Confine tra l'Armenia e l'Azerbaigian

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Confine tra l'Armenia e l'Azerbaigian
Azerbaijan-Armenia state border.png
Mappa del confine di stato armeno-azero riconosciuto a livello internazionale contrassegnato in rosso
Dati generali
StatiArmenia Armenia
Azerbaigian Azerbaigian
Enclavi/exclavi
  • Exclave azera del Nakhchivan;
  • Enclavi azere di Barxudarlı, Aşağı Əskipara e Yukhari Əskipara nell'Armenia nord-orientale e Kərki nel nord del Nakhchivan;
  • Exclave armena di Artsvashen, nel territorio azero.
Dati storici
Istituito nel1991
Attuale dal2010

Il confine tra l'Armenia e l'Azerbaigian (in armeno: Ադրբեջան–Հայաստան սահման?, in azero Azərbaycan–Ermənistan sərhədi?) è un confine internazionale tra l'Armenia e l'Azerbaigian che va da nord a sud e da nordovest a sud-est attraverso il Piccolo Caucaso. Il confine si estende su 1007,1 km,[1] con l'Armenia principalmente a ovest e l'Azerbaigian a est.

L'exclave azera della Repubblica Autonoma di Naxçıvan confina con l'Armenia a nord e ad est. I centri abitati più settentrionali del confine tra Armenia e Azerbaigian sono Kamarli sul lato azero e Berdavan sul lato armeno. I centri abitati più meridionali sono Ganza e Agarak. Le strade europee E002 ed E117 attraversano il confine.

Il confine attuale tra Armenia e Azerbaigian segue in gran parte quello della Repubblica Socialista Sovietica Armena e della Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian, ma è attualmente chiuso a causa del conflitto in corso nel Nagorno-Karabakh. Il ministero degli Affari esteri dell'Azerbaigian ha affermato che potrebbe prendere in considerazione la riapertura del confine con l'Armenia, in caso di svolta nel conflitto.[2]

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Insieme all'exclave di Nakhchivan, il confine comprende l'exclave armena molto più piccola di Artsvashen (Bashkand) all'interno dell'Azerbaigian e le piccole exclavi azere di Yukhary Askipara e Barkhudarly all'interno dell'Armenia. L'intero confine si trova principalmente in un terreno montuoso, con altitudini comprese tra 600 m e 3400 m.

Da nord a sud, il confine serpeggia vicino e intorno al fiume Voskepar, attraversa una parte del bacino idrico di Joghaz alla foce del Voskepar, prosegue più a sud verso il fiume Aghstafa attraversando l'exclave di Sofulu, quindi entra in Azerbaigian, toccando la punta occidentale del bacino idrico di Abbasbayli. Continua a scorrere vicino alla sponda orientale del lago Sevan, attraversa poi il fiume Vorotan (Bazarchay sul lato azero), il lago Aylakh-Lich e il santuario statale Sev Lich e corre lungo il fiume Hakari terminando al fiume Araz a sud. Due meridiani (45º meridiano est e 46º meridiano est) e tre paralleli (39º parallelo nord, 40º parallelo nord e 41º parallelo nord) attraversano il confine tra Armenia e Azerbaigian.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Durante il XIX secolo la regione del Caucaso fu contesa tra l'Impero Ottomano in declino, la Persia e la Russia. Nell'arco dell'Ottocento, la Russia si era spinta verso sud a spese degli imperi persiano e ottomano[3]. Con la guerra russo-persiana (1804-1813) e il successivo Trattato di Golestan, la Russia acquisì la gran parte di quello che attualmente è l'Azerbaigian e parte di quella che oggi è la provincia armena di Syunik (storicamente nota come Zangezur)[4][5][6]. Dopo la guerra russo-persiana (1826-1828) e il Trattato di Turkmenchay, la Persia fu costretta a cedere l'area di Naxçıvan e il resto dell'attuale Armenia[4][6][7]. Nel 1867 la Russia organizzò i suoi territori, armeno e azero, nei governatorati di Erivan, Tiflis, Baku ed Elisabethpol[8]. Le relazioni tra armeni e azeri nei governatorati erano spesso tese; ad esempio nel 1905-07, ci furono scontri etnici che provocarono migliaia di morti[8][9][10][11]. Dopo la rivoluzione russa nel 1917, i popoli del Caucaso meridionale avevano dichiarato nel 1918 la Repubblica Federale Democratica Transcaucasica e avevano avviato colloqui di pace con gli ottomani[12][13]. Disaccordi interni portarono la Georgia a lasciare la federazione nel maggio 1918, seguita poco dopo dall'Armenia e dall'Azerbaigian. Con gli ottomani che avevano invaso il Caucaso e rapidamente guadagnato terreno, le tre nuove repubbliche furono costrette a firmare il Trattato di Batumi il 4 giugno 1918, con il quale riconoscevano il confine ottomano-russo pre-1878, cedendo così la maggior parte dell'Armenia occidentale agli Ottomani[14][15]. L'Armenia, in particolare, stava vacillando per le conseguenze del genocidio armeno guidato dagli ottomani, che aveva portato un gran numero di rifugiati a fuggire dalla Turchia orientale[16][17]. I confini tra le tre nuove repubbliche furono tutti contestati. Scoppiò la guerra tra Armenia e Azerbaigian per i territori contesi lungo la frontiera, durata dal 1918 al 1920, concentrandosi sulle aree contese di Nakhchivan (sotto il controllo della breve "Repubblica di Aras"), Zangezur e Nagorno-Karabakh[18][19].

