Lascaris di Ventimiglia

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Stemma dei Lascaris conti di Ventimiglia e di Tenda (secoli XIII-XIX).

I Lascaris di Ventimiglia costituiscono il ramo principale dei conti di Ventimiglia, originato nel mese di luglio 1261 con il matrimonio, in Costantinopoli, tra Guglielmo Pietro I di Ventimiglia, conte di Ventimiglia, ed Eudossia Lascaris, figlia dell'imperatore bizantino Teodoro II di Nicea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'esule Teodoro II Lascaris - secondo un'incerta tradizione sepolto a Nizza dopo il 1258 presso il Dongione ad pedem Sancti Hospitii[1] - fu sposo di Elena principessa di Bulgaria, da cui ebbe Maria, Teodora, Eudossia-Irene, Teodoro Giovanni e il postumo Emanuele. Maria sposa Niceforo Angelo, despota di Epiro, Etolia e Tessaglia, e successivamente Béla IV d'Ungheria. Teodora sposa Costantino III di Bulgaria.

Guglielmo Pietro conte di Ventimiglia dalla Lascaris, tra gli altri, ha i figli Giovanni - la cui figlia Renea è moglie di Ludovico del Carretto - Giacomo successore nella Contea di Ventimiglia e Otto, vescovo di Ventimiglia.

La famiglia di Guglielmo Pietro I, rientrata dall'Oriente, in qualità di ramo primogenitale e principale dei conti, si trasferisce a Ventimiglia, poi nel villaggio alpino di Tenda - sede della omonima contea - e nel XIV secolo anche a Nizza, dove venne costruito il Palazzo Lascaris, in rue Droite nella città vecchia, attualmente un edificio barocco divenuto sede museale.

Dalla fine del XIII secolo la linea primogenitale dei conti assunse dunque il cognome Lascaris, per il prestigio dovuto al sangue imperiale e ai teorici diritti successori trasmessi dalla porfirogenita Eudossia ai suoi figli. La branca principale dei conti di Ventimiglia fu dunque conosciuta, sino all'estinzione nel XIX secolo, con tale cognome. Ancor oggi si parla, a Torino, di Palazzo Lascaris, già sede dei conti di Ventimiglia e poi del Consiglio regionale del Piemonte.

Sua Altezza Eminentissima Giovanni Paolo Lascaris di Ventimiglia e Castellar, gran maestro del Sovrano Militare Ordine di San Giovanni di Malta, principe di Malta (1636-1657), conte di Peglia, signore di Castellar.

I conti di Ventimiglia[modifica | modifica wikitesto]

L'inizio della vicenda dei conti di Ventimiglia, prima di assumere il cognome Lascaris, si pone tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo. Infatti, tra il 973 e il 983, la Provenza orientale e la Liguria occidentale sono liberate dalla presenza dei Saraceni di Frassineto. In questo lembo della Provenza si afferma così il regime feudale della contea-marca di Provenza e in Liguria la contea di Ventimiglia, soggetta alla marca di Torino. Corrado I conte di Ventimiglia nell'anno 1039 si definisce, in un atto pubblico, figlio di altro conte Corrado del quale, però, si sconosce ogni precisa notizia. La contea di Corrado I si estendeva continuativamente dalle valli dei torrenti Tinea, Vesubia e Lantosca - cioè nel bacino orografico sinistro del fiume Varo in Provenza, nel nord del comitato di Nizza - sino alle valli Arroscia e del Maro a nord di Albenga, a nord comprendeva il distretto alpino di Tenda, a cavallo delle attuali Alpi Marittime e Alpi Liguri. Intorno al 1100 la stessa castellania dell'importante città portuale e commerciale di Nizza è posta sotto il dominio dei dinasti di Ventimiglia, imparentatisi con i locali castellani.

Nel 1146 i signori di Ventimiglia, e il neonato Comune di Ventimiglia, furono costretti militarmente ad accettare la superiore signoria feudale del Comune di Genova, mantenendo però quasi intatto il proprio potere politico - su delega genovese - sino a metà del XIII secolo. I rapporti tra il Comune di Ventimiglia e i conti sono alterni, e comunque non sempre conflittuali. Nel 1185 il conte Otto III dichiara la propria disponibilità a giurare la 'compagna' del comune ventimigliese, mentre i suoi nipoti Guglielmo II, nel 1222, e Manuele I, nel 1242, sono eletti ai vertici stessi del Comune di Ventimiglia; il primo come podestà, il secondo come capitano degli uomini di Ventimiglia.[2]

Fra il 1249 e il 1258, a seguito di turbinose e alterne vicende belliche, la città e il relativo distretto di Ventimiglia passano sotto il diretto dominio di Genova. La destrutturazione e frammentazione del comitato prosegue nel 1258, quando i conti di Ventimiglia cedono i propri diritti sulla zona occidentale del comitato al conte di Provenza, Carlo I d'Angiò. I dinasti ventimigliani continuano a denominarsi conti di Ventimiglia, ma la contea è ridotta ai distretti di Tenda, Briga, Castellar, Saorgio, Breglio, Pigna, Rocchetta Nervina, Prelà, Gorbio, Castiglione, Limone Piemonte, Vernante, e, sul mare, Roccabruna, Sant'Agnese e Bussana, oltre a gran parte di val Lantosca. Mentre la zona orientale del comitato, la signoria di Maro, si distacca dal condominio con i Lascaris e resta soggetta ai cugini del ramo secondario dei Ventimiglia del Maro.[3]

