Compagnia dell'Anello (personaggi)

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« Nove saranno i membri della Compagnia dell'Anello, ed i Nove Viandanti si opporranno ai Nove Cavalieri che sono Malvagi. [...] Il totale dei Nove è stato raggiunto. Fra sette giorni la compagnia deve partire. »

(Elrond, La Compagnia dell'Anello, p. 347-348, Bompiani 2001)
I nove viandanti si apprestano a partire da Gran Burrone nel film La Compagnia dell'Anello

La Compagnia dell'Anello, come descritta nel primo volume de Il Signore degli Anelli, che porta lo stesso nome, è l'unione di 9 personaggi rappresentanti dei popoli liberi di tutta la Terra di Mezzo, numero scelto per essere uguale a quello dei Nazgûl.

L'obiettivo della Compagnia è quello di aiutare Frodo, il portatore dell'Unico Anello, a raggiungere Mordor, dove poter distruggere proprio l'Anello nella lava del Monte Fato. I nove iniziano il loro viaggio all'inizio dell'inverno, quando la loro unione venne decisa dal Consiglio di Elrond.

La Compagnia è inizialmente guidata da Gandalf, ma, dopo la sua caduta nelle miniere di Moria, Aragorn la guida fino a quando questa non si divide per colpa del tentativo di tradimento di Boromir e l'attacco degli Orchi.

Anche se la Compagnia si disintegra dopo la morte di Boromir dopo aver percorso solo metà della strada per Mordor, essa aiuta comunque Frodo a percorrere la prima ed estremamente pericolosa parte del viaggio. In compenso alla loro assenza durante l'ancor più pericolosa seconda parte del viaggio, però, i restanti membri della Compagnia riescono nell'intento di risvegliare lo spirito dei popoli liberi lungo le rive dell'Anduin e a portarli a fronteggiare insieme la minaccia di Sauron che incombe su tutti loro, aiutando indirettamente Frodo e Sam distraendo il nemico e le sue forze da loro, aiutandoli così a portare a termine l'ardua missione.

I nove viandanti[modifica | modifica wikitesto]

I cosiddetti "Nove Viandanti" sono:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Compagnia dell'Anello[modifica | modifica wikitesto]

La formazione della Compagnia[modifica | modifica wikitesto]

A causa della scoperta dell'Unico Anello, Gandalf sprona Frodo Baggins a partire al più presto dalla Contea per Gran Burrone. Durante il Consiglio di Elrond si decide che l'Anello dev'essere distrutto, scagliandolo nel fuoco dal quale è stato forgiato: la voragine vulcanica del Monte Fato. Viene così formata la Compagnia dell'Anello, un gruppo rappresentativo di tutte le razze della Terra di mezzo con il comune obiettivo di proteggere Frodo, il portatore dell'Unico Anello. I nove iniziano il loro viaggio all'inizio dell'inverno, quando la loro unione venne decisa dal Consiglio di Elrond.

La partenza da Granburrone avviene in una sera fredda e grigia di fine dicembre, e la prima tappa è l'attraversamento delle Terre Selvagge (Wilderland), verso i valichi delle Montagne Nebbiose (Misty Mountains) che conducono al sud. Tutto si presenta tetro e abbandonato, e il viaggio deve procedere nella gelida oscurità notturna, per sottrarre la Compagnia agli occhi delle spie di Saruman. Ciò malgrado i viaggiatori vengono sorpresi da uno stormo di corvi neri, e devono affrettare il cammino ormai consapevoli di futuri incombenti pericoli.

L'ostacolo da superare è il passo del Cancello Cornorosso (Redhorn Gate), sul monte Caradhras, uno dei bracci delle Montagne Nebbiose. La via è proposta da Aragorn, malgrado la perplessità di Gandalf; essa infatti si presenta subito ostile e mortalmente pericolosa: la Compagnia è aggredita da una terribile tempesta di neve, certamente provocata da qualche malvagia volontà, che riduce all'impotenza gli Hobbit e costringe i viaggiatori a tornare indietro. Il passaggio del Caradhras è impossibile, deve essere trovata una nuova via.

Le miniere di Moria[modifica | modifica wikitesto]

La nuova via proposta da Gandalf è l'attraversamento delle miniere di Moria, antico reame dei nani, ormai abbandonato e perduto da anni dopo una mortale battaglia contro un misterioso e terrificante nemico sorto dagli abissi della terra. Aragorn non è per niente convinto della scelta, ma ormai può fare poco per opporsi alla necessità di proseguire il cammino, essendo la via che avrebbero preferito percorrere (il reame di Rohan passando per Isengard) loro preclusa dal tradimento di Saruman.

