Comunità cristiana di base

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Per comunità cristiana di base (Cdb) si intende un gruppo di credenti cristiani (solitamente provenienti dalla Chiesa cattolica), che si riconoscono nel Vangelo e nella pratica di una Chiesa "altra" rispetto a quella istituzionale, cioè (secondo loro) "più evangelica e più credibile".

Pur se nate dalla stessa intuizione e nello stesso periodo storico (quello del Concilio Vaticano II), le comunità cristiane di base, sviluppatesi soprattutto in Europa in discontinuità con la prassi e con la gerarchia ecclesiale, si distinguono dalle comunità ecclesiali di base (CEB), che sono sorte in America Latina e in Africa promosse dall'impegno dei missionari e sostenute dall'episcopato locale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le Comunità cristiane di base (CdB) sono nate spontaneamente negli anni sessanta e settanta tra gruppi cattolici, soprattutto in America Latina ma anche in Italia, sulla spinta del Concilio Vaticano II, per cercare di dare una nuova consapevolezza - né integrista, ne disincarnata - alla vita di fede nel Dio di Gesù Cristo. Facendo riferimento alla Bibbia e, insieme, alle lotte degli oppressi, le CdB non intendono creare un'altra Chiesa, ma piuttosto contribuire a rendere "altra" - cioè più evangelica e credibile - la loro Chiesa storica di appartenenza, quella cattolica romana, nella ricerca di forme nuove di essere comunità, superando le distinzioni, sovente strutturate, che separano ministri ordinati e laici, uomini e donne, ecc. Alcune di loro al termine di un convegno nazionale convocato a Roma nell'ottobre del 1971 si sono impegnate a collegarsi in un movimento per confrontare le diverse esperienze e assumere comuni iniziative pur mantenendo ciascuna la sua piena autonomia.

Attività[modifica | modifica wikitesto]

In questi quarant'anni le CdB italiane hanno seguito percorsi diversi nel tentativo di vivere la fede costruendo modi nuovi di essere chiesa, senza mai sentirsi sezioni territoriali di un movimento unitario. Su questa base hanno avviato un cammino comune scandito da incontri nazionali di confronto e di studio nei quali hanno costruito il patrimonio di “punti fermi” che le caratterizzano.

Nel corso degli anni, il campo di interesse delle Cdb si è esteso e arricchito: la rielaborazione della liturgia in chiave ecumenica, inclusiva e dialogica (eucaristia "dialogata"; presidenza affidata anche ai laici); accoglienza di divorziati risposati, gay e lesbiche; impegno politico sempre più netto e accentuato (affermazione della laicità; richiesta di una piena separazione tra Stato e Chiesa, con il rifiuto del concordato).

Il "Chi siamo" delle CdB italiane oggi è nella vita del movimento che hanno costruito comunità e gruppi, dissolti negli anni, e che continuano a costruire quelli che hanno proseguito e altri che si sono aggregati nel tempo.

Il percorso delle Comunità cristiane di base italiane, CdB, come “soggetto collettivo” è stato fin qui caratterizzato dal loro riconoscersi in un collegamento di comunità e gruppi autonomi in ricerca, per vie diverse, di modi d'essere chiesa altra: donne e uomini alla scuola di Gesù senza padri né maestri in una dinamica riappropriazione/reinterpretazione del messaggio cristiano nel nostro tempo.

Sono in sintonia con quanti, singoli e movimenti, tentano di sperimentare percorsi nuovi di fedeltà al Vangelo anche in una prospettiva ecumenica, mantenendo nei confronti dell'istituzione ecclesiastica cattolica un'autonoma capacità di giudizio pur senza rinunciare a interloquire con essa.

Le CdB italiane hanno costruito negli anni un movimento/collegamento, che, rispondendo ai segni dei tempi, vive nella precarietà della ricerca pronto sempre a mettersi in discussione a partire da ciò che ha fatto in funzione di ciò che vuole fare, ricco di un patrimonio di esperienze accumulato lungo il loro cammino in comune documentato in questo sito.

