Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici

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Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici
2011 logo.png
Logo UNFCCC
Firma4 giugno 1992
LuogoNew York Stati Uniti Stati Uniti
Efficacia21 marzo 1994
CondizioniRatifica da parte di 50 stati
Firmatari165
Ratificatori196 (tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, così come Niue, Isole Cook e l'Unione europea)[1]
DepositarioSegretario generale delle Nazioni Unite
Linguearabo, cinese, inglese, francese, russo e spagnolo
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Membri UNFCCC

Parti dell'UNFCCC

     Paesi industrializzati

     Economie di transizione

     Parti non allegate

     Osservatori

  1. Afghanistan Afghanistan
  2. Albania Albania
  3. Algeria Algeria
  4. Andorra Andorra
  5. Angola Angola
  6. Antigua e Barbuda Antigua e Barbuda
  7. Arabia Saudita Arabia Saudita
  8. Argentina Argentina
  9. Armenia Armenia
  10. Australia Australia
  11. Austria Austria
  12. Azerbaigian Azerbaigian
  13. Bahamas Bahamas
  14. Bahrein Bahrein
  15. Bangladesh Bangladesh
  16. Barbados Barbados
  17. Belgio Belgio
  18. Belize Belize
  19. Benin Benin
  20. Bhutan Bhutan
  21. Bielorussia Bielorussia
  22. Birmania Birmania
  23. Bolivia Bolivia
  24. Bosnia ed Erzegovina Bosnia ed Erzegovina
  25. Botswana Botswana
  26. Brasile Brasile
  27. Brunei Brunei
  28. Bulgaria Bulgaria
  29. Burkina Faso Burkina Faso
  30. Burundi Burundi
  31. Cambogia Cambogia
  32. Camerun Camerun
  33. Canada Canada
  34. Capo Verde Capo Verde
  35. Ciad Ciad
  36. Cile Cile
  37. Cina Cina
  38. Cipro Cipro
  39. Colombia Colombia
  40. Comore Comore
  41. Corea del Nord Corea del Nord
  42. Corea del Sud Corea del Sud
  43. Costa d'Avorio Costa d'Avorio
  44. Costa Rica Costa Rica
  45. Croazia Croazia
  46. Cuba Cuba
  47. Danimarca Danimarca
  48. Dominica Dominica
  49. Ecuador Ecuador
  50. Egitto Egitto
  51. El Salvador El Salvador
  52. Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti
  53. Eritrea Eritrea
  54. Estonia Estonia
  55. Etiopia Etiopia
  56. Figi Figi
  57. Filippine Filippine
  58. Finlandia Finlandia
  59. Francia Francia
  60. Gabon Gabon
  61. Gambia Gambia
  62. Georgia Georgia
  63. Germania Germania
  64. Ghana Ghana
  65. Giamaica Giamaica
  66. Giappone Giappone
  67. Gibuti Gibuti
  68. Giordania Giordania
  69. Grecia Grecia
  70. Grenada Grenada
  71. Guatemala Guatemala
  72. Guinea Guinea
  73. Guinea-Bissau Guinea-Bissau
  74. Guinea Equatoriale Guinea Equatoriale
  75. Guinea Guinea
  76. Haiti Haiti
  77. Honduras Honduras
  78. India India
  79. Indonesia Indonesia
  80. Iran Iran
  81. Iraq Iraq
  82. Irlanda Irlanda
  83. Islanda Islanda
  84. Isole Cook Isole Cook
  85. Isole Marshall Isole Marshall
  86. Isole Salomone Isole Salomone
  87. Israele Israele