Dopo un selvaggio attacco da parte di un branco di lupi, respinto dalle arti magiche di Gandalf, la Compagnia giunge alle porte settentrionali delle miniere: esse giacciono chiuse e dimenticate in una profonda gola montagnosa, invasa da un lago oscuro e limaccioso creato artificialmente con l'ostruzione delle acque del fiume Sirannon, il Rivo del Cancello (Gate-stream). L'apertura delle porte si rivela però più complessa del previsto: esse infatti sono porte magiche, che rispondono solo a parole segrete ormai dimenticate. Dopo lunghe ore di spossanti tentativi, in cui inutilmente dà fondo a tutta la sua erudizione, solo per un caso fortuito Gandalf riesce a decifrare il mistero delle porte di Moria (la cui parola-chiave è nascosta nell'iscrizione «Dite amici ed entrate»). Ma nello stesso istante in cui le porte si spalancano, dalle profondità del lago antistante emergono gli spaventosi tentacoli di un mostro che tenta di rapire Frodo. Dopo che l'hobbit è sottratto al pericolo e tutti si sono posti in salvo oltre l'ingresso delle miniere, la creatura (the Watcher in the Water) avvinghia i battenti pietrosi delle porte e li rinserra rovinosamente alle spalle dei fuggiaschi, che si trovano così prigionieri del buio. Comincia il viaggio nelle oscure profondità della città dei nani.

Per decine di miglia, Gandalf guida alla luce del suo magico bastone i viaggiatori per l'immensa città sotterranea dei nani, composta da un labirinto oscuro e pericoloso di scale, corridoi, sale disabitate disseminate di crepacci e trappole appositamente create per la difesa dagli invasori. Nell'oscurità regnano silenzio e desolazione: non c'è alcuna traccia di nani o altri abitanti. Ed è proprio per esorcizzare questo desolante abbandono che Pipino fa cadere un sasso in un profondo pozzo oscuro: con grande disappunto di Gandalf, dalle profondità della terra giunge un inquietante battito di martello. Essi giungono così nel cuore di Moria, un salone più vasto ed imponente di ogni reggia umana o elfica sulla terra, retto da immense colonne scavate nella dura pietra della montagna. E nella notte, durante il suo turno di guardia, a Frodo pare di scorgere due occhi gialli e pallidamente illuminati che lo spiano da lontano.

A fianco del salone la Compagnia trova la Camera di Mazarbul, un vano fiocamente illuminato da un pozzo aperto verso il cielo, al cui centro giace la tomba di Balin, signore di Moria. È così che Gandalf e Gimli apprendono il fallimento dell'ultimo tentativo dei nani di reimpadronirsi del loro reame. Nella Camera di Mazarbul i viaggiatori si attardano a leggere il diario degli ultimi giorni di vita della guarnigione di Balin, quando improvvisamente un battito di tamburi irrompe nel silenzio. Dalla parte del salone centrale giunge un violento attacco di orchi, capeggiati da un enorme capo-orchetto. La resistenza è accanita e serrata, e i nemici vengono sbaragliati facilmente anche con l'aiuto dei quattro hobbit, nei cui cuori emerge un coraggio inaspettato. Ma Frodo è colpito al fianco destro da un violento colpo di lancia del capo orchetto, che lo lascia a terra come morto. Tuttavia egli, dopo essere stato trasportato per un po' da Aragorn, riesce a camminare, con grande sorpresa di tutti. La Compagnia cerca di fuggire da un'uscita secondaria, cercando di serrare la porta alle loro spalle, ma sopraggiunge un nuovo oscuro e potente nemico, in grado di forzarla con la sua sola terribile volontà. Con grande sforzo Gandalf riesce a tenere bloccata la porta, ma la tensione del confronto di volontà è tale che tutta la camera di Marzabul crolla, lasciando Gandalf stesso estremamente debole e quasi cieco. Poi comincia la fuga disperata verso il ponte di Khazad-dûm, l'ultimo valico verso l'uscita est di Moria.

Ancora guidati da un esausto Gandalf, i viaggiatori sbucano nell'ultimo salone, nel cui centro percorso da un'immensa voragine si alzano fiamme infernali. E lì, dall'oscurità di Moria, emerge un Balrog, un demone dei giorni oscuri, il "Flagello di Durin" (il nano fondatore di Moria): un essere fatto al contempo di tenebra e fiamma, irradiante una tale aura di terrore e potere da cancellare ogni speranza dai cuori. Era Lui il potente avversario giunto nella sala di Marzabul. La Compagnia si avventa sul ponte portandosi all'estremità opposta, mentre Gandalf, pur estremamente provato, cerca di opporre un'ultima resistenza al mortale nemico. Ma questi è ancora troppo forte per il mago, che purtuttavia riesce a frantumare con magiche parole il sottile ponte di pietra sotto i piedi del Balrog: questi precipita nell'oscurità, ma prima di scomparire avvinghia con la sua frusta le ginocchia di Gandalf, che cade così con esso nelle immense profondità della terra. Gandalf è caduto, ma i suoi amici sono salvi e possono correre, benché accecati dalle lacrime, fuori dai confini di Moria.

