truppa, 178 quadrupedi.

Gli uomini erano stati reclutati per lo più su base volontaria con un soprassoldo di 40 centesimi per la truppa, 2 lire per i sottufficiali e 8 per gli ufficiali.

Spedizione e sbarco in Cina[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo in cui si approntava il Corpo, la Regia Marina spedì in avanscoperta delle unità navali (l'incrociatore Fieramosca e le R.N. Vesuvio e Vettor Pisani), cariche di quattro compagnie di fanteria di marina, il tutto al comando dell'ammiraglio Risolia. Questi reparti parteciparono in giugno agli scontri con i rivoltosi cinesi.

Tra il 16 e il 19 luglio 1900 furono completate a Napoli le operazioni di imbarco del Corpo di Spedizione sui piroscafi Minghetti, Giava e Singapore, messi a disposizione dalla Compagnia di Navigazione Italiana. Alla mattina del 19, il re Umberto I ed il ministro della Guerra Coriolano Ponza di San Martino passarono in rassegna i reparti. I tre piroscafi furono scortati dalla R. Nave Stromboli. Al seguito del Corpo di Spedizione vi furono numerosi giornalisti e altri, come Luigi Barzini, che raggiunsero il contingente nel 1901.

Il Corpo di Spedizione partì la sera del 19 luglio 1900 e, dopo aver sostato a Porto Said (il 23 luglio), ad Aden (il 29) e a Singapore (dal 12 al 14 agosto), giunse a Taku il 29 agosto 1900. Una volta sbarcato, il personale percorse in treno i 150 chilometri che lo separavano da Pechino.

Vestiario, equipaggiamento e sussistenza[modifica | modifica wikitesto]

L'uniforme si componeva di divisa in tela, elmetto di sughero coloniale, stivaletti d'ordinanza, più vari tipi di pellicce ed indumenti invernali, adatti al rigido clima cinese, che in alcune regioni del nord raggiunge persino i - 20 °C. Il ministro della Guerra aveva infatti ordinato al regio console a Shanghai di provvedere all'acquisto in loco di 2000 pellicce per rifornire le truppe.

Alla Camera Ponza di San Martino riferì: «I nostri soldati partirono col loro completo equipaggiamento, il quale era formato anche da oggetti nuovi: chi aveva oggetti vecchi li aveva lasciati e gliene erano stati distribuiti degli altri; dunque mantellina da bersagliere, elmetto coloniale, e poi un cappotto ed un pastrano per tutti, compresi i bersaglieri i quali non lo portano normalmente; tutti avevano un cappuccio di lana di quelli che si portano sulle Alpi, gambali di lana modello Val d’Aosta, calze di lana, guantoni di flanella e poi un rifornimento di tutti i materiali di equipaggiamento, giubbe e pantaloni di panno, farsetti a maglia e via dicendo. […] L’ammiraglio Candiani telegrafava poi da Pechino il 7 novembre: “Provvistoci di pellicce sufficientemente” ed il colonnello Garioni nella sua relazione del 4 dicembre scriveva letteralmente così: “Le pellicce ordinate pei militari di truppa a Shangai corrispondono assai bene allo scopo perché si possono portare comodamente sotto il cappotto. Ad ogni soldato viene distribuita una pelliccia che serve da copertura da letto. Dai rapporti infine risulta che dopo la spedizione di Calgan (città cinese nella regione di Ho-pei ove si congiunge la Grande Muraglia, teatro delle operazioni congiunte alleate, alla quale parteciparono anche i bersaglieri italiani. Era un centro commerciale di grande importanza, deposito di tè spedito in Siberia con l’impiego di mezzo milione di cammelli, nonché centro di produzione di pellicce tipo “Kalgan” prodotte con lana tibetana e mongola. Ndr) si sono avute altre pellicce requisite, in modo che ora i soldati ne hanno tutte due. Adattando poi delle strisce di pelliccia al fez si è ottenuto un copricapo molto opportuno perché permette di tenere anche il cappuccio. Questa è una copertura sui generis; non so se sia bella ma mi dicono sia molto comoda. […] Il colonnello Garioni ha risposto sempre di essere provvisto per tutto l’inverno ed ha chiesto soltanto dei cappotti, dei mantelli e delle scarpe pel caso si dovesse andare oltre la primavera […] ed i rifornimenti gli sono stati spediti».

Per quanto riguarda la logistica, vi erano 178 quadrupedi, per lo più muli, considerato che le strade cinesi erano impraticabili per i normali mezzi di trasporto e soccorso. La razione viveri quotidiana prevedeva 750 g di pane, 375 g di carne, 125 g di riso o pasta, 15 g di caffè, 20 g di zucchero, 20 di sale, 0,5 g di pepe e 15 g di lardo.