  88. Italia Italia
  89. Kazakistan Kazakistan
  90. Kenya Kenya
  91. Kirghizistan Kirghizistan
  92. Kiribati Kiribati
  93. Kuwait Kuwait
  94. Laos Laos
  95. Lesotho Lesotho
  96. Lettonia Lettonia
  97. Libano Libano
  98. Liberia Liberia
  99. Libia Libia
  100. Liechtenstein Liechtenstein
  101. Lituania Lituania
  102. Lussemburgo Lussemburgo
  103. Macedonia del Nord Macedonia del Nord
  104. Madagascar Madagascar
  105. Malawi Malawi
  106. Malaysia Malaysia
  107. Maldive Maldive
  108. Mali Mali
  109. Malta Malta
  110. Marocco Marocco
  111. Mauritania Mauritania
  112. Mauritius Mauritius
  113. Messico Messico
  114. Micronesia Micronesia
  115. Moldavia Moldavia
  116. Monaco Monaco
  117. Mongolia Mongolia
  118. Montenegro Montenegro
  119. Mozambico Mozambico
  120. Namibia Namibia
  121. Nauru Nauru
  122. Nepal Nepal
  123. Nicaragua Nicaragua
  124. Niger Niger
  125. Nigeria Nigeria
  126. Niue Niue
  127. Norvegia Norvegia
  128. Nuova Zelanda Nuova Zelanda
  129. Oman Oman
  130. Paesi Bassi Paesi Bassi
  131. Pakistan Pakistan
  132. Palau Palau
  133. Palestina Palestina
  134. Panama Panama
  135. Papua Nuova Guinea Papua Nuova Guinea
  136. Paraguay Paraguay
  137. Perù Perù
  138. Polonia Polonia
  139. Portogallo Portogallo
  140. Qatar Qatar
  141. Regno Unito Regno Unito
  142. Rep. Ceca Rep. Ceca
  143. Rep. Centrafricana Rep. Centrafricana
  144. Rep. del Congo Rep. del Congo
  145. RD del Congo RD del Congo
  146. Rep. Dominicana Rep. Dominicana
  147. Romania Romania
  148. Ruanda Ruanda
  149. Russia Russia
  150. Saint Kitts e Nevis Saint Kitts e Nevis
  151. Saint Lucia Saint Lucia
  152. Saint Vincent e Grenadine Saint Vincent e Grenadine
  153. Samoa Samoa
  154. San Marino San Marino
  155. São Tomé e Príncipe São Tomé e Príncipe
  156. Senegal Senegal
  157. Serbia Serbia
  158. Seychelles Seychelles
  159. Sierra Leone Sierra Leone
  160. Singapore Singapore
  161. Siria Siria
  162. Slovacchia Slovacchia
  163. Slovenia Slovenia
  164. Somalia Somalia
  165. Spagna Spagna
  166. Sri Lanka Sri Lanka
  167. Stati Uniti Stati Uniti
  168. Sudafrica Sudafrica
  169. Sudan Sudan
  170. Sudan del Sud Sudan del Sud
  171. Suriname Suriname
  172. Svezia Svezia
  173. Svizzera Svizzera
  174. eSwatini eSwatini
  175. Tagikistan Tagikistan
  176. Tanzania Tanzania
  177. Thailandia Thailandia
  178. Timor Est Timor Est
  179. Togo Togo
  180. Tonga Tonga
  181. Trinidad e Tobago Trinidad e Tobago
  182. Tunisia Tunisia
  183. Turchia Turchia
  184. Turkmenistan Turkmenistan
  185. Tuvalu Tuvalu
  186. Ucraina Ucraina
  187. Uganda Uganda
  188. Ungheria Ungheria
  189. Unione europea Unione europea
  190. Uruguay Uruguay
  191. Uzbekistan Uzbekistan
  192. Vanuatu Vanuatu
  193. Venezuela Venezuela
  194. Vietnam Vietnam
  195. Yemen Yemen
  196. Zambia Zambia
  197. Zimbabwe Zimbabwe