Nell'aprile 1920 l'Armata Rossa russa invase l'Azerbaigian e l'Armenia, ponendo fine alla loro indipendenza, seguita nel febbraio-marzo 1921 dalla Georgia[20]. I combattimenti tuttavia continuarono a Zangezur, dove le forze armene proclamarono la Repubblica dell'Armenia montanara e continuarono a combattere contro i bolscevichi fino alla sconfitta armena nel luglio 1921[21][22]. Il Kavbiuro sovietico aveva il compito di tracciare i confini tra le tre ex repubbliche del Caucaso[23]. Il controllo armeno di Zangezur fu confermato alla fine del 1920[24]. Nel marzo 1921 il Nakhchivan, nonostante fosse stato precedentemente promesso all'Armenia, fu assegnato all'Azerbaigian, su insistenza, in parte, della neonata Repubblica di Turchia tramite il Trattato di Mosca[25][26]. Il 3 giugno 1921 il Kavbiuro decise che il Nagorno-Karabakh sarebbe stato incluso all'interno dell'Armenia ma le controversie sorte tra i delegati armeni e azeri continuarono.[27] Il 4 luglio si svolse un incontro finale del Kavbiuro per risolvere la questione, confermando la precedente decisione di includere il Nagorno-Karabakh all'interno dell'Armenia[28]. Tuttavia il giorno successivo questa decisione fu revocata e il territorio venne assegnato all'Azerbaigian a condizione che fosse stato concesso al Nagorno-Karabakh lo status di oblast autonomo[29][30].

