Compromesso di Lussemburgo
Il compromesso di Lussemburgo, siglato il 29 gennaio 1966, è stato un accordo politico informale tra gli stati membri della CEE. Pose fine alla cosiddetta "crisi della sedia vuota" apertasi il 30 giugno 1965 con la decisione del presidente francese Charles De Gaulle di boicottare le riunioni del Consiglio dei ministri della CEE, di fatto bloccando l'attività della CEE.
Premesse
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Tensioni fra De Gaulle e la CEE
[modifica | modifica wikitesto]Il ritorno di Charles De Gaulle alla presidenza francese nel gennaio del 1959 aprì un periodo complesso per l'integrazione europea. La visione politica dell'ex generale favoriva fortemente una versione intergovernativa dell'integrazione europea, spesso riassunta col termine di "Europea delle nazioni", e tendeva a limitare il potenziale sovranazionale di competenze, procedure e istituzioni della CEE.[1]
Sebbene ostile a tendenze sovranazionali o "federali", De Gaulle vide nell'integrazione europea una possibile sponda per contrastare l'egemonia statunitense in Europa. Nel 1960 il presidente francese diede mandato al suo stretto collaboratore Christian Fouchet di guidare una commissione per l'elaborazione di una "Unione politica". Questa unione avrebbe dovuto coesistere con la CEE e fornire uno spazio per l'affermazione di un'Europa autonoma dagli Stati uniti; sarebbe dovuta inoltre essere pienamente intergovernativa, quindi basata sull'unanimità degli stati, occuparsi di politica estera e avere le proprie istituzioni. Il "piano Fouchet" venne accantonato nel 1962 in seguito alla reazione dei paesi del Benelux, che vi videro un rischio di egemonia franco-tedesca e di ritiro dalla NATO.[2]
La tensione tra la Francia di De Gaulle e la Commissione della CEE aumentò nel 1965. In quell'anno, il trattato di fusione compattò gli organi delle tre comunità europee, la CEE, la CECA e Euratom, aumentando il potere della Commissione, la quale ora aveva competenze molto più ampie. Inoltre, secondo l'articolo 149 del trattato di Roma, dal 1966 la terza fase del periodo transitorio di creazione del mercato comune avrebbe avuto inizio, nella il consiglio dei ministri della CEE avrebbe iniziato la propria graduale transizione verso un più frequente uso della maggioranza qualificata: la tendenza verso un assetto più "federale" si stava dunque rafforzando a scapito dei piani di De Gaulle.[3]
La "crisi della sedia vuota"
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Il punto di rottura venne raggiunto quando la Commissione, guidata da Walter Hallstein, propose un nuovo sistema di finanziamento della politica agricola comune (PAC). All'interno di questa proposta, la Commissione prevedeva la creazione di "risorse proprie" per la CEE, che l'avrebbero resa meno dipendente dalla volontà degli stati membri; un ruolo per il Parlamento europeo nella stesura del bilancio; e l'introduzione del voto a maggioranza qualificata, come previsto dal Trattato di Roma.[4]
Vista la difficoltà di giungere a un compromesso tra la Francia, la Commissione e gli altri stati membri, il 30 giugno 1965 De Gaulle decise di boicottare le attività della CEE in segno di protesta, attuando la cosiddetta politica della “sedia vuota”. La Francia smise di partecipare nelle riunioni del Consiglio dei ministri e di altre istituzioni della CEE: sebbene in termini strettamente giuridici questo boicottaggio non avesse la capacità di fermare le decisioni della comunità, i governi degli stati membri e la Commissione si sentirono impossibilitati a ignorarlo dal punto di vista politico.[5]
Il compromesso
[modifica | modifica wikitesto]La posizione di De Gaulle si fece gradualmente più aperta a un compromesso in seguito a forti pressioni da parte dei settori industriali e agricoli, che cercavano un ritorno della Francia al tavolo negoziale. Preoccupazioni in politica estera, specialmente il timore di concedere l'egemonia sulla CEE alla Germania e di non partecipare ai negoziati sul GATT, forzarono ulteriormente l'ex generale a cercare un accordo con gli altri stati membri. I negoziati si svolsero a gennaio del 1966: presto si chiarì che non ci sarebbe stato un cambiamento dei trattati, come inizialmente richiesto dalla Francia, ma solo un "accordo fra gentiluomini".[6]
Con il compromesso raggiunto a Lussemburgo nel gennaio 1966 i governi degli stati membri della CEE previdero la possibilità di un rinvio dell'adozione a maggioranza qualificata di una delibera del Consiglio nel caso in cui uno Stato membro invocasse il pregiudizio di "propri interessi molto importanti". Interpretato come un diritto di veto, il compromesso di Lussemburgo ha per lungo tempo impedito che si procedesse a maggioranza qualificata anche nei casi in cui essa era prevista dai Trattati. Di fatto venne mantenuto il voto all'unanimità ogni qual volta uno Stato membro riteneva minacciato un proprio interesse vitale.[7]
Anche in seguito a questa vittoria, De Gaulle mantenne un'aperta ostilità verso Hallstein e chiese la sua rimozione dal ruolo di presidente della Commissione. Alla scadenza del mandato della Commissione Hallstein II a inizio 1967 i governi degli stati membri della CEE decisero di non rinnovare il mandato di Hallstein.[8]
Le regole sui metodi di votazione in seno al Consiglio dei ministri delle Comunità europee vennero modificate con l'Atto unico europeo entrato in vigore nel 1987, che reintroduceva il ricorso alle votazioni a maggioranza qualificata in alcuni ambiti.[7]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Gilbert, Mark, European Integration : A Political History, Bloomsbury Publishing USA, 2020, pp. 108-134.
- ↑ Liargovas, P. and Papageorgiou, C. (2023), The European Integration, Vol. 1 : History, prima ed. 2023., Springer Nature Switzerland, Cham, https://doi.org/10.1007/978-3-031-47776-8. Pp. 77-76.
- ↑ Gilbert, Mark, op. cit., pp. 128-129.
- ↑ Liargovas, P. and Papageorgiou, C., op. cit., pg. 79.
- ↑ Philip Bajon. (2025). Informal Decision Making in the European Community Under the Luxembourg Compromise : The Law That Never Was (prima edizione). Hart Publishing. Pp. 31-32.
- ↑ Philip Bajon, op. cit., pp. 34-35 e 40.
- 1 2 The Luxembourg Compromise - Historical events in the European integration process (1945–2009) - CVCE Website, su www.cvce.eu. URL consultato il 26 maggio 2026.
- ↑ Gilbert, Mark, op. cit., pg. 135.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Piero Graglia, L'Unione europea, Bologna, il Mulino, 2000, ISBN 88-15-07401-5, SBN RAV0656023.
- Bino Olivi, L'Europa difficile: storia politica dell'integrazione europea, 1948-2000, Bologna, Il Mulino, 2001, ISBN 8815083901, SBN PUV0799025.
- Girolamo Strozzi e Roberto Mastroianni, Diritto dell'Unione Europea. Parte istituzionale, 7ª edizione, Giappichelli, ottobre 2016, ISBN 978-88-921-0528-7, SBN BMT0007813.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (FR) The Luxembourg Compromise EUR-Lex