Osservatori:

La Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (in inglese United Nations Framework Convention on Climate Change da cui l'acronimo UNFCCC o FCCC), nota anche come Accordi di Rio, è un trattato ambientale internazionale prodotto dalla Conferenza sull'Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development), informalmente conosciuta come Summit della Terra, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. Il trattato punta alla riduzione delle emissioni dei gas serra, alla base del riscaldamento globale.

Il trattato, come stipulato originariamente, non poneva limiti obbligatori per le emissioni di gas serra alle singole nazioni; era quindi, sotto questo profilo, legalmente non vincolante. Esso però includeva la possibilità che le parti firmatarie adottassero, in apposite conferenze, atti ulteriori (denominati "protocolli") che avrebbero posto i limiti obbligatori di emissioni. Il principale di questi, adottato nel 1997, è il protocollo di Kyoto, che è diventato molto più noto che la stessa UNFCCC.

Il FCCC fu aperto alle ratifiche il 9 maggio 1992 ed entrò in vigore il 21 marzo 1994. Il suo obiettivo dichiarato è "raggiungere la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas serra in atmosfera a un livello abbastanza basso per prevenire interferenze antropogeniche dannose per il sistema climatico".

Onde valutare il progresso nel trattare il cambiamento climatico come proposto dalla citata convenzione, ogni anno vengono tenuti incontri formali tra le parti firmatarie dell'UNFCCC, incontri noti come Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNCCC) o anche Conferenza ONU sul cambiamento climatico (COP). Dal 2005 tale conferenza ospita anche gli incontri per negoziare impegni vincolanti nel quadro del Protocollo di Kyoto (conferenze CMP). E dal 2016, la conferenza accoglie anche gli incontri delle parti con riferimento all'Accordo di Parigi (conferenze CMA). Ad esempio, il convegno del 2019 a Madrid, Spagna, accoglieva il XXV COP, il XVI CMP e il III CMA, descritti anche come COP 25/CMP 16/CMA 3.

Stati dell'Allegato I e dell'Allegato II e Paesi in via di sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Gli stati firmatari dell'UNFCCC sono suddivisi in tre gruppi:

  • Paesi dell'Allegato I (Paesi industrializzati e paesi ex socialisti ad economia in transizione: 40 Paesi e l'Unione europea)
  • Paesi dell'Allegato II (24 Paesi industrializzati)
  • Paesi in via di sviluppo.

I Paesi dell'Allegato I concordano nel ridurre le loro emissioni (in particolare di biossido di carbonio) a livelli inferiori a quelle prodotte nel 1990. Se non possono farlo, devono acquistare crediti di emissione o investire nella conservazione. I Paesi in via di sviluppo non hanno restrizioni immediate rispetto all'UNFCCC, per tre motivi principali:

  • Impedire restrizioni nel livello di crescita perché l'inquinamento è fortemente correlato alla crescita industriale, e le loro economie possono potenzialmente crescere in maniera molto rapida.
  • Impedire la vendita di loro crediti di emissione alle nazioni industrializzate per permettere a queste ultime di inquinare ulteriormente.
  • Ottenere denaro e tecnologie dai Paesi dell'Allegato I.

I Paesi in via di sviluppo possono volontariamente diventare Paesi dell'Allegato I quando sono sufficientemente sviluppati. Sino a quel momento, non sono tenuti a implementare i loro obblighi rispetto alla Convenzione finché le nazioni industrializzate non forniscano abbastanza denaro e tecnologia, e questo ha una priorità inferiore rispetto allo sviluppo economico e sociale e alla lotta alla povertà.

Alcuni oppositori alla Convenzione credono che le differenze tra i Paesi dell'Allegato I e i Paesi in via di sviluppo non siano corrette dal punto di vista concorrenziale, e che entrambi debbano ridurre le loro emissioni. Alcune nazioni ritengono che i costi per ottenere gli obiettivi espressi nella Convenzione possano stressare la loro economia. Queste sono alcune delle motivazioni date da George W. Bush, il Presidente degli Stati Uniti, per comportarsi come fece il suo predecessore e non inviare il protocollo di Kyōto firmato al Senato degli Stati Uniti.

Paesi dell'Allegato I[modifica | modifica wikitesto]

I Paesi dell'Allegato I sono quegli industrializzati e ex socialisti ad economia in transizione: Australia, Austria, Belgio, Bielorussia, Bulgaria, Canada, Croazia, Danimarca, Estonia, Federazione Russa, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Monaco, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d'America, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Ungheria, Unione europea.

Paesi dell'Allegato II[modifica | modifica wikitesto]

I Paesi dell'Allegato II sono quelli sviluppati che pagano per i costi dei PVS: Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti d'America, Svezia, Svizzera, Turchia, Unione europea.

Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)[modifica | modifica wikitesto]

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change, UNFCCC) fu aperta alle firme nella Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo del 1992, a Rio de Janeiro. Il 12 giugno 1992, 154 nazioni avevano firmato la UNFCCC, che dopo la ratifica obbligava i governi a perseguire un "obiettivo non vincolante" per ridurre le concentrazioni atmosferiche dei gas effetto serra con l'obiettivo di «prevenire interferenze antropogeniche pericolose con il sistema climatico terrestre».