Le ragioni precise dell'improvviso cambiamento rimangono poco chiare: alcuni studiosi pensano che Iosif Stalin abbia influenzato la decisione, mentre altri (come Arsène Saparov) sottolineano il fatto che l'incontro finale coincise con la vittoria sovietica a Zangezur e con la sconfitta della Repubblica armena montanara, dopo la quale gli azeri furono in grado di far valere con più forza le loro rivendicazioni e con i sovietici che avevano pochi incentivi a placare la parte armena[30]. Nel 1922 tutti e tre gli stati furono incorporati nella RSFS transcaucasica all'interno dell'URSS, prima di essere separati nel 1936. Dal 1923-29 la striscia di terra in Azerbaigian tra il Nagorno-Karabakh e l'Armenia fu designata come Uezd del Kurdistan noto comunemente come Kurdistan rosso, successivamente ribattezzato Kurdistan okrug, e poi sciolto nel 1930[31][32][33]. I funzionari azeri erano profondamente riluttanti a concedere lo status autonomo al Nagorno-Karabakh[34]. Proponevano invece di creare un oblast del Karabakh più ampio che comprendesse sia le zone di pianura che quelle dell'altopiano, il che avrebbe quindi diluito la maggioranza armena nelle aree degli altipiani[35]. Gli armeni sollevarono il lento progresso alle autorità sovietiche, le quali a loro volta esercitarono pressioni sugli azeri affinché proseguissero con la creazione dell'oblast autonomo[36]. Il 7 luglio 1923 annunciarono debitamente la formazione di un Oblast Autonomo del Nagorno-Karabakh (NKAO)[37]. Un confine iniziale fu deciso nel luglio 1923, con modifiche apportate più tardi nello stesso mese in modo da includere Shusha e le regioni di pianura di Khonashen (Martuni) e Skobolevskoe all'interno dell'NKAO[38]. La questione si trascinò nell'anno successivo, con l'annuncio finale dei confini dell'NKAO che non fu reso pubblico fino al 26 novembre 1924[39]. Il confine così annunciato non era una linea formale e delimitata in quanto tale, ma piuttosto un elenco dei 201 villaggi che dovevano essere inclusi all'interno dell'NKAO[40]. Il confine fu poi cambiato nuovamente nel 1925 in modo da includere più villaggi nell'NKAO[39]. Il confine così emerso utilizzava a volte sia linee geografiche che linee amministrative preesistenti, ma era basato prevalentemente su fattori etnografici[41].

Mappa della RSFS Transcaucasica

Nei decenni successivi l'Armenia premette per l'inclusione dell'NKAO all'interno della SSR armena, in particolare nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando l'URSS stava premendo sulle sue rivendicazioni territoriali contro la Turchia (in seguito abbandonate) e di nuovo nel 1960 in seguito al trasferimento della Crimea dalla Russia all'Ucraina[42]. Nel 1965 si svolsero grandi proteste a Yerevan per chiedere un maggiore riconoscimento del genocidio armeno, e molti richiesero anche il trasferimento dell'NKAO in Armenia[35][43][44]. Le accuse di discriminazione contro gli armeni nell'NKAO da parte del governo dell'Azerbaigian continuarono, con molti che sostennero che gli azeri erano incoraggiati ad alterare l'equilibrio demografico a loro favore[45]. L'annuncio di Michail Gorbačëv della glasnost e della perestrojka nel 1987 permise a queste richieste insoddisfatte di essere pubblicamente sfogate e di conseguenza gli armeni iniziarono apertamente a premere per il trasferimento della NKAO in Armenia[46]. Le proteste si intensificarono per tutto il 1988 con sempre maggiore violenza, culminando nel pogrom di Sumgait in cui furono uccisi 32 armeni[47][48]. La violenza colse Mosca alla sprovvista: introdusse l'amministrazione diretta nel gennaio 1989 e nel 1990 inviò truppe in Azerbaigian a seguito di ulteriori violenze[49].

Il confine è diventato una frontiera internazionale nel 1991 in seguito alla dissoluzione dell'Unione Sovietica e alla dichiarazione di indipendenza di Armenia, Azerbaigian e Nagorno-Karabakh nel 1991[49]. L'Azerbaigian abolì l'Oblast del Nagorno-Karabakh, scatenando una guerra su vasta scala con l'Armenia[49]. La guerra si concluse con un cessate il fuoco nel 1994[50]. Ciò lasciò l'Armenia al controllo della stragrande maggioranza del Nagorno-Karabakh, organizzato come Repubblica dell'Artsakh, e gran parte dell'Azerbaigian vero e proprio, compreso il corridoio strategicamente vitale di Lachin. Da allora il conflitto rimase congelato, creando il moderno confine de facto tra i due paesi che segue de jure il confine dell'era sovietica solo nella sua metà settentrionale. Dal cessate il fuoco le relazioni tra i due paesi rimasero estremamente tese con numerosi combattimenti lungo il confine, in particolare nel 2008, 2010, 2012, 2014, 2016, 2018 e nel 2020[51][52].

