Polizia di Stato

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Polizia di Stato
Stemma (adottato dal 2007)
Stemma (adottato dal 2007)
Descrizione generale
Attiva 11 luglio 1852 - oggi
Nazione Flag of the Kingdom of Sardinia.svg Regno di Sardegna
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Italia Italia
Servizio Polizia
Tipo Forza di polizia ad ordinamento civile, militarmente organizzata e a statuto speciale
Compiti Pubblica sicurezza
Polizia giudiziaria
Ordine pubblico
Polizia amministrativa
Polizia scientifica
Polizia stradale
Numero di emergenza 113
Sede Roma
Dimensione 95.000 unità
Soprannome P. di S.
Patrono san Michele Arcangelo
Motto Sub Lege Libertas Sotto la legge la libertà
Colori Blu e Cremisi
Marcia Giocondità
Anniversari 10 Aprile (Festa Polizia - pubblicazione in GU Legge istitutiva Polizia di Stato n.121/81)
Sito internet www.poliziadistato.it
Parte di
Specialità
Comandanti
Capo della Polizia Franco Gabrielli
Vice capo vicario della Polizia Luigi Savina
Comandanti degni di nota Angelo Vicari
Vincenzo Parisi
Giovanni De Gennaro
Antonio Manganelli
Simboli
Insegna istituzionale, presente all'esterno degli uffici Insegna Istituzionale PS (Grafica).png
Forze speciali

Nucleo operativo centrale di sicurezza Unità Operativa Pronto Intervento

[senza fonte]

Voci di forze di polizia presenti su Wikipedia
Il reparto a cavallo della polizia durante la festa del 2 giugno
Commissari della Scuola superiore di Polizia in parata
Allievi vice-ispettori dell'Istituto per ispettori di Nettuno in parata
L'Alfa Romeo Giulia Super, nella classica livrea "verdone", veicolo-simbolo della polizia degli anni sessanta

La Polizia di Stato (in precedenza Corpo delle guardie di pubblica sicurezza e Corpo delle guardie di città) è una delle cinque forze di polizia italiane direttamente dipendente dal Dipartimento della pubblica sicurezza, del Ministero dell'Interno.

Costituisce autorità nazionale di pubblica sicurezza e vigila sul mantenimento dell'ordine pubblico. Al vertice vi è il capo della polizia – direttore generale della pubblica sicurezza.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dal Regno di Sardegna all'unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini dell'amministrazione della pubblica sicurezza dello Stato italiano vengono fatte risalire al re del Regno di Sardegna Carlo Alberto, che la costituì nel 1843 come amministrazione civile. Nella riorganizzazione dello Stato sabaudo, alla diffusione territoriale delle forze di controllo militare[1], fu affiancata una struttura civile composta da "Delegazioni di Polizia". Tuttavia, la peculiarità delle esigenze di questi, unitamente all'osservazione di quanto andava sviluppandosi in altri stati, richiese l'istituzione di forze armate appositamente dedicate a funzioni di polizia, preferibilmente svincolate da taluni degli obblighi tipici delle forze militari tradizionali. I primi corpi che diedero vita alla polizia dell'epoca furono la "Milizia comunale" e la "Guardia nazionale". Successivamente, con la legge 11 luglio 1852, n. 1404, venne creato il "Corpo delle guardie di pubblica sicurezza", che aveva due compagnie a Torino e a Genova e alcune stazioni più periferiche. La legge 13 novembre 1859, n. 3720, ne estese la competenza territoriale a tutti gli stati (meno la Toscana) che via via andavano annettendosi al Regno di Sardegna; la stessa norma attribuiva il comando delle funzioni di pubblica sicurezza ai questori delle città capoluogo di provincia con più di 60.000 abitanti, e per la prima volta fu istituito il ruolo degli ispettori.

Dopo l'unità d'Italia, col regio decreto 9 ottobre 1861, n. 255 venne creata la "Direzione generale della pubblica sicurezza", potenziando quindi temporaneamente la struttura, allora cresciuta sino al rango di divisione; l'anno successivo, tuttavia, con l'istituzione del Segretariato generale del ministero dell'Interno, l'amministrazione fu ricondotta al rango di divisione e posta sotto la responsabilità del segretario generale. Le attività del Corpo furono poi distinte, nel 1880, in "polizia amministrativa", "polizia giudiziaria" e "divisione affari riservati". Con il regio decreto 3 luglio 1887, n. 4707, il governo Depretis VIII ripristinò la Direzione generale, e nel dicembre del 1890 (ministro dell'Interno Francesco Crispi) dall'unione delle Milizie comunali e del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, nacque il Corpo delle guardie di città.

Le riforme dei governi Giolitti e Nitti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Corpo della regia guardia per la pubblica sicurezza.

Nel 1902, durante il governo Giolitti II fu fondata la scuola di polizia scientifica[2] per opera principalmente di Salvatore Ottolenghi, primo studioso delle tecniche di investigazioni scientifiche e allievo del criminologo Cesare Lombroso[3], con a capo lo stesso Ottolenghi.

Il testo unico legge sugli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza emanato durante il governo Giolitti III disciplinò per la prima volta sistematicamente la materia della pubblica sicurezza, stabilendo criteri per l'attribuzione delle funzioni di pubblica sicurezza e indicando coloro ai quali possono essere attribuite; un ruolo centrale fu attribuito al "delegato di pubblica sicurezza", autorità incaricata di garantire l'ordine pubblico. Nel 1917 fu istituito l'UCI (Ufficio centrale investigazioni), che raccoglieva in parte l'eredità della divisione affari riservati politici e che si sarebbe dedicato ad attività di controspionaggio; il comando fu assegnato a Giovanni Gasti. Con il Regio Decreto 2 ottobre 1919, n. 1790 il presidente del consiglio, Francesco Saverio Nitti sciolse i corpi delle guardie di città e le guardie municipali, che cessarono ogni compito di polizia passando definitivamente alle dipendenze del sindaco per espletare la vigilanza sulle materie di competenza municipale.[4] Furono costituiti il Corpo della regia guardia per la pubblica sicurezza (12 divisioni, 40.000 uomini), a ordinamento militare, deputato al mantenimento dell'ordine pubblico e alquanto svincolato da eventuali influenze della politica, e il Corpo degli agenti investigativi (8.000 uomini), specializzato in compiti di polizia giudiziaria.[5]

Il ventennio fascista e l'opera di Arturo Bocchini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arturo Bocchini e Polizia dell'Africa Italiana.

Il 31 dicembre 1922 Benito Mussolini, capo del neonato governo, sciolse i due corpi (provocando reazioni violente di una certa gravità da parte delle truppe interessate,)[senza fonte] che furono poi assorbiti all'interno dell'Arma dei reali carabinieri. Nell'ambito della stessa manovra, venne creata la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Tra le ragioni che si sono prospettate per questa scelta, molti studiosi propendono per considerare più verosimile l'esigenza del nuovo presidente del consiglio di sottoporre a più facile controllo tutte le strutture dello Stato (ciò che sarebbe stato poi di maggior evidenza quando tutte le amministrazioni fasciste vennero organizzate in forma paramilitare): se la truppa dei due corpi di polizia era certamente militare, la parte alta della catena gerarchica era invece civile, perciò non sottoposta ai rigori delle regolamentazioni cui soggiacevano gli uomini in divisa, primo fra tutti appunto la rigida concatenazione gerarchica.

La distinzione di un apposito corpo di polizia "specifico" era funzionale al regime fascista, le cariche di diretta emanazione governativa furono perciò mantenute al loro posto, con anzi qualche piccolo intervento che dimostrava un'attenzione costante. Con il regio decreto 11 novembre 1923, n. 2395, la figura del Direttore generale della pubblica sicurezza fu rinominata (senza peraltro sostanziali modificazioni dal punto di vista funzionale) in Intendente generale della polizia, subito ricorretta dal regio decreto 20 dicembre 1923, n. 2908, che la convertì all'ancora vigente denominazione di "Capo della Polizia". Nell'aprile del 1925 fu costituito il "Corpo degli agenti di pubblica sicurezza", che godeva di minori attenzioni e in un ruolo di secondo piano rispetto e alla crescita MVSN, con la quale durante il ventennio numerose interferenze di competenze o di fatto. Alla ricostituzione del Corpo si giunse però anche perché i carabinieri, di più antiche tradizioni, erano rimasti più fedeli alla corona.