Queste azioni erano dirette principalmente ai paesi industrializzati, con l'intenzione di stabilizzare le loro emissioni di gas serra ai livelli del 1990 entro il 2000; altre responsabilità ricadevano invece su tutte le parti della convenzione. Le nazioni firmatarie concordarono di riconoscere "responsabilità comuni ma differenziate", con maggiori responsabilità per la riduzione delle emissioni di gas serra nel breve periodo per i Paesi sviluppati, elencati nell'Allegato I dell'UNFCCC.

Secondo i termini dell'UNFCCC, avendo ricevuto le ratifiche di più di 50 Paesi, il trattato entrò in vigore il 21 marzo 1994. Da quel momento, le parti si sono incontrate annualmente nella Conferenza delle Parti (COP) per analizzare i progressi nell'affrontare il fenomeno del cambiamento climatico, iniziando da metà degli anni 1990, per negoziare il Protocollo di Kyōto per stabilire azioni giuridicamente vincolanti per i Paesi sviluppati nella riduzione delle loro emissioni di gas serra.

Le Conferenze delle Parti (COP)[modifica | modifica wikitesto]

COP-1, il Mandato di Berlino[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Mandato di Berlino.

La Conferenza delle Parti dell'UNFCCC si incontrò per la prima volta a Berlino (Germania) dal 28 marzo al 7 aprile 1995, ed espresse timori sull'adeguatezza delle azioni degli stati ad adempiere gli obblighi della Convenzione. Questi furono espressi in una dichiarazione ministeriale delle Nazioni Unite conosciuta come il "Mandato di Berlino", che stabiliva una fase di analisi e ricerca (Analytical and Assessment Phase, AAP) di due anni, per negoziare un "insieme completo di azioni" da cui gli Stati potessero scegliere quelle più adeguate per ognuno di essi, in modo che fossero le migliori dal punto di vista economico e ambientale. Il Mandato di Berlino esentò i Paesi non-Allegato I da obblighi vincolanti addizionali, in ragione del principio delle "responsabilità comuni ma differenziate" stabilito dalla UNFCCC, sebbene si ipotizzasse che le grandi nazioni di nuova industrializzazione sarebbero diventate i più grandi emettitori di gas serra nei 15 anni a venire.

COP-2, Ginevra, Svizzera[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 1996.

La Seconda Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP-2) avvenne dall'8 al 19 luglio 1996 a Ginevra (Svizzera). La sua dichiarazione ministeriale fu adottata il 18 luglio e rifletteva la posizione statunitense presentata da Timothy Wirth, all'epoca Sottosegretario agli Affari Generali per il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti:

  1. Accettando i rilievi scientifici sui mutamenti climatici descritti dal gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) nel suo secondo rapporto (1995);
  2. Rigettando "politiche armonizzate" uniformi in favore della flessibilità;
  3. Stabilendo la necessità di "obblighi a medio termine legalmente vincolanti".

COP-3, il Protocollo di Kyōto sul Cambiamento Climatico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Protocollo di Kyoto.

Il Protocollo di Kyōto fu adottato nella COP-3, svoltasi dal 1° al 10 dicembre 1997 a Kyōto (Giappone), dopo tese negoziazioni. Molte nazioni industrializzate e alcune economie centroeuropee in transizione (definite come Paesi dell'Annesso B) concordarono su riduzioni legalmente vincolanti delle emissioni di gas serra, in media del 7% rispetto ai livelli del 1990, fra gli anni 2008 e 2012. Gli Stati Uniti avrebbero dovuto ridurre le loro emissioni totali del 7% rispetto ai loro livelli del 1990. L'amministrazione di Bill Clinton, nel budget del 2001, incluse i finanziamenti per l'iniziativa per le tecnologie indirizzate a fronteggiare il cambiamento climatico (Climate Change Technology Initiative, CCTI).

COP-4, Buenos Aires[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 1998.

La COP-4 ebbe luogo a Buenos Aires (Argentina) dal 2 al 13 novembre 1998. Si pensava che le problematiche rimaste irrisolte a Kyōto sarebbero state completate in questo incontro, ma la complessità e la difficoltà a raggiungere accordi si dimostrò insormontabile, per cui le parti adottarono un "Piano di azioni" biennale per avanzare le azioni e trovare meccanismi per l'implementazione del Protocollo di Kyōto, che doveva essere completato entro il 2000.

