Consumo di suolo

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Il consumo di suolo, sebbene ad oggi non ne esista una definizione unica,[1] "in generale può essere definito come quel processo antropogenico che prevede la progressiva trasformazione di superfici naturali od agricole mediante la realizzazione di costruzioni ed infrastrutture, e dove si presuppone che il ripristino dello stato ambientale preesistente sia molto difficile, se non impossibile, a causa della natura del stravolgimento della matrice terra. Tale definizione si caratterizza in maniera negativa, poiché negativamente è percepito il problema della sottrazione di superfici naturali od agricole considerata la finitezza della superficie terrestre; e sarebbe dunque più corretto parlare di trasformazioni dei suoli."[2]

L'ISPRA definisce il consumo di suolo come una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato)[3].

Per copertura del suolo (Land Cover) si intende la copertura biofisica della superficie terrestre, comprese le superfici artificiali, le zone agricole, i boschi e le foreste, le aree seminaturali, le zone umide, i corpi idrici, come definita dalla direttiva 2007/2/CE[4]. L’impermeabilizzazione del suolo, ovvero la copertura permanente con materiali artificiali (quali asfalto o calcestruzzo) per la costruzione, ad esempio, di edifici e strade, costituisce la forma più evidente e più diffusa di copertura artificiale. Le altre forme di copertura artificiale del suolo vanno dalla perdita totale della “risorsa suolo” attraverso l’asportazione per escavazione (comprese le attività estrattive a cielo aperto), alla perdita parziale, più o meno rimediabile, della funzionalità della risorsa a causa di fenomeni quali la compattazione dovuta alla presenza di impianti industriali, infrastrutture, manufatti, depositi permanenti di materiale o passaggio di mezzi di trasporto.

L’uso del suolo (Land Use) è, invece, un riflesso delle interazioni tra l’uomo e la copertura del suolo e costituisce quindi una descrizione di come il suolo venga impiegato in attività antropiche. La direttiva 2007/2/CE lo definisce come una classificazione del territorio in base alla dimensione funzionale o alla destinazione socioeconomica presenti e programmate per il futuro (ad esempio: residenziale, industriale, commerciale, agricolo, silvicolo, ricreativo).

Il tema del consumo di suolo è legato in particolare alla diffusione urbana[5]. La rappresentazione più tipica del consumo di suolo è data dal crescente insieme di aree coperte da costruzioni, infrastrutture, aree estrattive, discariche, cantieri, cortili, piazzali e altre aree pavimentate o in terra battuta, serre e altre coperture permanenti, aeroporti e porti, aree e campi sportivi impermeabili, pannelli fotovoltaici e tutte le altre aree impermeabilizzate. Tale definizione si estende anche in ambiti non necessariamente urbani, e quindi rurali e naturali ma esclude, invece, le aree aperte naturali e seminaturali in ambito peri-urbano.

La Commissione Europea aveva chiarito, ad esempio, che anche la densificazione urbana deve essere considerata consumo di suolo:

"Land take […] describes an increase of settlement areas over time. This process includes the development of scattered settlements in rural areas, the expansion of urban areas around an urban nucleus […], and the conversion of land within an urban area (densification).[6]"

Il consumo di suolo netto è valutato attraverso il bilancio tra il consumo di suolo e l’aumento di superfici agricole, naturali e seminaturali dovuto a interventi di recupero, demolizione, de-impermeabilizzazione, rinaturalizzazione o altro.

In un altro documento della Commissione Europea, si chiarisce che l’azzeramento del consumo di suolo netto significa evitare l’impermeabilizzazione di aree agricole e di aree aperte e, per la componente residua non evitabile, compensarla attraverso la rinaturalizzazione di un’area di estensione uguale o superiore, che possa essere in grado di tornare a fornire i servizi ecosistemici forniti da suoli naturali[7].

