Conversione analogico-digitale

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In elettronica la conversione analogico-digitale è un procedimento che associa a un segnale analogico (a tempo continuo e a valori continui) un segnale numerico (tempo discreto e a valori discreti). Questo procedimento oggi è effettuato esclusivamente tramite circuiti integrati dedicati, o circuiti ibridi.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la teoria fosse pronta da molto tempo, la "rivoluzione digitale" che ha modificato in qualche misura il modo di vivere delle persone, consentendo una vera e propria "tecnologicizzazione" di massa, inizia nei primi anni ottanta. Si trattava, sostanzialmente, di risolvere due problemi di carattere prettamente tecnologico: aumentare la velocità di elaborazione dei circuiti e diminuirne l'ingombro; più tardi si cominciò a scontrarsi anche con problematiche legate al consumo energetico. Tutto si è risolto con l'integrazione sempre più spinta dei circuiti, permessa anche dal miglioramento delle prestazioni dei transistori MOSFET.

L'idea che sta alla base della digitalizzazione è la seguente: qualsiasi grandezza fisica di interesse (tensione, corrente, pressione, velocità...) viene misurata e il valore della sua misura codificato come numero binario; se la grandezza assume diversi valori nel tempo, essa sarà misurata a intervalli regolari, dando luogo ad una sequenza di numeri.

Lo schema rappresenta il procedimento completo.

Convertitore analogico digitale.JPG

La conversione analogico-digitale si può suddividere in quattro parti principali:

  1. filtraggio del segnale
  2. campionamento del segnale
  3. quantizzazione dei campioni
  4. codifica dei campioni quantizzati

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]