Con la perdita, da parte dei conti, del diretto controllo della città di Ventimiglia, nel XIII secolo, e con il lor 'ritirarsi' nelle incantate montagne tendasche non è tuttavia declinato l'alto profilo politico di questi signori ghibellini, stritolati tra l'incudine genovese e il martello angioino-provenzale, la padella savoiarda e la brace guelfa. Va adeguatamente considerata la posizione determinante e non secondaria che questi dinasti assunsero nello scacchiere mediterraneo, o almeno tirrenico, sia per il ruolo di fulcro economico dei commerci tra Provenza e Italia assunto dalla contea di Tenda, sia per la politica di espansione nel Regno di Sicilia dei medesimi dinasti ventimigliani, della linea del Maro.[4]

Ancora nel 1277 il re d'Aragona, nel fornir le credenziali e il salvacondotto per il suo ambasciatore Ugo di Mataplana a papa Niccolò III, si rivolge ai capitani di Genova, al podestà e capitano di Pisa e al conte di Ventimiglia. Evidentemente, quest'ultimo, non paragonabile per potenza marinara alle repubbliche tirreniche, purtuttavia in grado di esprimere un'influente rappresentanza politico-militare nel medesimo ambito. Lo stesso dicasi per i conti di Ventimiglia, detentori in pieno Duecento della quota sulla gabella genovese di Voltaggio, sulla Via Postumia, e, sempre a Genova, titolari di rendite sulle importantissime 'Compere del Sale', a riprova del loro ambientamento nella vita urbana e mercantile.[5]

Nel secolo XV i Lascaris di Tenda e i Ventimiglia di Conio continuarono a giocare un ruolo primario nello scacchiere regionale delle Alpi Marittime e del Ponente ligure. Lo si può desumere, ad esempio, dalla pace del 10 maggio 1419 tra la Repubblica di Genova e Filippo Maria Visconti duca di Milano, in cui i dinasti ventimigliani sono elencati fra i potentati associati alla parte milanese, accanto ai marchesi di Monferrato o agli Spinola. Parte milanese che riuscì a imporre alla sconfitta Genova condizioni di pace durissime.[6] Con Onorato I Lascaris di Ventimiglia la stessa città di Ventimiglia ritornò in potere dei conti per breve tempo, e i Lascaris imposero la loro signoria dal marchesato di Finale sino a Antibes in Provenza. Con la nipote di Onorato I, Anna Lascaris, la contea di Tenda nel 1509 passò al lignaggio del marito Renato di Savoia, mentre continuarono a prosperare i rami dei Lascaris di Briga, Gorbio e Castellar.

In generale i conti di Ventimiglia, nelle loro varie ramificazioni oltre quella primogenitale dei Lascaris, seppero svolgere funzioni signorili pur in città episcopali, come Riez in Francia o Cefalù in Sicilia. Ovvero mantennero nei secoli - come fenomeno di lunga durata - il loro profilo sovrano di governanti. Come nel caso del Governo dei Quattro Vicari, nella Sicilia del Trecento o nel caso della reggenza del Despotato d'Epiro, Romania/Acarnania, Cefalonia, Angelocastro, Vonitsa, Varnatza e Durazzo - negli anni 1448/1460 - durante la minor età di Leonardo III Tocco, figlio di Raimondina e nipote di Giovanni I di Ventimiglia. Quest'ultimo personaggio, viceré di Alfonso V d'Aragona - per il Regno di Sicilia e il Ducato di Atene - e condottiero di ventura per la Repubblica di Venezia, il Ducato di Milano, nonché Capitano Generale della Chiesa.

La 'galassia' dei conti di Ventimiglia, nei secoli, sarà costituita da un complesso e prolifico insieme di ramificazioni. I Ventimiglia del Maro, si suddivideranno nei principali rami dei Ventimiglia di Geraci - unica linea di discendenza a esser conosciuta, dal XVI secolo, con il cognome Ventimiglia tout court - dei Del Bosco di Ventimiglia, dei Ventimiglia di Malaga e dei Ventimiglia di Conio. Egualmente, i Ventimiglia di Marsiglia, daranno vita alle branche di Luc, Montpezat, Riez ecc. I Lascaris di Ventimiglia, iniziando dalla ramificazione di Briga dal XV secolo, entreranno a pieno titolo nella corte ducale e poi reale dei Savoia, assumendo le massime cariche politiche statuali, per poi estinguersi, nel 1838, con Agostino, padre di Adele Lascaris, moglie di Gustavo Benso marchese di Cavour.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lascaris di Briga, Ventimiglia (famiglia), Ventimiglia del Maro, Ventimiglia di Malaga e De Vintimille.

