Corpo di spedizione italiano in Cina

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Corpo di spedizione italiano in Cina
Italian mounted infantry in China 1900 HD-SN-99-01989.jpg
Fanteria montata italiana in Cina durante la Rivolta dei Boxer
Descrizione generale
NazioneItalia Regno d'Italia
ServizioFlag of Italy (1860).svg Regio esercito
Battaglie/guerreRivolta dei Boxer
Comandanti
Degni di notaCol. Vincenzo Garioni
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A seguito della Rivolta dei Boxer, nella primavera del 1900, l'Italia decise di inviare in Cina un contingente militare al seguito delle grandi potenze.

Composizione del Corpo di spedizione italiano[modifica | modifica wikitesto]

Il Corpo di Spedizione, comandato dal colonnello dei bersaglieri Vincenzo Garioni, era così composto:

Il colonnello Luigi Agliardi nel 1911

Alcuni di questi Carabinieri, assieme a degli specialisti, rimasero successivamente a presidio della concessione italiana di Tientsin anche dopo il rientro in Italia del contingente. Il Corpo di Spedizione italiano contava dunque, in tutto, 83 ufficiali, 1882 fra sottufficiali e truppa, 178 quadrupedi.

Gli uomini erano stati reclutati per lo più su base volontaria con un soprassoldo di 40 centesimi per la truppa, 2 lire per i sottufficiali e 8 per gli ufficiali.

Spedizione e sbarco in Cina[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo in cui si approntava il Corpo, la Regia Marina spedì in avanscoperta delle unità navali (l'incrociatore Fieramosca e le R.N. Vesuvio e Vettor Pisani), cariche di quattro compagnie di fanti di marina, il tutto al comando dell'ammiraglio Risolia Tra il 16 e il 19 luglio 1900 furono completate a Napoli le operazioni di imbarco del Corpo di Spedizione sui piroscafi Minghetti, Giava e Singapore, messi a disposizione dalla Compagnia di Navigazione Italiana. Alla mattina del 19, re Umberto I passò in rassegna i reparti. I tre piroscafi furono scortati dalla R. Nave Stromboli. Al seguito del Corpo di Spedizione vi furono numerosi giornalisti e altri, come Luigi Barzini,che raggiunsero il contingente nel 1901.

Il Corpo di Spedizione partì la sera del 19 luglio 1900 e dopo aver sostato a Porto Said (il 23 luglio), ad Aden (il 29) e a Singapore (dal 12 al 14 agosto), giunse a Taku il 29 agosto 1900. Una volta sbarcato il personale percorse in treno i 150 chilometri che lo separavano da Pechino.

Vestiario, equipaggiamento e sussistenza[modifica | modifica wikitesto]

L'uniforme si componeva di divisa in tela, elmetto di sughero coloniale e stivaletti: un vestiario pesante[senza fonte] e ingombrante, adotto più ad una campagna in Africa, ma poco adatto al rigido clima cinese, che in alcune regioni del nord raggiunge persino i - 20 °C. Lo stesso Barzini scrisse sul Corriere della Sera: «È un vero peccato che questi eroici giovanotti si sentano ridicoli e avviliti. Non si può andare all'assalto coperti di palandrane cinesi di tela variopinta messe solo per non morire di freddo».

Per quanto riguarda la logistica, vi erano 178 quadrupedi, per lo più muli, al seguito e furono scarsi, se non inesistenti, i mezzi di trasporto terrestri. La razione viveri quotidiana (teorica) prevedeva 750 g di pane, 375 g di carne, 125 g di riso o pasta, 15 g di caffè, 20 g di zucchero, 20 di sale, 0,5 g di pepe e 15 g di lardo.

Operazioni militari[modifica | modifica wikitesto]

Il contingente internazionale nominò il 26 settembre quale comandante generale il Feldmaresciallo tedesco Alfred von Waldersee. Tale nomina incontrò le forti resistenze di Francia e Gran Bretagna, meno dal Regno d'Italia. Al contingente militare italiano fu affidato il presidio di un quartiere nei dintorni della caserma Huang Tsun. A detta delle cronache gli scontri, i saccheggi e le repressioni in tale zona furono minori che in altri quartieri. Della permanenza in Cina del Corpo di spedizione rimane la ricca testimonianza di due ufficiali "fotografi". Il tenente medico Giuseppe Messerotti Benvenuti di Modena armato di una Kodak e il tenente Luigi Paolo Piovano di Chieri con una Goertz. Entrambi non mancheranno di fotografare anche gli orrori della repressione, ovvero le fucilazioni, le decapitazioni, le gogne e le macerie. Al contingente militare italiano venne inoltre affidato il compito di contrastare le ultime resistenze all'interno della Cina. Il 2 settembre furono conquistati i forti di Chan-hai-tuan con 470 uomini su tre compagnie, due di bersaglieri e una di fanti di marina. In un'altra occasione il contingente militare francese occupò il villaggio di Paoting-fu, in contrasto con gli ordini di von Waldersee che prevedevano l'affidamento dei luoghi a un contingente misto tedesco e italiano. Garioni anticipò il contingente militare francese riuscendo, alla guida di 330 uomini, ad anticipare l'occupazione della cittadina Cunansien originariamente affidata ai francesi.