Membri del Corpo degli agenti di pubblica sicurezza, Roma 1936

Nel 1926 venne nominato capo della polizia Arturo Bocchini; al quale si deve nel 1930 la creazione dell'OVRA (Organismo di vigilanza per la repressione dell'antifascismo). Questi inoltre introdusse notevoli modifiche organizzative e tecniche nel funzionamento delle questure così da poter allestire agevolmente un'imponente raccolta di dati in tempo reale che a Palazzo Venezia venivano analizzati anche per monitorare il consenso popolare. Fra queste modifiche il cosiddetto "mattinale", rapporto burocratico contenente dati sulla forza presente e consuntivi dei fatti (crimini, incidenti, altri fatti di rilievo) della giornata precedente; viene generalmente consegnato al destinatario (tipicamente il questore, ma anche responsabili di altri comandi) appunto al momento di prendere servizio la mattina, donde il nome.

Durante il mandato di Bocchini, sotto l'impulso del colonialismo italiano, venne creato un apposito corpo di polizia per i nuovi territori, il Corpo di polizia coloniale, poi rinominato Polizia dell'Africa Italiana (PAI) dotato di uniformi ed equipaggiamenti specifici, e munito in esclusiva del moschetto automatico (pistola mitragliatrice o mitra) Beretta MAB 38. Questi riuscì a gestire una importante e nello stesso tempo delicatissima istituzione, un corpo il cui controllo era ovviamente essenziale per la buona tenuta del governo e che pare egli stesso abbia voluto ricreare, dopo il discioglimento del 1922, al fine di costituirne una sorta di armata a disposizione del governo (il quale peraltro già aveva inquadrato nelle camicie nere elementi dello squadrismo). La polizia dunque era fedele al governo, i carabinieri al re. Bocchini fu perciò il vero autore di una duplicazione delle strutture nazionali militari e di polizia (e di intelligence) che rappresentò al meglio la ragione dei sostanziali equilibri fra la corona e il regime.

In questo ruolo Bocchini era uno dei pilastri fondamentali su cui poggiava l'edificio del regime. Bocchini fu incaricato di eseguire le schedature più delicate degli esponenti più in vista della società italiana del periodo, contribuendo alla creazione del famoso "archivio segreto" di Mussolini[6]. Fu ancora Bocchini a riportare personalmente a Mussolini il gravissimo malcontento popolare causato dalle leggi razziali fasciste.[senza fonte] Si ricorda in proposito, fra i tanti caduti della polizia (attraverso le sue varie denominazioni), il caso di Giovanni Palatucci, funzionario dell'Ufficio stranieri di Fiume, che impedì la deportazione di numerosi ebrei e che per questo fu deportato egli stesso, morirà nel campo di concentramento di Dachau.

Alla morte di Bocchini, avvenuta peraltro in circostanze che qualcuno ha considerato non chiare (anche perché di pochissimo successive alla sua presentazione di un'informativa nella quale si ammoniva Mussolini sullo scarso consenso delle forze armate e della popolazione dinanzi alla possibilità di seguire la Germania nella guerra,[senza fonte] gli successe Carmine Senise, ritenuto da alcuni più vicino a Badoglio, ed al monarca. Anche Senise, in verità, era conscio del malcontento e anzi previde la possibile destituzione di Mussolini da parte di Vittorio Emanuele III, ma riuscì a mantenere la sua figura ben distinta dal regime.[senza fonte]

La seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

La seconda guerra mondiale condusse le forze di polizia ad aggiornare le proprie finalità d'impiego, per far fronte a situazioni di ordine pubblico ovviamente eccezionali. Senise fu sostituito nell'aprile del 1943, in occasione di un generale rimpasto delle cariche istituzionali voluto da Benito Mussolini. Questo rimpasto (che privava la corona di un uomo sempre più fidato su una poltrona tanto delicata) è stato considerato da alcuni storici[senza fonte] il vero momento in cui dal Quirinale si decise, avvicinando Dino Grandi, di liberarsi di Mussolini. Dopo la caduta del fascismo Senise fu subito rinominato da Badoglio capo della polizia. Va menzionato che Senise fu una delle pochissime autorità che non seguirono il re e Badoglio nella fuga al Sud dopo l'armistizio di Cassibile e che per questo fu catturato a Roma dai tedeschi e fu deportato in un lager dal quale fu liberato alla fine della guerra. Il 6 settembre 1943, quando l'armistizio era già stato firmato in segreto, prima che ne fosse data notizia pubblica era stata sciolta la MVSN, restituendo alla polizia tutte le sue principali funzioni. Il decreto legislativo luogotenenziale 2 novembre 1944, n. 365, emanato durante la luogotenenza di Umberto II di Savoia, venne nuovamente istituito il "Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza", con status di corpo militare.

La fine della guerra fu preceduta e seguita da situazioni di grave disagio dell'amministrazione, non in grado di assolvere ai suoi doveri istituzionali con risultati soddisfacenti. La divisione del paese e la guerra civile in Italia, alimentarono enormemente la confusione e l'insicurezza nella penisola, insieme al diffuso banditismo. In più, la polizia sotto la guida di Bocchini si era legata assai intimamente alle vicende governative, e spesso era lontana dalla fiducia della popolazione. Poco prima della liberazione, fu perciò necessario impartire il divieto di appartenenza a partiti politici o sindacati per tutti gli appartenenti al Corpo, onde fugare il sospetto che l'attività di polizia potesse ancora subire "orientamenti". A questo si univa anche il discusso utilizzo della polizia da parte del governo Badoglio, che la impiegò in modo alquanto spiccio nel contrastare sommosse e tafferugli: le animosità venivano sedate con frequente uso delle armi, provocando decine di morti che compromisero la reputazione presso l'opinione pubblica.

Nonostante la gravità della situazione generale, nel 1945 si diede vita alle specialità della Polizia ferroviaria e della Polizia stradale, il cui primo compartimento fu insediato presso la questura di Milano.

Il secondo dopoguerra e la nascita della "celere"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Reparti mobili della Polizia di Stato.
Guardie di PS di Sanremo, 18 ottobre 1948

Il dicastero dell'Interno, dopo la liberazione, fu assunto da Giuseppe Romita, che fece anch'egli un uso del Corpo di pubblica sicurezza in seguito considerato discutibile da molte parti. Fu Romita a istituire i "reparti mobili" (meglio conosciuti come Celere,")[7] ovvero una forza di pronto impiego per l'ordine pubblico. Vennero muniti dei primi manganelli di legno[8] e di alcune Jeep avute in dono dall'esercito statunitense.

Negli anni settanta, durante il ministero Cossiga, le auto furono ridipinte nella nuova livrea bianco-azzurra. L'appena creata Alfa Romeo Giulietta entrò in dotazione direttamente con i nuovi colori

Romita tenne in grande considerazione la celere che peraltro impiegò in modo spiccio e, talvolta, disinvolto: in occasione del referendum istituzionale del 1946 per l'opzione fra monarchia e repubblica, la parte monarchica levò gravissime accuse contro la polizia che avrebbe, secondo questa parte, ostacolato la libera tenuta dei suoi comizi, impedendo di fatto la corretta rappresentazione delle ragioni sabaude.[senza fonte]

La nomina a ministro dell'interno di Mario Scelba, nel 1947, determinò una rapida riorganizzazione del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza. Furono dimissionati elementi introdotti alla fine della guerra, come la cosiddetta polizia ausiliaria. La celere, però, crebbe ancora, perfezionando l'equipaggiamento (fu dotata di mitragliatrici pesanti e addirittura di mortai) e distinguendosi come un vero e proprio reparto di pronto impiego militare, idoneo a situazioni belliche che l'insorgente guerra fredda rendeva non improbabili. Allo stesso tempo, l'organizzazione dell'amministrazione veniva rivista e talune specialità venivano distinte in separati servizi direttamente dipendenti dalla direzione generale. Erano fra questi la Polizia postale, la Polizia stradale, la Polizia ferroviaria e la Polizia di frontiera.

