Condizione della donna in Spagna

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Dipinto del XIX secolo raffigurante una giovane donna spagnola.

L'odierno popolo degli spagnoli riconosce l'indipendenza e l'autonomia delle donne[1]. La condizione femminile, i diritti delle donne e i loro ruoli all'interno della società in Spagna nel corso del XX secolo hanno subito un brusco passaggio dalla cultura conservatrice autoritaria della Spagna franchista (1939-1975) e durante la quale i diritti delle donne sono stati severamente limitati, ad una società democratica in cui l'uguaglianza di genere è uno dei principi fondamentali. In quanto ciò si è verificato, negli ultimi decenni la posizione delle donne all'interno della società spagnola è notevolmente migliorata.

Il tasso di occupazione dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico per il 2015 è pari al 53,4%[2]; mentre il Global Gender Gap Report per il 2013 è pari a 0,7266[3].

Ruoli nella società[modifica | modifica wikitesto]

Durante l'era della dittatura di Francisco Franco i valori sociali e giuridici spagnoli abbracciarono un codice di morale che stabiliva norme rigorose di comportamento sessuale per le donne (ma non per gli uomini); ha limitato l'opportunità di carriera professionale per le donne, onorandone nel contempo il loro ruolo di mogli e, soprattutto, di madri. Vennero proibiti il divorzio, la contraccezione e l'aborto, consentendo però la prostituzione[4].

Dopo il ritorno della democrazia a seguito della transizione spagnola, il cambiamento dello status femminile fu drammatico. Un indicatore significativo fu l'entrata delle donne nella forza lavoro; nel mondo tradizionale spagnolo le donne entrarono raramente nel mercato del lavoro. Alla fine degli anni '70, tuttavia, il 22% delle donne adulte del paese (ancora un po' di meno rispetto all'Italia e all'Irlanda) era già entrata nel mercato dell'impiego[4].

Nel 1984 questa cifra aumentò fino al 33%, un livello non significativamente differente da quello italiano o dei Paesi Bassi. Nonostante ciò le donne costituirono ancora meno di un terzo della forza lavoro totale e, in alcuni tra i settori maggiormente importanti, come ad esempio quello bancario, la cifra era più vicina a un decimo[4].

Un sondaggio d'opinione effettuato nel 1977 rilevò che quando si chiedeva se il posto adatto per una donna fosse la casa, solo il 22% dei giovani concordava, rispetto al 26% della Gran Bretagna, il 30% dell'Italia e il 37% della Francia. La barriera principale delle donne nel luogo di lavoro non era però l'opinione pubblica, bensì fattori quali un tasso di disoccupazione elevato ed una mancanza di effettivi posti di lavoro a tempo parziale[4].

Nell'ambito dell'istruzione le donne stanno rapidamente raggiungendo la parità con gli uomini, almeno statisticamente. Nel 1983 circa il 46% delle iscrizioni nelle università spagnole era femminile, la trentunesima percentuale più elevata al mondo e paragonabile alla maggior parte degli altri paesi europei[4].

Durante gli anni di Franco la legislazione spagnola discriminò fortemente le donne sposate; senza l'approvazione del marito (chiamato "permesso del coniuge") ad una moglie venivano proibite quasi tutte le attività economiche, inclusa l'occupazione, il diritto di proprietà privata o addirittura il viaggiare da sola lontano da casa. La stessa legge prevedeva anche definizioni meno severe di quelli che allora venivano considerati crimini come l'adulterio e l'abbandono del tetto coniugale da parte dei mariti[4].

Le riforme più significative di questo sistema vennero avviate proprio poco prima della morte di Franco e da allora hanno continuato con un passo veloce. Il permesso matrimoniale (permiso marital) fu abolito nel 1975; le leggi contro l'adulterio sono state annullate nel 1978 e il divorzio fu legalizzato nel 1981: in quello stesso anno furono riformate anche quelle parti del codice di diritto civile che si occupavano di finanze familiari[4].

Durante gli anni di Franco il matrimonio doveva obbligatoriamente essere religioso (eseguito cioè sotto i regolamenti impartiti dalla chiesa cattolica romana), anche se uno solo dei partner fosse stato cattolico.

Poiché la Chiesa vietava il divorzio, un matrimonio avrebbe potuto essere sciolto solamente attraverso l'ardua procedura dell'annullamento del matrimonio presso il tribunale della Rota romana, disponibile solo dopo una lunga serie di passaggi amministrativi e quindi accessibile esclusivamente ai relativamente ricchi. Queste restrizioni furono con molta probabilità una delle ragioni principali per il risultato di un'indagine del 1975 che mostrava come il 71% degli spagnoli fosse favorevole alla legalizzazione del divorzio.

Tuttavia dal momento che il governo rimase nelle mani dei conservatori fino al 1982, il progresso verso una legge sul divorzio divenne un'operazione lenta e piena di conflitti. Nell'estate del 1981 il Congresso di deputati (la camera più bassa delle Corti Generali) giunse finalmente ad approvare una legge sul divorzio con i voti di circa trenta membri dell'Unione di Centro Democratico i quali sfidarono le direttive impartite dai conservatori del partito.

