Coreani di Sachalin

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Coreani di Sachalin
(RU) Сахалинские корейцы
(KO) 사할린 한인
(JA) 在樺コリアン
Luogo d'origineCorea unificata Corea
Popolazioneoltre 500 000[1]
Linguacoreano, russo
ReligioneCristianesimo ortodosso russo,[2] Protestantesimo[3][4]
Gruppi correlatiKoryo-saram
Distribuzione
Flag of Sakhalin Oblast.svg Oblast' di Sachalin 24 933[5][6]
Russia Russia 10 000[7]
Corea del Sud Corea del Sud 1 500
Corea del Nord Corea del Nord 1 000
Coreani di Sachalin
Nome coreano
Hangŭl사할린 한인
Hanja사할린 韓人
Latinizzazione rivedutaSahallin Hanin
McCune-ReischauerSahallin Han-in

I Coreani di Sachalin (in coreano: 사할린 한인?, 사할린 韓人?, Sahallin HaninLR, Sahallin Han-inMR, in russo: Сахалинские корейцы?, traslitterato: Sakhalinskiye koreytsy), sono un gruppo etnico di cittadini russi residenti a Sachalin, discendenti di coreani provenienti dalle province di Gyeongsang (oggi Gyeongsang Settentrionale e Gyeongsang Meridionale) e Jeolla (oggi Jeolla Settentrionale e Jeolla Meridionale) che furono deportati durante il dominio coloniale giapponese.[8]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dominazione russa[modifica | modifica wikitesto]

La diaspora coreana in Russia ebbe inizio attorno al 1864,[9][10] ciononostante la loro presenza nell'isola di Sachalin, fu menzionata per la prima volta nel 1890 dallo scrittore e drammaturgo russo Anton Pavlovič Čechov, che in quell'anno compì un censimento personale sulla popolazione dell'isola per il suo libro Sakhalin Island, affermando che su una popolazione di circa 28 000 abitanti, 67 erano provenienti dalla Corea.[11]

Colonialismo giapponese[modifica | modifica wikitesto]

L'immigrazione forzata[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Prefettura di Karafuto.

La prima vera immigrazione coreana a Sachalin, ebbe inizio attorno agli anni 1910, quando l'azienda giapponese Mitsui, iniziò a reclutare lavoratori dalla penisola coreana per il lavoro minerario.[12] Nel 1920, dieci anni dopo il trattato di annessione nippo-coreano, la popolazione coreana nell'allora prefettura di Karafuto contava poco meno di un migliaio di coreani, prevalentemente maschi.[13] Negli anni successivi, a parte una migrazione da parte di rifugiati provenienti dal territorio del Litorale, successiva alla rivoluzione russa, il numero degli abitanti nella prefettura non aumentò di molto, fino alla metà degli anni 1930, quando contava una popolazione di poco meno di 6 000 abitanti coreani.[12][14] Tuttavia, non appena gli attacchi bellici del Giappone durante la prima guerra mondiale aumentarono, il governo giapponese cercò di far immigrare più persone nell'isola, al fine di garantire il loro controllo sul territorio e soddisfare le crescenti richieste delle miniere di carbone e dei depositi di legname; facendo immigrare oltre 150 000 coreani.[15][16]

L'invasione sovietica e i massacri giapponesi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra sovietico-giapponese (1945) e Invasione di Sachalin (1945).

Durante gli anni 1930 l'esercito imperiale giapponese, usava le minoranze etniche locali (Ainu, Nivchi e Orocioni) per condurre attacchi di spionaggio, poiché, in quanto aborigeni la loro presenza non avrebbe destato sospetti ai sovietici, che controllavano l'altra metà dell'isola. I giapponesi provarono ad utilizzare anche i coreani per queste missioni, poiché la loro presenza era distribuita su entrambi i lati del confine; tuttavia, le loro operazioni non ebbero successo a causa di alcuni sospetti da parte dei sovietici nei confronti del nazionalismo coreano, che portò alla deportazione, nel 1937, dei coreani di Sachalin residenti nella zona russa.[17]

L'11 agosto 1945, nel pieno della seconda guerra mondiale, l'Unione Sovietica invase la parte giapponese di Sachalin,[18] provocando la morte di circa 20 000 persone. Nella confusione che ne seguì, iniziò a diffondersi la voce che i coreani di Sachalin, stavano svolgendo lavori come spie per conto della stessa Unione Sovietica, ciò portò a massacri di coreani da parte di polizia e civili giapponesi.