Operazioni militari[modifica | modifica wikitesto]

Il contingente internazionale nominò il 26 settembre quale comandante generale il Feldmaresciallo tedesco Alfred von Waldersee. Tale nomina incontrò le forti resistenze di Francia e Gran Bretagna, meno dal Regno d'Italia. Al contingente militare italiano fu affidato il presidio di un quartiere nei dintorni della caserma Huang Tsun. A detta delle cronache gli scontri, i saccheggi e le repressioni in tale zona furono minori che in altri quartieri. Della permanenza in Cina del Corpo di spedizione rimane la ricca testimonianza di due ufficiali "fotografi": il tenente medico Giuseppe Messerotti Benvenuti di Modena armato di una Kodak e il tenente Luigi Paolo Piovano di Chieri con una Goertz. Entrambi non mancheranno di fotografare anche gli orrori della repressione, ovvero le fucilazioni, le decapitazioni, le gogne e le macerie. Al contingente militare italiano venne inoltre affidato il compito di contrastare le ultime resistenze all'interno della Cina. Il 2 settembre furono conquistati i forti di Chan-hai-tuan con 470 uomini su tre compagnie, due di bersaglieri e una di fanti di marina. In un'altra occasione il contingente militare francese occupò il villaggio di Paoting-fu, in contrasto con gli ordini di von Waldersee che prevedevano l'affidamento dei luoghi a un contingente misto tedesco e italiano. Garioni anticipò il contingente militare francese riuscendo, alla guida di 330 uomini, ad anticipare l'occupazione della cittadina Cunansien originariamente affidata ai francesi.

Il rientro in Italia del Contingente ebbe inizio nell'agosto 1901. Due compagnie di bersaglieri fecero ritorno nel 1902, mentre le restanti compagnie, unite in un battaglione misto, rimasero in Cina sino al 1905 e fecero ritorno con la Perseo della Compagnia Florio Rubattino nell'agosto 1905.

Con il Trattato di Pace del 7 settembre 1901, venne ottenuta la Concessione italiana di Tientsin, una zona di 450.000 m², costituita da un terreno lungo il fiume ricco di saline, un villaggio e un'ampia area paludosa adibita a cimitero. Dopo un periodo di disinteresse, fu avviata una bonifica. La presenza italiana perdurò sino al 10 settembre 1943, quando le truppe giapponesi occuparono Tientsin e fecero prigionieri civili e militari italiani.

I caduti[modifica | modifica wikitesto]

Furono 18 i caduti italiani in Cina:

Nell'attacco di Langfang (14 giugno 1900): Trovandosi in un piccolo drappello di marinai agli avamposti della colonna Seymour, sostennero l'urto improvviso di due colonne di "Boxers" cinesi.

  • sottocapo torpediniera P.M. M.M. Vincenzo Rossi (Carpi (MO) - Langfang 14 giugno 1900), imbarcato sulla R. Torpediniera Calabria (MOVM alla memoria)
  • cannoniere scelto Filippo Basso (MAVM)
  • cannoniere Cesare Sandroni (MAVM alla memoria)
  • cannoniere Alberto Autuori
  • trombettiere Ovidio Painelli (MAVM alla memoria)

Negli scontri di Tien Tsin (19 giugno 1900):

  • sottotenente di vascello M.M. Ermanno Carlotto (Ceva (CN) 30 novembre 1878 - Tien Tsin 19 giugno 1900), Imbarcato sul R. Incrociatore Elba (MOVM alla memoria)

Nella difesa delle Legazioni:

  • marinaio Leonardo Mazza (Villa del Foo - 24 giugno 1900)
  • cannoniere Francesco Zola (Villa del Foo - 24 giugno 1900) (MAVM alla memoria)
  • marinaio Giuseppe Boscarini (1º luglio 1900)
  • cannoniere scelto Francesco Melluso (Villa del Foo - 2 luglio 1900) (MAVM alla memoria)
  • sottocapo cannoniere Antonio Milani (Villa del Foo - 3 luglio 1900)
  • cannoniere Francesco Manfron (luglio 1900) (MAVM alla memoria)

Nella difesa della cattedrale di Beitang (12 agosto 1900):

  • secondo capo cannoniere Pietro Marielli (MAVM alla memoria)
  • cannoniere scelto Damiano Piacenza (MAVM alla memoria)
  • cannoniere scelto Adeodato Roselli
  • cannoniere Luigi Fanciulli
  • marinaio Giovanni Colombo (Pozzallo (RG) 4 marzo 1878) (MAVM)
  • marinaio Danesi Vincenzo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Arturi, Una vecchia imperatrice guidò i boxers in rivolta, in Historia, n. 158, gennaio 1971.
  • L. E. Bodin, The boxers rebellion, Osprey, Londra 1979;
  • G. Cucchi, Una bandiera italiana in Cina, in «Rivista Militare», n. 6/1986;
  • L.de Courten - G.Sargeri, Le Regie truppe in Estremo Oriente, 1900-1901, Roma 2005
  • G. Fattori, La guerra dei boxers, in «Storia illustrata», n. 154/sett. 1970;
  • L. Ferrando, L'opera della R. Marina in Cina, Firenze 1935;
  • P. Fleming, La rivolta dei boxers, Milano 1965;
  • V. Purcell, La rivolta dei boxers, Milano 1972;
  • L. Tesi, La rivolta dei boxer, Firenze 1995;
  • M. Valli, Gli avvenimenti in Cina nel 1900 e l'azione della R Marina Italiana, Milano 1905.
  • C. Paoletti, La Marina Italiana in Estremo Oriente, Roma 2000.
  • C. Paoletti, Un incubo logistico: imbarco, viaggio e sbarco delle Regie Truppe italiane in Estremo Oriente, in «Quaderni della Società di storia militare - anno 1998», Napoli 2001.
  • S. Ales, Il Corpo di spedizione italiano in Cina, CISM, Roma 2012.
  • R. Barba, Il Tenente Modugno: Quando Gli Italiani Invasero La Cina, Roma 2016.
  • F. Del Monte, La rivolta dei Boxer a Montecitorio: l'Italia politica ed il Corpo di spedizione in Cina, in "L'Italia Coloniale", 29 aprile 2020

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]