Confini de facto precedenti al 2020[modifica | modifica wikitesto]

Come notato, il confine de jure segue quello dell'ex Repubblica Socialista Sovietica Armena e della Repubblica Socialista Sovietica dell'Azerbaigian ed è costituito da due segmenti principali: quello tra l'Armenia e l'exclave di Nakhchivan dell'Azerbaigian a ovest, e il tratto più lungo tra l'Armenia e il resto dell'Azerbaigian a est. Vi è un certo numero di enclavi su entrambi i lati del confine, ma solo in senso de jure. Per quasi 30 anni, fino alla conclusione della guerra dell'Artsakh del 2020, la situazione de facto è risultata molto più complessa: il segmento del confine occidentale del Nakhchivan non è stato contestato (ad eccezione dell'enclave di Kərki/Tigranashen). Dalla guerra del Nagorno-Karabakh negli anni '90 fino alla fine del 2020, il confine orientale de jure si è tenuto solo a nord, con la sezione meridionale del confine formata da una "linea di contatto" che correva in profondità nel territorio azero, che comprendeva non solo la maggior parte del Nagorno-Karabakh ma gran parte dell'Azerbaigian vero e proprio. L'Armenia ha organizzato questo territorio nell'autodichiarata Repubblica dell'Artsakh, con il confine tra Armenia e Artsakh che correva lungo il confine de jure Armenia-Azerbaigian. Alla fine del 2020 l'Azerbaigian ha ripreso il territorio occupato e parti del Nagorno-Karabakh, con le forze russe di stanza nel corridoio di Lachin che collega il Karabakh all'Armenia vera e propria.

Fino alla metà del 2020, il confine de facto ha seguito il confine de jure verso sud dal triplice confine georgiano fino al monte Hinaldag. Da lì la "linea di contatto" formava poi il confine tra Armenia e Azerbaigian per tutti gli scopi pratici. Procedeva verso est lungo le montagne Murovdag, girando verso sud-est vicino al villaggio di Talish, e proseguiva fino al confine iraniano sul fiume Aras. Con il ritorno all'Azerbaigian del distretto di Qubadli è stato rilevato che la linea di confine tagliava il villaggio armeno di Shurkukh. Di conseguenza il villaggio è stato suddiviso sotto il controllo armeno e azero,[53] con 12 case finite in quest'ultimo.[53][54]

Il 6 ottobre 2022, a margine del primo vertice della Comunità politica europea a Praga, in un incontro tra il presidente azero Ilham Aliyev, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel si è giunti a un accordo sull'avvio della demarcazione dei confini con la collaborazione di una missione civile dell'Unione europea[55].

Attraversamenti del confine[modifica | modifica wikitesto]

Il campo vulcanico del vulcano Porak (chiamato Akharbakhar in Azerbaigian), che si trova a cavallo del confine tra Armenia e Azerbaigian

Il confine risulta chiuso e l'area è fortemente militarizzata. Dalla conclusione della guerra del Nagorno-Karabakh del 2020, non c'è più alcun confine tra Armenia e Artsakh. Tuttavia, secondo i termini dell'accordo di cessate il fuoco del 2020 è previsto un ponte terrestre tra i due territori tramite un pezzo di territorio largo 5 km chiamato corridoio di Lachin, che è sotto il controllo di una missione di mantenimento della pace russa.