Nel dicembre 1959 nacque il Corpo di polizia femminile, composto evidentemente da personale femminile e dedicato a tematiche delicate e di rilievo morale, come la protezione della donna e la tutela dei minori; il corpo, parallelo alla polizia "tradizionale", aveva anche la funzione pratica di supportare questa per alcuni compiti che non era possibile affidare agli uomini, come ad esempio la perquisizione corporale delle donne. Le prime ispettrici entrarono in servizio nel 1961.

Gli anni '60 e il ruolo di Angelo Vicari[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Angelo Vicari.

Gli anni '60, caratterizzati dai movimenti giovanili e dai cambiamenti della società, che al rifiorire dell'economia univa la revisione dei rapporti sociali, furono guidati nella polizia dalla figura del prefetto Angelo Vicari, che vi lasciò una traccia di fondamentale importanza.

Con Vicari nacque la polizia criminale ("criminalpol"), inizialmente come una divisione per il coordinamento (concetto ancora una volta mutuato da altri corpi stranieri) dell'Interpol con alcuni servizi investigativi interni. Si ebbe inoltre una revisione dell'organizzazione delle scuole di istruzione, costituite in divisione autonoma, e la trasformazione della Scuola superiore di Polizia nell'Accademia di Polizia. In questa si formavano gli ufficiali militari, poiché l'amministrazione risultava divisa, nelle carriere, nella formazione e nelle mansioni, fra le funzioni militari e quelle più propriamente di polizia.

Con la riforma del 1981 le donne hanno avuto accesso a tutti i ruoli e reparti della Polizia di Stato, compresi i reparti motomontati della Polizia stradale

Gli ufficiali furono addestrati e gestiti in modo affine agli ufficiali dei carabinieri e, come per questi, una scelta selezione ne veniva anche inviata presso la Scuola di guerra dell'esercito, per l'esigenza di mantenere aggiornata e coordinata la potenzialità di impiego bellico del Corpo (e soggettivamente per l'accesso ai gradi più elevati).

Nonostante le condizioni del trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate imponessero una pesante limitazione del numero di soldati che l'Italia poteva arruolare – che influì anche sugli organici del corpo – nacquero varie specialità, mentre le questure specializzavano apposite squadre dedicate ad alcune tipologie d'impiego: le squadre volanti, mobili, omicidi e molte altre, distinte per competenze. Ci furono però alcuni esempi che diedero un certo prestigio al corpo, come il caso di Armando Spatafora unico autorizzato alla guida in servizio dell'unica Ferrari (250 GT/E) nera, in dotazione alla Squadra mobile di Roma. La prima centrale radio fu insediata alla questura di Milano, dove fu installato un gigantesco apparecchio "Westinghouse 21" di fabbricazione statunitense; l'iniziale della marca ("W") veniva resa nel codice radiofonico come "Doppia Vela" e "Doppia Vela 21" divenne perciò il nome in codice della centrale, mentre le auto desumevano i loro nominativi in codice radio dalla marca degli apparecchi di bordo, "Iris". La centrale era in realtà una sala operativa alla quale cominciarono ad affluire tutte le informazioni necessarie per un pronto intervento nelle aree urbane di competenza, e presto sarebbe diventata il terminale del numero unico di pronto soccorso, il 113.

Anche gli armamenti in dotazione erano alquanto superati; la pistola Beretta M51 sostituì completamente la 34 (e la sua versione in 7,65 browning, la "35") nel giro di alcuni anni, e tuttavia vi furono talvolta problemi per le cartucce calibro 9 × 19 mm Parabellum. I Beretta MAB 38, i cui caricatori restavano spesso vuoti e la cui funzione era spesso solo quella della deterrenza visiva, essendo del tutto innocui per mancanza di proiettili.

La contestazione e gli anni di piombo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Anni di piombo e Sessantotto.
La Polizia di Stato dispone anche di un servizio marittimo, che svolge attività di vigilanza e soccorso alle dipendenze delle competenti Questure. A questo servizio si affianca il Reparto Operativo Sommozzatori, che ha sede a La Spezia.

Durante gli anni '70 si ebbero vertiginose espansioni del crimine e l'intensificarsi di episodi di terrorismo, tentativi di golpe, banditismo (sequestri di persona), contrabbando, traffico di stupefacenti, rapine, estorsioni, fenomeni mafiosi, proliferare del racket delle estorsioni e dell'usura, oltre all'effervescenza politica che per molti anni si tradusse in quotidiani scontri armati fra fazioni politiche e fra questi e il corpo di polizia.

Quest'ultimo punto fu forse il filo conduttore del decennio e trasse origine dagli echi del "maggio francese" (1968), giunti in Italia con un certo ritardo. I movimenti spontanei studenteschi, per lo più inquadrabili in un'area, pur di incerti termini, di sinistra, assunsero il ruolo di opposizione a un sistema la cui effettiva e sostanziale democraticità veniva seriamente posta in discussione. La consapevolezza di essere restati invischiati nella prima ondata della modificazione in senso schiettamente capitalistico e consumistico del sistema economico, fu svolta nel senso di combattere lo Stato che propugnava tale sistema attraverso le sue istituzioni e i suoi simboli, il più evidente dei quali apparivano le forze di polizia italiane.

Dai primi disordini scoppiati alla facoltà di architettura dell'Università di Roma – La Sapienza, si passò a violenze stradali di crescente frequenza in tutte le principali città italiane, che vedevano la polizia costretta in pratica a organizzare vere e proprie azioni anti-guerriglia. Fu accelerato lo studio dei proiettili lacrimogeni, sorta di granate capaci di sprigionare appunto gas lacrimogeno, e per questo i reparti di ordine pubblico furono nuovamente dotati del fucile Carcano Mod. 91, cui venne applicato un piccolo tromboncino per questo tipo di lanci. Furono blindati auto e furgoni (poi chiamati direttamente "blindati"), si trovarono i fondi di bilancio per le pallottole e si introdusse la pistola mitragliatrice Beretta M12. Furono riveduti integralmente i servizi di antisabotaggio e scorta, e le schedature "politiche" furono potenziate. Le uniformi vennero unificate: se prima le forze impiegate in ordine pubblico indossavano il grigioverde, lasciando alle altre la "spezzata" (giubba blu e pantaloni grigio azzurri), tutte ora indossavano quest'ultima e anche i veicoli (prima grigi per l'ordine pubblico e verdi, anzi "verdoni", per il resto) furono tutti riverniciati con l'innovativa livrea bianco-celeste. Scomparvero le differenze fra le uniformi degli ufficiali e quelle del personale dei ruoli inferiori (sebbene di recente siano state reintrodotte piccole differenze, ad esempio per gli alamari).

In tale contesto si levò la voce contraria di Pier Paolo Pasolini, il quale con cruda onestà riconobbe nei poliziotti, arruolati fra talvolta pericolanti soglie dell'alfabetizzazione, incolpevolmente e spesso inconsapevolmente inviati contro i manifestanti, i veri concreti titolari dei diritti di quel proletariato in nome del quale le azioni di guerriglia venivano scagliate – segnalava il poeta – da giovani "figli di papà", intenti a combattere pubblicamente una borghesia che forniva loro l'usbergo al quale privatamente rincasavano.

Il Reparto Volo, creato nel 1971, comprende elicotteri e aerei destinati a impieghi di vigilanza e ricognizione aerea, di soccorso alla cittadinanza, ma anche di trasporto di personale sia per missioni operative che di trasferimento

Indubbiamente, restano di piena vividezza nel dibattito politico i molti casi tuttora controversi, che furono erti a ragioni di bandiera: la morte di Giuseppe Pinelli, ad esempio, come quella del commissario Luigi Calabresi, già al momento in cui avvennero lasciavano prevedere che i rapporti fra una parte della cittadinanza e le istituzioni si sarebbero pesantemente incrinati.