Coerentemente con questa scelta non costituiscono una struttura unitaria con un'identità istituzionalizzata, come altri “movimenti” ecclesiali, ma si sono dotate di una forma di organizzazione “leggera” che opera attraverso:

  • un Collegamento nazionale formato da rappresentanti delle Comunità aderenti, che si riunisce di norma due volte l'anno e in sedi diverse (in città dove la Cdb locale ospita i partecipanti per favorire il contatto diretto con le sue attività). Un suo rappresentante fa parte del Collettivo europeo delle CdB.
  • un Incontro nazionale che si svolge ogni anno su temi, decisi di volta in volta dal Collegamento. La preparazione e la gestione di tali incontri sono affidate ad una o due comunità disponibili ad assumersene la responsabilità.
  • una Segreteria tecnica nazionale che cura l'attuazione delle decisioni del Collegamento, affiancata da gruppi di lavoro per assicurare la tempestiva divulgazione di comunicati e dichiarazioni su eventi particolari - ecclesiali e non -, per curare la pubblicazione del Notiziario, per aggiornare il sito internet.

Con questo percorso collettivo s'intreccia la ricerca autonoma avviata dai gruppi donne, presenti in alcune Comunità, che annualmente organizzano un Incontro nazionale donne. In alcune fasi di tale percorso tra i giovani di diverse comunità si è costituita una rete di comunicazione e di rapporti per la promozione di specifiche iniziative.

Gruppi donne delle Comunità cristiane di base[modifica | modifica wikitesto]

I gruppi donne delle CdB italiane, nati autonomamente ed in tempi diversi nelle diverse comunità, hanno iniziato a dar vita a incontri nazionali di genere a partire dall'esperienza del IX seminario nazionale delle CdB, dal titolo: “Le scomode figlie di Eva. Le CdB si interrogano sui percorsi di ricerca delle donne”, svolto a Brescia dal 23 al 25 aprile del 1988. Questa esperienza ha dato vita prima ad alcuni coordinamenti nazionali dei gruppi donne e poi ad una serie di incontri nazionali donne CdB su temi specifici, che si sono susseguiti negli anni successivi al 1988 fino ad oggi; dal 2004, dopo la partecipazione al Sinodo europeo delle donne a Barcellona, con l'apporto costruttivo di altri gruppi di donne.

Le CdB in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Personaggi rappresentativi della loro storia[modifica | modifica wikitesto]

Come organizzazione le comunità non prevedono al loro interno ruoli e personalità di prestigio, tuttavia la loro storia e sviluppo ha visto l'affermarsi sul piano della visibilità alcune persone significative come il biblista Giuseppe Barbaglio che ha vissuto e lavorato a lungo presso la comunità di San Paolo [1], Ciro Castaldo animatore della "Segreteria tecnica nazionale" delle comunità di base [2], Giovanni Franzoni presso la comunità di San Paolo, Filippo Gentiloni, Franco Maggiotto sacerdote nella comunità di base di Alpignano e sepolto nel cimitero valdese di Angrogna [3], Enzo Mazzi fondatore della comunità di base dell'Isolotto a Firenze , Martino Morganti prete operaio della comunità di "piazza del luogo Pio" di Livorno espulso dall'ordine francescano un paio di anni prima della sua morte [4], Luigi Sandri della comunità di base di San Paolo, Marcello Vigli tra i fondatori della rivista di dialogo religioso Com-Nuovi Tempi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Redazionale, Giuseppe Barbaglio ci ha lasciato, Tempi di Fraternità, Maggio, 2007
  2. ^ Ciro Castaldo: La rinuncia ad ogni potere per testimoniare una chiesa "altra"
  3. ^ Muore Don Franco Maggiotto
  4. ^ Ricordando Martino Morganti

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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