Insediamenti vicino al confine[modifica | modifica wikitesto]

Sezione occidentale (Nakhchivan)[modifica | modifica wikitesto]

Armenia[modifica | modifica wikitesto]

Azerbaigian[modifica | modifica wikitesto]

Sezione orientale[modifica | modifica wikitesto]

De jure[modifica | modifica wikitesto]

Armenia[modifica | modifica wikitesto]
Azerbaigian[modifica | modifica wikitesto]

De facto[modifica | modifica wikitesto]

Armenia (Artsakh)[modifica | modifica wikitesto]
Le rovine della città di Agdam
Azerbaigian[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Country Report: Azerbaijan Borders, su uef.fi (archiviato dall'url originale il 10 agosto 2014).
  2. ^ Azerbaijan may also open borders with Armenia, su eurodialogue.eu. URL consultato l'11 settembre 2020 (archiviato dall'url originale l'8 agosto 2014).
  3. ^ (EN) The boundary between Turkey and the USSR (PDF), su cia.gov. URL consultato il 20 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2020).
  4. ^ a b (EN) International Boundary Study No. 29 – February 24, 1964 Turkey – U.S.S.R. Boundary (PDF), su fall.fsulawrc.com. URL consultato il 20 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 23 ottobre 2020).
  5. ^ John F. Baddeley, "The Russian Conquest of the Caucasus", Longman, Green and Co., London: 1908, p. 90
  6. ^ a b (EN) USSR - Iran boundary (PDF), su cia.gov. URL consultato il 20 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2020).
  7. ^ Gavin R.G. Hambly, in The Cambridge History of Iran, ed. William Bayne Fisher (Cambridge University Press, 1991), pp. 145-146
  8. ^ a b Chorbajian, Levon. e Mutafian, Claude., The Caucasian knot : the history & geopolitics of Nagorno-Karabagh, Atlantic Highlands, NJ, 1994, ISBN 1-85649-287-7, OCLC 31970952. URL consultato il 18 novembre 2020.
  9. ^ Schendel, Willem van. e Zürcher, Erik Jan., Identity politics in Central Asia and the Muslim world : nationalism, ethnicity, and labour in the twentieth century, I.B. Tauris, 2001, p. 43, ISBN 1-86064-261-6, OCLC 667093855. URL consultato il 19 novembre 2020.
  10. ^ (EN) Azerbaijan | History, People, & Facts, su Encyclopedia Britannica. URL consultato il 19 novembre 2020.
  11. ^ Тюрки, su vehi.net. URL consultato il 19 novembre 2020.
  12. ^ Hovannisian, Richard G., 1932-, The Armenian people from ancient to modern times, Macmillan, 1997, ISBN 0-333-61974-9, OCLC 59862523. URL consultato il 19 novembre 2020.
  13. ^ zel Kural Shaw (1977), Reform, revolution and republic: the rise of modern Turkey (1808-1975), History of the Ottoman Empire and Modern Turkey, 2, Cambridge University Press, p. 326
  14. ^ Hille, Charlotte Mathilde Louise, 1964-, State building and conflict resolution in the Caucasus, Brill, 2010, p. 71, ISBN 978-90-474-4136-6, OCLC 668211543. URL consultato il 19 novembre 2020.
  15. ^ Mikaberidze, Alexander,, Conflict and conquest in the Islamic world : a historical encyclopedia, p. 201, ISBN 978-1-59884-337-8, OCLC 763161287. URL consultato il 19 novembre 2020.
  16. ^ Don Melvin CNN, 8 things to know about the mass killings of Armenians 100 years ago, su CNN. URL consultato il 19 novembre 2020.
  17. ^ (EN) Sophia Jones, 100 Years Ago, 1.5 Million Armenians Were Systematically Killed. Today, It's Still Not A 'Genocide.', su HuffPost, 23 aprile 2015. URL consultato il 19 novembre 2020.
  18. ^ Saparov, 2014, p. 93.
  19. ^ Andrew Andersen, su conflicts.rem33.com. URL consultato il 19 novembre 2020.