COP-5, Bonn, Germania[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 1999.

La quinta Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici avvenne a Bonn (Germania), fra il 25 ottobre e il 4 novembre 1999. Fu principalmente una riunione tecnica, che non raggiunse conclusioni rilevanti.

COP-6, L'Aja, Paesi Bassi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2000.

Quando si riunì la COP-6, fra il 13 e il 25 novembre 2000, all'Aia (Paesi Bassi), le discussioni evolsero rapidamente verso una negoziazione ad alto livello sui maggiori temi politici. Questi inclusero la controversia sulla proposta degli Stati Uniti di permettere di ottenere crediti dai serbatoi di carbonio (boschi e terre agricole), che avrebbero soddisfatto buona parte della riduzione delle emissioni statunitensi; discordie riguardo alle conseguenze correlate al mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzioni; e difficoltà nel risolvere i problemi riguardo a come i PVS potessero ottenere assistenza finanziaria per contrastare gli effetti dei mutamenti climatici e raggiungere i loro obiettivi di raccolta dei dati di emissione e di possibile riduzione delle stesse.

Nelle ore finali della COP-6, nonostante alcuni accordi preliminari tra gli Stati Uniti e alcuni Stati europei, in particolare il Regno Unito, l'Unione Europea, guidata da Danimarca e Germania, rifiutò le posizioni di compromesso, e le discussioni in corso collassarono. Jan Pronk, il Presidente della COP-6, sospese i lavori senza giungere ad accordi, aspettando che le negoziazioni potessero riprendere. Fu quindi annunziato che gli incontri della COP-6, con la denominazione di "COP-6 bis, sarebbero ricominciati a Bonn, nella seconda metà di luglio. Il successivo incontro delle parti dell'UNFCCC, la COP-7, fu quindi fissato a Marrakech, in Marocco, tra ottobre e novembre del 2001.

COP-6 "bis," Bonn, Germania[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2001 (Bonn).

Quando i negoziati della COP-6 ripresero a Bonn dal 16 al 27 luglio 2001, pochi progressi vennero fatti per risolvere le differenze che avevano prodotto una impasse all'Aia. Comunque, questo incontro si svolse dopo che George W. Bush era diventato presidente degli Stati Uniti e aveva rigettato il protocollo di Kyōto a marzo. Come risultato la delegazione statunitense a questo meeting declinò la sua partecipazione ai negoziati relativi al Protocollo, e scelse di agire come osservatrice all'incontro. Mentre le altre parti negoziavano le questioni chiave, venne raggiunto l'accordo su gran parte delle principali questioni politiche, con grande sorpresa della maggior parte degli osservatori, dato le scarse aspettative che precedettero l'incontro. Gli accordi comprendevano:

  1. Meccanismi: I meccanismi di "flessibilità", che gli Stati Uniti avevano fortemente sostenuto quando il protocollo venne inizialmente stilato, comprendenti il commercio di emissioni; l'implementazione congiunta; il Meccanismo di sviluppo pulito (CDM – Clean Development Mechanism), che fornisce sovvenzioni dalle nazioni sviluppate per le attività di riduzione delle emissioni nei paesi in via di sviluppo, con un credito per le nazioni donatrici. Uno degli elementi chiave di questo accordo fu che non ci sarebbero stati limiti quantitativi al credito che una nazione poteva rivendicare per l'uso di questi meccanismi, ma che l'azione interna doveva costituire un elemento significativo degli sforzi di ogni nazione dell'Allegato II per andare incontro ai propri obiettivi.
  2. Abbattimento del carbonio: Venne concordato un credito per le numerose attività che assorbono carbonio dall'atmosfera o lo immagazzinano, comprendente la gestione di foreste e terreni coltivabili e la rivegetazione, senza un tetto complessivo sull'ammontare di credito che una nazione poteva pretendere per le attività di abbattimento. Nel caso della gestione forestale, un'appendice Z stabiliva tetti specifici per ogni nazione, per ogni paese dell'Allegato I, ad esempio, un tetto di 13 milioni di tonnellate poteva essere accreditato al Giappone (il che rappresenta circa il 4% delle sue emissioni annue). Per la gestione delle terre coltivabili, le nazioni potevano ricevere crediti solo per miglioramenti rispetto ai livelli del 1990.
  3. Conformità: l'azione finale sulle procedure di conformità e i meccanismi riguardanti la non-conformità a quanto previsto dal protocollo vennero rinviati alla COP-7, ma inclusero un ampio abbozzo delle conseguenze per il mancato rispetto degli obiettivi sulle emissioni che avrebbero incluso un requisito di ricompensa delle insufficienze di 1,3 tonnellate a 1, la sospensione del diritto di vendere crediti per un surplus nella riduzione di emissioni e richiedevano piano d'azione per la conformità a quanti non raggiungevano i loro obiettivi.
  4. Finanziamento: Tre nuovi fondi vennero concordati per fornire assistenza per i bisogni associati ai cambiamenti climatici; un fondo per le nazioni meno sviluppate, in supporto ai Programmi d'azione di adeguamento nazionale; e un fondo di adeguamento al Protocollo di Kyōto, sostenuto da una imposta sul CDM e da contributi volontari.

