Minoranza slovena in Italia

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Sloveni in Italia
France Prešeren Theatre, Bagnoli della Rosandra (Boljunec).jpg
Il teatro France Prešeren in Val Rosandra
 
Luogo d'origine Friuli-Venezia Giulia
Popolazione circa 100.000
Lingua lingua slovena in Italia
Religione cattolicesimo
Distribuzione
Italia Italia

La minoranza slovena in Italia è una minoranza nazionale ricosciuta in Italia. La comunità slovena in Italia è formata prevalentemente da autoctoni residenti in Friuli-Venezia Giulia, ma anche da alcuni espatriati, specialmente nelle principali città (secondo l'ISTAT, erano 2.506 i cittadini sloveni in Italia al 31 dicembre 2016).[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Proclama del Comando Squadristi di Dignano

La diffusione dell'uso dello sloveno in alcune zone nel Nord-est dell'Italia trova la sua origine nell'Alto Medioevo; risalgono infatti già all'VIII secolo i primi documenti storici che attestano l'arrivo, dall'area balcanico-danubiana, di gruppi di popolazioni slave ed il loro insediamento nelle zone marginali della pianura friulana e delle sponde nord-orientali del Mare Adriatico, che dopo molteplici vicende storiche furono parte dello Stato italiano. I primi territori abitati da sloveni ad entrare a far parte del territorio dello Stato italiano furono quelli della Slavia Veneta (Benecija), ovvero la Val Resia (Rezija), le Valli del Torre (Terska dolina) e le Valli del Natisone (Nediške doline), nel 1866 a conclusione della terza guerra di indipendenza italiana.

L'assegnazione all'Italia degli altri territori ancora oggi con una presenza di parlanti sloveno (Val Canale, Gorizia e Trieste)[2], avvenne al termine della prima guerra mondiale in base al Trattato di Rapallo (1920)[3].

Nel 1922, con l'avvento del fascismo nei territori annessi all'Italia venne applicata l'assimilazione culturale attraverso l'italianizzazione forzata.

  • gran parte degli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo etnico italiano;
  • nelle scuole fu vietato l'insegnamento dello sloveno in tutte le scuole della regione. Con l'introduzione della Legge n. 2185 del 1/10/1923 (Riforma scolastica Gentile), fu abolito nelle scuole l'insegnamento della lingua slovena. Nell'arco di cinque anni tutti gli insegnanti sloveni delle scuole con lingua d'insegnamento slovena, presenti sul territorio abitato da sloveni assegnati all'Italia con il trattato di Rapallo, furono sostituiti con insegnanti originari dell'Italia, e l'insegnamento impartito esclusivamente in lingua italiana;[4][5]
  • col R. Decreto n. 800 del 29 marzo 1923 furono imposti d'ufficio nomi italiani a tutte le centinaia di località assegnate all'Italia col Trattato di Rapallo, anche laddove precedentemente prive di denominazione in lingua italiana:
    così Boljunc divenne Bagnoli,
    [...] Dolina - San Dorligo della Valle,
    [...] Dekani – Villa Decani,
    [...] Jelšane – Elsane,
    [...] Moščenice – Moschenizza,
    [...] Tinjan – Antignana,
    [...] Veprinac – Apriano, ...[6];
  • in base al Regio Decreto Legge N. 494 del 7 aprile 1926 furono italianizzati i cognomi a sloveni:
    così Adamich divenne Adami,
    [...] Dimnik - Dominici,
    [...] Klun - Coloni,
    [...] Polh - Poli, ...[7].

