Concerto per pianoforte e orchestra n. 12 (Mozart)

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Concerto per pianoforte n. 12
Compositore Wolfgang Amadeus Mozart
Tonalità La maggiore
Tipo di composizione concerto
Numero d'opera K 414 (K6 385p)
Epoca di composizione autunno 1782
Durata media 26 minuti
Organico

solista (pianoforte), 2 oboi, 2 corni, archi,

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 12 in La maggiore K 414 di Wolfgang Amadeus Mozart è il secondo di una triade formata dai concerti K 413, K 414 e K 415, concepita per l'esigente pubblico viennese.

In generale, riprende lo stile del concerto in fa maggiore, ma lo ripropone attraverso una qualità melodica non raggiunta prima ed una ricchezza tematica mai ripetitiva. Venne anche pensato per essere eseguito da un'orchestra di soli archi, anche per favorirne la diffusione fra i musicisti dilettanti: questa idea è evidente anche nel primo movimento, dove il primo tema è esposto dagli archi, secondo schemi che fanno pensare all'intimità di una musica da quartetto. Lo stesso schema è poi applicato anche per l'esposizione del secondo e terzo tema, cui segue l'entrata del solista, che a differenza dell'aspetto innovativo introdotto nel K 413, riprende semplicemente il primo tema. Lo sviluppo è tutto affidato al pianoforte, con momenti virtuosistici, ma mai insoliti.

Il secondo movimento, il cui tema è esposto dagli archi, riecheggia motivi di J.C. Bach, cui molto probabilmente Mozart voleva rendere omaggio con questo ciclo di concerti viennesi.

Il clima intimo creato dall' Andante, trova sfogo nel terzo movimento, concepito nella forma del rondo bipartito. Questo tempo si basa sul diretto confronto solista-orchestra, ricavato su un frammento del ritornello, abbandonato poi nella seconda parte del rondo, in cui il pianoforte sviluppa un nuovo soggetto.

Al solista è affidato molto spazio all'interno della partitura: ognuno dei tre movimenti, infatti, termina con una lunga cadenza, che diventa quasi "doppia" nel rondo finale, per poi essere conclusa dal finale dell'orchestra.

Si ritiene che il Rondò K 386 era destinato a costituire un finale alternativo di questo concerto, anche se fu poi catalogato a sé come opera incompleta. Nel 1839 ne fu pubblicata una versione ridotta per due pianoforti.

Dati sull'opera[modifica | modifica sorgente]

Movimenti

  • Allegro (4/4, La maggiore)
  • Andante (3/4, Re maggiore)
  • Rondeau. Allegretto (2/4, La maggiore)

Luogo e data di composizione

Luogo e data della prima esecuzione

Prime edizioni a stampa

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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