Una serie di dettagli operativi riguardanti queste decisioni rimase da negoziare e concordare, e furono l'oggetto principale dell'incontro COP-7 che seguì a questo.

COP-7, Marrakech, Marocco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2001.

All'incontro della COP-7 di Marrakesh (Marocco) dal 29 ottobre al 10 novembre 2001, i negoziatori in effetti completarono il lavoro del piano d'azione di Buenos Aires, finalizzando gran parte dei dettagli operativi e creando le condizioni per cui le nazioni ratificassero il protocollo. La delegazione statunitense continuò ad agire come osservatrice, declinando la partecipazione a negoziati attivi. Altre parti continuarono ad esprimere la speranza che gli Stati Uniti rientrassero nel processo ad un certo punto, ma indicarono la loro intenzione di cercare la ratifica da parte del numero richiesto di nazioni per far entrare in vigore il protocollo (55 nazioni, rappresentanti il 55% delle emissioni di anidride carbonica dei paesi sviluppati nel 1990). Venne proposta una data per l'entrata in vigore del protocollo: l'agosto/settembre 2002, in coincidenza con il Summit mondiale sullo sviluppo sostenibile (WSSD) da tenersi a Johannesburg (Sudafrica).

Le principali decisioni della COP-7 comprendevano:

  • Regole operative per il commercio internazionale delle emissioni tra le parti del protocollo, per il CDM e per l'implementazione congiunta;
  • Un regime di conformità che delinei le conseguenze del mancato rispetto degli obiettivi, ma demandi alle parti del protocollo, una volta entrato in vigore, di decidere se queste conseguenze sono vincolanti dal punto di vista legale;
  • Procedure di contabilizzazione per i meccanismi di flessibilità;
  • Una decisione per considerare alla COP-8 come ottenere una revisione dell'adeguatezza degli impegni che possa spingere verso una discussione sugli impegni dei futuri paesi in via di sviluppo

COP-9, Milano, Italia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2003.

COP-9, tenuta fra il 1º e il 12 dicembre 2003. La Conferenza ha stabilito interessanti novità legate in particolar modo ai progetti di riduzione delle emissioni legate alle attività di afforestazione e riforestazione (A/R projects).

COP-10, Buenos Aires, Argentina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2004.

COP-10, tenuta fra il 6 e il 17 dicembre 2004.

COP-11, Montréal, Canada[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2005.

La conferenza di Montréal, COP-11, si è tenuta a Montréal (Canada), fra il 28 novembre e il 9 dicembre 2005, in concomitanza con la prima riunione delle parti (MOP) del Protocollo di Kyōto. In questa conferenza si è parlato principalmente di ridurre drasticamente le emissioni di CFC (clorofluorocarburi) ossia gas presenti nei condizionatori, frigoriferi e bombolette spray che se immessi nell'atmosfera salgono fino a raggiungere l'ozono e qui lo distruggono provocando perciò il famoso "buco dell'ozono". Questi gas rimangono nell'atmosfera per 100 anni, quindi è estremamente importante stare attenti a non immetterli. Questa conferenza tuttavia non ebbe molto successo, perché allora erano presenti molte nazioni emergenti come Cina, Giappone e India. Alle quali non si poteva imporre di far cambiare tutti i frigoriferi ai cittadini, prendendone altri di classe A perché non potevano permetterselo.