Aspetti storici[modifica | modifica wikitesto]

La trasformazione del paesaggio italiano, dal dopoguerra ad oggi, ha subito diverse accelerazioni per il sovrapporsi di diverse spinte: dalla ricostruzione post-bellica, al boom demografico, alla grande infrastrutturazione del Paese, alle ondate immigratorie, alla crescita delle famiglie mononucleari: la sovrapposizione di questi fenomeni ha avuto un ruolo rilevante nell'aumentare la domanda di superfici atte a realizzarvi abitazioni, fabbriche, autostrade, parcheggi, fabbricati ad uso produttivo, terziario e commerciale. Anche la motorizzazione di massa ha giocato un ruolo determinante, ponendo le basi per l'inedito fenomeno di dispersione insediativa, legato alla possibilità di scegliere luoghi diversi e distanti dove risiedere rispetto ai luoghi di lavoro, di divertimento e di commercio (European Environment Agency, Urban Sprawl in Europe - the ignored challenge, EEA report n. 10/2006). Specularmente, lo svuotamento della funzione abitativa della città, con il suo allontanamento dai centri urbani, è stato l'esito di una spinta speculativa giocata sul differenziale di valore dei suoli. Negli ultimi decenni non solo le funzioni abitative, ma anche quelle produttive e terziarie hanno conosciuto un progressivo processo di espulsione, dai centri e dalle periferie cittadine verso fasce sempre più esterne, lasciano dietro di sé crescenti vuoti urbani e generando una domanda di mobilità che rende più problematico la razionalità di qualsiasi schema di trasporto pubblico di massa.

Il tema del consumo di suolo nel panorama comunitario[modifica | modifica wikitesto]

Da diversi anni, l'Unione Europea ha posto l'attenzione sui fenomeni di diffusione delle aree urbane, il cosiddetto urban sprawl, come testimoniano i due rapporti elaborati dal Joint Research Centre e dall'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) nel 2002[8] e nel 2006[9]. In particolare, i due rapporti evidenziano lo scollamento tra crescita della popolazione e crescita dell'urbanizzazione.

Nel 2002 la Commissione Europea ha prodotto un primo documento, la Comunicazione COM (2002) 179 dal titolo “Verso una strategia tematica per la protezione del suolo” e nel settembre 2006 ha proposto una nuova Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, che avrebbe dovuto definire il quadro complessivo per la protezione del suolo e adottare la Strategia tematica per la protezione e l’uso sostenibile del suolo. Tale strategia ha posto l’accento sulla prevenzione da un ulteriore degrado del suolo e sul mantenimento delle sue funzioni, sottolineando la necessità di attuare buone pratiche per ridurre gli effetti negativi del consumo di suolo e, in particolare, della sua forma più evidente e irreversibile: l'impermeabilizzazione[10]

Tale attenzione è approdata, con la Tabella di marcia per un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse del 2011[11], alla definizione dell'obiettivo dell'arresto del consumo del suolo entro l'anno 2050.

Obiettivo rafforzato in seguito con l'approvazione del Settimo Programma di Azione Ambientale, denominato “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta”[12], che ha riproposto l’obiettivo precedente, richiedendo inoltre che, entro il 2020, le politiche dell’Unione tenessero conto dei loro impatti diretti e indiretti sull’uso del territorio.

Peraltro, la Commissione aveva già ritenuto utile indicare le priorità di azione e le linee guida da seguire per raggiungere l’obiettivo dell’occupazione netta di terreno pari a zero entro il 2050 e ha pubblicato nel 2012 le linee guida per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo[13]. L’approccio proposto è quello di mettere in campo politiche e azioni finalizzate, nell’ordine, a limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo, da definire dettagliatamente negli Stati membri e da attuare a livello nazionale, regionale e locale. In altri termini, gli Stati membri dovranno, prioritariamente, assicurare la limitazione dell’impermeabilizzazione attraverso la riduzione del tasso di conversione e di trasformazione del territorio agricolo e naturale e il riuso delle aree già urbanizzate, con la definizione di target realistici al consumo di suolo a livello nazionale e regionale e di linee di azione come la concentrazione del nuovo sviluppo urbano nelle aree già insediate. Solo quando la perdita di suolo è inevitabile, potranno essere previste misure di mitigazione, volte al mantenimento delle principali funzioni del suolo e alla riduzione degli effetti negativi sull’ambiente del soil sealing. Infine, tutti gli interventi inevitabili di nuova impermeabilizzazione del suolo dovranno essere compensati, ad esempio, con una riqualificazione di terreni già impermeabilizzati oppure, come ultima possibilità, sotto forma di corrispettivi economici, purché vincolati per l’utilizzo in azioni di protezione del suolo.