Ma gli eventi riuscirono a superare le previsioni e il terrorismo prese piede, da destra e da sinistra, con stragi, attentati, omicidi e altri crimini (fra i quali le rapine per autofinanziamento), conferendo al decennio il funesto titolo di "anni di piombo". In questi, la polizia, intesa nell'insieme delle forze dell'ordine, lasciò un gravissimo tributo di vite umane, riguadagnando col sangue la solidarietà della popolazione. L'emergenza fu affrontata dai governi in carica con alcune manovre legislative, che conferivano più elastici poteri agli agenti (ad esempio in materia di fermo di polizia[9]), arroventandosi la polemica sulla legge Reale e sulla supposta "svolta autoritaria", mentre amministrativamente furono ristrutturate le branche dedicate alla lotta al terrorismo. Nacque l'UCIGOS, operante sul territorio attraverso le DIGOS di ciascuna questura e attraverso i NOCS, corpo d'élite di pronto impiego per operazioni speciali.

Nel 1977 la legge di riordino dei servizi segreti italiani, che da un lato ne centralizzava al governo il controllo politico diretto con la sottomissione al CESIS, ma dall'altro apriva a facilitazioni operative per il coordinamento dell'azione dei servizi e delle polizie, aprì la speranza degli operatori alla prospettiva di una riforma anche della polizia. Funzionari e agenti reclamavano dallo Stato, con voce sempre più pressante, una revisione delle condizioni di lavoro, di inquadramento di carriera, di snellimento e facilitazione delle mansioni, oltre a un miglior rispetto della incombenza di sacrificio in cui si trovavano, peraltro per stipendi indecorosi, per ragione di professione.

La legge 121/1981 e la smilitarizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Con la riforma del 1981, la Polizia di Stato non è più un corpo militare, ma preserva la sua tradizione militare che ha nell'istruzione formale uno dei suoi punti d'onore. Nella foto un impeccabile allineamento alla Festa della Repubblica 2007

All'inizio degli anni ottanta, con la riforma avvenuta dalla legge n. 121 del 1º aprile 1981, (che ebbe tra i promotori il generale Enzo Felsani) venne riorganizzato lo status e la struttura della polizia italiana.

Fino ad allora infatti, sotto il generico termine polizia venivano raggruppati soggetti appartenenti a tre distinte organizzazioni:

  • i funzionari della P.S., funzionari civili che avevano la responsabilità della gestione degli uffici del Dipartimento della P.S. e che nelle questure e nei commissariati avevano la responsabilità della conduzione degli uffici e dei servizi di polizia giudiziaria e ordine pubblico;
  • gli ufficiali, i sottufficiali e i militari di truppa del "Corpo delle guardie di Pubblica Sicurezza", che gestivano, secondo i rispettivi livelli di responsabilità, i servizi di polizia giudiziaria e ordine pubblico, nonché le specialità della Polizia stradale, Polizia ferroviaria, Polizia di frontiera, Polizia postale;
  • le ispettrici e le assistenti del Corpo di polizia femminile, funzionarie civili, che si occupavano di prevenzione e repressione dei reati in materia di buon costume, donne e minori.

Con la riforma queste tre diverse componenti furono fuse nel corpo quale "corpo civile militarmente organizzato" per la tutela dello Stato e dei cittadini da reati e turbative dell'ordine pubblico. Il corpo acquisiva un ordinamento civile (gli alamari non avevano più la stella, simbolo dei corpi militari, sostituita dal monogramma "RI"[10] con arruolamento aperto a uomini e donne. Il divieto di far parte e di iscriversi a organizzazioni politiche o sindacali fu in parte mitigato dalla possibilità di costituire sindacati interni.

In luogo dei gradi furono istituite le qualifiche. Gli Appuntati di P.S. e le Guardie di P.S. assunsero le denominazioni di Assistenti e Agenti, i Sottufficiali di P.S. furono inquadrati, in base al grado rivestito, nei neocostituiti ruoli Ispettori e Sovrintendenti mentre gli Ufficiali di P.S. furono inglobati tra i funzionari e gli ufficiali superiori tra i dirigenti. La riforma introdusse l'organizzazione del personale in 3 differenti ruoli organizzativi: ruolo di polizia, ruolo tecnico/tecnico-scientifico e ruolo sanitario. Inoltre furono anche ridisciplinati i provvedimenti disciplinari avverso gli appartenenti al corpo.

Gli anni 2000 e le inchieste giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Stemma utilizzato dalla Polizia di Stato fino all'anno 2007

A partire dai primi anni 2000, a seguito ad alcuni avvenimenti quali i fatti della scuola Diaz e dei processi e decisioni giudiziarie sul G8 di Genova, ma anche di alcuni episodi di cronaca nera avvenuti tra il 2005 e il 2006 quali il caso Aldrovandi, e la morte di Riccardo Rasman, in Italia è iniziato un dibattito circa la necessità di poter garantire lo stato di diritto e rendere obbligatorie divise che permettano l'identificazione degli agenti o strumenti di ripresa indossabili dagli stessi.[11]

Nel 2013 e nel 2014 diverse polemiche sorsero in seguito al comportamento durante alcuni processi[12][13] e dopo il rilascio di alcune dichiarazioni di segretari dei sindacati di polizia, come ad esempio il SAP.[14]

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

I vertici[modifica | modifica wikitesto]

A capo della Polizia di Stato è posto un prefetto, con la qualifica di capo della polizia – direttore generale della pubblica sicurezza. Egli è anche Presidente onorario dell'Associazione nazionale Polizia di Stato. L'attuale capo della Polizia è Franco Gabrielli.

Lo affiancano altri tre prefetti con qualifica di vice capo della polizia:

Come previsto dalle regole dell'ordinamento ministeriale, il Dipartimento della pubblica sicurezza è organizzato in direzioni centrali e in uffici di pari livello, anche a carattere interforze. Dal Dipartimento dipendevano anche le Direzioni interregionali della Polizia di Stato – in tutto sette – soppresse ai sensi del, comma 430, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, a decorrere dal 1º dicembre 2007 e le relative funzioni sono ripartite tra le strutture centrali e periferiche della stessa amministrazione, con esse è stata soppressa la qualifica di dirigente generale delle pubblica sicurezza di livello B (equivalente al generale di corpo d'armata). Nelle stesse sedi sono stati istituiti i Servizi tecnico logistici e patrimoniali della Polizia di Stato, diretti da dirigenti superiori (qualifica equivalente al generale di brigata).

Direzioni e uffici[modifica | modifica wikitesto]

La Banda musicale della Polizia di Stato
L'Alfa Romeo Giulia 1.600 Super del 1971
Una Lamborghini Gallardo della Polizia di Stato, utilizzata per il pronto intervento e trasporto organi, posteggiata in piazza dell'Unità d'Italia a Trieste
Prototipo di Giulietta della Squadra volante della Polizia di Stato, in una particolare livrea amaranto.
Una Mitsubishi L200 della Polizia di Stato
Stemma del Reparto mobile riprodotto su un automezzo della Polizia di Stato

La riorganizzazione della Polizia di Stato ha consentito il potenziamento e la ulteriore specializzazione di diverse branche operative, distinte in apposite divisioni o reparti di specialità. Questi dipendono dalle apposite direzioni e uffici tutti inquadrati nel Dipartimento della pubblica sicurezza.

Compiti istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

In quanto autorità di pubblica sicurezza, oltre a vigilare sull'ordine pubblico e provvedere al mantenimento della pubblica sicurezza, fornisce soccorso a soggetti pubblici e privati in caso di infortuni, e alla risouzione pacifica dei dissidi tra privati.[16]

Si occupa inoltre di addestrare presso le sue strutture appartenenti ad altri corpi, come ad esempio per l'ordine pubblico il Corpo Forestale dello Stato e la Guardia di Finanza, e dell'Arma dei Carabinieri per la formazione circa l'attività riguardante la repressione alle infrazione del codice della strada, presso il Centro addestramento della Polizia Stradale (CAPS) sito in Cesena, e per le patenti di guida operativa, difesa personale e addestramento al tiro degli agenti delle varie polizie locali e municipali italiane.

Personale[modifica | modifica wikitesto]

Reclutamento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Scuola allievi agenti.
Un commissario capo.

Si diviene agente della polizia di stato tramite concorso pubblico per titoli ed esami attraverso apposito bando, che a seconda della qualifica può avere delle aliquote riservate a personale già in servizio o ai figli delle "vittime del dovere".