COP-12, Nairobi, Kenya[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2006.

Dal 6 al 17 novembre 2006 si è tenuta la COP-12 - MOP-2 di Nairobi, in Kenya. La Conferenza è stata incentrata sul maggiore coinvolgimento degli stati africani nei progetti di Clean Development Mechanism (CDM) e sulla possibilità di rendere eleggibili come progetti CDM i progetti di cattura e sequestro del carbonio (Carbon Capture and Storage — CCS). La Conferenza è stata un passo in avanti anche verso la definizione di nuovi obiettivi di riduzione per il periodo post-2012. Tuttavia le parti coinvolte non hanno stabilito obiettivi di riduzione specifici per il periodo 2013-2018, come da alcuni auspicato.

COP-13, Bali, Indonesia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2007.

Dal 3 al 14 dicembre 2007 a Bali, in Indonesia si è tenuta la COP-13.

COP-14, Poznan, Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2008.

COP-14 si è tenuto a Poznań, in Polonia tra il 1º e il 12 dicembre 2008. I delegati sono riusciti ad accordarsi sui principi per il finanziamento di un fondo per aiutare le nazioni più povere per far fronte alle conseguenze del cambiamento climatico.

COP-15, Copenaghen, Danimarca[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2009.

COP-15 si è svolta a Copenaghen, in Danimarca ed ha avuto una durata di due settimane, a partire dal 7 dicembre al 18 dicembre 2009.

Intervista al climatologo Vincenzo Ferrara sulla prossima Conferenza sul Clima di Copenaghen

COP-16, Cancun, Messico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2010.

COP-16 si è svolta a Cancún, nel sud del Messico, dal 29 novembre al 10 dicembre 2010.

COP-17, Durban, Sud Africa[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2011.

COP-17 si è svolta a Durban, in Sudafrica dal 28 novembre al 9 dicembre 2011.

COP-18, Doha, Qatar[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2012.

COP-18 si è svolta a Doha, Qatar dal 24 novembre all'8 dicembre 2012 anche se doveva concludersi il 7. Parteciparono circa 1700 rappresentanti ed esperti di 194 nazioni con l'obbiettivo di rinnovare il Protocollo di Kyōto, ma solo il 20% degli stati ha aderito.

COP-19, Varsavia, Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Conferenza ONU sui cambiamenti climatici 2013.

COP-19 si è svolta a Varsavia, Polonia, dall'11 al 22 novembre 2013.

COP-20, Lima, Perù[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XX Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

COP-20 si è svolta a Lima, Perù, dal 1° al 14 dicembre 2014.

COP-21, Parigi, Francia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

COP-21 si è aperta a Parigi, Francia, il 30 novembre 2015 e si è conclusa l'11 dicembre successivo. Ha dato origine all'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2015, concluso tra gli stati partecipanti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 1992.

COP-22, Marrakech, Marocco[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXII Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

COP-22 si è aperta a Marrakech, Marocco, il 7 novembre 2016 e si è conclusa il 18 novembre 2016.

COP-23, Bonn, Germania[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXIII Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

COP-23 si è aperta a Bonn, Germania, dal 6 al 17 novembre 2017.

COP-24, Katowice, Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXIV Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

COP-24 si è svolta a Katowice, Polonia, dal 3 al 14 dicembre 2018. La COP-24 si è occupata di definire le regole di attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015. L’obiettivo ultimo è stato quello di cercare di mettere un freno al cambiamento climatico a livello globale e definire un “Rule Book”, un libro guida per attuare tutti i principi dell’Accordo, che entrerà in vigore nel 2020. Il limite di 2 °C imposto dalla COP21 ormai non è più sufficiente; per evitare catastrofi, non possiamo permettere alle temperature di salire oltre 1,5 °C e per questo dobbiamo diminuire del 45% le emissioni di CO2 nell'aria entro il 2030, percentuale che deve salire al 100% entro il 2050. Nel corso della COP-24 si anche stabilito come distribuire le risorse finanziarie necessarie a sostenere i paesi meno sviluppati per indurli a ridurre le proprie emissioni di CO2.