L'origine dei conti di Ventimiglia: una querelle secolare[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo del matrimonio fra Anna Lascaris – figlia del conte Giovanni Antonio e erede di Tenda – e il Gran Bastardo Renato di Savoia, ovvero agli inizi del XVI secolo, le origini della famiglia dei conti di Ventimiglia e Tenda erano già confuse. La contessa Anna terminava in quegli anni di redigere La Genealogia de' Conti di Ventimiglia, attribuita al conte Onorato I Lascaris di Ventimiglia, suo nonno, avvelenato nel 1474 in una congiura ordita dai Savoia, Lascaris di Briga e Grimaldi.[7] Ma è possibile che il manoscritto di Onorato fosse ulteriormente rimaneggiato al tempo della nipote di Anna, Renata di Savoia marchesa di Baugé – a cui il codice appartenne – e che portò nel 1554 il cognome Lascaris nella casa del marito Jaques d'Urfé.

Sta di fatto che in tal manoscritto fu inserito un'improbabile - per datazione - donazione all'abbazia di Lérins del fantomatico Guido, conte di Ventimiglia, risalente all'anno 954, e in cui la moglie del conte risulterebbe un'inesistente Eleonora di Savoia.[8] La donazione risulta effettivamente avvenuta da successivi atti autentici di conferma del XII secolo, tuttavia l'atto originale risalirebbe al 1147, essendovi citati personaggi e situazioni di quel periodo, in occasione della partenza per la crociata di Almeria e Tortosa dell'autentico conte Guido Guerra di Ventimiglia – probabilmente marito della marchesa aleramica Ferraria di Savona, erede della signoria di Albisola, Celle e Varazze.

In verità, eliminato nella congiura il conte di Tenda Onorato, faceva comodo presentare tutta la schiatta ventimigliesca originata dai Savoia e le feroci guerre che seguirono, condotte dalla vedova del conte Margherita del Carretto detta "l'Amazzone", giustificherebbero pur la contraffazione di documenti autentici. Falso in 'originale' pergamenaceo - quel documento dell'anno 954 - che fu insinuato nel Regio Archivio di Aix-en-Provence ancora il 4 febbraio 1532, quando Claudio di Savoia, conte di Tenda figlio di Anna Lascaris e Renato, è Gran Siniscalco di Provenza.

L'origine provenzale[modifica | modifica wikitesto]

Nel successivo XVII secolo, gli eruditi di storia e genealogia, compirono ulteriori tentativi di sistemare la questione delle origini, così il Papon:

« Il Poggetto/Puget appartenne, dall'anno 1070, a dei signori che ne assunsero il nome. Essi furono della casa dei Balbi/Balbs, che occupò, all'inizio del X secolo, la baronia di Boglio/Beuil, una gran parte della diocesi di Glandevés, le contee di Tenda e Ventimiglia. Questo è un fatto che risulta dalla storia manoscritta che andiamo citando, e di cui l'unico esemplare è conservato alla Biblioteca Universitaria di Torino. Risulta verosimile che questi Balbi abbiano la medesima origine di quelli di Chieri in Piemonte, i quali dal XII secolo tennero un distinto rango in quella repubblica, e dei quali una branca si è stabilita in Francia... La casa del Poggetto possedette una parte della Signoria di Puget-Théniers, diocesi di Glandéves, da dove assunse il nome. Ella fu una branca dell'antica Casa dei Balbi, che pare fosse stata lo stipite comune della Casa di Boglio – fusa con quella dei Grimaldi alla fine del XIV secolo - della Casa dei Balbi, stabilita in Provenza, dove si formarono diversi rami, tutti estinti nel XV secolo, e di quella dei Conti di Ventimiglia.[ trad. d. r. ][9] »

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Il castello dei Ventimiglia a La Verdière, nel Dipartimento provenzale di Var.

La sovrapposizione tra Balbo di Glandevés e i Ventimiglia può esser spiegata in parte dalla consistente presenza di questi ultimi in Provenza. Nella seconda metà del Duecento i conti di Ventimiglia, sotto la pressione genovese, e contrattando scambi di domini feudali con Carlo I d'Angiò – conte-marchese di Provenza e futuro re di Sicilia -, guidano la ritirata dalla parte sud del comitato ligure, rafforzando o creando robusti aggregati di castellanie e signorie fondiarie adiacenti rispetto al dominio ventimigliese di Val Lantosque (torrenti Vesubia e Tinée), la cui alta signoria è però ceduta al conte di Provenza:

  • Il 19 gennaio 1258, Guglielmo/Guglielmino VI conte di Ventimiglia – figlio di Guglielmo IV - in Aix, stipula un accordo con Carlo d'Angiò, rinunciando ai propri diritti sovrani sulla contea di Ventimiglia e Lantosque, in cambio della signoria del defunto Giovanni di Pietro Balbo di Glandevés, ossia la Val Chanan, con le castellanie di Rochette, Coalongue, Puget-le-Figére, Penne, Chaudol, Cadenede, Toudon, Gilette e il condominio di Sainte Marguerite/Dosfraires.[10]
  • Raimondo Rostagno, figlio di Guglielmo/Guillelminus VI è “Signore della parte nord delle Alpi Marittine”, consignore di Valdeblore, Saint-Dalmas-le-Selvage, Châteauneuf, Aspremont, Rimplas, Saint-Sauveur-sur-Tinée, Clans.[11] Dall'atto di procura del padre e dei fratelli, per trattare con la Repubblica di Genova, nel 1249, risulta chiaramente un membro della famiglia comitale di Ventimiglia, nondimeno alcuni storici francofoni lo continuano a considerare un Balbo di Glandevés.[12]
  • Pietro Balbo, conte di Ventimiglia, zio del precedente, da alcuni storici è chiamato ambiguamente “Pietro Balbo di Tenda della famiglia de Blore, prossimo parente di Raimondo Rostagno” [trad. d. r.][13]
I resti del castello di Sort (Spagna), capitale di Lucrezia Lascaris di Ventimiglia (1265-1314), figlia di Guglielmo Pietro e contessa di Pallars Sobirà, signora di Berga, deceduta con l'abito delle canonichesse dell'Ordine Militare di S. Giacomo della Spada.