Luoghi dei massacri
1: Shikuka, oggi Poronajsk (上敷香?)
2: Maoka, oggi Cholmsk (瑞穂村?)

     Unione Sovietica

     Impero giapponese

Nonostante la quantità generalmente limitata di informazioni sui massacri, i due più noti ai giorni nostri sono: quello a Shikuka, il 18 agosto 1945 e quello nel villaggio di Maoka, che durò dal 20 al 23 agosto 1945. A Shikuka, la polizia giapponese arrestò 19 coreani con l'accusa di attività di spionaggio; di questi, 18 furono uccisi a colpi d'arma da fuoco all'interno della stazione di polizia il giorno successivo;[19] mentre l'unico sopravvissuto, un coreano di nome Nakata, si salvò nascondendosi nei bagni.[20] Nel villaggio di Maoka, le truppe giapponesi affermarono che alcuni coreani stavano cooperando con l'Armata Rossa e che stavano saccheggiando le proprietà giapponesi; e sebbene coreani e giapponesi lavorassero insieme nel villaggio in fattorie e progetti di costruzione, i civili giapponesi si rivoltarono contro i loro vicini coreani, uccidendone 27.[17] Seconde le informazioni pervenute ad oggi, altri coreani furono uccisi per coprire le prove delle atrocità giapponesi commesse durante l'evacuazione di Sachalin: anni dopo una donna, in un'intervista fatta da una commissione di giornalisti americani e sovietici che indagava sulla questione dei prigionieri di guerra alleati detenuti dall'esercito imperiale giapponese nei campi di concentramento di Sachalin, rivelò che durante i massacri il suo amante di etnia coreana fu assassinato dalle truppe giapponesi dopo aver assistito a sparatorie di massa di centinaia di prigionieri di guerra americani.[21]

Annessione all'URSS[modifica | modifica wikitesto]

Il tentativo di rimpatrio[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni successivi all'invasione sovietica, la maggior parte dei 400 000 civili coreani che non erano già stati rimpatriati dopo l'evacuazione di Sachalin, riuscirono a tornare nel Giappone continentale a seguito dell'Accordo USA-URSS sul rimpatrio di coloro che erano rimasti nell'Unione Sovietica dopo la seconda guerra mondiale, firmato nel dicembre 1946. Molti coreani (150 000 secondo le stime) tornarono in Giappone mentre altri andarono in Corea del Sud; tuttavia, circa 43 000 non furono accettati per il rimpatrio dal Giappone,[22] non riuscendo a tornare nemmeno in patria, la Corea, a causa della difficile situazione politica.[15] Il governo sovietico inizialmente elaborò piani per rimpatriare i coreani assieme ai giapponesi, riscontrando però l'opposizione dell'amministrazione locale di Sachalin, (anche se alcune fonti dichiarano l'opposizione da parte dello stesso capo del governo Iosif Stalin)[23] che sostenevano che la manodopera dei cittadini russi in arrivo dalla terraferma non sarebbe stata sufficiente per sostituire quella dei lavoratori qualificati che erano già stati rimpatriati. Questo portò ad un'indecisione sul destino finale dei coreani di Sachalin che persistette fino allo scoppio della guerra di Corea, la quale rese il rimpatrio un'impossibilità politica.[24] Nel 1957, la Corea del Sud chiese aiuto a Tokyo per assicurare la partenza dei coreani di Sachalin per il Giappone, ma Tokyo non intraprese alcuna azione reale sulla richiesta, incolpando l'intransigenza sovietica per la mancanza di progressi nella risoluzione della questione; anche se la vere motivazione fosse una legge che permetteva l'ingresso solo ai coreani di Sachalin "che erano sposati con cittadini giapponesi o avevano un genitore giapponese".[25] Nel frattempo il numero di cittadini di etnia coreana nell'isola aumentò, con l'arrivo di 8 000 espatriati nordcoreani, reclutati dal governo sovietico come pescatori.[26]