In base alla determinazione del confine italo-jugoslavo dopo la seconda guerra mondiale, le aree assegnate all’Italia risultavano abitate da circa 60.000 sloveni, mentre le aree assegnate alla Jugoslavia risultavano abitate da circa 300.000 italiani. L'Italia repubblicana, senza negoziare reciprocità, riconobbe agli sloveni residenti sul suo territorio i diritti riconosciuti alle minoranze linguistiche dalla nuova Costituzione:

« La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche. »

(Art. 6 della Costituzione della Repubblica Italiana)

Diffusione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Provincia di Udine[modifica | modifica wikitesto]

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Udine nel 1971[8]
madrelingua italiana (499.975)
  
96,7%
madrelingua slovena (16.935)
  
3,3%

I cittadini italiani di lingua slovena della provincia di Udine sono suddivisi in tre comunità autoctone, ognuna con specificità proprie.

La maggior parte è compresa nella Slavia friulana, dove si parlano i dialetti sloveni detti del Natisone (nadiški) e del Torre (terski). Essa comprende i comuni di Lusevera, Taipana, Pulfero, Savogna, Grimacco, Drenchia, San Pietro al Natisone, San Leonardo, Stregna e le frazioni montane dei comuni di Nimis, Attimis, Faedis, Torreano e Prepotto. L'arrivo delle popolazioni slave sulle sponde del fiume Natisone iniziato già nel VII secolo è documentato dallo storico Paolo Diacono[9]. Gli slavi si stabilirono in queste zone già in epoca longobarda, tanto che fu proprio il potere longobardo ad accogliere i primi coloni e ad imporre il confine orientale tra popolazione romanza e slava, quasi coincidente al limite naturale esistente tra la pianura (romanza) e il territorio montuoso delle prealpi (slavo).

Gli abitanti di Resia parlano un dialetto sloveno arcaico (il resiano) che viene percepito da molti parlanti, che hanno sviluppato una propria peculiare identità etno-linguistica, come idioma a sé stante.

I parlanti sloveno della Val Canale vivono nei comuni di Malborghetto-Valbruna (frazioni Valbruna, Bagni di Lusnizza, Santa Caterina, Ugovizza), Pontebba (frazione Laglesie San Leopoldo), a Tarvisio (frazioni Camporosso, Cave del Predil, Fusine in Valromana). Storicamente hanno fatto parte, fino al 1918, della Carinzia e della Carniola (frazione tarvisiana di Fusine in Valromana) e sono l'unica comunità slovena della provincia di Udine che ha storicamente goduto di un sistema scolastico in lingua slovena.

In base al censimento del 1921 gli Sloveni in provincia di Udine erano circa 34.000.[10]

Comuni a maggioranza slavofona nella provincia di Udine:

Le origini del nome

Il nome italiano Gorizia deriva dal sostantivo slavo gorica (leggi gorìza), diminutivo di gora (monte), e significa collina.[11] Si tratta di un toponimo slavo comune in Friuli - es. Goricizza (frazione di Codroipo, UD), Gorizzo (frazione di Camino al Tagliamento, UD), ecc. - che probabilmente sta ad indicare il ripopolamento della zona ad opera di genti slave dopo le devastanti incursioni degli Ungari (IX secolo).

Provincia di Gorizia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Gorizia compare per la prima volta nell'anno 1001, in una donazione imperiale che Ottone III fece redigere a Ravenna, mediante la quale egli cedeva il castello di Salcano e la villa denominata Goriza (medietatem predii Solikano et Gorza nuncupatum), a Giovanni, patriarca di Aquileia, ed a Guariento, conte del Friuli. La località è ricordata successivamente nel 1015 (medietatem unius villae que sclavonica lingua vocatur Goriza).

Comunità di lingua slovena sono presenti anche nei centri industriali della Bisiacaria.

