Contea di Ragusa

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Contea di Ragusa
Contea di Ragusa – Bandiera Contea di Ragusa - Stemma
Contea di Ragusa - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue ufficiali Latino, Greco
Lingue parlate
Capitale Ragusa
Dipendente da Regno di Sicilia
Politica
Forma di governo
Organi deliberativi Consiglio dei nobili
Nascita 1091 con Goffredo d'Altavilla
Fine con Guglielmo
Territorio e popolazione
Territorio originale Ragusa
Economia
Commerci con Regno di Sicilia
Religione e società
Religioni preminenti Cristiano-romana Cristiano-bizantina
Religione di Stato Cristiana romana
Religioni minoritarie ebraismo
Classi sociali patrizi, clero, popolo
Evoluzione storica
Preceduto da Dominio arabo
Succeduto da Riannessione al demanio Svevo
(LA)

« In nomine aeterni Dei Salvatoris, Ego Gaufridus de Ragusia filius magni comitis Rogerii »

(IT)

« In nome dell'eterno Dio Salvatore, Io (sono) Goffredo di Ragusa figlio del grande conte Ruggero »

(Goffredo di Ragusa, Manoscritto della biblioteca Schininà)

La Contea di Ragusa fu un'entità feudale costituita nel sud-est della Sicilia dai normanni tra il 1090 e il 1194, ebbe come capoluogo della vasta infeudazione la città di Ragusa. La contea fu governata da tre conti, Goffredo, Silvestro e Guglielmo-Martino; Goffredo essendo figlio del gran conte Ruggero d'Altavilla, ricevette una speciale autonomia nella gestione del feudo. La contea fu soppressa dall'imperatore Enrico IV che assediò il castello di Ragusa e trucidò ogni discendente degli Altavilla.

La conquista normanna[modifica | modifica wikitesto]

Cavalieri normanni

Ragusa nonostante le frequenti ribellioni, sotto gli arabi aveva prosperato, dunque il gran conte Ruggero trovò la zona in uno stato di benessere e grazie all'ampia estensione delle colture e dei pascoli, decise di assegnarla ad uno dei suoi figli; elevandola al grado di primaria Signoria, alla pari di quelle di Siracusa, Catania, Patti, Butera, Lipari e Noto. [1] Dunque fu nominato il fedele figlio Goffredo nato probabilmente dalla contessa Eremburga. Non si hanno notizie sulla data precisa dell'investitura, ma probabilmente avvenne quando il gran Conte transitò nel luglio del 1091 attraverso il ragusano per imbarcarsi a Capo Scalambri per la conquista di Malta. Goffredo fu tra i più intimi famigliari del padre, in vari documenti emanati sin dai tempi dello sbarco a Messina lo si vede sempre fra i firmatari, interessante è la frase del superiore diploma del 1094 dove Ruggero lo chiama oltre che filio anche haerede meo, forse dopo la morte del primogenito Giordano, aveva decido di nominarlo erede al trono. Tuttavia secondo il Malaterra, Goffredo era malato di un certo morbus elephantinus[2], per cui probabilmente non successe al trono e rinunciò volontariamente ad esso a causa del grave male che lo vedeva sofferente. Il conte si preoccupò di ripristinare immediatamente il culto cristiano, che dal dominio arabo era stato del tutto trascurato, e innalzò la chiesa di San Giorgio, santo protettore della stirpe normanna e l'adornò in maniera superba. Il conte ebbe in moglie una certa Donna Regalia o Rogasia, detta nobilissima della quale si ignora il casato anche se molti storici sostengono la provenienza longobarda.

Privilegi della Contea[modifica | modifica wikitesto]

Sicilia normanna, un astronomo con l'astrolabio tra un matematico e un computista

Goffredo, come figlio del gran conte Ruggero, ricevette speciali privilegi nella gestione del feudo. Come feudo di primaria Signoria, godeva di poteri che le signorie minori non potevano esercitare. Infatti le primarie Signorie amministravano gli altri suffeudi e potevano nominare i nobili quali vassalli delle signorie minori. Goffredo e gli altri conti usarono di frequente questo privilegio e fecero inoltre numerose concessioni ai privati cittadini, circondandosi di una vera corte di Militi e Baroni.[3] Ma il maggior privilegio che ebbe fu quello di poter amministrare la giustizia civile e criminale e poteva trasmettere questa prerogativa ai propri figli. Il diritto di amministrare giustizia civile era concessione generale a tutti i Baroni, mentre quella di amministrare la criminale era un privilegio che si dava solo ai pochi baroni di cui si voleva estendere l'importanza. Sappiamo inoltre che il castello somigliava ad una vera reggia, tanto la magnificenza quasi regale che si sfoggiava e anche per gli uffici che risiedevano, simili a quelli della corte reale. Vi risiedeva il Cappellano maggiore, il Notaio particolare e l'amministrazione in lingua greca, durante l'assenza del conte, la contea era retta da un governatore per la gestione amministrativa e militare, uno strategoto per la giustizia criminale e un vicecomite per quella civile, proprio come il sovrano.[4] Con tutta questa serie di privilegi, il conte era un vero e piccolo sovrano nel suo domino, che teneva indipendentemente dal regno, non avendo nessun obbligo verso il re all'infuori di quello del servizio militare, al fine di proteggere e combattere in sua difesa. Intorno al 1093, la città si arricchì di una colonia di cosentini mandatavi dal conte Ruggero. Questi coloni si stabilirono fuori delle mura della città.

Goffredo
Rogasia
Airolda (Quarta moglie di re Ruggero II di Sicilia)
Bartolomeo(premorto al padre)
Silvestro (II Conte di Ragusa, I Conte di Marsico)
Goffredo-Roberto
Matilde (Morta bambina)
Guglielmo-Martino (III Conte di Ragusa, II di Marsico)
Goffredo (Conte di Montescaglioso, di Noto, di Sclafani e di Caltanissetta)
Rainaldo (Monaco Benedettino a Catania)
Silvestro-Bernardo
Desiderata

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R. Gregorio - Considerazioni sulla storia di sicilia dai tempi normanni sino ai presenti
  2. ^ ...Iordanus enim, filius comitis, propter strenuitatem suam omnibus amabilis, quem plures—quia iam Gaufredum, quod dolorem non minuit, morbus elephantinus pervaserat—comitis haeredem futurum suspicabantur—nam neque alium masculum habebat#151;, apud Syracusam, sui iuris urbem, febre synocho percussus est. Quod cum patri nuntiatum fuisset, illorsum praevenire mortem accelerat, sed, morbo ingravescente, ultima determinatio vitae Iordani patre velocior fuit. (Gaufredi Malaterrae De Rebus Gestis Rogerii Calabriae Et Siciliae Comitis Et Roberti Guiscardi Ducis Fratris Eius)
  3. ^ Pirri, Considerazioni ecc. II-VI 194 e dall'Amari
  4. ^ Pirri, Considerazioni ecc. II-VI 194 e dall'Amari, Gregorio, op. cit II VI-192

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eugeno Sortino-Trono, I Conti di Ragusa e della contea di Modica

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]