Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera

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1leftarrow.pngVoce principale: Marina Militare.

Corpo delle capitanerie di porto
Guardia costiera
Logo della Guardia costiera italiana
Logo della Guardia costiera italiana
Descrizione generale
Attiva 1865
Nazione Italia Italia
Servizio dipendente da:
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
Ministero dell'ambiente
Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
Marina Militare
Tipo Guardia costiera
Polizia giudiziaria
Polizia tecnico amministrativa marittima
Polizia ambientale
Sicurezza della navigazione
Ruolo Corpo nazionale di soccorso in mare
Comando generale Roma, viale dell'Arte, 16
Patrono Santa Barbara, patrona della Marina Militare
Motto OMNIA VINCIT ANIMUS
Anniversari 20 luglio (fondazione)
Comandanti
Comandante generale amm. isp. capo (CP)
Felicio Angrisano
Simboli
Bandiera Naval Ensign of Italy.svg
Bandiera di bompresso Naval Jack of Italy.svg-Naval Jack of Italy (verso).svg
Stemma forza armata Coat of arms of Marina Militare.svg

[senza fonte]

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Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera è uno dei corpi tecnici della Marina Militare, dipendente dal Ministero della difesa della Repubblica italiana. Opera porti italiani, anche presso gli uffici della capitaneria di porto.

Il corpo - storicamente erede delle antiche magistrature del mare degli stati preunitari italiani, alle quali era stata affidata l'amministrazione e la cura dei porti - venne istituito con l'emanazione del regio decreto 20 luglio 1865, n. 2438, subito dopo l'unità d'Italia. È competente in tema di sicurezza dei porti e delle spiagge, ed anche dei commerci che ivi si svolgono e vigila su tutte le attività che si svolgono in mare e sulle pertinenze del mare.

Attualmente dispone di un organico di circa 11.000 unità, tra ufficiali, sottufficiali, graduati e militari di truppa.[senza fonte]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati italiani preunitari[modifica | modifica wikitesto]

Le repubbliche marinare lasciarono in eredità le loro solide istituzioni marittime e il corpus legislativo del mare agli stati preunitari della penisola italiana, che li adottarono adeguandone gli ordinamenti alle loro esigenze temporali.

Gli antichi stati preunitari italiani diponevano ognuno di un proprio ordinamento, ad esempio la Real Marina del Regno delle Due Sicilie, composte nei porti principali del Regno, dal capitano di porto e dal controllore dei dazi, alle dipendenze del ministro della Marina; il capitano del porto di Livorno era il responsabile dei porti e della Marina mercantile del granduca di Toscana, mentre nel Regno sardo piemontese vi erano due distinti corpi istituzionali: i consoli e i viceconsoli, ai quali era devoluta l'amministrazione della Marina mercantile e i capitani e gli ufficiali di porto, appartenenti al Corpo dello stato maggiore dei porti, ai quali era affidato il comando dei porti, la polizia e i servizi tecnico-nautici.

L'unità di'Italia e la nascita del corpo[modifica | modifica wikitesto]

Con l'unità d'Italia si pose quindi il problema dell'unificazione degli ordinamenti portuali previgenti nel neeonato Regno d'Italia, allo scopo venne emantao il regio decreto 20 luglio 1865, n. 2438 che tra l'altro istituì il corpo, creando nel contempo nel nuovo ordinamento statuale, una nuova istituzione per la disciplina dei porti e delle attività mercantili portuali e della navigazione. Con la nascita del corpo, vennero soppressi i consoli di marina e il corpo dello stato maggiore dei porti.

Il Corpo delle capitanerie di porto era all'epoca un corpo civile inquadrato militarmente e formato da capitani di porto di prima, seconda e terza classe, ufficiali di porto di prima, di seconda e di terza classe e applicati di porto. Le giurisdizioni marittime erano costituite da compartimenti e circondari marittimi; i primi erano affidati al comando dei capitani, mentre i secondi erano di competenza degli ufficiali di porto. Al Corpo, erede delle precedenti istituzioni sabaude, fu dato carico di molteplici attività, dalla regolamentazione delle attività marittime, a funzioni meno mercantili come gli arruolamenti militari marittimi. Successivamente, con R.D. 8 dicembre 1910, n. 857,venne creato l'Ispettorato generale del corpo delle capitanerie di porto, con competenza su tutti gli organi periferici.