Sebbene nel maggio 2014 la Commissione abbia ritirato la proposta della Direttiva Quadro sul suolo del 2006, che avrebbe trasformato la Strategia tematica per la protezione del suolo in norme vincolanti per gli Stati Membri, la stessa Commissione ha poi dichiarato di voler mantenere il proprio impegno sulla questione, valutando le diverse opzioni possibili e, intanto, delegando al Settimo Programma di Azione Ambientale le sfide da affrontare per il perseguimento degli obiettivi sulla protezione del suolo.

La critica al consumo di suolo[modifica | modifica wikitesto]

Uno spazio urbano meno presidiato e un territorio rurale "suburbanizzato" è quanto avvenuto in tutto il mondo economicamente avanzato, in Europa come nel Nord America, dove esiste un vasto movimento di critica radicale all'espansione del cosiddetto sprawl[1]. Secondo questo movimento la crescita estensiva dell'urbanizzazione corrisponde ad una opzione di sviluppo intrisecamente inefficiente ed energivora, socialmente instabile, consumatrice di risorse ambientali ed in primo luogo della risorsa suolo. La critica al consumo (cattivo uso) del suolo è connaturata alla storia del movimento ambientalista italiano. Essa si è affermata come reazione identitaria al degrado paesaggistico ("Il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria", Benedetto Croce, 1920), alla perdita di scenari e ambientazioni che da sempre connotano l'identità del popolo italiano, all'erosione di spazi altrimenti riservati all'espressione della produzione naturale di fauna e flora. Non di rado questa critica è stata caratterizzata da una lettura nostalgica e contemplativa del presunto degrado conseguente alla trasformazione del territorio. È invece opportuno, secondo una critica meno legata a questi valori nostalgici e bucolici, tenere in considerazione la complessità di funzioni ambientali che il suolo svolge.

In sintesi l'artificializzazione dei suoli ha almeno quattro grandi effetti negativi, o esternalità, a carico della società e dell'ambiente:

  • frammentazione del paesaggio con conseguenze su flora/fauna, ecosistemi, assetto idrogeologico;
  • danneggiamento in senso socio-culturale, poiché il paesaggio è anche percezione umana ed identità culturale[14];
  • depauperamento della qualità sociale dal momento che questa forte frammentazione porta sovente alla creazione di aree isolate/emarginate;
  • aumento dei costi di urbanizzazione e fornitura dei servizi. Secondo un recente studio americano volto a stimare i costi dell'urban sprawl, le aree a crescita incontrollata rispetto a quelle a crescita pianificata portano a costi economici di realizzazione, e di fornitura dei servizi significativamente maggiori[15].

Emerge un intimo rapporto fra il tema del consumo di suolo e quello dello urban sprawl[16]. Infatti non è sufficiente considerare solo la perdita di superfici naturali od agricole ma anche la distribuzione nella matrice paesaggistica delle costruzioni ovvero la sua componente spaziale. Ad oggi nelle grandi città così come nelle aree rurali, non di rado si evidenziano situazioni con una forte frammentazione dell'edificato e dove pertanto anche se il consumo fisico del suolo può non apparire in termini di superficie allarmante, è comunque la sua configurazione a determinare uno scadimento generale della connettività ecologica, della qualità paesaggistica (in senso culturale) e la generale compromissione delle funzionalità dei suoli.

Le funzioni del suolo[modifica | modifica wikitesto]

Il suolo, inteso come terreno, svolge alcune funzioni fondamentali:

  • funzione produttiva primaria, correlata alla produzione di biomassa vegetale e di materie prime agroalimentari
  • funzione di regolazione idrica, con il riferimento al ciclo dell'acqua, all'azione di fitodepurazione e all'assorbimento dell'acqua piovana e della conseguente sicurezza idrogeologica
  • funzione di regolazione dei cicli degli elementi fondamentali per la vita (azoto, fosforo, zolfo) e di assorbimento delle sostanze tossiche e inquinanti
  • funzione di conservazione della biodiversità intrinseca (gli organismi del suolo) e secondaria (la produttività biologica dell'ecosistema)
  • funzione strategica connessa alla riserva di superfici atte a far fronte a bisogni e aspettative di benessere delle future generazioni, nonché ad assicurare la sovranità alimentare
  • funzione di regolazione climatica, riferita in primo luogo alla funzione di sink carbonico assicurato dalla sostanza organica di suoli e vegetazioni[17].