I conti di Ventimiglia, dunque, sono pressoché sovrapposti ai cosiddetti Balbo di Thorame-Glandevés, forse per il matrimonio di Guglielmo IV con una figlia di Pietro Balbo di Glandevés, tanto da vantare condominio sul centro stesso dei domini dei loro cugini, ovvero su Thorame.[15]

Blasone dei Ventimiglia visconti di Marsiglia.

I conti di Glandevés, secondo il Poly[16] e i maggiori medievisti, discendono o sono prossimi affini del conte Grifo di Apt, nel X secolo, parente di una potente dinastia, di origini gallo-romane, rappresentata dai fratelli Fulcher – antenato di san Maiolo abate di Cluny – e Rinaldo/Rainardo di Saignon. Possessore quest'ultimo degli allodi di Glandevés, Thorame, Valdeblore, Puget-Théniers ecc., da cui sembrano derivati pure i visconti di Vienne.

Al di là delle tradizioni degli araldisti d'Ancien-Régime, un tenue legame originario tra Ventimiglia e Glandevés potrebbe esser costituito dalla dama di Saignon, Poncia di Rambaldo, che intorno al 1100 avrebbe portato al marito e cugino Guglielmo – figlio di Pietro Balbo – diritti sul castello di Drap e la contea di Ventimiglia.[17]

Dalla donazione - risalente al 1039 - di Corrado II, conte di Ventimiglia, al vescovo di Genova, concernente diritti signorili sugli allodi vescovili posti in Sanremo, apprendiamo che il conte si dice figlio di un altro conte Corrado. Questi è identificato da alcuni studiosi con Corrado/Cono, terzogenito del re d'Italia Berengario II - di schiatta anscarica proveniente dalla Borgogna - conte e marchese d'Ivrea.

L'ipotesi di Cono/Corrado di Vienne e Lorena[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1690, il minorita osservante Domenico Monaco del Burgio, pubblicava un'opera agiografica su sant'Anna, in cui si accennava all'antichissima tradizione riguardante i conti di Ventimiglia, gelosi custodi della reliquia del teschio della santa, secondo cui tale prezioso oggetto sarebbe pervenuto alla famiglia per rinuncia e scambio dei loro possedimenti in Lorena o Lotaringia.[18] Da questa leggenda, nacque la tradizione dell'origine lorenese dei conti di Ventimiglia. A questa tradizione, mantenuta all'interno della famiglia comitale, si aggiunge la leggendaria parentela dei conti di Ventimiglia - allora pretesi principi celto-liguri della popolazione degli Intemeli - con la madre di sant'Antonio Abate di Vienne.[19] In Lorena e a Vienne dominò effettivamente una famiglia comitale, che, a torto o ragione, fu dunque identificata con gli ascendenti dei conti di Ventimiglia.

In parallelo, o in alternativa, alla tradizione provenzale, Corrado I conte di Ventimiglia figlio di Corrado, vissuto a cavallo dell'anno 1000, è forse identificabile con il figlio dell'omonimo conte palatino di Borgogna, con sede nel palazzo reale di Vienne. Questo Corrado - figlio e fratello dei duchi di Svevia - è presente in Basilea, con il re Rodolfo III di Borgogna e l'imperatore Otto III, nell'anno 1000. Dallo stesso sovrano borgognone - tra gli anni 993 e 1004 - Cono/Corrado riceve la corte di Münsingen in Argovia, ed è considerato dai medievisti un membro della famiglia dei Konradiner - discesa da Gebardo di Lahngovia, strettamente imparentato con Carolingi e Guglielmidi.