L'impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra italo-turca e Prima guerra mondiale.
Il generale di porto ispettore Francesco Mazzinghi, fondatore delle capitanerie di porto

Il coprpo fu impiegato in vari teatri bellici, come ad esempio nella guerra italo-turca, e nelle varie fasi delle guerre coloniali italiane. Con lo scoppio della prima guerra mondiale partecipò al servizio di mobilitazione del personale militare, alla difesa delle coste, all'impiego e alla requisizione del naviglio mercantile per uso bellico, all'azione di polizia militare e soprattutto l'organizzazione e il funzionamento dell'attività portuale, indispensabile per assicurare l'approvvigionamento degli eserciti operanti. Con Decreto luogotenenziale del 3 febbraio 1918 il Ministro della Marina affidò definitivamente alle capitanerie di porto i servizi che interessavano la difesa militare e perciò tutti gli appartenenti al Corpo furono militarizzati per la durata della guerra in corso, con proroga di un semestre oltre la firma dei trattati di pace. Il Corpo fu definitivamente inquadrato militarmente nel mese di novembre del 1919[1] e infine entrò a far parte dei corpi della Regia Marina nel settembre del 1923.[2]

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale e l'entrata in guerra dell'Italia, gli uomini delle capitanerie di porto furono chiamati nei sorgitori delle Colonie e dell'Impero, mentre con il regio decreto legge 11 novembre 1938 n. 1902 l'ispettorato generale veniva soppresso e in sua vece istituito il Comando generale delle capitanerie di porto, retto da un ammiraglio di squadra, ridisegnandone organici e organizzazione.

La seconda guerra mondiale ed il Commissariato per l'Alta Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Armistizio dell'8 settembre 1943 e Guerra civile in Italia (1943-1945).

Durante la guerra civile in Italia e la divisione del territorio tra la Repubblica sociale italiana ed il Regno del Sud, a seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943, mentre nel Regno vigeva il preesistente ordinamento, nel nord Italia vennero istituiti la Direzione generale della marina mercantile e il Comando generale delle capitanerie di porto, con sede a Verona e successivamente a Milano.

Queste due istituzioni, sorte in situazioni molto emergenziali, furono di grande utilità nella tutela del naviglio nazionale, dei porti e nella salvaguardia delle istituzioni marittime in genere.[senza fonte]

Dal secondo dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Logo del Numero blu per le emergenze in mare e sulle spiagge.

La ricostruzione interessò tutti i porti della penisola e delle isole, totalmente distrutti, sia strutturalmente sia negli arredi, senza tralasciare il naviglio, completamente distrutto e la rinascita vide protagonisti anche gli uomini del Corpo, attivi anche nei settori economici, oltre che nel ruolo che compete loro di gestione dei porti e dell'amministrazione tecnico giuridica della navigazione marittima. Il Comando generale delle capitanerie di porto, nel 1948, lasciò il posto a un ricostruito Ispettorato generale al cui Comando fu preposto l'Ufficiale Ispettore più anziano di grado in servizio permanente effettivo, appartenente ai ruoli del Corpo e in questo contesto il Corpo fu posto alle dipendenze dell'allora Ministero della Marina Mercantile.

Dal 1996 con una serie di accorpamenti gli uffici delle capitanerie di porto passarono al Ministero dei Trasporti e della Navigazione, nato dall'unione dei Ministero dei Trasporti con il Ministero della Marina Mercantile. Con la riforma Bassanini del governo D'Alema I di cui al d.lgs. 30 luglio 1999, n. 300, entrata in vigore nel 2001 col governo Berlusconi II il Corpo passò al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, e successivamente al Ministero della Difesa, da cui dipende operativamente.

Organizzazione e struttura[modifica | modifica wikitesto]

Area SAR italiana e aree MRSC.

L'organizzazione è stata definita con il Decreto Interministeriale dell'8 giugno 1989[3]

Essa è ripartita in:

  • il Comando generale, che ha funzioni di coordinamento generale del centro nazionale di soccorso in mare;
  • n. 15 direzioni marittime, cui fanno capo 15 sotto centri di soccorso;
  • n. 53 compartimenti marittimi - capitanerie di porto;
  • n. 48 uffici circondariali marittimi;
  • n. 126 uffici locali marittimi;
  • n. 38 delegazioni di spiaggia.

Il comando generale del Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera ha sede a Roma (EUR) presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La carica è ricoperta da un ammiraglio ispettore capo mentre un ammiraglio ispettore ricorpe la carica di vice comandante generale del corpo.

