Confisca di beni armeni in Turchia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La confisca delle proprietà armene da parte dell'Impero ottomano e del governo turco, riguardano i beni, le proprietà ed i terreni della comunità armena.

Chiesa armena di Trabzon, usata per la vendita dei beni armeni confiscati dopo il genocidio nel 1918.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le confische iniziarono con i Massacri hamidiani avvenuti negli anni novanta dell'Ottocento e raggiunsero il picco con il Genocidio armeno. Proseguirono ininterrottamente fino al Pogrom d'Istanbul nel 1955 e con rinnovata forza nel 1974.

Molte delle confische effettuate durante il Genocidio armeno sono state effettuate dopo che gli Armeni erano stati deportati nel deserto della Siria ed il governo aveva dichiarato i loro beni come "abbandonati". Praticamente tutte le proprietà degli Armeni che vivevano in Armenia occidentale, la loro patria originaria, furono confiscate e distribuite alla popolazione musulmana locale.

Gli storici ritengono che le confische di massa delle proprietà armene, acquisendo alla economia turca molti capitali, siano state un fattore essenziale per il rafforzamento economico della Turchia. Le requisizioni rappresentarono una opportunità per le classi povere turche (soldati, contadini ed laboranti) di trasformarsi in classe media

Note[modifica | modifica wikitesto]