Il conte palatino Cono - nipote per parte materna di Adelaide di Borgogna e Ottone I imperatore - è il cognato del re Rodolfo III, per il matrimonio (986/988) del fratello Ermanno con Gerberga, sorella del sovrano borgognone. Cono, inoltre, è cugino di papa Gregorio V e di suo fratello Ottone, duca di Carinzia, che riceve (15 gennaio 998) ampi possedimenti in Lombardia da Liutfredo vescovo di Tortona – dei visconti di Vienne per parte materna –. Infine, è utile tener presente che la nipote di Cono, Gisella di Svevia, fu la madre di Ermanno IV duca di Svevia e marchese di Torino (1035-1038), circoscrizione da cui dipendeva la contea di Ventimiglia. Mentre Liutaldo, altro fratello di Cono, fu antenato di Federico di Lussemburgo-Montbéliard, la cui famiglia - Konradiner - resse la Marca di Torino fra il 1079 e il 1092.[20] Sulle mire di re Rodolfo III sulla Marca d'Ivrea e quindi sul comitato di Ventimiglia – allora ricompreso in questa giurisdizione - ci informa una missiva dell'anno 1016 del vescovo di Vercelli all'imperatore, che potrebbe risultar utile a ricostruire l'insediamento della famiglia comitale in Ventimiglia.[21]

Nel 983 il medesimo Cono "filius Cononis" guida una compagnia di 110 cavalieri corazzati, tra alsaziani e svevi, sui 2090 coscritti da Ottone II imperatore. I contingenti militari sono elencati nell'Indiculus loricatorum Ottoni II in Italiam mittendorum, a rinforzo dell'esercito imperiale - disfatto da Berberi e Greci nella campagna di Puglia e Calabria del 982.[22] - Non sappiamo se un contingente di questo esercito fu impiegato nella guerra provenzale contro i Saraceni di Frassineto che ebbero a sequestrare san Maiolo di Cluny – fra il luglio e l'agosto del 983[23]. Tuttavia è possibile che Cono – se non partecipò alla campagna di riconquista di Provenza e Liguria occidentale - abbia potuto incontrare personalmente l'influente abate provenzale alla dieta imperiale di Verona, di poco precedente al rapimento del prelato, e in cui si decise di riprendere la campagna contro i Saraceni del sud Italia. Cono dal 987 al 1004 circa risulta nei documenti come conte di Ufgau e Mortenau, nei vescovadi di Strasburgo e Spira. Ciò a seguito dell'abdicazione del padre Corrado, nominato duca di Svevia.[24]

L'agiografia può aiutare la storia?[modifica | modifica wikitesto]

Dagli inizi del X secolo - e dal 1046 al 1065 con Federico di Lussemburgo - in Lorena governarono effettivamente i Konradiner. Inoltre, Cono - conte palatino di Vienne - è considerato marito di una Beatrice, figlia del duca di Lorena.[25] Cono è figlio di Richlint, figlia di Liudolfo di Svevia e di Ida, a sua volta nipote di Gebardo, conte in Lorena, altro Konradiner, fratello di Eberardo, diretto trisavolo dello stesso Cono/Corrado. In ipotesi, dunque, avrebbe senso compiuto parlare di origini lorenesi dei Ventimiglia. In ogni caso Cono, dagli Acta Murensia - storia dell'Abbazia di Muri in Argovia risalente al 1160 - risulta padre di altro Cono/Corrado che potrebbe identificarsi con il primo conte di Ventimiglia. Altra tradizione agiografica vede i Ventimiglia correlati a sant'Antonio abate, i cui resti sono custoditi nel famoso santuario di Vienne. Qui le reliquie sarebbero state collocate dal conte Gocelone, figlio di Guglielmo d'Aquitania, un Guglielmide cugino dei Konradiner. I conti di Ventimiglia - come presunti consanguinei della madre di sant'Antonio - nel Medioevo mantennero speciali privilegi sia a Vienne sia a Marsiglia nel trasportare le reliquie del santo eremita durante le sacre processioni. Nonché il dono taumaturgico di far guarire dal 'Fuoco di sant'Antonio' le persone, al pari del 'Saint Vinage', sacra pozione prodotta dai Cavalieri di Sant'Antonio di Vienne.

Naturalmente si tratta di leggende, che tuttavia ebbero vivace - e verace - seguito nel Medioevo, attribuendo - indipendentemente dalle reali origini dei conti di Ventimiglia - una forte impronta di sacralità al loro potere. Lo stesso palazzo-fortezza della città di Ventimiglia - con la relativa cappella risalente all'XI secolo - furono dedicati, dai conti, a sant'Antonio di Vienne.[26]

Mappa delle fortificazione della città di Ventimiglia, risalente all'11 giugno 1350, tratta da un codice cartaceo contenente un trattato tra Giovanna I di Napoli, regina di Sicilia e marchesa di Provenza, e la Repubblica di Genova.

Successione dei conti di Ventimiglia[27][modifica | modifica wikitesto]

