Coralligeno

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Un tipico fondale coralligeno. Si possono distinguere alghe e spugne (incrostanti e non).
Una distesa di Parazoanthus axinellae su substrato coralligeno.

Per coralligeno si intende una biocenosi[1] di organismi bentonici calcarei (vegetali e animali) che colonizza rocce e fondali rocciosi (ma anche sabbiosi) poco illuminati[2] tra i 25 e i 200 metri di profondità[3].

Più semplicemente si tratta di un tipo di concrezione detritica su substrato duro costituita da svariati tipi di organismi animali e vegetali (alghe calcaree) che hanno la particolarità di fissare il carbonato di calcio[4].

Studi[modifica | modifica wikitesto]

Il termine, usato con una certa ambiguità [3][4], è stato citato in vari studi nel corso degli anni.

Un primo riferimento risale al 1883 (Marion [3][5]), a proposito delle concrezioni del golfo di Marsiglia tra i 30 e i 50 metri riguardanti il Corallium rubrum (da qui il nome francese graviers coralligenes, tra l'altro non del tutto appropriato in quanto il C. rubrum non è caratteristico di questo tipo di substrato [4] ma vi cresce solo in punti in cui si presentano condizioni favorevoli [6]), studi poi ripresi in seguito da un altro biologo, Pruvot, nel 1894. Studi più recenti (Ros, 1984 e Gili e Ros, 1985) tentarono senza particolare successo [3] di schematizzare le varie formazioni coralligene in 9 tipi, secondo la specie dominante.

Nel 1990 Klaus Lüning lo descrisse [7] come una "bioconcrezione prodotta da alghe calcaree e animali fissatori", definizione tra le più appropriate.

Organismi della biocenosi[modifica | modifica wikitesto]

Tra le specie vegetali che possono costituire il coralligeno vi sono le alghe rosse coralline delle famiglie Corallinaceae (Lithophyllum lichenoides, Jania rubens e Mesophyllum lichenoides, una delle costitutrici principali[8] della biocenosi) e Peyssonneliaceae (Peyssonnelia squamaria e Peyssonnelia rubra) ma anche Halimeda tuna, Dictyota dichotoma, Halopteris filicina, Aglaozonia parvula, Zanardinia typus, Laurencia obtusa, Flabellia petiolata e Womersleyella setacea.

Tipici organismi animali che popolano e contribuiscono alla crescita del coralligeno sono il madreporario solitario giallo, il madracis, il falso corallo, la Sertella beaniana, la spugna canna, la margherita di mare, la patata di mare ed altri. Il corallo rosso si incontra solo nel caso in cui siano presenti condizioni favorevoli al suo sviluppo[4][6][9].

Spesso il coralligeno è caratterizzato da larghe distese di madreporario giallo o margherite di mare, ma anche di Parerythropodium coralloides e gorgonie come quella rossa, gialla e bianca.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il coralligeno è comune in tutti i mari del mondo.

Nel Mar Mediterraneo cresce nella fascia tra i 25 e i 200 metri[3], e si può trovare in tutte le fasce costiere e sulle secche marine. Alcune zone, come la Riserva marina di Portofino[10], sono caratterizzate da vaste estensioni di coralligeno che rendono la zona interessante anche dal punto di vista della subacquea, per via dello spessore di questo sulle falesie sommerse.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Regione Toscana, Il coralligeno, su rete.toscana.it. URL consultato il 28 giugno 2007.
  2. ^ Stazione di Biologia Marina di Porto Cesareo, Aspetti bionomici della Costa Salentina - Popolamenti sciafili di substrato duro, su siba2.unile.it. URL consultato il 28 giugno 2007.
  3. ^ a b c d e Daniela Pica, Facoltà di Agraria, Università di Pisa, Studio sull’effetto dell’aumento della sedimentazione su un popolamento coralligeno (PDF), su etd.adm.unipi.it. URL consultato il 28 giugno 2007.
  4. ^ a b c d Parco nazionale Arcipelago Toscano, Il coralligeno, su islepark.it. URL consultato il 28 giugno 2007.
  5. ^ Regione Basilicata. Le acque marine costiere della Basilicata Archiviato il 28 settembre 2007 in Internet Archive. (PDF). URL consultato il 28/06/2007.
  6. ^ a b Guido Villani, Note della Guida di Sea Planet, su icampiflegrei.it. URL consultato il 28 giugno 2007.Guida su I Campi Flegrei.it
  7. ^ Lüning, K. (vedi Bibliografia).
  8. ^ Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, Museo friulano di storia naturale, Coste marine rocciose. La vita fra rocce e salsedine, ISBN 88-88192-12-3 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2011).
  9. ^ Giuseppe Rajola, Biologia del corallo (PDF), in Edizioni Vesuvioweb, 2006. URL consultato il 28 giugno 2007 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
  10. ^ Federazione Nazionale Cooperative della Pesca, Portofino - I fondali, su federcoopesca.it. URL consultato il 28 giugno 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Klaus Lüning, Seaweeds Their Environment, Biogeography and Ecophysiology, 1990.
  • Tina Leali Rizzi e Adriano Penco, Liguria in blu. Guida alle immersioni subacquee da Ventimiglia a La Spezia, Genova, Le Mani Microart's, 2001, pp. 105-106, ISBN 88-8012-179-0.
  • Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, Museo friulano di storia naturale, Biocostruzioni marine. Elementi di architettura naturale, ISBN 978-88-88192-42-0 (archiviato dall'url originale il 2 luglio 2013).
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