Dal 1º gennaio 2005, con la legge 23 agosto 2004, n. 226 i posti messi a concorso per allievo agente furono riservati, fino al 31 dicembre 2020, a coloro che stiano svolgendo o abbiano svolto un periodo di ferma nelle forze armate italiane come volontari in ferma annuale (VFP1) o quadriennale (VFP4).[17] Per i nati entro il 1985 incluso (salvi i rinvii per studio) era inoltre necessario essere in regola con gli obblighi di leva (il che vuol dire aver prestato il servizio militare in Italia).

Nello specifico, le modalità di accesso al corpo sono tuttora regolate da alcuni decreti del Ministero dell'Interno: il D.M 6 aprile 1999 n. 115, il D.M. 2 dicembre 2002 n. 276. I requisiti di idoneità psico-fisica sono stabiliti dal D.M. 30 giugno 2003 n. 198 mentre le materie oggetto della prova d'esame dal D.M. 28 aprile 2005 n. 129. Sono inoltre previsti limiti di età per essere nominato allievo agente di polizia: massimo 30 anni.[18] Al riguardo nel febbraio 2013 è stato pubblicato sul sito della SIULP uno schema di decreto del Ministero dell'Interno che fissa nuovi limiti di età. Tuttavia, fino alla pubblicazione del predetto destinato ad abolire il D.M. 115/1999, restano in vigore le disposizioni di quest'ultimo.[19]

Dopo aver vinto il concorso, bisognerà sostenere obbligatoriamente un corso di formazione, presso una scuola allievi agenti di durata variabile a seconda della qualifica. Una disciplina generale è oggi anche contenuta nel D.Lgs. 15 marzo 2010 n. 66 (Codice dell'ordinamento militare), che prevede anche riserva in posti nei casi tassativamente indicati dalla legge.[20]

Iscrizione ai sindacati[modifica | modifica wikitesto]

Il personale del corpo, dopo la riforma del 1981, ha la possibilità di iscriversi a sindacati purché siano costituiti da soggetti appartenenti al corpo stesso. Sono tuttavia esclusi il diritto di sciopero e le azioni sostitutive dello stesso, limitatamente però al periodo di servizio, e che comunque possano pregiudicare esigenze di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica o le attività di polizia giudiziaria.[21]

Tra i sindacati interni del personale della Polizia di Stato vi sono:

  • il SIULP (Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia);
  • il SAP (Sindacato Autonomo Polizia);
  • il SILP CGIL (Sindacato Italiano Lavoratori Polizia)
  • il SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia);
  • il COISP (COordinamento per l'Indipendenza Sindacale delle forze di Polizia);
  • il CONSAP (Confederazione Sindacale Autonoma di Polizia);
  • l'ANFP (Associazione Nazionale Funzionari di Polizia)

Mobilità[modifica | modifica wikitesto]

Ruoli[modifica | modifica wikitesto]

L'ordinamento dei ruoli del personale è disciplinato dal DPR 24 aprile 1982, n. 335.[22] In particolare l'art. 1 prevede i seguenti ruoli:

  • ruolo degli agenti, assistenti e sovrintendenti;
  • ruolo degli ispettori;
  • ruolo direttivo speciale;
  • ruolo dei commissari;
  • ruolo dei dirigenti.

Il DPR 24 aprile 1982, n. 337.[23] disciplina invece il ruolo che espleta servizio tecnico – scientifico. L'art. 1 prevede i seguenti ruoli equiparabili:

  • ruolo degli operatori tecnici;
  • ruolo dei collaboratori tecnici;
  • ruolo dei revisori tecnici;
  • ruolo dei periti tecnici;
  • ruolo dei direttori tecnici;
  • ruolo dei dirigenti tecnici.

I ruoli del personale direttivo e dirigente sono invece disciplinati dal D.Lgs. 5 ottobre 2000, n. 334, modificato dal D.Lgs. 28 dicembre 2001, n. 477.

Dotazione[modifica | modifica wikitesto]

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

Il personale ha in dotazione individuale una pistola d'ordinanza Beretta 92FS (cal. 9×19 mm Parabellum), e come dotazione di reparto, una pistola mitragliatrice Beretta M12 (9×19 mm Parabellum), mentre altri reparti specialistici (es. squadra mobile, SCO, NOCS, reparti mobili, tiratori scelti) hanno accesso a vari tipi di armi o artifizi.

Automezzi[modifica | modifica wikitesto]

Un'Alfa Romeo 159 SportWagon della Polizia di Stato parcheggiata al lungomare di Bari

La Polizia di Stato impiega oggigiorno diverse autovetture italiane, dalle versatili e meno tradizionali Fiat Punto 60 (usate prevalentemente per ricognizione) alle Alfa Romeo 159 2.4 JTD, marchio storico della flotta,[24][25] ed estere come, per esempio, le Subaru Legacy SW e Forester o come i Land Rover Discovery nelle varie versioni e a volte BMW Serie 3 SW. Vengono usate anche vetture di altre case che generalmente si vedono sulle autostrade e che sono fornite dalle stesse società concessionarie autostradali. Nel maggio 2004 sono state cedute dalla Lamborghini, in comodato d'uso, due Gallardo e, oltre a quelle, vengono utilizzate le Huracán, dotate di motore 10 cilindri a V e 520 CV, con la classica livrea bianco/blu e vari accessori opzionali (tra cui un contenitore per il trasporto di organi e un defibrillatore semiautomatico).[26] Le vetture vengono utilizzate sull'autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria e sulla A14 Bologna-Taranto. Nel 2008 le vetture consegnate nel 2004 sono state sostituite con versioni aggiornate (LP 560-4), sempre fornito dalla casa automobilistica italiana.[27] Una delle due vetture è stata distrutta in un incidente il 30 novembre del 2009.[28]

Nel passato sono state utilizzate dalle questure le famose Alfa Romeo Giulia, Alfetta, Alfasud, Giulietta, Alfa Romeo 33, Fiat Marea, Fiat Bravo (nuovo modello), Alfa Romeo 155. Svariate le auto "civetta" (con colori civili e targhe di copertura), anche a causa della possibilità di utilizzare, a tale scopo, vetture confiscate. Recentemente, fra queste erano state annoverate anche delle "supercar", poi restituite dalla polizia a causa degli eccessivi costi di gestione, che rendevano più opportuno impiegare le scarse risorse a disposizione per la protezione dei cittadini sul territorio e le indagini[29]. Le auto acquistate nuove appaiono in livrea (o in servizio) in genere dopo un lasso di tempo di circa un biennio rispetto al lancio sul mercato della versione civile. Ciò a causa della procedura burocratica di scelta prima, e di gara in tempi più recenti. Le società autostradali hanno nel passato acquistato e dato in comodato alla polizia Alfa Romeo Giulia, Alfetta, Alfa Romeo 90, Alfa Romeo 75, Alfa Romeo 156. Oltre a queste, la polizia ha utilizzato direttamente anche l'Alfa 155, di cui si trovano tuttora alcuni esemplari – versione 16 valvole del 1996 – operativi, utilizzati ormai per compiti non di pronto intervento.

Le auto della polizia operante nei tratti autostradali appartengono alle società che ne hanno la gestione, le quali dispongono quindi liberamente delle vetture a fine carriera. Il corpo di polizia – dal canto suo – metteva all'asta i propri veicoli (dichiarati dismessi e permanentemente inidonei al servizio, dopo una procedura burocratica ad hoc) allorquando le riparazioni necessarie fossero valutate non più convenienti. Spesso, prima di arrivare alla vendita, i veicoli venivano "spostati" e impiegati in compiti sempre meno "stressanti", così da ottimizzare le risorse: molte volanti, quindi, terminavano la propria carriera dedicandosi a servizi minori (quali consegna posta, trasporti vari, ecc.). L'alienazione di auto civetta e di vetture coi colori d'istituto[30] veniva usualmente destinata a commercianti; alcuni mezzi venivano poi reimmatricolati con targhe civili e rivendute a privati. Dei mezzi ex polizia, però, da qualche anno non è più possibile la reimmatricolazione su strada. Pratica che – del resto – era comunque sempre meno in uso, complice la mutazione del mercato dell'auto in generale, dotato di offerte sempre maggiori e modelli nuovi lanciati con sempre più frequenza.