A livello terirritoriale, è organizzato in:

Componente aeronavale[modifica | modifica wikitesto]

Il servizio aereo della Guardia costiera fu attivato nel 1989. Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera, ha una flotta composta da oltre 300 unità navali di vario tipo, dislocate in 113 fra porti e approdi della penisola italiana e delle sue isole, dispone inoltre di una componente aerea formata da velivoli ad ala fissa e ala rotante stazionati presso le sedi del 1º, 2º e 3º nucleo aereo rispettivamente negli aeroporti di Sarzana-Luni, Catania e Pescara in cui operano 7 Piaggio P.166 (codice di chiamata radio: "orca") e 3 ATR 42 MP (uno in versione 400 e due in versione 500) ("manta"). In due di queste sedi, Sarzana e Catania, esistono inoltre due sezioni elicotteri con Agusta-Bell AB 412 ("koala") e 4 nuovi AgustaWestland AW139 ("nemo"). Dopo la dotazione del corpo degli AgustaWestland AW139, si sta valutando la possibilità di dislocare nuovi nuclei elicotteri a Cagliari, Salerno e Pescara.[senza fonte]

I mezzi, utilizzati per l'assolvimento dei compiti istituzionali del corpo. Il potenziamento dei mezzi navali del Corpo delle capitanerie di porto ha origine con la promulgazione della legge 30 novembre 1998, n. 413, con la quale sono stati messi in cantiere 5 pattugliatori della classe 900 e 2 navi classe Dattilo con ponte di volo da mt.100 di lunghezza, n.1 Supply vessel da mt. 65. n.28 unità d'altura a grande autonomia (AGA) della classe 200/S. Inoltre sono state commissionate 43 motovedette Classe 800, 26 motovedette classe 2000 e 32 unità navali classe 500 oltre che diversi mezzi litoranei.

Nel corso degli anni novanta erano entrate in servizio la motovedetta Ingianni le motovedette della classe Mazzinghi le cui prime unità erano entrate in servizio alla fine degli anni ottanta.

Reparti speciali[modifica | modifica wikitesto]

Competenze e funzioni[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto il corpo sia espressione della Marina Militare italiana, in quanto facente parte dell' organico alla stessa forza armata, svolge compiti e funzioni non strettamente legati all'attività istituzionale quale corpo armato. Tali compiti e funzioni sono, infatti, di natura e fini prevalentemente civili, legati all'uso pubblico del mare nella più ampia accezione del termine, e vengono svolti in dipendenza funzionale da vari ministeri, con particolare dipendenza dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, erede del Ministero della Marina mercantile, soppresso nel 1994. Ha poi funzioni di polizia giudiziaria (diritto italiano), per le violazioni previste dal codice della navigazione, articolo 1235 e delle altre leggi speciali (pesca, demanio marittimo, diporto nautico, ambiente, ecc.) e attraverso l'articolazione operativa di guardia costiera opera in mare, nei porti e sulle pertinenze marittime, principalmente per la salvaguardia della vita umana in mare e la sicurezza della navigazione. Svolge inoltre attività di pronto intervento nei casi di soccorso marittimo o di crimini commessi in mare.

Per le ultime operazioni, le indagini spettano in collaborazione con l'Arma dei Carabinieri. Per il soccorso marittimo hanno mezzi dotati per intervenire in situazioni di mare estremamente agitato. Sono dotati anche di alcune idroambulanze. I servizi d'istituto sono effettuati con dipendenza da diversi organi dello Stato, dei quali il Comando generale del Corpo delle CC.PP. è l'interfaccia naturale. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è il principale organo istituzionale che si avvale dell'operato delle capitanerie di porto, per la maggior parte delle funzioni collegate all'uso del mare e attività connesse alla navigazione commerciale e da diporto e sul cui bilancio gravano le spese di funzionamento. Il Corpo poi esercita le competenze relative alle materie del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per cui la legge e altre disposizioni normative prevedono la diretta attribuzione allo stesso e svolge, in regime di avvalimento, le attività a esso conferite nei settori riconducibili al competente Dipartimento per i trasporti, la navigazione e i sistemi informativi e statistici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

Sinteticamente, attività espletate si possono riassumere in:

  • ricerca e soccorso in mare (SAR);
  • sicurezza della navigazione;
  • supervisione del funzionamento del porto;
  • protezione ambiente marino;
  • controllo sulla pesca marittima;
  • formazione del personale marittimo;
  • iscrizione del naviglio mercantile, da pesca e da diporto;
  • contenzioso per le violazioni amministrative marittime;
  • polizia tecnico-amministrativa marittima comprendente: la disciplina delle attività marittime (potere di ordinanza), controllo del traffico marittimo, manovra delle navi, inchieste sui sinistri marittimi, gestione dei porti non sede di Autorità portuale;
  • collaudi e ispezioni ai depositi costieri;
  • vigilanza e polizia demaniale marittima;
  • arruolamento del personale militare della Marina;
  • archeologia subacquea;
  • contrasto all'immigrazione clandestina via mare;
  • servizi di protezione civile;
  • servizi di polizia stradale nelle aree portuali (art. 12, c. 3 lett. f) del codice della strada);
  • servizi antiterrorismo e di sicurezza, sia negli ambiti portuali sia a bordo delle navi nazionali ed estere, in adesione alla normativa nazionale e internazionale vigente.

Per la varietà di compiti e diversi dicasteri o enti amministrativi interessati, la componente del Corpo delle capitanerie di porto è uno sportello unico per le attività marittime.

Compiti di polizia[modifica | modifica wikitesto]

Il corpo esercita, dunque, la funzione di polizia giudiziaria in specifiche materie (codice della navigazione e altre leggi speciali), assumendo eccezionalmente competenza generale solo nei porti ove non sia presente un ufficio di pubblica sicurezza. Il Corpo non esercita funzioni di pubblica sicurezza. Inoltre, sono istituite Sezioni di polizia giudiziaria della guardia costiera presso le varie Procure della Repubblica: esse, in base alle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, dovrebbero essere specializzate ed occuparsi di reati attinenti alle materie di competenza del Corpo; tuttavia, concretamente si trovano spesso ad occuparsi di reati comuni. Il Corpo concorre all'attività di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope, nei termini stabiliti dagli articoli 5 e 99 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

Altre competenze sono:

  • comando dei porti ed esercizio delle funzioni di Autorità di sicurezza in materia di prevenzione da minacce, ai sensi del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 203;
  • polizia nei porti e in corso di navigazione;
  • sicurezza generale nei porti e nelle relative adiacenze, ai sensi dell'articolo 81 del codice della navigazione e, nei termini previsti dall'articolo 82 del predetto codice, sulle navi in porto e in corso di navigazione nel mare territoriale;
  • polizia marittima;
  • demanio marittimo ed esercizio dei relativi poteri di polizia amministrativa;
  • personale marittimo;
  • regime amministrativo della nave;
  • diporto nautico;
  • soccorso e polizia di sicurezza della navigazione nei laghi e nelle acque interne;
  • funzioni autorità portuale nei porti in cui non ve ne sia istituita una;
  • servizi tecnico - nautici;
  • sicurezza delle attività lavorative nei porti e a bordo di navi, ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81;
  • attività ispettiva in funzione di controllo delle navi da parte dello Stato di approdo (port State control) e dello stato di bandiera (flag State), rispettivamente ai sensi delle direttive 2009/16/CE[4][5][6], 2009/15/CE[7][8] e 106/2001/CE[9][10] e successive modifiche;
  • indagini e inchieste sui sinistri marittimi al fine di individuarne cause, circostanze e responsabilità in linea con la previsione del codice della navigazione e del relativo regolamento di esecuzione, nonché ai sensi del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 28;
  • responsabilità civile per i danni dovuti a inquinamenti da combustibile delle navi;
  • altre materie previste dal codice della navigazione e dalle altre leggi speciali che demandano al Corpo specifiche funzioni.

Ricerca e soccorso (SAR) in mare[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito delle funzioni sopraelencate, svolge la funzione generale di autorità marittima ai sensi del codice della navigazione, e ferme restando le attribuzioni in materia di coordinamento generale dei servizi di soccorso marittimo, di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a), del decreto del presidente della Repubblica 28 settembre 1994, n. 662, è competente per l'esercizio delle funzioni di ricerca e salvataggio in mare, ai sensi degli articoli 69, 70 e 830 del codice della navigazione, di disciplina, monitoraggio e controllo del traffico navale, di sicurezza della navigazione e del trasporto marittimo, nonché delle relative attività di vigilanza e controllo, ai sensi del codice della navigazione, della legge 28 dicembre 1989, n. 422 e delle altre leggi speciali.