Il rientro in Italia del Contingente ebbe inizio nell'agosto 1901. Due compagnie di bersaglieri fecero ritorno nel 1902, mentre le restanti compagnie, unite in un battaglione misto, rimasero in Cina sino al 1905 e fecero ritorno con la Perseo della Compagnia Florio Rubattino nell'agosto 1905.

Con il Trattato di Pace del 7 settembre 1901, venne ottenuta la Concessione italiana di Tientsin, una zona di 450.000 m², costituita da un terreno lungo il fiume ricco di saline, un villaggio e un'ampia area paludosa adibita a cimitero. Dopo un periodo di disinteresse, fu avviata una bonifica. La presenza italiana perdurò sino al 10 settembre 1943, quando le truppe giapponesi occuparono Tientsin e fecero prigionieri civili e militari italiani.

I caduti[modifica | modifica wikitesto]

Furono 18 i caduti italiani in Cina:

Nell'attacco di Langfang (14 giugno 1900): Trovandosi in un piccolo drappello di marinai agli avamposti della colonna Seymour, sostennero l'urto improvviso di due colonne di "Boxers" cinesi.

  • sottocapo torpediniera P.M. M.M. Vincenzo Rossi (Carpi (MO) - Langfang 14 giugno 1900), imbarcato sulla R. Torpediniera Calabria (MOVM alla memoria)
  • cannoniere scelto Filippo Basso (MAVM)
  • cannoniere Cesare Sandroni (MAVM alla memoria)
  • cannoniere Alberto Autuori
  • trombettiere Ovidio Painelli (MAVM alla memoria)

Negli scontri di Tien Tsin (19 giugno 1900):

  • sottotenente di vascello M.M. Ermanno Carlotto (Ceva (CN) 30 novembre 1878 - Tien Tsin 19 giugno 1900), Imbarcato sul R. Incrociatore Elba (MOVM alla memoria)

Nella difesa delle Legazioni:

  • marinaio Leonardo Mazza (Villa del Foo - 24 giugno 1900)
  • cannoniere Francesco Zola (Villa del Foo - 24 giugno 1900) (MAVM alla memoria)
  • marinaio Giuseppe Boscarini (1º luglio 1900)
  • cannoniere scelto Francesco Melluso (Villa del Foo - 2 luglio 1900) (MAVM alla memoria)
  • sottocapo cannoniere Antonio Milani (Villa del Foo - 3 luglio 1900)
  • cannoniere Francesco Manfron (luglio 1900) (MAVM alla memoria)

Nella difesa della cattedrale di Pe-tang (12 agosto 1900):

  • secondo capo cannoniere Pietro Marielli (MAVM alla memoria)
  • cannoniere scelto Damiano Piacenza (MAVM alla memoria)
  • cannoniere scelto Adeodato Roselli
  • cannoniere Luigi Fanciulli
  • marinaio Giovanni Colombo (Pozzallo (RG) 4 marzo 1878) (MAVM)
  • marinaio Danese.

Bibliografia essenziale[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Arturi, Una vecchia imperatrice guidò i boxers in rivolta, in Historia, nº 158, gennaio 1971.
  • L. E. Bodin, The boxers rebellion, Osprey, Londra 1979;
  • G. Cucchi, Una bandiera italiana in Cina, in «Rivista Militare», n. 6/1986;
  • L.de Courten - G.Sargeri, Le Regie truppe in Estremo Oriente, 1900-1901, Roma 2005
  • G. Fattori, La guerra dei boxers, in «Storia illustrata», n. 154/sett. 1970;
  • L. Ferrando, L'opera della R. Marina in Cina, Firenze 1935;
  • P. Fleming, La rivolta dei boxers, Milano 1965;
  • V. Purcell, La rivolta dei boxers, Milano 1972;
  • L. Tesi, La rivolta dei boxer, Firenze 1995;
  • M. Valli, Gli avvenimenti in Cina nel 1900 e l'azione della R Marina Italiana, Milano 1905.
  • C. Paoletti, La Marina Italiana in Estremo Oriente, Roma 2000.
  • C. Paoletti, Un incubo logistico: imbarco, viaggio e sbarco delle Regie Truppe italiane in Estremo Oriente, in «Quaderni della Società di storia militare - anno 1998», Napoli 2001.
  • S. Ales, Il Corpo di spedizione italiano in Cina, CISM, Roma 2012.
  • R. Barba, Il Tenente Modugno: Quando Gli Italiani Invasero La Cina, Roma 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]