Di conseguenza la Spagna ebbe una legge sul divorzio che consentiva la cessazione di un matrimonio in appena due anni dalla separazione legale dei partner. Sarebbe comunque un'esagerazione dire che questa legge sul divorzio aprì la strada per la cessazione dei matrimoni; tra il tempo in cui la legge entrò in vigore all'inizio di settembre del 1981 alla fine del 1984 solo poco più di 69 mila coppie si erano avvalse dell'opzione di concludere i propri matrimoni e il numero è diminuito nel biennio 1983-84, pertanto le persone non si separarono di più rispetto a prima[4].

Nonostante questi importanti vantaggi gli osservatori si attendevano che l'acquisizione di diritti eguali per le donne sarebbe stata frutto di una lunga lotta, condotta su molti fronti diversi. Ad esempio quando decise su un caso nel 1987 la Corte suprema ritenne che una vittima di stupro non dovesse dimostrare di aver combattuto per difendersi per verificare la veridicità della sua accusa[4].

Fino a questa importante sentenza era generalmente accettato il fatto che una donna vittima di stupro, a differenza delle vittime di altri crimini, doveva dimostrare di aver sostenuto un'"eroica difesa" e di non aver ingannato o incoraggiato altrimenti l'aggressore[4].

Negli ultimi anni il ruolo delle donne si è accresciuto in gran parte dei campi sociali, ma soprattutto in politica, oltre che nel mercato del lavoro e in altre aree pubbliche. Le nuove leggi hanno ufficialmente eliminato qualsiasi tipo di discriminazione e sono state persino percepite da alcuni come una "discriminazione positiva", ma una parte più intrisa di conservatorismo della società è ancora radicata nella cultura del maschilismo.

Anche così le donne spagnole stanno rapidamente avvicinando le loro controparti europee e le giovani generazioni percepiscono il "machismo" come obsoleto[5][6][7] e retaggio di vecchie idee.

Vita familiare[modifica | modifica wikitesto]

Poiché l'intera società ha subito una vasta serie di trasformazioni, così è avvenuto anche nell'organizzazione della vita familiare. La liberalizzazione del clima politico ha permesso una formazione alternativa di famiglia; a metà degli anni '90 la convivenza in Spagna era ancora descritta come un fenomeno marginale, ma fin dagli stessi anni '90 l'unione civile è aumentata considerevolmente[8].

Nel 2015 il 44,4% di tutte le nascite sono avvenute al di fuori dell'istituto matrimoniale[9]. Anche le opinioni sulla famiglia tradizionale sono cambiate; nella valutazione europea dei valori (European Values Study - EVS) del 2008 la percentuale di intervistati spagnoli che hanno concordato con l'affermazione che "il matrimonio è un'istituzione obsoleta" è stata del 31,2%[10]. Nel 2005 intanto la Spagna ha anche legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Attualmente il paese ha una delle percentuali più basse di natalità e fertilità al mondo[11], fino al punto di ostacolare notevolmente i tassi di sostituzione della popolazione. Le famiglie con un solo figlio sono più comuni rispetto ad una volta e l'età dei genitori è in costante aumento. Solo l'immigrazione può equilibrare una simile situazione, contemporaneamente incorporando nuovi valori e stili di vita.

A partire dal 2015 il tasso di fertilità totale in Spagna è stato di 1,49 figli nati per donna[12], al di sotto del tasso di sostituzione generazionale.

Violenza contro le donne[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta del regime di Franco la Spagna ha intrapreso molti passi per affrontare la questione della violenza contro le donne. Nel 2004 è stata prevista la Legge Organica 1/2004 del 28 dicembre sulle misure di protezione integrate contro la violenza di genere (Ley Orgánica 1/2004, 28 de dicembre, de Medidas de Protección Integral contra la Violencia de Género)[13]. Nel 2014 la Spagna ha ratificato la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (nota anche come "Convenzione di Istanbul")[14].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Spain, everyculture.com
  2. ^ http://stats.oecd.org/Index.aspx?DatasetCode=LFS_SEXAGE_I_R#
  3. ^ The Global Gender Gap Report 2013 (PDF), World Economic Forum, pp. 12–13.
  4. ^ a b c d e f g h i j Eric Solsten and Sandra W. Meditz (eds.) Social Values and Attitudes, U.S. Library of Congress Country Study on Spain, 1990, from research completed in December 1988.
  5. ^ Molly Moore, After Machismo's Long Reign, Women Gain in Spain, in Washington Post, 7 ottobre 2006. URL consultato il 21 ottobre 2008.
  6. ^ Thomas Catan, In the dark heart of machismo shines a beacon of sexual equalitry, in The Times (Online), 29 novembre 2006. URL consultato il 21 ottobre 2008.
  7. ^ Spain Wages War on Machismo Attitudes, in Deutsche Welle, 13 luglio 2008. URL consultato il 21 ottobre 2008.
  8. ^ http://www.demographic-research.org/volumes/vol32/5/32-5.pdf
  9. ^ http://www.eleconomista.es/economia/noticias/8021312/12/16/Los-nacimientos-en-Espana-se-desploman-al-nivel-mas-bajo-en-17-anos.html
  10. ^ [1] See: Variable Description - Family - Q 45
  11. ^ United Nations Department of Economic and Social Affairs, Population Division, World Population Prospects, The 2006 Revision - Highlights (PDF), United Nations, New York, 2007, pp. 96. URL consultato il 20 ottobre 2008.
  12. ^ https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/rankorder/2127rank.html
  13. ^ https://www.boe.es/buscar/act.php?id=BOE-A-2004-21760
  14. ^ https://www.coe.int/en/web/conventions/full-list/-/conventions/treaty/210/signatures

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]