Nome Da A Note
Corrado I 1039 1041? figlio del conte Corrado, marito di Adelaide
Otto I 1041 1078? figlio di Corrado I, sposo di Donella figlia del marchese Alberto (di Savona?)
Corrado II 1041 1078? figlio di Corrado I, marito di Armellina
Corrado III 1082 figlio di Corrado II, sposa Odila, figlia di Laugerio Rostagno visconte di Nizza, con la dote di 1/6 della relativa castellania; fratello di Corrado III può essere il conte Istofredo Spedaldo, ricordato nel 1079
Otto II 1082 probabilmente figlio di Otto I; cugino di Guglielmo, Oberto, Giovanni e Mauro - figli di Corrado II -. Guglielmo sposa Tiburga di Rambaldo, visconte di Nizza
Guglielmo Berengario 1110? 1159? figlio di Guglielmo e Tiburga di Nizza; fratello del conte Ponzio; con il cugino Rostagno di Rambaldo, dei visconti nizzardi, nel 1144, dona il Camars (Campus Martius) di Nizza al locale vescovado; dal suo testamento del 7 maggio 1159[28] apprendiamo che è figlio di Guglielmo e nipote del conte Corrado II. Secondo la genealogia del Cais di Pierlas fu stipite dei Balbo di Glandèves.[29]
Alfonso 1110 1125 probabilmente figlio di Otto II, signore di territori tra Arma di Taggia e Finale Ligure, dal giogo alpino al mare (marca di Albenga)
Oberto I 1102 1157? prob. figlio di Otto II
Guido Guerra 1146 1167? figlio di Oberto I, marito di Ferraria (di Albisola?); i figli di Guido Guerra, Corrado (già defunto nel 1185), Oberto Gualdo e Giacomina, sono esclusi dalla successione
Otto III 1146 1200? figlio di Oberto I
Guglielmo I 1192 1215? figlio di Otto II
Enrico I 1185 1227? figlio di Otto II, capostipite dei Ventimiglia del Maro
Guglielmo II

"de Sevenco"

1217 1257? figlio di Guglielmo I, podestà del Comune di Ventimiglia nel 1222, fratello di Oberto, conte di Badalucco (1220-1256, con Bussana, Montalto, Arma di Taggia, Castel San Giorgio, Campo Marzio, Dho/Castelvittorio, Triora, Andagna, Baiardo, Molini di Triora, Prelà, Rezzo, Carpasio, Mendatica ecc.)
Manuele I 1217 1253? figlio di Guglielmo I, capitano del Comune di Ventimiglia nel 1242, capostipite della linea dei Ventimiglia di Marsiglia
Guglielmino o Guglielmo III 1225 1259 figlio di Guglielmo II, fratello di Guglielmo Pietro I, Pietro Balbo I, Raimondo Rostagno e Otto Sevenco; a nome proprio e dei fratelli, il 19 gennaio 1258, cede a Carlo I d'Angiò, conte-marchese di Provenza, i diritti aviti sul comitato di Ventimiglia, in particolare i castelli di Sant'Agnese, Gorbio, Tenda, Briga, Castellar e Castiglione, metà dei castelli di La Menour e Quous, la val Lantosca, i beni di Roccabruna, Monaco, Sanremo e Ceriana, in cambio di mille lire tornesi e dell'eredità del defunto Giovanni Balbo di Glandèves (appartenente, forse, al lignaggio dell'antenato Guglielmo Berengario conte di Ventimiglia).[30]. Guglielmino mantiene comunque il possesso dei castelli di Gorbio, Castellar e Sant'Agnese, e darà vita alle linee successorie dei Ventimiglia Lascaris di Castellar (che assumono tale cognome per successione femminile ai cugini Lascaris di Briga), di Gorbio, di Conio e di Linguadoca.
Guglielmo Pietro I 1249 1283? figlio di Guglielmo II, capostipite dei Lascaris di Ventimiglia
Pietro Balbo I 1249 1285 figlio di Guglielmo II, condivide l'autorità sul comitato insieme al fratello e resta unico titolare nel 1283; nel 1285 è podestà del Comune di Tenda[31]
Giovanni I Lascaris 1271 1323 figlio di Guglielmo Pietro I ed Eudossia Lascaris
Guglielmo Pietro II Lascaris 1324 5 luglio 1369 figlio di Giovanni I, ciambellano del Regno di Sicilia/Napoli nel 1326, al 24 settembre 1343 risale la prima attestazione del titolo "comitem de Tenda", attribuito al conte di Ventimiglia dai giudici apostolici di Avignone. Nel trattato firmato con il re Luigi di Taranto, il 14 dicembre 1352, Guglielmo Pietro II ottiene formale riconoscimento angioino anche della sua signoria in Valle Lantosca: ossia i castelli e diritti di San Martino, Venanson, Roccabigliera e Belvedere.[32] In una lettera patente, scritta da Parigi probabilmente nel 1326, risulta in possesso della signoria del Maro, con Candeasco e Prelà, di cui concede il governatorato e la capitania a Filippo e Pietro Rubbini da Venezia, suoi cugini.[33]
Pietro Balbo II Lascaris 1369 1411? figlio di Guglielmo Pietro II, fratello di Guglielmo Pietro III - vicario regio di Marsiglia nel 1402 e 1404[34] - e di Luigi capostipite dei Lascaris di Briga e Chateauneuf.[35] Maria di Blois, regina di Napoli e Sicilia, il 20 giugno 1385 concede a Pietro Balbo i feudi di Roure e Figette (Puget-Figette) nella diocesi di Glandèves.[36]
Antonio Lascaris 1402 1440 figlio di Pietro Balbo II, fratello di Tommaso, Luchino, Marco, Giovanni ed Emanuele.
Onorato I Lascaris 'il Grande' 1439 5 febbraio 1475 figlio di Giovanni Antonio I, il fratello Pietro, nel 1437, è infeudato di Villeneuve-Loubet e ne ricostruisce il castello.[37]
Giovanni Antonio II Lascaris 1460 13 agosto 1509 figlio di Onorato I, sposa (24/6/1478) Isabella d'Anglure dei visconti d'Estoges. La figlia naturale Caterina sposa Eleonor Lascaris di Chateauneuf e Conio.
Anna Lascaris 'la Grande Maïtresse' novembre 1487 10 luglio 1554 figlia di Giovanni Antonio II, sorella di Giacomo, e Valentina (deceduti prematuramente), sposa in seconde nozze, quattordicenne, Renato di Savoia, al quale apporta, nel 1509, le contee di Ventimiglia, Tenda e Maro, nonché le signorie di Limone Piemonte, Vernante, Prelà, Mentone, Antibes, Villeneuve-Loubet, Cagnes, Lagarde, Chateau Montfort ecc. Reggente la contea, come vedova, dal 31 marzo 1525 al 19 giugno 1554, poco prima di morire. Anna fu Prima dama d'onore della cognata Luisa di Savoia, duchessa d'Alvernia e reggente di Francia, nella corte reale d'Amboise, e ne ospitò il figlio Francesco I di Francia, nella sua sfarzosa corte di Villeneuve-Loubet, insieme con Carlo V e Paolo III, per le trattative della Tregua di Nizza, nel 1538.