Negli anni seguenti, nel tentativo di integrare i lavoratori coreani, che non avevano familiarità con il sistema sovietico e non erano in grado di parlare il russo, vennero istituite scuole in cui si utilizzava la lingua coreana come mezzo di istruzione.[27] Tuttavia, a causa di alcune credenze popolari si pensava che i coreani di Sachalin fossero stati "infettati dallo spirito giapponese", e quindi la maggior parte delle autorità sovietiche locali non si fidavano di loro, diffidando nel dar loro la gestione di fattorie collettive, mulini, fabbriche, scuole o ospedali;[27] amministrazione che, invece, venn lasciata al gruppo etnico dei koryo-saram, ovvero i coreani provenienti dall'Asia centrale, che al confronto dei coreani di Sachalin erano bilingue, dato che parlavano sia il russo che il coreano. Questa situazione portò ben presto gravi conseguenze, tra i quali lo sviluppo di una serie di termini denigratori in coreano contro i koryo-saram.[27][28][29]

Durante gli anni 1950 la politica del governo di Sachalin nei confronti dei coreani subì continui cambiamenti in base alle relazioni bilaterali tra la Corea del Nord e l'Unione Sovietica; in base a queste i sovietici su richiesta della Corea del Nord decise di trattare i coreani di Sachalin come cittadini nordcoreani e, attraverso il consolato nordcoreano, vennero istituiti gruppi di studio e altre strutture educative per loro. Alla fine degli anni 1950, tuttavia, divenne sempre più difficile per i coreani di Sachalin ottenere la cittadinanza sovietica, perciò una molti decisero di ottenere quella nordcoreana, piuttosto che affrontare gli oneri di rimanere apolidi, che includevano gravi restrizioni alla loro libertà di movimento e l'obbligo di richiedere il permesso al governo locale per viaggiare al di fuori di Sachalin.[23] Nel 1960, solo il 25% era riuscito a ottenere la cittadinanza sovietica; il 65% quella nordcoreana, mentre il restante 10% nessuna delle due rimanendo apolide.[30] Tuttavia, a causa del successivo deterioramento delle relazioni bilaterali tra l'Unione Sovietica e la Corea del Nord, le autorità sovietiche agirono per ridurre l'influenza della Corea del Nord all'interno della comunità e all'inizio degli anni 1970, i coreani di Sachalin furono nuovamente incoraggiati a richiedere la cittadinanza sovietica.[23]

Attenzioni dal resto del mondo[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine degli anni 1960 e l'inizio del 1970 la situazione dei coreani di Sachalin migliorò notevolmente, grazie alla maggiore attenzione datale dal resto del mondo. A partire dal 1966, Park No Hak, un ex-coreano di Sachalin che in precedenza aveva ricevuto il permesso di lasciare l'isola e stabilirsi in Giappone in virtù del fatto di avere una moglie giapponese, presentò una petizione al governo giapponese per discutere sulla questione dei coreani di Sachalin con il governo sovietico. Le sue azioni ispirarono diversi coreani, che decisero di formare un'organizzazione per lavorare al rimpatrio dei loro coetnici; in risposta, la Corea del Sud iniziò a trasmette alla radio trasmissioni radiofoniche che miravano a sensibilizzare il popolo sulla situazione dei coreani di Sachalin.[31] Allo stesso tempo, Rei Mihara, una casalinga di Tokyo, formò un'associazione simile in Giappone, e assieme a 18 avvocati giapponesi tentò di citare in giudizio il governo nipponico per costringerlo ad accettare la responsabilità diplomatica e finanziaria per il trasporto dei coreani di Sachalin sino alla Corea del Sud.[32]