Il problema della misurazione e i dati sul consumo di suolo in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 maggio 2015, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), nell'ambito del convegno "Recuperiamo terreno. Politiche, azioni e misure per un uso sostenibile del suolo" ha pubblicato la prima cartografia nazionale del consumo di suolo come allegato all'edizione 2015 del Rapporto sul consumo di suolo in Italia, a cura dello stesso Istituto.

I dati e la cartografia sono aggiornati annualmente e pubblicati come open data[18].

Fino a pochi anni prima, infatti, in Italia non era possibile accedere ad alcuna banca dati sufficientemente accurata che informasse circa il dato, attuale e retrospettivo, di consumo di suolo. Tale dato infatti non era mai stato raccolto ed elaborato con sistematicità e criteri univoci, a partire dalla definizione di cosa debba intendersi per "consumo" di suolo. In mancanza di fonti statistiche ufficiali, vi era stato un fiorire di dati, talvolta destituiti di approccio analitico:

  • APAT (2005), La realizzazione in Italia del progetto europeo Corine Land Cover 2000, Rapporto 36, Roma;
  • Relazione di V. Emiliani presentata al convegno, organizzato dal Comitato per la Bellezza, Paesaggio italiano aggredito: che fare?;
  • 2009 l'anno del cemento, 2009, WWF, dossier WWF sul consumo di suolo in Italia;
  • Società Geografica Italiana, Rapporto annuale 2009, I paesaggi italiani tra nostalgia e trasformazione, a cura di Massimo Quaini;
  • Paolo Berdini, Il Consumo di suolo in Italia: 1995-2006 (su Eddyburg.it del 19 novembre 2009);
  • Un'altra casa?, 2010, Legambiente. Rapporto di Legambiente sulle trasformazioni di suolo legate agli edifici residenziali.

Negli ultimi anni l'ISPRA aveva avviato un'indagine specifica finalizzata a fornire dati e cartografie sul consumo di suolo.

I dati, che costituiscono un riferimento ufficiale, sono stati pubblicati, nel 2014, sul primo rapporto nazionale sul consumo di suolo, quindi, rivisti, aggiornati e integrati con la nuova cartografia nella seconda edizione del rapporto che rappresentea, quindi, la fonte primaria di informazioni sul consumo di suolo in Italia. Nel 2016 è stato pubblicato un nuovo aggiornamento che ha visto i contributi di soggetti esterni e che ha coinvolto il Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA), che coinvolge ISPRA e le Agenzie per la Protezione dell'Ambiente delle Regioni e delle Province Autonome (ARPA e APPA) e che, per legge (L.132/2016), è il soggetto responsabile nazionale per il monitoraggio del consumo di suolo.

Il rapporto ISPRA riporta i dati a partire dagli anni '50 a livello nazionale, regionale e sui principali comuni e mostra che il consumo di suolo ha ormai intaccato oltre il 7% della superficie nazionale. Il consumo di suolo, inoltre, continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni: tra il 2013 e il 2015 le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 250 chilometri quadrati di territorio, ovvero, in media, circa 35 ettari al giorno. Una velocità di trasformazione di circa 4 metri quadrati di suolo che, nell’ultimo periodo, sono stati irreversibilmente persi ogni secondo. Dopo aver toccato anche gli 8 metri quadrati al secondo degli anni 2000, il rallentamento iniziato nel periodo 2008-2013 (tra i 6 e i 7 metri quadrati al secondo) si è consolidato, quindi, negli ultimi due anni, con una velocità ridotta di consumo di suolo, che continua comunque a coprire, ininterrottamente, aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e fabbricati, servizi e strade, a causa di nuove infrastrutture, di insediamenti commerciali, produttivi e di servizio e dell’espansione di aree urbane, spesso a bassa densità[19].