I Lascaris di Ventimiglia nell'autunno del Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Sino al trattato del 1369 con la regina siciliana Giovanna d'Angiò, contessa di Provenza, i conti di Ventimiglia si considerarono sovrani - e tali furono considerati pur nelle convenzioni con i conti di Provenza - genericamente 'dipendenti' soltanto dall'Impero. Pietro Balbo I di Ventimiglia, esclusivamente a titolo personale, nel 1285 rese omaggio a Carlo II d'Angiò – tra l'altro per lunghi anni prigioniero dei Ventimiglia nella loro rocca di Cefalù - ma nessun omaggio o fedeltà i Ventimiglia prestarono mai per la contea di Ventimiglia e di Tenda. I trattati con Genova – che prevedevano il vassallaggio dei conti - peraltro, eran decaduti, in quanto i Ventimiglia erano stati banditi e privati della città capoluogo della contea. Non solo, nella stessa contea provenzale di Glandevés-Thorame - ottenuta nel 1258 da Guglielmo VI di Ventimiglia in cambio della cessione dei suoi diritti su Ventimiglia – i conti di Provenza mantenevano soltanto una teorica giurisdizione, ristretta ai delitti contro la Chiesa e alle rapine a danno dei mercanti: nessun diritto d'appello contro le sentenze dei conti di Ventimiglia fu ammesso, al di fuori di tale circoscritta casistica. Nel 1354 la regina Giovanna, tra l'altro, riconobbe il diritto dei conti di Ventimiglia al possesso dell'ampia baronia di Beuil e Massoins, occupata dai Grimaldi a seguito di matrimonio con una Balbo di Ventimiglia. I rapporti di forza e i patti politici mutarono contenuto - a seguito di una sanguinosa guerra – nel 1369, con il trattato che vide per la prima volta i conti di Ventimiglia e Tenda dichiararsi vassalli della contessa-marchesa di Provenza.

Vista di Cagnes dal castello dei conti Lascaris di Ventimiglia.

Dopo l'acquisto di Cuneo e Nizza da parte dei Savoia (1381-1388) i rapporti tra Ventimiglia e Angiò si trasformarono radicalmente. Di fronte alla comune minaccia, i conti di Ventimiglia – divisi dal 1369 nei rami di Tenda e Briga – si allearono con la Casa d'Angiò, che li ricompensò con rilevanti incarichi di corte e laute prebende ecclesiastiche. Contemporaneamente, i Ventimiglia aderirono ai marchesi di Monferrato, ai del Carretto, ai Visconti e Sforza di Milano per garantire la propria indipendenza dalla potente Repubblica di Genova e dai Savoia. Fautori della politica filo-angioina furono dunque il nonno e il padre di Onorato I Lascaris, Pietro Balbo II e Gian Antonio I, quest'ultimo sposo di Francesca Bolleri/Bouliers di Centallo e quindi genero del governatore angioino degli ultimi possessi provenzali al di qua delle Alpi.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guglielmo Pietro I di Ventimiglia, Eudossia Lascaris, Vatatza Lascaris di Ventimiglia, Lucrezia Lascaris di Ventimiglia, Onorato I Lascaris di Ventimiglia, Onorato Lascaris di Ventimiglia, Antonio Lascaris di Castellar e Lascaris di Briga.
La Torre maltese fatta erigere da Giovanni Paolo Lascaris di Ventimiglia e Castellar, Gran Maestro dell'Ordine di Malta dal 1636 al 1657. Il 29 dicembre 1360, con privilegio regio, Guido Ventimiglia di Geraci - Gonfaloniere del Regno di Sicilia e Capitano della città di Trapani, fu investiro della contea di Malta e Gozo, con piena giurisdizione civile e criminale.[38]

I secoli XVII-XIX[modifica | modifica wikitesto]

Il cortile interno del Palazzo Lascaris di Ventimiglia in Torino, attuale sede del Consiglio Regionale del Piemonte.