La Polizia ha iniziato a interessarsi della preservazione del proprio patrimonio automobilistico grazie all'interessamento di alcuni dipendenti (che dettero luogo ad alcune realtà locali, quali la Scuderia delle Pantere Storiche, istituita a Firenze nel 1989)[31]. Oggi, le auto della polizia ritenute maggiormente interessanti sono comunque custodite – quasi un esemplare restaurato per ogni modello utilizzato (manca a oggi, ad esempio, la 155) – e visitabili, presso una realtà istituzionale dedicata: il Museo delle Auto della polizia, fondato in Roma nel 2004[32].

Simbologia[modifica | modifica wikitesto]

La Polizia di Stato è rappresentata da:

  • uno stemma
  • una bandiera d'istituto
  • una marcia d'ordinanza (Giocondità)
  • un santo patrono, san Michele Arcangelo, che secondo le scritture combatté Satana e viene tradizionalmente rappresentato con la spada rivolta verso il basso, nell'atto di trafiggere il vinto.
  • un motto, sub lege libertas, che ha dato adito a due interpretazioni prevalenti: "nella legalità la libertà" oppure più letteralmente ma criticamente, "al di sotto della legge (inteso come "sottomessi alla legge") la libertà" o "la legge a difesa della libertà". Più semplicemente è letto come "la libertà nel rispetto della legge".

Uniformi[modifica | modifica wikitesto]

La Polizia di Stato dispone di diverse divise:

  1. Uniforme ordinaria invernale ed estiva: camicia bianca con colletto inamidato, giubba di colore blu con bottoni bombati dorati rigati e spalline bordate di cremisi, pantaloni di colore grigio azzurro[33] recanti una filettatura di colore cremisi[34], scarpe basse di pelle nera, guanti di pelle nera[35], cravatta di colore blu[36] e calze di colore blu, berretto rigido di panno blu con visiera e con fregio, cinturone bianco o nero[37] con fondina a estrazione rapida, correggiolo, porta manette di sicurezza, portacaricatore e portasfollagente[38][39].
    In caso di freddo o pioggia l'uniforme può essere completata da un maglione a collo a "V" e bottoni bombati dorati rigati, dal giaccone in goretex e termofodera in pile. Il personale femminile può indossare le scarpe di pelle nera con tacco alto e la gonna di colore grigio azzurro con filettatura cremisi solo se espressamente comandato.
    Il personale della Polizia Scientifica, in ufficio, indossa l'uniforme ordinaria[40] sostituendo la giubba blu con il camice bianco con le mostrine sul bavero.
    Il personale di servizio presso gli uffici indossa l'uniforme ordinaria[40] sostituendo la giubba blu con il camice grigio verde con le mostrine.
    In caso di servizi di ordine pubblico l'uniforme può essere completata indossando il casco azzurro "u-bot" o "super u-bot".
  2. Uniforme estiva di servizio: camicia a mezze maniche di colore blu con colletto inamidato (detta "atlantica"), bottoni bombati dorati rigati e con mostrine sul colletto, cinturone bianco o nero[37], pantaloni di colore grigio azzurro con filettatura cremisi, calze blu, scarpe basse di pelle nera, berretto rigido di panno blu con visiera e con fregio. In caso di freddo l'uniforme può essere completata indossando il maglione blu con collo a "V" e bottoni dorati.
  3. Uniforme per servizi di ordine pubblico[41]: giubba blu con cerniera con scritta catarifrangente "POLIZIA" sulla schiena, pantaloni di colore grigio azzurro, basco di colore blu con fregio, maglioncino di colore azzurro a collo alto[42], stivaletti anfibi di pelle nera, gilet tattico, cinturone blu in cordura con fondina "chiusa" e foulard di colore cremisi. Questa uniforme è ora utilizzata solo dai Reparti Mobili. L'uniforme può essere completata indossando il casco azzurro "ubott" e le protezioni.
  4. Uniforme di rappresentanza: giubba blu con mostrine sul bavero, bottoni rigati bombati dorati, spalline bordate di cremisi, cordelline di colore oro per i funzionari, di colore bianco e celeste per gli ispettori, e di colore oro e cremisi per i sovrintendenti, gli assistenti e gli agenti, guanti bianchi, camicia bianca con colletto inamidato, cravatta blu, pantaloni grigio azzurri con doppia banda di colore cremisi, scarpe basse di pelle nera, berretto rigido con visiera analogo all'Uniforme Ordinaria e mantella di colore blu con mostrine.
  5. Uniforme storica: è indossata dal plotone d'onore che effettua il cambio della guardia d'onore al palazzo del Quirinale e dalla Banda Musicale in alcune occasioni come la parata militare del 2 giugno e la festa della Polizia di Stato.
Fregio della Polizia di Stato

Fregio da berretto e da basco[modifica | modifica wikitesto]

Aquila eretta dorata, con scudo cremisi e monogramma "RI",[43] sormontata da torre trimerlata.

Mostrine[modifica | modifica wikitesto]

Mostrine con fiamma dorata su campo cremisi alla base della quale vi è il monogramma "RI"[43]; lunghe e ricamate per i funzionari, corte e ricamate per gli ispettori superiori sostituti commissari e di metallo per il restante personale di Polizia.

Qualifiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Qualifiche della Polizia di Stato.

Dati statistici[modifica | modifica wikitesto]

2005[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2005 la Polizia di Stato contava un totale di 105.324 agenti (di cui oltre 15.000 donne) così ripartiti:[44][45][46][47]

  • 893 dirigenti;
  • 1.839 vice questori;
  • 723 commissari capo;
  • 19.230 ispettori;
  • 666 vice ispettori;
  • 13.677 sovrintendenti;
  • 38.976 assistenti;
  • 29.320 agenti.

2012[modifica | modifica wikitesto]

L'organico previsto ammontava a 115.000 uomini (di cui 105.000 agenti del ruolo operativo e 10.000 appartenenti al ruolo tecnico-scientifico e sanitario) ma a causa delle carenze di quest'ultimo il personale complessivo annoverava circa 105.000 unità. Il 15% era costituito da donne.

Poco meno di 6.000 operatori erano distaccati in funzioni tecniche, destinate a fornire supporto logistico e di assistenza tecnica al restante personale. Circa 2.000 agenti risultavano invece assegnati al servizio di polizia di prossimità.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • I sovrintendenti, per via dei cosiddetti "binari" presenti sui loro distintivi di qualifica, sono sovente chiamati (non ufficialmente) marescialli, sebbene siano equiparabili ai brigadieri dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La riforma del 1981 inquadrò i marescialli del disciolto Corpo delle Guardie di P.S. come sovrintendenti principali, e sovrintendenti capi e il riordino delle carriere del 1995[48], a sua volta, ha inquadrato gli allora sovrintendenti nel ruolo degli ispettori.
  • Le mostrine del personale del ruolo direttivo e dirigente medico sono bordate di colore rosso, quelle del ruolo tecnico hanno la doppia colorazione blu e cremisi invece del solo cremisi previsto per il ruolo operativo.
  • I ruoli sanitari non prevedendo qualifiche di sottufficiali o di truppa ma solo funzionari e dirigenti: il personale non direttivo e non dirigente che svolge funzioni sanitarie é inquadrato nel ruolo tecnico.
  • Gli appartenenti alla banda musicale sono formalmente inquadrati nel ruolo tecnico.
  • I commissari accedono a tale qualifica il giorno stesso della loro incorporazione presso la Scuola Superiore di Polizia, pertanto non sono considerati formalmente "allievi" ma funzionari frequentatori di corso.

