Compromesso dei tre quinti

Il compromesso dei tre quinti, anche conosciuto come compromesso costituzionale del 1787, fu un accordo raggiunto durante la Convenzione di Filadelfia del 1787 sull'inclusione degli schiavi nel conteggio della popolazione totale dei singoli stati.
Il conteggio avrebbe determinato il numero di seggi della Camera dei rappresentanti, il numero di voti elettorali che ogni stato avrebbe avuto,[1] e l'ammontare delle tasse a carico dello stato. Gli stati schiavisti volevano che la loro intera popolazione fosse conteggiata per determinare il numero di rappresentanti congressuali loro spettanti, mentre gli stati liberi volevano escludere dal conteggio la popolazione degli schiavi negli stati schiavisti, dato che essi non avevano diritto di voto. Per risolvere questa situazione di stallo venne raggiunto un accordo: il compromesso stabiliva che la popolazione di schiavi di ogni stato contasse per i tre quinti nel conteggio totale della popolazione al fine della ripartizione dei seggi alla Camera, dando in pratica agli stati meridionali più potere alla Camera rispetto agli stati settentrionali. I proprietari di schiavi ebbero anche maggiori poteri nelle legislature meridionali, e questo fu uno dei motivi della secessione della Virginia Occidentale dalla Virginia nel 1863. I neri liberi e coloro che erano sottoposti alla servitù debitoria non erano soggetti al compromesso, e venivano pertanto conteggiati come persona intera ai fini della rappresentanza.[2]
Il compromesso dei tre quinti si trova nell'Articolo I, Sezione 2, Clausola 3 della Costituzione degli Stati Uniti d'America. Prevede che:
Nel 1868 la sezione 2 del XIV emendamento della Costituzione superò questa clausola, prevedendo che i membri della Camera dei rappresentanti "siano assegnati ai diversi stati conteggiando il numero totale delle persone di ogni stato, escludendo gli indiani non tassati".
Redazione e ratifica della Costituzione
[modifica | modifica wikitesto]Congresso della Confederazione
[modifica | modifica wikitesto]La proporzione dei tre quindi ebbe origine da un emendamento proposto agli Articoli della Confederazione il 18 aprile 1783.[4][5] L'emendamento avrebbe dovuto modificare la base per determinare la ricchezza di ogni stato e quindi i suoi obblighi fiscali, dal patrimonio immobiliare alla popolazione, come misura della capacità di produrre ricchezza. La proposta di una commissione del Congresso suggeriva che le tasse "avrebbero dovuto essere erogate dalle diverse colonie in proporzione al numero di abitanti di ogni età, sesso e condizione sociale, eccetto gli indiani che non pagavano le tasse".[6][7] Il Sud si oppose immediatamente a questa formula che avrebbe incluso gli schiavi, visti principalmente come proprietà, nel calcolare l'ammontare delle tasse da pagare. Come scrisse Thomas Jefferson nelle sue note al dibattito, gli stati meridionali sarebbero stati tassati "secondo i propri numeri e la loro ricchezza congiuntamente, mentre gli stati del nord sarebbero stati tassati solo secondo i propri numeri".[6]
Dopo il fallimento del compromesso del 50% di Benjamin Harrison della Virginia e dei tre quarti proposto da diverse persone provenienti dalla Nuova Inghilterra, il Congresso approvò infine il rapporto di tre quinti proposto da James Madison.[6] Questo emendamento alla fine non riuscì a raggiungere l'unanimità degli stati richiesta per la modifica degli Articoli della Confederazione, in quanto New Hampshire e New York si opposero.