Personaggi più recenti, fra i conti di Ventimiglia, furono Carlo Francesco Ventimiglia du Luc, della linea provenzale dei Visconti di Marsiglia, Giuseppe Lascaris di Ventimiglia-Castellar, ministro di Stato e primo segretario di Stato per gli Esteri nel 1770, nonché viceré di Sardegna, o Agostino, conte dell'Impero francese e, dopo la Restaurazione, presidente dell'Accademia delle Scienze e consigliere di Stato savoiardo.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giovanni Paolo Lascaris di Ventimiglia e Castellar, Giuseppe Lascaris di Ventimiglia e Agostino Lascaris di Ventimiglia.

In tempi più vicini vi fu Giulio Lascaris di Ventimiglia (1767-1833), un agente segreto inviato da Napoleone Bonaparte in missione dal 1799. Questo personaggio è molto poco conosciuto seppur molto interessante, con un ruolo da Lawrence d'Arabia ante litteram. Giulio ha lungamente vissuto e operato nel Vicino Oriente, tra Siria e Giordania, vivendo come un beduino locale e raccogliendo informazioni per Bonaparte. La missione del Lascaris fu quella di infiltrare le tribù locali, assicurarsene la fiducia e unirle contro l'Impero ottomano.[39]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal Pozzo 1656, p. 17.
  2. ^ Rossi 1900, pp. 379-380. Il conte e capitano Emanuele, insieme a 13 consiglieri comunali, stipula un trattato con il Comune di Dolceacqua, assicurando l'appoggio militare contro il Comune di Genova e Raimondo Berengario IV di Provenza.
  3. ^ Su queste complesse vicende e sulla geografia del comitato ventimigliano la ricostruzione più completa e documentata è in Pavoni 1998, che rinvia a sua volta alla specifica bibliografia e alle fonti archivistiche.
  4. ^ Struyf 1977.
  5. ^ Ferretto 1903, p. 198.
  6. ^ Dumont 1726, p. 128.
  7. ^ Rossi 1895.
  8. ^ Cais di Pierlas 1884, pp. 99-101, che fa risalire la falsificazione al XIV secolo.
  9. ^ Papon 1777, p. 448; Papon 1784, p. 454; si veda similmente Durante 1823, p. 152
  10. ^ Robert de Briançon 1693, p. 167; Pavoni 1998, p. 120; Papon 1777, p. 449.
  11. ^ Miscellanea di storia italiana 29 (1892): p. 411.
  12. ^ Pavoni 1998, p. 115; contra Colletta 2006, p. 15.
  13. ^ Bueil 1953.
  14. ^ Pécout 2001, note 28-32.
  15. ^ Pavoni 1998, p. 120.
  16. ^ Poly 1976, pp. 88, 94
  17. ^ Robert de Briançon 1693.1, p. 362.
  18. ^ Monaco del Burgio 1690, pp. 66
  19. ^ Giustiniani 1667, pp. 85-88; la prima attestazione della leggenda risalirebbe a un documento dei cavalieri antonini del 1285:Raynaud 1648, p. 188 - 189.
  20. ^ Sergi 1975, pp. 158-160; Andenna 1988, p. 206; Longoni 2002, pp. 59-61.
  21. ^ Poupardin 1907, p. 119: “Cuonone comite Palacii” presente a Basilea; p. 122 lettera del vescovo di Vercelli nel marzo 1016.
  22. ^ Monumenta Germaniae Historica, p. 633; France, p. 63.
  23. ^ Jean-Pierre Arrignon, Jean Heuclin, pp. 66-67.
  24. ^ Jackman, p. 11.
  25. ^ Jackman, The Konradiner, p. 275. Questo autore, peraltro, considera lo stesso Cono come nonno di Rodolfo di Rheinfelden, re di Germania e marito di Adelaide marchesa di Torino. Altri autori considerano Cono prozio materno del re Rodolfo.
  26. ^ Rossi, Storia della Città di Ventimiglia, p. 38; Rovinski, p. 191.
  27. ^ Le date del seguente schema sono riferite ai documenti d'archivio in cui i rispettivi conti sono citati come viventi; quando sono seguite da punto interrogativo significa che in quell'anno è già avvenuto il decesso. Vedi le tavole genealogiche in Pavoni 1999, pp. 66-67; Cais di Pierlas 1889,  tav. 2; Beltrutti 1988, p. 100.
  28. ^ du Roure 1923, pp. 242 - 245.
  29. ^ Cais di Pierlas 1884, p. 96.
  30. ^ Pavoni 1998, pp. 119 - 122.
  31. ^ Beltrutti 1988, p. 121
  32. ^ Cais di Pierlas 1903, pp. 167, 329..
  33. ^ Mugnos 1655, pp. 307 - 308.
  34. ^ de Ruffi 1696, p. 223.
  35. ^ Robert de Briançon 1681, pp. 121, 127 - 129..
  36. ^ Xhayet, p. 421.
  37. ^ Stéphen Liégeard, La Côte d'Azur, Parigi: Quantin, 1887, p. 173.
  38. ^ d'Alessandro, Politica e società, p. 97.
  39. ^ Jean Soublin, Lascaris d'Arabie, Parigi: Ed. du Seuil, 1983.

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