Musica e sport[modifica | modifica wikitesto]

Medaglie e decorazioni concesse dalla Polizia di Stato[modifica | modifica wikitesto]

MeritoServizioPS20.png Medaglia al merito di servizio della Polizia di Stato (20 anni)
MeritoServizioPS15.png Medaglia al merito di servizio della Polizia di Stato (15 anni)
MeritoServizioPS10.png Medaglia al merito di servizio della Polizia di Stato (10 anni)
AnzianitàPS35.png Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (35 anni)
AnzianitàPS30.png Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (30 anni)
AnzianitàPS20.png Croce di anzianità di servizio della Polizia di Stato (20 anni)
NavigazionePS20.png Medaglia per lunga navigazione della Polizia di Stato (20 anni)
NavigazionePS15.png Medaglia per lunga navigazione della Polizia di Stato (15 anni)
NavigazionePS10.png Medaglia per lunga navigazione della Polizia di Stato (10 anni)
AereaPS20.png Medaglia per lunga navigazione aerea della Polizia di Stato (20 anni)
AereaPS15.png Medaglia per lunga navigazione aerea della Polizia di Stato (15 anni)
AereaPS10.png Medaglia per lunga navigazione aerea della Polizia di Stato (10 anni)
NoNastro2.png Medaglia di commiato in argento (decreto ministeriale 5 giugno 1990)
Distintivo encomio solenne ruolo direttivo, dirigenti e commissari coordinatori FF.PP. italiane 2.svg Distintivo d'Onore – Promozione per merito di Guerra per Ufficiale Superiore. (il Dipartimento della P.S. ha decretato di "non ritenere possibile l'applicazione, in via analogica, di quanto previsto dalla normativa per le Forze Armate, giacché il Regolamento per la Disciplina delle Uniformi SMD-G-010 edizione 2002[49], nella sezione III – distintivi d'onore, contempla esclusivamente i distintivi legati alla promozione per merito di guerra, di contenuto assai differente dal riconoscimento previsto per il personale della Polizia di Stato.")[50]
Distintivo encomio solenne ruolo direttivo, commissari FF.PP. italiane 2.svg Distintivo d'Onore – Promozione per merito di Guerra per Ufficiale Inferiore, Sottufficiale e Truppa. (il Dipartimento della P.S. ha decretato di "non ritenere possibile l'applicazione, in via analogica, di quanto previsto dalla normativa per le Forze Armate, giacché il Regolamento per la Disciplina delle Uniformi SMD-G-010[49] edizione 2002, nella sezione III – distintivi d'onore, contempla esclusivamente i distintivi legati alla promozione per merito di guerra, di contenuto assai differente dal riconoscimento previsto per il personale della Polizia di Stato.")

Onorificenze concesse alla bandiera della Polizia di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Lista parziale in corso di aggiornamento

Cavaliere BAR.svg Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia (1981)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Alluvione Polesine 1951)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Ondata maltempo italia Centro-Meridionale 1956)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Salvataggio in mare 1960)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Alluvione Firenze 1966)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Soccorso in montagna 1958-75)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Terremoto Friuli 1976)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Terremoto irpinia e Lucania 1980)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Contrasto terrorismo 1982)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Squadre volanti 1967-88)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Contrasto criminalità 1981-91)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Contrasto terrorismo 1988-93)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Alluvione Piemonte ed Emilia-Romagna 1994)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Polizia Stradale 1947-97)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Terremoto Umbria e Marche 1997)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Contrasto criminalità 1992-2011)
Valor civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al valor civile (Attività di istituto 2003-05)
Valor civile silver medal BAR.svg Medaglia d'argento al valor civile (Alluvione Val Camonica 1953)
Valor civile silver medal BAR.svg Medaglia d'argento al valor civile (Soccorso in mare 1961)
Valor civile silver medal BAR.svg Medaglia d'argento al valor civile (Vajont 1963)
Valor militare bronze medal BAR.svg Medaglia di bronzo al Valor Militare (Bn. Motociclisti – Montenegro 1941-42)
Valor militare bronze medal BAR.svg Medaglia di bronzo al Valor Militare (Bn. "Fiume" – Croazia 1943)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Polizia Stradale 1966)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Soccorso immigrati 2000)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Polizia Stradale 2004)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Polizia Postale e delle Telecomunicazioni 1998-2007)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Servizio Centrale Operativo 1989-2008)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Controllo del territorio 1997-2009)
Merito civile gold medal BAR.svg Medaglia d'oro al merito civile (Terremoto Abruzzo 2009)
Merito civile bronze medal BAR.svg Medaglia di bronzo al merito civile (Polizia Femminile – Terremoto Sicilia 1968)
BenemerenzaSiculo1908.png Medaglia di benemerenza per il terremoto calabro-siculo (1908)
TerremotoAvezzano1915.png Medaglia di benemerenza per il terremoto di Avezzano del 1915
BenemeritiCultura1.png Medaglia d'oro per i benemeriti della cultura e dell'arte (1991)
SanitaPubblicaNO.png Medaglia d'oro al merito della sanità pubblica (2004)
ProtezioneMer1.png Medaglia d'oro al merito del Dipartimento della Protezione Civile (Terremoto Abruzzo 2009)
ONUKosovo.png Medaglia "in the Service of Peace -UNMIK" delle nazioni Unite (Kosovo 1999)

Denominazioni dei corpi di Polizia[modifica | modifica wikitesto]

  • Corpo delle guardie di pubblica sicurezza del Regno di Sardegna (1852-1861)
  • Corpo delle guardie di pubblica sicurezza del Regno d'Italia (1861-1890)
  • Corpo delle guardie di città (1890-1919)
  • Regia guardia per la pubblica sicurezza (1919-1923)
  • Corpo degli agenti di pubblica sicurezza (1925-1944)
  • Corpo delle guardie di pubblica sicurezza (1944-1981)
  • Polizia di Stato (1981 – presente)

Cronotassi dei capi della polizia dal 1878[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Capo della polizia e direttore generale della pubblica sicurezza.
  1. Luigi Berti dal 16 maggio 1878 al 16 dicembre 1878
  2. Ferdinando Ramognini dal 16 gennaio 1879 al 14 ottobre 1879
  3. Giovanni Bolis dal 14 agosto 1879 al 31 dicembre 1883
  4. Ottavio Lovera di Maria dal 31 dicembre 1883 al 29 ottobre 1885
  5. Bartolomeo Casalis dal 29 ottobre 1885 al 16 aprile 1887
  6. Luigi Berti dal 10 luglio 1887 al 29 ottobre 1890
  7. Ferdinando Ramognini dal 1º dicembre 1890 al 1º ottobre 1893
  8. Giuseppe Sensales dal 1º ottobre 1893 al 7 aprile 1896
  9. Giovanni Alfazio dal 7 aprile 1896 al 1º agosto 1898
  10. Francesco Leonardi dal 1º agosto 1898 al 23 febbraio 1911
  11. Giacomo Vigliani dal 1º febbraio 1911 al 29 settembre 1917
  12. Giuseppe Sorge dal 29 settembre 1917 al 10 marzo 1919
  13. Riccardo Zoccoletti dal 10 marzo 1919 al 1º luglio 1919
  14. Vincenzo Quaranta dal 1º luglio 1919 al 19 giugno 1920
  15. Giacomo Vigliani dal 19 giugno 1920 al 14 luglio 1921
  16. Corrado Bonfanti Linares dal 14 luglio 1921 al 1º marzo 1922
  17. Giacomo Vigliani dal 2 marzo 1922 al 7 agosto 1922
  18. Raffaele Gasbarri dall'8 agosto 1922 all'11 settembre 1922
  19. Emilio De Bono dall'11 novembre 1922 al 16 giugno 1924
  20. Francesco Crispo Moncada dal 17 giugno 1924 al 13 settembre 1926
  21. Arturo Bocchini dal 13 settembre 1926 al 20 novembre 1940
  22. Carmine Senise dal 20 novembre 1940 al 15 aprile 1943
  23. Renzo Chierici (gen. MVSN) dal 16 aprile 1943 al 25 luglio 1943
  24. Carmine Senise dal 26 luglio 1943 al 23 settembre 1943
  25. Tullio Tamburini (MVSN) dal 1º ottobre 1943 all'aprile 1944
  26. Eugenio Cerruti (MVSN) dall'aprile 1944 all'ottobre 1944
  27. Renzo Montagna dal 6 ottobre 1944 al 25 aprile 1945
  28. Giuseppe Solimena (regg.) dal 15 aprile 1944 al 15 agosto 1944
  29. Luigi Ferrari dal 16 agosto 1944 al 12 settembre 1948
  30. Giovanni D'Antoni dal 12 settembre 1948 al 20 settembre 1952
  31. Tommaso Pavone dal 20 settembre 1952 all'11 marzo 1954
  32. Giovanni Carcaterra dal 22 marzo 1954 al 10 ottobre 1960
  33. Angelo Vicari dal 10 ottobre 1960 al 28 gennaio 1973
  34. Efisio Zanda Loy dal 2 febbraio 1973 al 4 giugno 1975
  35. Giorgio Menichini dal 5 giugno 1975 al 19 novembre 1976
  36. Giuseppe Parlato dal 20 novembre 1976 al 19 gennaio 1979
  37. Giovanni Rinaldo Coronas dal 19 gennaio 1979 al 27 aprile 1984
  38. Giuseppe Porpora dal 27 aprile 1984 al 22 gennaio 1987
  39. Vincenzo Parisi dal 22 gennaio 1987 al 27 agosto 1994
  40. Fernando Masone dal 27 agosto 1994 al 31 maggio 2000
  41. Giovanni De Gennaro dal 1º giugno 2000 al 2 luglio 2007
  42. Antonio Manganelli dal 2 luglio 2007 al 20 marzo 2013 (deceduto)[51]
  43. Alessandro Marangoni dal 20 marzo 2013 al 30 maggio 2013 (facente funzioni)
  44. Alessandro Pansa dal 31 maggio 2013 al 29 aprile 2016
  45. Franco Gabrielli dal 29 aprile 2016

