Compianto sul Cristo morto (Lotto)

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Compianto su Cristo morto
Compianto sul Cristo morto - Lotto.jpg
AutoreLorenzo Lotto
Data1522
Tecnicaolio su tela
Dimensioni184×184 cm
UbicazioneBasilica di Sant'Alessandro in Colonna, Bergamo

La tela Compianto su Cristo morto è un dipinto olio su tela di Lorenzo Lotto conservato nella sacrestia della Basilica di Sant'Alessandro in Colonna, in via Sant'Alessandro di Bergamo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto del Lotto, non tra i più conosciuti, è di intensa drammaticità. Venne commissionato per la cappella del Carpus Domini, dalla confraternita Societas Corporis Domini nostri Jesu Christi et Sancti Joseph probabilmente negli anni dal 1521 al 1523[1]. Quando la chiesa fu modificata con la nuova intitolazione degli altari, venne spostato nella sacrestia. Fu restaurato più volte, documentato il primo intervento già 1548, poi nel 1702, nel 1880, recente nel 1998, non sempre con il rispetto delle cromie originali, tanto da rendere difficile trovare le tradizionali caratteristiche artistiche del pittore veneziano.[2].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto è artisticamente tra i più rappresentativi del Lotto, della sua capacità di concentrare la molteplicità di linguaggi artistici che vanno dal Dürer al Botticelli, dall'Alvise Vivarini a Niccolò dell’Arca e Jacopino Scipioni, in una unica raffigurazione, mantenendo la propria importante personalità artistica[3]. Pur essendo il quadro di notevole valore pittorico, fu a lungo condannato ad essere artisticamente inteso. La raffinata delicatezza del Lotto non fu sempre di facile comprensione[4].

Compianto sul Cristo morto (Niccolò dell'Arca)-particolare

La tela è la rappresentazione drammatica dei sentimenti che coinvolsero gli astanti alla morte e deposizione di Cristo, e seguendo le espressioni e i movimenti dei personaggi si raggiunge una crescente drammatica intensità di sentimento[5].
Il primo personaggio a sinistra, malgrado abbia una espressione contrita, non è molto coinvolto, maggiormente quello che è a lui vicino e che si sporge per meglio comprendere quello succede nel gruppo centrale del quadro.
La donna rappresentata come terzo personaggio della parte superiore del quadro, è china con gli occhi socchiusi volendo vedere e ricordare le sembianze del defunto. A lei succede la pia dona che sorregge la Vergine svenuta. La figura successiva è una donna urlante, e accanto a lei raffigurato san Giuseppe raffigurato nel massimo della pena. Questa rappresentazione esasperata avvicina il dipinto ad opere d'origine tedesca.

Nella parte centrale della tela il gruppo composto da Maria esangue, posta centrale alle due diagonali è la lama che le trafigge il cuore riportante la scritta AMOR ET DOLOR, purtroppo di difficile visione, proponendo alla lettera il Vangelo di Luca

«Anche l'anima tua stessa sarò trapassata da una spada»

(Luca,II,35)

San Giovanni con infinita dolcezza, sorregge il corpo di Cristo che è la parte dominante della composizione. Si inarca sorreggendolo, come a voler evitare ulteriori dolori a quel corpo martoriato, mentre Maria Maddalena prostata, tiene le gambe del defunto, immagine leonardesca, ricorda santa Lucia nel dipinto Resurrezione di Giovanni Antonio Boltraffio.

Sulla tela vi sono due cartigli, uno sorretto da due angeli sulla parte superiori: Oportuit Cristum pat et ita intrare in regnum suum-ecce quis patitur et proquo, (grazie ai patimenti del Cristo gli uomini possono entrare nel regno dei cieli)[5], mentre sulla parte inferiore ECCE QUIS PATITUR/ ET QUO PRO[6].

Il quadro venne realizzato negli anni che precedevano il Concilio di Trento e la Riforma calvinista, in un clima di confusione religiosa, che aveva raggiunto sia i fedeli che gli uomini di chiesa anche nella città di Bergamo. Il Lotto mettendo Cristo al centro della scena, mandò un messaggio chiaro, Giovanni, Maria pongono la loro mano destra sul costato del defunto, ad indicare che da quel costato nacque la Chiesa. Il corpo di Cristo è la Chiesa, così come la pietra ben squadrata posta a sinistra della tela, indica la pietra angolare[5]

«...essendo lo stesso Cristo Gesù pietra maestra agolare sopra di cui l'edificio...si innalza in tempio Santo del Signore»

(Lettera di Paolo agli Efesini,II,20-21)


L'immagine di Cristo ha caratteristiche michelangiolesche. Le labbra son socchiuse, come chi ha esalato l'ultimo respiro, o forse il Lotto intendeva ancora vivo. In primo piano i simboli del martirio, la corda servita a deporre Cristo dalla croce e la tavola con la scritta INRI nascoste da un bianco telo[7].

Una gamma di marroni, si contrappongono al rosso lottesco delle vesti di san Giovanni e san Giuseppe, quelli che idealmente furono il padre e il fratello di Cristo. Gli abiti delle pie donne sono di foggia cinquecentesca come era uso il Lotto. La particolarità unica di rappresentare san Giuseppe oltre a accentuare la pietà della raffigurazione fu anche un riconoscimento alla confraternita Societas Corporis Domini nostri Jesu Christi et Sancti Joseph che era intitolata anche al santo[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La Rivista di Bergamo, p.67.
  2. ^ Simone Facchinetti, Lorenzo Lotto: Compianto sul Cristo morto. Studi, indagini, problemi conservativi, Silvana.
  3. ^ Michele Lasala, ARTE&CULTURALorenzo Lotto e il “Compianto su Cristo morto” di Bergamo, sport cafè24. URL consultato il 24 maggio 2018.
  4. ^ Lotto Deposizione (JPG), Enciclopedie delle famiglie lombarde.
  5. ^ a b c d La Rivista di Bergamo, p.68.
  6. ^ Lotto L.sec. XVI, Compianto su Gesù Cristo morto, beweb.chiesacattolica. URL consultato il 24 maggio 2018.
  7. ^ Bergamo e Lorenzo Lotto, Comune di Bergamo. URL consultato il 24 maggio 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simone Facchinetti, Lorenzo Lotto: Compianto sul Cristo morto. Studi, indagini, problemi conservativi, Silvana.
  • Andreina Franco Loiri Locatelli, La Rivista di Bergamo, 1998, p. 668- 68.
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