Il regolamento di attuazione della convenzione di Amburgo del 1979 sul soccorso marittimo (D.P.R. 28 settembre 1994, n. 662), è il documento di coordinamento, anche innovativo, in materia di ricerca e soccorso in mare. Infatti questo documento dispone l'organizzazione del sistema di soccorso secondo precisi criteri aderenti alla normativa internazionale. In questo assetto, Il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto, attraverso la propria centrale operativa, ha assunto le funzioni di "Italian Maritime Rescue Coordination Centre" con l'acronimo IMRCC(Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo). L'IMRCC, in tale veste, assume il coordinamento delle operazioni di soccorso in mare, nell'area marittima di competenza Italiana, ma in particolare è incaricato di promuovere, mantenendo i pertinenti collegamenti internazionali con gli omologhi di altri Stati, il soccorso in favore dei mezzi e cittadini italiani in qualsiasi mare; analogamente, è incaricato del soccorso a mezzi e persone straniere nelle acque italiane. In questo ambito le direzioni marittime, con le loro sale operative, assumono le funzioni di centri secondari di soccorso marittimo (MRSC) e assicurano il coordinamento delle operazioni SAR nelle aree di loro competenza, secondo i pertinenti piani di soccorso o in base alle deleghe dell'IMRCC.

Tutti gli altri uffici periferici del Corpo delle capitanerie di porto, sono classificati UCG (Unità costiere di guardia), i quali hanno la facoltà di coordinamento degli eventi SAR che accadono nelle proprie giurisdizioni, sempre secondo le deleghe permanenti o degli organi sovraordinati.
In fase di coordinamento di soccorsi marittimi, i Centri secondari di Soccorso e le unità costiere di guardia hanno facoltà di richiedere i mezzi necessari anche ad altre Amministrazioni dello Stato o privati.

Funzione di Polizia militare[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ambito delle altre attribuzioni connesse allo svolgimento di compiti e mansioni di carattere militare discendenti dalle incombenze di forza armata, per quanto attiene le funzioni di polizia militare, oltre che all'Arma dei carabinieri, le stesse sono prescritte anche per il Corpo delle capitanerie di porto - guardia costiera per quanto riguarda esclusivamente gli appartenenti al Corpo, già a mente della legge 8 luglio 1926, n. 1178 (Gazzetta Ufficiale n. 162 del 15 luglio 1926), recante "Ordinamento della Regia Marina", e del precipuo art. 32 "Spettanze del Corpo delle capitanerie di porto", lettera M, che recitava: «concorrere alla difesa marittima e costiera, ai servizi ausiliari e logistici dell'armata, all'applicazione delle norme del diritto internazionale marittimo e all'esercizio della polizia militare.

Il codice dell'ordinamento militare[11] all'art. 132, comma 1º lett. a), richiama letteralmente il predetto articolo, e si evidenziano i contenuti ex comma 2 art. 90, stessa norma, dal titolo "Funzioni di polizia militare", che salvaguarda espressamente detta competenza riguardo ai militari del Corpo. In particolare alle capitanerie di porto sono riconosciute competenze in materia di polizia militare e polizia giudiziaria militare per quanto attiene la sicurezza della navigazione, la sicurezza dei porti e la sicurezza sui luoghi di lavoro.

Inoltre può essere incaricata delle medesime funzioni in ambito missioni militari internazionali, sia per i porti in cui opera la Marina Militare, oppure nelle ipotesi in cui sia autorizzata ad operare in acque territoriali straniere ove le competenze specifiche non esistano.

Vigilanza ambientale marittima[modifica | modifica wikitesto]

Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera dipende funzionalmente dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell'articolo 8 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e dell'articolo 3 della legge 28 gennaio 1994, n. 84, esercitando funzioni di vigilanza e controllo in materia di tutela dell'ambiente marino e costiero. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 12 del decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 202, il Corpo delle capitanerie di porto esercita, specificatamente, le funzioni sottostanti:

  1. nelle zone sottoposte alla giurisdizione nazionale svolge, in via prevalente, le attività di controllo relative all'esatta applicazione delle norme del diritto italiano, del diritto dell'Unione europea e dei trattati internazionali in vigore per l'Italia in materia di prevenzione e repressione di tutti i tipi di inquinamento marino, ivi compresi l'inquinamento da navi e da acque di zavorra, l'inquinamento da immersione di rifiuti, l'inquinamento da attività di esplorazione e di sfruttamento dei fondi marini e l'inquinamento di origine atmosferica, nonché in materia di protezione dei mammiferi e della biodiversità;
  2. nelle acque di giurisdizione e di interesse nazionale esercita, per fini di tutela ambientale e di sicurezza della navigazione, ai sensi della legge 7 marzo 2001, n. 51, il controllo del traffico marittimo (Vessel Traffic Service);
  3. provvede, ai sensi degli articoli 135, 2° comma, e 195, 5° comma del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, alla sorveglianza e all'accertamento delle violazioni in materia di tutela delle acque dall'inquinamento e di gestione delle risorse idriche se dalle stesse possono derivare danni o situazioni di pericolo per l'ambiente marino e costiero, nonché alla sorveglianza e all'accertamento degli illeciti in violazione della normativa in materia di rifiuti e alla repressione dei traffici illeciti e degli smaltimenti illegali dei rifiuti;
  4. esercita, ai sensi dell'articolo 19 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, la sorveglianza nelle aree marine protette e sulle aree di reperimento;
  5. ai sensi dell'articolo 296, comma 9 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in relazione al tenore di zolfo dei combustibili per uso marittimo, accerta le violazione e irroga le sanzioni di cui ai commi da 5 a 8 del predetto articolo;
  6. per le attività di cui agli articoli 11 e 12 della legge 31 dicembre 1982, n. 979, attraverso la sua organizzazione periferica a livello di compartimento marittimo, opera, ai sensi della legge 16 luglio 1998, n. 239, articolo 7, sulla base di direttive vincolanti, generali e specifiche, del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare; in forza della medesima disposizione normativa per altri interventi e attività in materia di tutela e difesa del mare, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare può avvalersi anche del Corpo delle capitanerie di porto, sulla base di specifiche convenzioni. Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera dipende funzionalmente dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153, per l'esercizio delle funzioni delegate in materia di pesca marittima.

In virtù delle attribuzioni sopraccitate, il Corpo delle capitanerie di porto esercita, in particolare, le funzioni seguenti:

  1. direzione, vigilanza e controllo sulla filiera della pesca, ai sensi dell'articolo 21 della legge 14 luglio 1965, n. 963;
  2. attività amministrativa in materia di pesca marittima sulla base di direttive impartite dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 7, comma 1 del decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153;
  3. in base a quanto disposto dall'articolo 7, comma 2 del citato decreto legislativo 26 maggio 2004, n. 153, centro di controllo nazionale della pesca, sulla base degli indirizzi concertati con le Regioni e in aderenza ai principi generali di cui all'art. 118 della Costituzione;
  4. vigilanza e controllo sull'esatto adempimento delle norme relative alle provvidenze in materia di pesca previste dalla normativa nazionale e comunitaria;
  5. verifica della corretta applicazione delle norme sul commercio di prodotti ittici e biologici marini;
  6. partecipazione, mediante personale specializzato, alle attività di verifica sull'esatto adempimento della normativa comunitaria in materia di pesca, in base alla pianificazione, e alle discendenti fasi operative, disposte dai competenti organi comunitari.

Personale[modifica | modifica wikitesto]

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

Mobilità[modifica | modifica wikitesto]

Modalità di reclutamento[modifica | modifica wikitesto]

Ricalcano essenzialmente quelle della Forza armata di appartenenza, cioè la Marina Militare. In ordine crescente di grado, ci si può arruolare nella truppa come V.F.P.1 (titolo di studio richiesto licenza media,con la possibilità successiva di partecipare al concorso per V.F.P.4 e infine transitare in s.p.e. con il grado di sottocapo); si può partecipare al concorso per allievi marescialli e per allievi ufficiali (entrambi per diplomati); c'è inoltre la possibilità di arruolarsi come Ufficiali in ferma prefissata (30 mesi, per diplomati e laureati), oppure la possibilità per i possessori di specifiche lauree quinquennali di arruolarsi come Ufficiali "a nomina diretta".

Mezzi in dotazione[modifica | modifica wikitesto]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera è rappresentato da:

  • Coat of arms of Marina Militare.svg stemma araldico della Forza armata.
  • Naval Ensign of Italy.svg bandiera navale della Marina Militare
  • Guardia Costiera.svg logo del servizio di Guardia costiera
  • Naval Jack of Italy.svg stendardo delle unità navali della Guardia costiera
  • Santa Barbara (Paternò).jpg santa Barbara, patrona della Marina Militare

Il logo della Guardia costiera[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'istituzione dei reparti di Guardia costiera del Corpo delle capitanerie di porto di cui al decreto interministeriale dell'8 giugno 1989, a similitudine di quanto già avveniva in tutti i servizi di Guardia costiera del mondo, le unità navali e aeree del Corpo furono "vestite" della tradizionale banda diagonale rossa sugli scafi e sulle carlinghe.

Questo simbolo, appunto, distintivo del servizio di Stato «Guardia costiera» fu caricato di due piccole bande marginali verde e bianca, in ossequio alla bandiera nazionale; al centro è stata posta l'ancora nera della Marina Militare, in un tondo bianco.

