Convenzione dell'Aia (1954)

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La Convenzione per la protezione dei Beni Culturali in caso di conflitto armato è un trattato internazionale finalizzato a tutelare i beni artistici di un paese in caso di conflitto armato.

     Firmatari del trattato

     Paesi firmatari ma che non hanno ratificato il trattato

In tale convenzione entra per la prima volta l'espressione "Beni Culturali"[1] e sono considerati un bene appartenente a tutta l'umanità e non soltanto ad una parte del conflitto.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il progetto di redigere un trattato internazionale volto a prestare delle tutele alle opere d'arte in caso di guerra, nasce da una proposta avanzata dai Paesi Bassi memore dei gravi danni inflitti dalla seconda guerra mondiale. L'Unesco dà impulso alla richiesta olandese promuovendo gli studi necessari a portare a un bozza di convenzione, che viene presentata nel 1952 a villa Aldobrandini, sede dell'Unidroit.

Alla conferenza intergovernativa dell'Aia, tenutasi dal 21 aprile al 14 maggio del 1953, 37 Nazioni delle 56 presenti hanno sottoscritto la Convenzione.[3]

Definizione di beni culturali[modifica | modifica wikitesto]

Nell'articolo 1, la convenzione suddivide i beni culturali in tre categorie:
a) i beni, mobili o immobili, che siano di grande importanza per il patrimonio culturale dei popoli,

come i monumenti architettonici, artistici o storici, religiosi o laici, i luoghi archeologici, gli insiemi di costruzioni che, come tali, offrono un interesse storico o artistico, le opere d'arte, i manoscritti, libri e altri oggetti d'interesse artistico, storico o archeologico, le collezioni scientifiche e le collezioni importanti di libri, di archivi o di riproduzioni di tali beni;

b) gli edifici destinati principalmente e realmente a conservare o esporre i beni culturali mobili definiti nella lettera a,

come i musei, le grandi biblioteche, i depositi di archivi e i rifugi destinati a ricoverare, in caso di conflitto armato, i beni culturali definiti nella lettera a;

c) i luoghi in cui si accentri una quantità considerevole di beni culturali,

definiti nelle lettere a e b, detti «centri monumentali».

Tutela[modifica | modifica wikitesto]

  1. La convenzione impone una limitazione dell'uso della violenza (è vietato bombardare il bene culturale)
  2. NO allo Jus Praedae (scelta contraria ai comportamenti di Napoleone)
  3. inculcare nel personale militare il rispetto nei confronti della cultura degli altri popoli
  4. alcuni rifugi (distanti da obiettivi militari, monumenti sensibili), possono essere posti sotto speciale protezione:
  • Iscrizione in speciale registro
  • Sotto un segno distintivo
  1. trasposto di beni culturali:
  • no confisca
  • no cattura

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Edoardo Greppi, La protezione generale dei beni culturali nei conflitti armati: dalla convenzione dell'Aja al protocollo del 1999, a cura di Paolo Benvenuti, Rosario Sapienza, Giuffrè Editore, p. 81.; testo della convenzione dell'Aia del 1954 pubblicata sul sito dell'UNESCO http://portal.unesco.org/en/ev.php-URL_ID=13637&URL_DO=DO_TOPIC&URL_SECTION=201.html.
  2. ^ Preambolo della Convenzione
  3. ^ www.carabinieri.it Archiviato il 26 dicembre 2016 in Internet Archive.

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