Grazie a queste iniziative, il governo sovietico iniziò finalmente a consentire ai coreani di Sachalin di naturalizzarsi.[27] Tuttavia, il 10% della comunità continuò a rifiutare la cittadinanza sovietica e nordcoreana, chiedendo il rimpatrio in Corea del Sud.[33] Nel 1976, oltre 2.000 persone ottennero il permesso di partire da Sachalin per rimpatriare, e nello stesso anno, il governo di Sachalin fece sì che coloro che cercavano di emigrare verso la Corea del Sud avrebbero dovuto semplicemente presentarsi all'Ufficio immigrazione per presentare una richiesta. In una settimana, l'amministrazione locale ricevette più di 800 richieste di questo tipo, comprese alcune da cittadini nordcoreani; ciò indusse l'ambasciata nordcoreana a lamentarsi con le controparti sovietiche della nuova politica di emigrazione. Così le autorità sovietiche si videro obbligate a non rilasciare visti di uscita alla maggior parte degli interessati, comportando la formazione di manifestazioni pubbliche. Ciò comportò una nuova deportazione e, nel novembre 1976, più di 40 manifestanti vennero arrestati e deportati in Corea del Nord.[32]

Periodo post-sovietico[modifica | modifica wikitesto]

Il miglioramento dei rapporti con il Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Con l'inizio degli anni 1980, il rapporto tra i coreani di Sachalin e il Giappone subì una svolta con l'approvazione, nel 1985, del finanziamento per il rimpatrio della prima generazione dei coreani di Sachalin;[34] allo stesso tempo, due anni dopo, l'Unione Sovietica cominciò a liberalizzare le loro leggi di emigrazione.[35] Successivamente, il 18 aprile 1990, con un'intervista al ministro degli affari esteri giapponese Taro Nakayama, chiese ufficialmente delle scuse ai coreani di Sachalin per le tragedie subite negli anni dell'impero.[36] Con l'inizio del nuovo secolo, il Giappone stanziò circa 5 milioni di dollari per costruire un centro culturale a Sachalin,[34] che avrebbe dovuto contenere una biblioteca, una sala espositiva, aule di lingua coreana e altre strutture, ma nel 2004 il progetto non era nemmeno iniziato, causando proteste tra i coreani di Sachalin.[37]

L'influenza coreana[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni 1990, a Sachalin vennero istituite comunicazioni attraverso il commercio e voli diretti. Da quel momento le nazioni della penisola coreana iniziarono a competere apertamente per avere una maggiore influenza sui coreani di Sachalin. I programmi televisivi e radiofonici sia della Corea del Nord che della Corea del Sud, così come i programmi locali, iniziarono a essere trasmessi sulla neonata Sakhalin Korean Broadcasting, l'unica stazione televisiva coreana in tutta la Russia.[38][39] Per prevalere sui rapporti con i coreani di Sachalin la Corea del Nord decise di negoziare con la Russia affinché potesse praticare relazioni economiche più strette con Sachalin,[40] attraverso la sponsorizzazione, nel 2006, di una mostra d'arte nel capoluogo dell'isola, Južno-Sachalinsk.[41] Ciò permise a diversi coreani di Sachalin di tornare in Corea del Nord, alcuni per trovare i parenti; mentre altri, 1 000 secondo alcuni studi accademici,[1] per rimpatriare.[3] Tuttavia l'ascesa dell'economia sudcoreana, combinata con le continue turbolenze economiche e politiche nel Nord, rese l'opzione di rimpatrio meno conveniente, portando anzi molti nordcoreani a rifugiarsi sull'isola di Sachalin per sfuggire ai campi di lavoro.[42]