Tabella 1 - Stima del suolo consumato a livello nazionale, in percentuale sulla superficie nazionale e in ettari, per anno.


Anni ‘50

1989

1996

1998

2006

2008

2013

2015 (stime preliminari)

Suolo consumato (%)

2,7%

5,1%

5,7%

5,8%

6,4%

6,9%

6,9%

7,0%

Suolo consumato (km2)

8.100

15.300

17.100

17.600

19.400

19.800

20.800

21.100

(Fonte: ISPRA, 2016. Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici - Edizione 2016)

Tabella 2 - Stima del suolo consumato (%) a livello ripartizionale, per anno.


Anni '50

1989

1996

1998

2006

2008

2013

2015

Nord-ovest

3,7%

6,2%

6,8%

7,0%

7,4%

7,6%

8,4%

8,5%

Nord-est

2,7%

5,3%

6,1%

6,3%

6,8%

7,0%

7,2%

7,3%

Centro

2,1%

4,7%

5,6%

5,7%

6,3%

6,4%

6,6%

6,6%

Mezzogiorno

2,5%

4,6%

5,0%

5,2%

5,8%

6,0%

6,2%

6,3%

(Fonte: ISPRA, 2016. Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici - Edizione 2016)

Proposte legislative contro il consumo di suolo[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pileri P., 2009, Consumo di suolo consumo di futuro, URBANISTICA, n. 138/2009.
  2. ^ Primo rapporto nazionale sui consumi di suolo, DiAP Politecnico di Milano - Legambiente - I.N.U., Osservatorio Nazionale sul Consumo di Suolo, 2009, Maggioli Editore.
  3. ^ Michele Munafò, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici - Edizione 2016, in ISPRA. URL consultato il 20 gennaio 2017.
  4. ^ Direttiva 2007/2/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 marzo 2007 che istituisce un'Infrastruttura per l'informazione territoriale nella Comunità europea (Inspire).
  5. ^ Bencardino M., Consumo di suolo e sprawl urbano: drivers e politiche di contrasto, in Bollettino della Società Geografica Italiana, VIII, 2/2016.
  6. ^ Commissione Europea, Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo. Bruxelles, 15.5.2012, SWD (2012) 101.
  7. ^ Commissione Europea (2016), Future Brief: No net land take by 2050?.
  8. ^ (EN) Environmental signals 2002 - Benchmarking the millennium — European Environment Agency, su www.eea.europa.eu. URL consultato il 21 giugno 2016.
  9. ^ (EN) Urban sprawl in Europe - The ignored challenge — European Environment Agency, su www.eea.europa.eu. URL consultato il 21 giugno 2016.
  10. ^ Commissione Europea, Strategia tematica per la protezione del suolo, COM(2006) 231. Bruxelles, 22.9.2006.
  11. ^ http://ec.europa.eu/resource-efficient-europe/pdf/resource-efficient_europe_it.pdf
  12. ^ Parlamento europeo e del Consiglio, Decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013 su un programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino al 2020 «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta», GUUE, L 354, 28.12.2013: 171-200.
  13. ^ Commissione Europea, Orientamenti in materia di buone pratiche per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo. Bruxelles, 15.5.2012, SWD (2012) 101.
  14. ^ Convenzione europea del paesaggio, art. 1: “il paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle persone, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”.
  15. ^ (a cura di) Gibelli M.C., Salzano E., 2006, No Sprawl, Alinea Editrice.
  16. ^ ibidem
  17. ^ Rapporto "Review of existing information on the interrelations between soli and climate change"
  18. ^ I dati sul consumo di suolo (ISPRA), isprambiente.gov.it.
  19. ^ Michele Munafò, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici - Edizione 2016, in ISPRA. URL consultato il 20 gennaio 2017.
  20. ^ Parlamento Italiano - Disegno di legge S. 2383 - 17ª Legislatura, su www.senato.it. URL consultato il 20 gennaio 2017.
  21. ^ Articolo di Roberto Burdese su Il Fatto Quotidiano del 25 luglio 2012

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]