Gradi, decorazioni e onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è riportato uno schema riassuntivo dei gradi della Marina. I distintivi di grado del personale appartenente al Corpo delle capitanerie di porto sono identici a quelli della Marina Militare, ma si differenziano, ad eccezione degli ufficiali ammiragli, per il colore del panno di fondo, che in questo caso è grigio verde, e per la denominazione dei gradi apicali.

Ufficiali ammiragli
Rank insignia of ammiraglio di squadra of the Italian Navy.svg
Ammiraglio ispettore capo (CP)
(Comandante generale)
Rank insignia of ammiraglio di divisione of the Italian Navy.svg
Ammiraglio ispettore (CP)
 
Rank insignia of contrammiraglio of the Italian Navy.svg
Contrammiraglio (CP)
 
Ufficiali superiori
Rank insignia of capitano di vascello of the Italian Navy.svg
Capitano di vascello (CP)
Rank insignia of capitano di fregata of the Italian Navy.svg
Capitano di fregata (CP)
Rank insignia of capitano di corvetta of the Italian Navy.svg
Capitano di corvetta (CP)
Ufficiali inferiori
Rank insignia of primo tenente di vascello of the Italian Navy.svg
Primo tenente di vascello (CP)
Rank insignia of tenente di vascello of the Italian Navy.svg
Tenente di vascello (CP)
Rank insignia of sottotenente di vascello of the Italian Navy.svg
Sottotenente di vascello (CP)
Rank insignia of guardiamarina of the Italian Navy.svg
Guardiamarina (CP)
Rank insignia of aspirante guardiamarina of the Italian Navy.svg
Aspirante guardiamarina (CP)
Sottufficiali - ruolo marescialli
Rank insignia of primo maresciallo luogotenente of the Italian Navy.svg
Primo maresciallo luogotenente Np.
Rank insignia of primo maresciallo of the Italian Navy.svg
Primo maresciallo Np.
Rank insignia of capo di prima classe of the Italian Navy.svg
Capo di prima classe Np.
Rank insignia of capo di seconda classe of the Italian Navy.svg
Capo di seconda classe Np.
Rank insignia of capo di terza classe of the Italian Navy.svg
Capo di terza classe Np.
Sottufficiali - ruolo sergenti
Rank insignia of secondo capo scelto of the Italian Navy.svg
Secondo capo scelto Np.
Rank insignia of secondo capo of the Italian Navy.svg
Secondo capo Np.
Rank insignia of sergente of the Italian Navy.svg
Sergente Np.
Truppa - servizio permanente
Rank insignia of sottocapo di prima classe scelto of the Italian Navy.svg
Sottocapo di prima classe scelto Np.
Rank insignia of sottocapo di prima classe of the Italian Navy.svg
Sottocapo di prima classe Np.
Rank insignia of sottocapo di seconda classe of the Italian Navy.svg
Sottocapo di seconda classe Np.
Rank insignia of sottocapo di terza classe of the Italian Navy.svg
Sottocapo di terza classe Np.
Truppa - ferma prefissata
Rank insignia of sottocapo of the Italian Navy.svg
Sottocapo Np.
Rank insignia of comune di prima classe of the Italian Navy.svg
Comune di prima classe Np.
Nessun
distintivo
di grado

Comune di seconda classe Np.

Con la legge n. 174 del 16 aprile 1973 vennero unificate a quelli dello stato maggiore le denominazioni di tutti i gradi dei corpi tecnici, che avevano la medesima degli equivalenti dell'Esercito Italiano, ad eccezione dei due gradi di tenente generale che divenne ammiraglio ispettore e di generale ispettore che divenne ammiraglio ispettore capo.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera, nel corso della sua storia, è stata insignita delle seguenti onorificenze:

Individuali[modifica | modifica wikitesto]

Al valor militare

  • Valor militare silver medal BAR.svg 9 medaglie d'argento
  • Valor militare bronze medal BAR.svg 26 medaglie di bronzo
  • Croce di guerra al valor militare BAR.svg 60 croci di guerra
  • 63 encomi solenni per fatti di guerra.

Al valor civile

  • Valor civile silver medal BAR.svg12 medaglie d'argento
  • Valor civile bronze medal BAR.svg 58 medaglie di bronzo
  • 125 attestati di benemerenza al valor civile.

