Conta le stelle, se puoi

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conta le stelle, se puoi.
AutoreElena Loewenthal
1ª ed. originale2008
Genereromanzo
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneTorino

Conta le stelle se puoi è un romanzo della scrittrice italiana Elena Loewenthal pubblicato nel 2008 a Torino dalla casa Editrice Einaudi. La scrittrice decide di raccontare una storia autobiografica in ricordo degli Ebrei secondo una diversa prospettiva: non più lo sterminio, la morte ma la vita e la costruzione di un sogno.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

“..ed il Signore disse ad Abramo guarda il cielo e conta le stelle , se puoi contarle… aggiunse, così numerosa sarà la tua stirpe..” con questo incipit Elena Loewenthal introduce il lettore in un altro tempo, non molto lontano, ma molto diverso. Siamo tra la fine dell'800 e gli inizio del 900, in un piccolo paese del Piemonte alla periferia di Torino. In questo contesto storico, in una famiglia semplice forse povera, vive nonno Moise, quando ancora è un ragazzo ed ancora non sa che un giorno sarà nonno, un giovane uomo che ha orizzonti molto limitati ma la grinta e la determinazione di chi li vuole superare. Con la dipartita di Moise con il suo carretto pieno solo di pochi poveri stracci dal paese natio, ha inizio il racconto di “ conta le stelle se puoi” , ed il lettore che pagina dopo pagina accompagna il protagonista nel suo viaggio verso Torino e contemporaneamente verso la sua nuova vita, aspettandosi che da un momento all'altro qualcosa accada, resterà deluso, perché nulla di spettacolare accadrà . Come nel libro della Genesi, primo libro della Torah ebraica o della Bibbia, nessun evento tragico o di suspense darà vita al libro. Al contrario sarà la semplice quotidianità degli interpreti a diventare protagonista assumendo contorni sempre più precisi solo attraverso la descrizione di una stirpe che di generazione in generazione si espanderà nel mondo, sino a raggiungere l'America del Sud o la terra promessa. Persino la guerra e la deportazione del popolo ebraico verso i campi di concentramento, verranno con licenza poetica, aboliti dalla storia, regalandoci la visione di un mondo felice quasi perfetto, senza dubbio meno tragico, così come sarebbe potuto essere senza la follia della vera storia scritta negli anni di Mussolini Moise darà vita con i suoi due matrimoni, il primo con Ines, il secondo con Cesira , ad una numerosa famiglia, descritta con particolari apparentemente scelti a caso. Solo raramente ci arrivano i tratti somatici di figli e nipoti, Lowenthal lascia il lettore libero di dare loro una fisicità; altri aspetti del loro carattere o dettagli della loro vita al contrario arrivano improvvisi precisi e nitidi come pennellate di colore acceso su una tela ancora vergine. Di figlio in figlio, la scrittrice ci porta all'epilogo, quasi all'improvviso il lettore si rende conto, che attraverso lo scorrere della vita dei protagonisti siamo arrivati nel nostro mondo contemporaneo, Torino assume caratteristiche a noi note. Nonno Moise ci lascia, ma ci consegna in eredità una vita esemplare, semplice, fatta di lavoro in un negozio di stoffe, iniziative, capacità ma soprattutto di amore per tutta la sua famiglia.

Personaggio principale[modifica | modifica wikitesto]

Moise – “ignaro acrobata sul filo della propria storia e di quella dei suoi discendenti.” Fin dall'inizio la narratrice lo chiama “nonno Moise” con un accorgimento narrativo che si ripete per tutto il romanzo, anticipando quel che accadrà con un dettaglio veloce, come a gettare semi per coltivare la nostra fantasia sul futuro della storia. partito da Fossano, a soli ventitré anni, con un carretto di stracci per andare a far fortuna a Torino, «non immaginava nessuna delle tante, o forse poche, cose che nella vita gli sarebbero capitate” Fiuto eccezionale per gli affari e per i sentimenti: darà il via a una florida ditta di commerci nel ramo tessile fino ad arrivare alla famiglia Levi – con i suoi amori e i suoi affanni, i suoi commerci e le sue tribolazioni, le grandi cene di Pasqua e i lunghi silenzi delle stanze chiuse Dopo la grande guerra mondiale e quel "brutto spettacolo" della marcia su Roma, finalmente la vita di tutti ha ripreso il suo corso. Meno male che nel 1924 a quel "brutto muso di Mussolini" gli è preso un bel colpo secco

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Uno stile apparentemente semplice intervallato da accenni di dialetto, anche se, Nonno Moise, aveva deciso che in casa si sarebbe parlato l'italiano. “Visto che erano in Italia, Regno unito d'Italia, mica Piemonte”.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Premio Campiello, opere premiate nelle precedenti edizioni, su premiocampiello.org. URL consultato il 24 febbraio 2019.
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