COP-25, Madrid, Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXV Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

La COP-25 si è svolta a Madrid, Spagna, dal 2 al 13 dicembre 2019.

COP-26, Glasgow, Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXVI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

La COP-26 si è tenuta a Glasgow, Regno Unito, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021. Inizialmente avrebbe dovuto tenersi nel novembre 2020 ma è stata posticipata a causa dell'emergenza COVID-19.[2]

COP-27, Sharm el-Sheikh, Egitto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXVII Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

La COP-27 è prevista a Sharm el-Sheikh, Egitto, dal 7 al 18 novembre 2022.

COP-28, Emirati Arabi Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXVIII Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

La COP-28 è prevista negli Emirati Arabi Uniti nel 2023.[3]

COP-29, Odessa, Ucraina[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: XXVIII Conferenza delle Parti dell'UNFCCC.

La COP 29 si svolgerà a Odessa, Ucraina.

Organi sussidiari[modifica | modifica wikitesto]

Gli organi sussidiari sono comitati che assistono la Conferenza delle Parti. Possono essere permanenti o temporanei.[4]

  • Permanenti:
    • L'Organo sussidiario del consiglio scientifico e tecnologico (Subsidiary Body of Scientific and Technological Advice, SBSTA) è stabilito dall'articolo 9 della Convenzione per fornire alla Conferenza delle Parti e, se del caso, agli altri suoi organi sussidiari informazioni e consulenze tempestive su questioni scientifiche e tecnologiche relative alla Convenzione. Serve come collegamento tra le informazioni e le valutazioni fornite da fonti esperte (come l'IPCC) e la COP, che si concentra sulla definizione delle politiche.[5]
    • L'Organo sussidiario per l'attuazione (Subsidiary Body of Implementation, SBI) è stabilito dall'articolo 10 della Convenzione per assistere la Conferenza delle Parti nella valutazione e nel riesame dell'effettiva attuazione della Convenzione. Formula raccomandazioni su questioni politiche e di attuazione alla COP e, se richiesto, ad altri organismi.[6]
  • Temporanei:
    • Gruppo speciale sull'articolo 13 (AG13), attivo dal 1995 al 1998;
    • Gruppo speciale sul Mandato di Berlino (AGBM), attivo dal 1995 al 1997;
    • Gruppo speciale di lavoro su ulteriori impegni per le parti dell'allegato I ai sensi del Protocollo di Kyoto (AWG-KP), istituito nel 2005 dalle Parti del Protocollo di Kyoto per considerare ulteriori impegni dei paesi industrializzati per il periodo successivo al 2012; ha concluso i suoi lavori nel 2012 quando la Conferenza ha adottato l'Emendamento di Doha;[7]
    • Gruppo speciale di lavoro per l'attività cooperativa a lungo termine (Ad Hoc Working Group on Long-term Cooperative Action, AWG-LCA), istituito alla COP13 di Bali nel 2007 per condurre negoziati su un accordo internazionale rafforzato sui cambiamenti climatici;[8]
    • Gruppo speciale di lavoro sulla piattaforma di Durban per un'azione potenziata (Ad Hoc Working Group on the Durban Platform for Enhanced Action, ADP), istituito alla COP 17 di Durban nel 2011 «per sviluppare un protocollo, un altro strumento giuridico o un risultato concordato con forza legale ai sensi della Convenzione applicabile a tutte le parti».[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) "Stato di Ratifica della Convenzione". Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici., su unfccc.int. URL consultato il 25 giugno 2013.
  2. ^ (EN) New dates agreed for COP26 United Nations Climate Change Conference, su gov.uk, 28 maggio 2020.
  3. ^ Story by Reuters, Dubai ruler says UAE to host COP28 climate conference in 2023, su CNN. URL consultato il 4 dicembre 2021.
  4. ^ (EN) Glossary of climate change acronyms and terms, su UNFCCC.
  5. ^ (EN) SBSTA, su unfccc.int.
  6. ^ (EN) SBI, su unfccc.int.
  7. ^ (EN) AWG-KP bodies page, su UNFCCC.
  8. ^ (EN) AWG-LCA bodies page, su UNFCCC.
  9. ^ (EN) ADP bodies page, su UNFCCC.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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