Al valor di marina

  • Valor di marina gold medal BAR.svg 4 medaglie d'oro;
  • Valor di marina silver medal BAR.svg 31 medaglie d'argento
  • Valor di marina bronze medal BAR.svg 84 medaglie di bronzo;
  • 11 encomi solenni al valor di Marina.

Al merito civile

  • Merito civile gold medal BAR.svg 3 medaglie d'oro;
  • Merito civile silver medal BAR.svg 1 medaglia d'argento
  • Merito civile bronze medal BAR.svg11 medaglie di bronzo
  • 29 attestati di benemerenza al merito civile.

Al merito di marina (già medaglia di benemerenza marinara)

  • Croce al merito della marina gold medal BAR.svg 3 medaglie d'oro
  • MeritoMarinaBz.png 147 medaglie di bronzo.

Allo stendardo delle unità navali[modifica | modifica wikitesto]

  • BenemeritiCultura1.png 1 medaglia d'oro di benemerenza per la scuola, la cultura e l'arte;
  • Benemeriti della salute pubblica gold medal BAR.svg 1 medaglia d'oro al merito della sanità pubblica;
  • Merito civile gold medal BAR.svg 3 medaglie d'oro al merito civile;
  • BenemeritiAmbiente1.png 1 medaglia d'oro di benemerenza in materia ambientale.

Onorificenze allo stendardo delle unità navali della Guardia costiera[modifica | modifica wikitesto]

  • Merito civile gold medal BAR.svg medaglia d'oro al merito civile (soccorso in mare 1968-96);
  • Merito civile gold medal BAR.svg medaglia d'oro al merito civile (immigrazione 1990-2000);
  • Merito civile gold medal BAR.svg medaglia d'oro al merito civile (immigrazione 2001-2003);
  • Merito civile bronze medal BAR.svg medaglia di bronzo al merito civile (incendio Peschici 2007);
  • BenemeritiCultura1.png medaglia d'oro per i benemeriti della cultura (tutela patrimonio archeologico 1992);
  • SanitaPubblicaNO.png medaglia d'oro al merito della sanità pubblica (1996);
  • BenemeritiAmbiente1.png medaglia d'oro per i benemeriti dell'ambiente (2003);
  • ProtezioneMer1.png medaglia d'oro al merito del Dipartimento della protezione civile (terremoto 2009);
  • MOPMM-oX.svg medaglia d’oro pro Merito Melitensi del Sovrano militare ordine di Malta (2009).

Abbreviazioni[modifica | modifica wikitesto]

Elenco delle abbreviazioni utilizzate dalla Guardia costiera:

security cerificate)

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Regio decreto n. 2349 del 27 novembre 1919
  2. ^ Regio decreto n. 2068 del 10 settembre 1923.
  3. ^ [Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 24 giugno 1989, n. 14
  4. ^ Direttiva 2009/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009 relativa al controllo da parte dello Stato di approdo
  5. ^ Regolamento (UE) n. 428/2010 della Commissione del 20 maggio 2010 recante attuazione dell’articolo 14 della direttiva 2009/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda le ispezioni estese delle navi
  6. ^ Decreto legislativo 24 marzo 2011, n. 53: Attuazione della direttiva 2009/16/CE recante le norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri.
  7. ^ Direttiva 2009/16/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009 relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime
  8. ^ Decreto legislativo 14 giugno 2011, n. 104 Attuazione della direttiva 2009/15/CE relativa alle disposizioni ed alle norme comuni per gli organismi che effettuano le ispezioni e le visite di controllo delle navi e per le pertinenti attività delle amministrazioni marittime.
  9. ^ Direttiva 2001/106/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 dicembre 2001 che modifica la direttiva 95/21/CE del Consiglio relativa all'attuazione di norme internazionali per la sicurezza delle navi, la prevenzione dell'inquinamento e le condizioni di vita e di lavoro a bordo, per le navi che approdano nei porti comunitari e che navigano nelle acque sotto la giurisdizione degli Stati membri (controllo dello Stato di approdo)
  10. ^ Decreto legislativo 30 settembre 2004, n. 268. Attuazione della direttiva 2001/16/CE in materia di interoperabilità del sistema ferroviario transeuropeo convenzionale
  11. ^ Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 106 dell'8 maggio 2010, serie ordinaria n. 84

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Walter Gonzales, Sentinelle in blu, Mursia Editore.
  • a cura di Ugo Bertelli, Il libro delle Capitanerie di porto - Guardia costiera, Testi e Interviste: Enrico Alderotti e Daniela Stanco, Progetto Grafico e Impaginazione: Daniela Stanco, Editrice Imago Media.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]