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dapprima granatieri di Sardegna e carabinieri, poi solo questi ultimi.
  2. ^ Poi resa obbligatoria per i funzionari, durante il governo Zanardelli.
  3. ^ Che aveva creato la disciplina della criminologia scientifica.
  4. ^ http://www.corpoguardiedicitta.it/storia.aspx
  5. ^ [1]
  6. ^ Arrigo Petacco, L'archivio segreto di Mussolini, Mondadori, 1997
  7. ^ Il cui nome resta tradizionalmente al femminile perché inizialmente progettata come "squadra" o "compagnia", anche se poi cresciuta al rango di reparto.
  8. ^ Raccogliendo il suggerimento della polizia britannica, che controllava in quel momento, ed in quel modo, la città di Trieste.
  9. ^ In pratica anche ad un semplice agente era consentito condurre a sua discrezione anche coattivamente qualsiasi cittadino presso gli uffici di polizia per accertamenti, e trattenervelo dapprima per un tempo massimo di 48 ore, poi sceso a 24.
  10. ^ Che sta per "Repubblica Italiana" e che già da tempo veniva usato sugli stemmi militari in sostituzione della croce sabauda di ascendenza monarchica)
  11. ^ Identificare i poliziotti? In Italia non si può di Arianna Giunti e Michele Sasso, da espresso.repubblica.it, 21 novembre 2013
  12. ^ Cucchi, un agente assolto giustifica i gestacci, in Corriere della Sera, 7 giugno 2013.
  13. ^ Aldrovandi, ovazione a agenti condannati, in Corriere della Sera, 30 aprile 2014.
  14. ^ Sap: ‘Chi disprezza salute paga conseguenze’, in Il fatto quotidiano, 31 ottobre 2014.
  15. ^ Sicurezza di sedi istituzionali dal sito ufficiale della Polizia di Stato italiana
  16. ^ Art. 1 regio decreto 18 giugno 1931, n. 773
  17. ^ art. 16 legge 23 agosto 2004 n. 226
  18. ^ Art. 1 decreto del Ministero dell'Interno 6 aprile 1999 n. 115.
  19. ^ Limiti di età per i concorsi in Polizia di Stato da blog.nuoviconcorsi.itm, 4 marzo 2013
  20. ^ Vedasi ad esempio artt. 702 e 703 d.lgs 15 marzo 2010 n. 66
  21. ^ Art. 84 legge 1º aprile 1981 n. 121.
  22. ^ Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 10 giugno 1982, n. 158 (supplemento ordinario).
  23. ^ Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana 10 giugno 1982, n. 158 (supplemento ordinario)
  24. ^ nuova alfa 159 per polizia e carabinieri, omniauto.it. URL consultato il 13 dicembre 2012.
  25. ^ Alfa 159 polizia e carabinieri: la tradizione continua, virtualcar.it. URL consultato il 13 dicembre 2012.
  26. ^ lamborghini gallardo polizia, omniauto.it. URL consultato il 13 dicembre 2012.
  27. ^ la nuova laborghini Lp560-4 della Polizia, omniauto.it. URL consultato il 13 dicembre 2012.
  28. ^ incidente lamborghini gallardo Polizia, omniauto.it. URL consultato il 13 dicembre 2012.
  29. ^ Auto di lusso dalla mafia alla polizia Restituite: "Non possiamo permettercele" - cronaca - Repubblica.it
  30. ^ esempio bando mezzi dismessi (PDF), img.poliziadistato.it. URL consultato il 13 dicembre 2012.(documento .pdf)
  31. ^ http://www.targheitaliane.it/monografie/polizia.pdf
  32. ^ http://museoauto.poliziadistato.it/
  33. ^ Detto anche colore "bigio".
  34. ^ La tradizione vuole che la filettatura di colore cremisi raffiguri il sangue versato dai Caduti
  35. ^ Da indossare solo con l'uniforme ordinaria invernale.
  36. ^ Per alcuni anni fu di colore celeste e prima ancora di colore nero.
  37. ^ a b Per i Poliziotti di quartiere, per gli agenti dei Reparti Prevenzione Crimine e per gli istruttori di tiro.
  38. ^ da indossare in caso di servizi esterni o presso i corpi di guardia delle Questure, delle Prefetture U.T.G., dei Commissariati di P.S. e delle caserme.
  39. ^ Nel settembre del 2006 è stata emanata una ordinanza sull'uso dello spallaccio bianco, il quale dovrà essere indossato solo in caso di rappresentanza.
  40. ^ a b O gli abiti civili.
  41. ^ Nota come "divisa da O.P." o "tuta da O.P."
  42. ^ Nel periodo estivo sostituito con una maglietta a mezze maniche di colore blu.
  43. ^ a b Che sta per "Repubblica Italiana".
  44. ^ Fonte: Pag. 207 del Calendario Atlante De Agostini 2008.
  45. ^ compendio 2009
  46. ^ Tabelle organici Forze armate e di polizia, Fonte: Siulp - Sindacato italiano unitario lavoratori polizia, (I dati si riferiscono agli organici del personale in servizio permanente nell'anno 2005 e non includono allievi, ausiliari e volontari). URL consultato il 24 aprile 2010..
  47. ^ Organico della Polizia di Stato (PDF), Fonte: Alte Professionalità Vigili del Fuoco. URL consultato il 24 aprile 2010.
  48. ^ D.L.vo 12/5/1995 n.197
  49. ^ a b Od4
  50. ^ circ. 557/RS/01/35/2513 datata 20/11/2006 del Dipartimento della Pubblica Sicurezza
  51. ^ Il capo della Polizia è morto

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Mone, L'Amministrazione della Pubblica Sicurezza e l'ordinamento del personale, Laurus Robuffo, 2013.
  • G. Bella, G.M. Bella, R. Sgalla, Regolamento di servizio dell'Amministrazione della Pubblica Sicurezza, Laurus Robuffo, 2005
  • Giorgio Cantelli, Luigi Memma, Polizia a cavallo. Storia, ordinamenti, uniformi. Ponchiroli editori, Bagnolo San Vito, 2009. ISBN 978-88-902347-8-1
  • Antonio Laurito, La storia e le uniformi della Polizia italiana. Promozioni editoriali police, Roma, 2008.
  • Annibale Paloscia e Maurizio Salticchioli: I capi della polizia. La storia della sicurezza pubblica attraverso le strategie del Viminale. Laurus Robuffo, Roma, 2003.
  • Giuseppe Quilichini, Storia fotografica della polizia 1848-1962. Una storia di uomini. 2 volumi Italia Editrice New, Foggia, 2005. ISBN 978-88-95038-01-8

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