  20. ^ Saparov, 2014, p. 95.
  21. ^ Saparov, 2014, pp. 106, 109.
  22. ^ Hovannisian, Richard G. "Armenia and the Caucasus in the Genesis of the Soviet-Turkish Entente." International Journal of Middle East Studies, Vol. 4, No. 2 (April, 1973), pp. 129–147.
  23. ^ Saparov, 2014, p. 106.
  24. ^ Duncan, W. Raymond (Walter Raymond), 1936- e Holman, G. Paul, Jr., Ethnic nationalism and regional conflict : the former Soviet Union and Yugoslavia, Westview Press, 1994, p. 109, ISBN 0-8133-8813-9, OCLC 30154399. URL consultato il 20 novembre 2020.
  25. ^ Bremmer, Ian, 1969- e Taras, Ray, 1946-, New states, new politics : building the post-Soviet nations, Cambridge University Press, 1997, p. 444, ISBN 0-521-57101-4, OCLC 34470973. URL consultato il 20 novembre 2020.
  26. ^ Potier, Tim., Conflict in Nagorno-Karabakh, Abkhazia and South Ossetia : a legal appraisal, Kluwer Law International, 2001, p. 4, ISBN 90-411-1477-7, OCLC 45008605. URL consultato il 20 novembre 2020.
  27. ^ Saparov, 2014, p. 107,8.
  28. ^ Saparov, 2014, p. 110.
  29. ^ Hille, Charlotte Mathilde Louise, 1964-, State building and conflict resolution in the Caucasus, Brill, 2010, pp. 168-169, ISBN 978-90-474-4136-6, OCLC 668211543. URL consultato il 20 novembre 2020.
  30. ^ a b Saparov, 2014, p. 111.
  31. ^ Azerbaijan, su web.archive.org, 2 febbraio 2017. URL consultato il 20 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 2 febbraio 2017).
  32. ^ Курдистанский уезд 1926, su ethno-kavkaz.narod.ru. URL consultato il 20 novembre 2020.
  33. ^ (RU) ПАРТИЗАНЫ НА ПОВОДКЕ, su hist.ru. URL consultato il 20 novembre 2020.
  34. ^ Saparov, 2014, p. 115.
  35. ^ a b Saparov, 2014.
  36. ^ Saparov, 2014, pp. 116-117.
  37. ^ Saparov, 2014, p. 117.
  38. ^ Saparov, 2014, pp. 118-120.
  39. ^ a b Saparov, 2014, p. 121.
  40. ^ Saparov, 2014, p. 131.
  41. ^ Saparov, 2014, p. 132.
  42. ^ Saparov, 2014, p. 159.
  43. ^ Shelley, Louise I., Policing Soviet society : the evolution of state control, Routledge, 1996, p. 183, ISBN 0-415-10469-6, OCLC 32855424. URL consultato il 20 novembre 2020.
  44. ^ Beissinger, Mark R., Nationalist mobilization and the collapse of the Soviet State, Cambridge University Press, 2002, p. p. 71., ISBN 0-511-04183-7, OCLC 56352106. URL consultato il 20 novembre 2020.
  45. ^ Saparov, 2014, p. 164.
  46. ^ Saparov, 2014, p. 165.
  47. ^ Saparov, 2014, p. 166.
  48. ^ Croissant, Michael P., 1971-, The Armenia-Azerbaijan conflict : causes and implications, Praeger, 1998, ISBN 0-275-96241-5, OCLC 38270606. URL consultato il 20 novembre 2020.
  49. ^ a b c Saparov, 2014, p. 167.
  50. ^ Saparov, 2014, pp. 167-168.
  51. ^ (EN) Azerbaijan military threat to Armenia, su The Telegraph. URL consultato il 20 novembre 2020.
  52. ^ (EN) Reuters Staff, Nagorno-Karabakh says the region has lost some territory to Azerbaijan's army, in Reuters, 27 settembre 2020. URL consultato il 20 novembre 2020.
  53. ^ a b (EN) Fear And Loathing Vs. Trade Across The Armenian-Azerbaijani Border, su RadioFreeEurope/RadioLiberty. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  54. ^ (EN) Armenia government to build 12 houses in Shurnukh village (VIDEO), su news.am. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  55. ^ (EN) Armenia, Azerbaijan agree to civilian EU mission alongside border, su aljazeera.com, 7 ottobre 2022. URL consultato l'8 ottobre 2022.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]