In base ai dati del censimento del 1910, nell'area compresa nell'attuale provincia di Gorizia risiedevano circa 20.000 Sloveni, di cui circa 11.000 nella città di Gorizia, che in quel tempo contava circa 31.000 abitanti.[10][12]

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Gorizia nel 1971[8]
madrelingua italiana (131.879)
  
92,6%
madrelingua slovena (10.533)
  
7,4%

Lo sloveno standard è parlato da parte della minoranza di lingua slovena della città di Gorizia e in alcune zone dei comuni di Monfalcone, di Ronchi dei Legionari e di Sagrado, mentre nei comuni di San Floriano del Collio, Savogna d'Isonzo, Doberdò del Lago e nelle frazioni di Oslavia, Piuma, Groina e Sant' Andrea lo sloveno è la lingua parlata dalla maggior parte della popolazione. Nel comune di San Floriano del Collio e in alcune frazioni di Cormons, Dolegna del Collio e Gorizia (Podgora/Piedimonte) è diffusa la variante detta dialetto del Collio (briško narečje), mentre nei comuni del Carso goriziano e nei sobborghi meridionali di Gorizia si parla il dialetto carsico (kraško narečje).

Comuni a maggioranza di lingua slovena nella provincia di Gorizia:

Provincia di Trieste[modifica | modifica wikitesto]

Il carnevale del Carso di Opčine/Opicina, Trieste
Ufficio del comune di Trieste riservato ai residenti di madrelingua slovena.
Indicazione della sede del distretto sanitario ad Aurisina

In provincia di Trieste, dove risiede la comunità di lingua slovena più numerosa[13] della regione, lo sloveno è parlato, dagli appartenenti della minoranza, su quasi tutto il territorio della provincia, tranne che nel centro abitato di Muggia ed in alcune sue frazioni. Nel comune di Trieste lo sloveno è minoritario in città, ma maggioritario in alcuni sobborghi periferici e nelle frazioni dell'entroterra carsico.

Gli antenati slavi degli attuali appartenenti alla minoranza slovena iniziarono a stabilirsi nelle aree disabitate nei dintorni della città di Trieste già all'epoca di Carlo Magno[14][15], come risulta documentato dal Placito del Risano[16][17] formulato nell'804 presso il fiume Risano a soli 12 km a sud di Trieste.

In base ai dati del censimento del 1910, nell'area compresa dall'attuale provincia di Trieste risiedevano circa 69.000 Sloveni, di cui circa 56.000 nel comune di Trieste, che in quel tempo contava circa 230.000 abitanti[10][12]

Ripartizione linguistica della popolazione
nella Provincia di Trieste nel 1971[8]
madrelingua italiana (275.597)
  
91,8%
madrelingua slovena (24.706)
  
8,2%

Nelle zone rurali del comune di Muggia, nella maggior parte delle frazioni del comune di Dolina-San Dorligo della Valle e in alcuni rioni periferici di Trieste è diffuso il dialetto istriano-variante di Risano. Nei comuni di Monrupino, Sgonico e in alcune frazioni di Dolina-San Dorligo della Valle è diffuso il dialetto carniolino centrale (notranjsko narečje). Lo sloveno è diffuso come dialetto carsico (kraško narečje) anche su tutto il territorio del comune di Duino-Aurisina (ad esclusione della frazione Villaggio del Pescatore), dove però è minoritario rispetto all'italiano.

Comuni a maggioranza di lingua slovena nella provincia di Trieste:

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

La minoranza slovena in Italia è rappresentata da due strutture organizzative che complessivamente coordinano la quasi totalità delle attività comunitarie slovene: la Slovenska kulturno gospodarska zveza (SKGZ - Unione Culturale Economica Slovena) e lo Svet slovenskih organizacij (SSO - Confederazione delle Organizzazioni Slovene). Le istituzioni culturali cardinali invece sono il teatro, la Glasbena Matica (Centro musicale sloveno), la biblioteca (Narodna in Studijška Knjižnica) e lo SLORI (Istituto sloveno di ricerche).

