Comunità monastica di Bose

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Comunità monastica di Bose, a Magnano.

La Comunità monastica di Bose è una comunità religiosa formata da monaci di entrambi i sessi, provenienti da Chiese cristiane diverse. Sin dalla fondazione, la Comunità di Bose promuove un intenso dialogo ecumenico fra le differenti Chiese e denominazioni cristiane. Il fondatore della comunità è Enzo Bianchi; dal 26 gennaio 2017 il priore è Luciano Manicardi. Ha sede dal 1965 a Bose, frazione del comune di Magnano, in provincia di Biella.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La comunità nacque l'8 dicembre 1965, giorno in cui si chiudeva il Concilio Vaticano II, quando Enzo Bianchi decise di iniziare a vivere, solo, in una casa affittata presso le cascine di Bose, una frazione del comune di Magnano. I primi confratelli giunsero tre anni dopo, e fra essi c'erano anche una donna e un pastore protestante.

Il 17 novembre 1967 il vescovo di Biella Carlo Rossi dispose l'interdetto per la presenza di non cattolici nella comunità,[1] ma per intercessione del cardinale Michele Pellegrino l'interdetto viene rimosso l'anno successivo.[2] Lo stesso cardinale Pellegrino, arcivescovo di Torino, approvò la regola monastica il 22 aprile 1973 in occasione delle professioni dei primi sette fratelli.[3] Il vescovo di Biella Gabriele Mana il 29 giugno 2010 ha confermato l'acquisizione della personalità giuridica canonica e approvato alcune modifiche allo statuto con l'annessa regola monastica.[3]

La comunità è composta da circa ottantacinque persone, uomini e donne, alcuni dei quali protestanti e ortodossi, cinque presbiteri e un pastore. Oltre alla sede principale e originaria, la comunità si è diffusa anche in altre località con sue fraternità:[4] Gerusalemme, Ostuni, Assisi, Cellole di San Gimignano e Civitella San Paolo. I fratelli e le sorelle a Bose hanno fatto propria la vita cenobitica, secondo gli insegnamenti di San Pacomio, San Basilio e San Benedetto, composta di preghiera e lavoro. Unica "missione" della Comunità, infatti, è vivere secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo. Nel 2016 alla Comunità viene assegnato il premio Heufelder per «il molteplice impegno a favore di un riavvicinamento tra le Chiese d’oriente e d’occidente».[5]

Tutti i membri della comunità lavorano, guadagnandosi da vivere con le proprie mani. Le principali attività sono:

Alcuni monaci hanno un lavoro esterno alla comunità, che conciliano con il ritmo di preghiera e di vita in comune.

La vita quotidiana della comunità è scandita in modo preciso. Al mattino, a mezzogiorno e a sera, si celebra la liturgia delle ore, con i salmi cantati dal coro dei monaci e delle monache. Si svolgono lavori manuali, si studia la Scrittura e i testi dei Padri del monachesimo occidentale ed orientale. Si accolgono i "pellegrini" e le persone in cerca di Dio. Sono numerose infatti le persone che chiedono di essere ospitate dalla comunità, specie in determinati periodi dell'anno, come l'estate.

Alla preghiera comunitaria, nei tre momenti quotidiani, si aggiunge la preghiera personale, soprattutto la lectio divina, presentata anche agli ospiti, ogni pomeriggio, da un membro della comunità. Il sabato sera, comunità e ospiti prendono parte alla veglia comunitaria, durante la quale si ascoltano i testi biblici della domenica successiva e il priore, o uno dei monaci, aiuta a cogliere il significato di tali testi.

Edizioni Qiqajon[modifica | modifica wikitesto]

Il logo di Qiqajon

Nel 1983 su iniziativa della comunità venne fondata la casa editrice Qiqajon. Attualmente il catalogo, conta circa 500 titoli suddivisi in una quindicina di collane comprendenti testi di patristica, studi biblici, teologici e liturgici, opere della tradizione ebraica e di spiritualità ortodossa. L'intera produzione dei primi trent'anni è reperibile nel Catalogo storico 1983-2013[6]. Tra gli autori, oltre a Enzo Bianchi, sono presenti Martin Buber, Gianfranco Ravasi, Barbara Spinelli, Erri De Luca, Abraham Heschel, Dag Hammarskjöld, Thomas Merton, Rowan Williams, Alexis Jenni, Christian Bobin, Alexandre Jollien[7]. Nel 2013 ha iniziato anche la pubblicazione di ebook[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

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