Gli scritti federalisti 54–55
[modifica | modifica wikitesto]Madison spiegò le regioni dei tre quinti nel saggio Il Federalista N. 54 intitolato "La distribuzione dei rappresentanti tra gli stati" (12 febbraio 1788)[8]:
Madison spiegò poi nel Il Federalista N. 55 intitolato "I numeri totali della Camera dei rappresentanti" (15 febbraio 1788) che i tre quinti erano anche un espediente per stimare la popolazione degli schiavi al tempo:[8]
Convenzione Costituzionale
[modifica | modifica wikitesto]Durante la Convenzione Costituzionale il compromesso venne proposto dal delegato James Wilson, e fu sostenuto da Charles Pinckney.[9]
Quando presentò il progetto per la forma di governo alla Convenzione durante il primo giorno, Charles Pinckney della Carolina del Sud propose che, al fine della distribuzione dei seggi, venisse istituita una "Camera dei delegati con un membro ogni migliaio di abitanti, tre quinti dei neri inclusi."[10] La Convenzione approvò all'unanimità il principio secondo cui la rappresentanza alla Camera sarebbe stato in proporzione alla popolazione relativa degli stati, ma inizialmente rigettò la sua proposta riguardante il conteggio della popolazione nera insieme al resto della proposta. I delegati che si opponevano alla schiavitù proposero che venissero conteggiati solo i cittadini liberi di ogni stato ai fini della rappresentanza, mentre i delegati che sostenevano la schiavitù si opposero alla proposta, sostenendo che gli schiavi dovessero essere conteggiati secondo il numero effettivo.
La proposta di conteggiare gli schiavi con un rapporto di tre quinti fu presentata per la prima volta l'11 giugno, e dopo un breve dibattito nove stati acconsentirono mentre due si opposero.[9] Il tema fu dibattuto a lungo tra il 9 ed il 13 luglio, e inizialmente fu bocciato dai membri presenti alla Convenzione con un voto di sei contro quattro.[11] Alcuni delegati del sud, vedendola come un'opportunità, proposero la piena rappresentanza per la popolazione di schiavi, ma molti stati votarono contro.[12][13] Vedendo che gli stati non sarebbero mai stati uniti sul principio di conteggiare gli schiavi con i loro numeri effettivi[14] senza qualche sorta di compromesso, la proposta dei tre quinti venne riportata sul tavolo e fu approvata da otto stati contro due.[9]
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ L'Articolo II, Sezione 1, della Costituzione degli Stati Uniti d'America prevede che il numero di elettori di ogni stato sia "pari al numero totale dei senatori e dei rappresentanti a cui lo stato ha diritto al Congresso."
- ^ Paul Finkelman, "The Founders and Slavery: Little Ventured, Little Gained", p. 427.
- ^ The Constitution of the United States: A Transcription, su archives.gov, National Archives and Records Administration, 4 novembre 2015. URL consultato il 22 novembre 2025.
- ^ Joseph Story, Commentaries on the Constitution of the United States, Boston and Cambridge, Massachusetts, William Hilliard, Gray, and Company; Brown, Shattuck and Co., 1833.
- ^ James Albert Woodburn, American Politics: The American Republic and Its Government, 2ª ed., G. P. Putnam's Sons, 1916, p. 190.
- ^ a b c Garry Wills, "Negro President": Jefferson and the Slave Power, Houghton Mifflin, 2003, ISBN 978-0-618-34398-0.
- ^ Hannis Taylor, The Origin and Growth of the American Constitution: An Historical Treatise, Boston e New York, Houghton Mifflin, 1911, p. 131.«saranno forniti dalle varie colonie in proporzione al numero degli abitanti di ogni età.»
- ^ a b James Madison e Alexander Hamilton, Federalist Nos. 51-60, su guides.loc.gov, Library of Congress. URL consultato il 22 novembre 2025.
- ^ a b c James Madison, 1787: The Journal of the Constitutional Convention, Part I, The Writings of James Madison, vol. 3, Gaillard Hunt, G. P. Putnam's Sons, 1787.
- ^ Charles Pinckney, The Plan of Charles Pinckney (South Carolina), Presented to the Federal Convention, su avalon.law.yale.edu, università Yale, 1787. URL consultato il 23 novembre 2025.
- ^ James Madison, Madison Debates, July 11, in Madison's Notes on Debates in the Federal Convention of 1787, Università Yale, 11 luglio 1787. URL consultato il 23 novembre 2025.
- ^ James Madison, Madison Debates, July 12, in Madison's Notes on Debates in the Federal Convention of 1787, Università Yale, 12 luglio 1787. URL consultato il 23 novembre 2025.
- ^ Paul Finkelman, Slavery and the Founders: Race and Liberty in the Age of Jefferson, Armonk, New York, M. E. Sharpe, 1996, pp. 14–15, ISBN 978-1-56324-590-9.
- ^ Nicholas Guyatt, No Property in Man: Slavery and Antislavery at the Nation's Founding by Sean Wilentz, su pressreader.com, 6 giugno 2019.
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Three-fifths compromise, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 1156163335710803270005 · LCCN (EN) no2021112199 |
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