Personaggi celebri[modifica | modifica wikitesto]

[[File:Igo Gruden 1928.jpg|thumb|upright=0.8|Igo Gruden (poeta)]]

Boris Pahor (scrittore)
Edvard Rusjan (costruttore e pilota)

Tra i cittadini italiani di lingua slovena ricordiamo:

  • Letterati:
Frančišek Borgia Sedej, Arcivescovo di Gorizia dal 1906 al 1931
Lapide in memoria di Anton Ukmar, comandante partigiano in Liguria

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, Bandecchi & Vivaldi Editori, Pontedera 2007.
  • Joachim Hösler, Slovenia: storia di una giovane identità europea (Trieste: Beit, 2008).
  • Milica Kacin-Wohinc & Jože Pirjevec, Storia degli Sloveni in Italia (Venezia: Marsilio, 1998).
  • Bogomila Kravos, Un teatro per la città: breve storia del teatro sloveno di Trieste dal 1850 al 2000, Trieste-Lubiana, SLORI-SSG-SLOGI, 2015.
  • Paolo Parovel, L'identità cancellata, Eugenio Parovel Editore, Trieste 1985.
  • Aleksander Rojc, Cultura musicale degli sloveni a Trieste, Trieste, Editoriale Stampa Triestina, 1978.
  • Pavel Stranj, La comunità sommersa, 2ª ed., Trieste, Editoriale Stampa Triestina, 1992, ISBN 88-7174-031-9.
  • Vida Valenčič, Botta e risposta sugli sloveni in Italia (Trieste: SLORI Istituto sloveno di ricerche, 2003).
  • Marta Verginella, Il confine degli altri: La questione giuliana e la memoria slovena (Roma: Donzelli, 2008).
  • Marta Verginella, Sandi Volk, Katja Colja, Storia e memoria degli sloveni del Litorale (Trieste: Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, 1994).


Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ISTAT 2016
  2. ^ Carta linguistica del Littorale Austro Illirico giusta le statistiche ufficiali dei singoli comuni e località (31 dicembre 1900), Istituto Geografico De Agostini, Novara; riportata in: Sandi Volk, Esuli a Trieste, Edizioni Kappa Vu, Udine, 2004
  3. ^ Bojan Brezigar, Tra le Alpi e l'Adriatico - Gli Sloveni nell'Unione Europea, pg.7, Centro d'Informazione di Bruxelles - Ufficio Europeo per le Lingue Meno Diffuse, 1996, ISBN 90-74851-30-4
  4. ^ Pavel Strajn, La comunità sommersa – Gli Sloveni in Italia dalla A alla Ž, - Editoriale Stampa Triestina, Trieste 1992
  5. ^ Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale (op. cit.)
  6. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia, n. 99, 27 aprile 1923.
  7. ^ Paolo Parovel, L'identità cancellata, Eugenio Parovel Editore, Trieste 1985
  8. ^ a b c Pavel Stranj, La comunità sommersa, Založba tržaškega tiska, Trst 1992
  9. ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, libro V
  10. ^ a b c Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, op.cit.
  11. ^ "Il castello di Gorizia", Sergio Tavano, Libreria Adamo, 1978
  12. ^ a b Paolo Parovel, L'identità cancellata, op.cit.
  13. ^ Raoul Pupo, Il Lungo esodo, pag.304, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 304 ISBN 88-17-00562-2
  14. ^ Janko Jež - Monumenta Frisingensia: la prima presentazione in Italia dei Monumenti letterari sloveni di Frisinga del X-XI secolo...: con traduzione dei testi, cenni di storia del popolo sloveno e dati sugli Sloveni in Italia – Trieste: Mladika; Firenze: Vallecchi Editore, 1994 - ISBN 88-8252-024-2
  15. ^ Boris Gombač, Atlante storico dell'Adriatico orientale, Bandecchi &Vivaldi, Pontedera, 2007 - ISBN 978-88-86413-27-5
  16. ^ Storia - Istria - MEDIOEVO: Il placito di Risano Centro di Documentazione Multimediale delle Culture Giuliana, Istriana, Fiumana, Dalmata: Medievale – Il Placito di Risano
  17. ^ Storia Liceo F. Petrarca – Trieste – a.s. 2001/2002: Il Carso tra natura e Cultura
  18. ^ Carteggio scazonte: corrispondenza tra Alojz Rebula e Manlio Cecovini" Province: Trieste, 2001

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