In risposta alle operazioni nordcoreane, la Corea del Sud, congiuntamente al Giappone, decise di creare un centro per gli anziani di Sachalin a Seul. In poco tempo il centro per anziani vide 1 544 persone stabilirsi lì, mentre altri 14 122 si stabilirono in altri centri che furono creati nel frattempo.[43] Al contempo diversi imprenditori sudcoreani decisero di contribuire alla creazione di strutture per i coreani di Sachalin, attirati dalle diverse forniture di GNL, presente in grande quantità a Sachalin.[44] Oltre agli anziani, anche alcuni giovani coreani di Sachalin decisero di trasferirsi in Corea del Sud, o per trovare le proprie radici, o per motivi economici, poiché i salari in Corea del Sud erano tre volte quelli di Sachalin; tuttavia, al loro arrivo, spesso venivano visti come stranieri dai sudcoreani.[45] A causa di questa discriminazione, a partire dal 2005, circa 1 544 coreani di Sachalin preferirono ritornare a Sachalin,[46] riferendo di avere difficoltà a stringere amicizia con i sudcoreani.[47]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Traslitterazione dei cognomi[modifica | modifica wikitesto]

Una copia del Sōshi-kaimei emessa dalla corte di Taikyu, scritta bilingue in giapponese e in coreano

Dall'inizio della migrazione a Sachalin fino alla fine degli anni 1930 per i migranti coreani non esistevano leggi che li obbligassero a cambiare nome; questo fino al 1939 quando il generale dell'esercito imperiale giapponese Jirō Minami fece emanare un'ordinanza chiamata Sōshi-kaimei, che obbligava tutti i coreani che vivevano nella colonia coreana ed in tutte le altre dominazioni giapponesi a cambiare il proprio nome e creare un cognome nuovo basandosi sui cognomi tipici giapponesi.[48]

Dopo l'invasione sovietica, le autorità di Sachalin iniziarono registrare i coreani locali con nomi e cognomi sulla base dei documenti di identità giapponesi rilasciati dal vecchio governo Karafuto; e permettendo fino al 2006, di proporre richieste si registrazione con nomi coreani. Questo permise alla maggior parte della vecchia generazione di coreani di riutilizzare il vecchio cognome coreano, d'altra parte, invece, la generazione più giovane preferì cirillizzare i propri nomi. Tuttavia, con la crescente popolarità del K-pop e della cultura coreana nel mondo, alcuni giovani coreani iniziarono a chiamare i propri figli come personaggi dei drammi coreani.[49]

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Sin dall'inizio del loro arrivo sull'isola i coreani, incoraggiati dall'aspettativa che un giorno sarebbe stato permesso loro di tornare in Corea, mantennero una sorta di mentalità da "straniero" piuttosto che da "colono", permettendo loro, anche oggi, di parlare il coreano in modo migliore rispetto ai coreani che furono deportati in Asia centrale.[42] Questo venne permesso anche grazie alla creazione di mezzi di comunicazione quali il quotidiano in lingua coreana Saegoryeo Shinmun (새 고려 신문; pubblicato a partire dal 1949) e la piattaforma televisiva Sakhalin Korean Broadcasting,[49] che trasmette programmi televisivi in coreano con sottotitoli in lingua russa.[50][51]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo successivo alla dissoluzione dell'Unione Sovietica, in tutto l'oblast' c'è stata una crescita significativa nelle attività religiose tra i coreani di Sakhalin, con l'istituzione di chiese presbiteriane a partire dall'inizio degli anni 1990,[52] seguito da inni cristiani che divennero materiale d'ascolto popolare, integrando la più tipica musica pop russa, occidentale e coreana.[53] Alla fine degli anni 1990, nel giugno 1998, a seguito dell'eccessiva diffusione del presbiterianesimo tra la popolazione coreana dell'isola, l'amministrazione regionale di Sachalin, di chiesa ortodossa russa, decise di esercitare pressioni sui missionari presbiteriani coreani affinché cancellassero alcune conferenze che avevano prefissato per i fedeli.[54]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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