Lothlórien[modifica | modifica wikitesto]

Volti alla fuga, gli otto superstiti della tragedia si accasciano ai confini di Moria, per piangere Gandalf e curare le ferite di Frodo. È così che la Compagnia scopre la cotta di Mithril (l'argentovero di Moria, il più prezioso e resistente dei metalli) che Bilbo ha regalato al giovane cugino, un dono di valore regale, una vera assicurazione sulla vita nei pericoli della battaglia. Poi il viaggio prosegue.

A poche miglia di distanza si stendono i boschi di Lórien, il misterioso reame degli elfi, in cui regna una dama dai grandi poteri. Legolas ed Aragorn esortano i loro amici ad avanzare senza paure sotto i primi alberi del bosco, sul far della notte, quando una voce intima loro di fermarsi. È Haldir, una guardia elfica posta di vedetta ai confini di Lothlórien: la legge impedisce a ogni estraneo di entrare nei confini del regno, ma Aragorn e Legolas sembrano convincere la sentinella a fare un'eccezione, se non fosse per la presenza del nano Gimli. Da tempi immemorabili, infatti, fin dai tempi delle guerre tra elfi e nani della prima era, non corre buon sangue tra le due stirpi, e sempre quando qualcuno dei loro rappresentanti si incontra, corrono parole grosse. Ma ordini giungono dal cuore del reame di far passare la Compagnia, ed è così che, seppur con l'accordo di far procedere tutti bendati, il viaggio riprende sotto le fronde degli alberi d'oro, nell'eterna primavera soleggiata e sognante di Lórien.

Aragorn assume il comando della Compagnia che guida al bosco di Lothlórien, regno della dama della luce Galadriel. Boromir incomincia a nutrire dei dubbi sull'esito della guerra, mentre Frodo vede attraverso lo specchio magico di Galadriel la distruzione della Contea da parte degli orchi e la terribile prigionia che aspetta i suoi compagni in caso di fallimento. Le dolorose sensazioni causate dalla visione lo accompagneranno per il resto del viaggio.

La divisione della Compagnia: la morte di Boromir[modifica | modifica wikitesto]

Sia Aragorn che Frodo sono ora lacerati da un dilemma. Aragorn ha il pensiero rivolto a Gondor: il suo desiderio sarebbe di tornare alla capitale del regno, Minas Tirith, per combattere a fianco dei suoi soldati contro Sauron, portando a compimento il suo destino di erede alla corona. Ma egli sa che il suo primo dovere, ora che Gandalf non c'è più, è di proteggere il Portatore dell'Anello, assecondando la sua volontà.

Frodo, dal canto suo, è tormentato dal terrore per l'impresa che lo attende, addentrarsi nelle terre nere di Mordor, ma non vuole trascinare nell'orrore i suoi amici. Chiede allora un po' di tempo per riflettere sulle sue decisioni, e si allontana dai compagni accampati sul prato di Parth Galen, sulle rive dell'Anduin.

Inosservato, Boromir segue Frodo e lo avvicina mentre questi girovaga angosciato ai piedi del colle di Amon Hen. È chiaro che Boromir vuole l'Anello: lo vuole per condurlo al padre, Denethor, Sovrintendente (Steward) di Gondor; dapprima cerca di convincere Frodo, poi, viste le resistenze dell'hobbit, si avventa furioso su di lui per strapparglielo. E così Frodo, indossato l'anello, si dà alla fuga, sottraendosi alla vista dello stupefatto Boromir. Boromir si pente amaramente del suo gesto, ma ormai è troppo tardi: Frodo è sparito. L'uomo fa mestamente ritorno all'accampamento, suscitando, col suo atteggiamento reticente, l'apprensione di tutti. La Compagnia si sparpaglia alla ricerca disperata di Frodo, e nella confusione Merry, Pipino e Boromir, incaricato da Aragorn di proteggerli, incappano in una numerosa pattuglia di orchi. Boromir viene ucciso, Merry e Pipino cadono invece prigionieri dei guerrieri Uruk-hai, inviati da Saruman sulle tracce della Compagnia. Quando Aragorn, Gimli e Legolas giungono sul luogo della battaglia, trovano Boromir ormai morente.

Nel frattempo, Frodo, braccato dal fedele Sam, che ha subito intuito le regioni del comportamento del suo padrone, si è impadronito di una barca, e si è allontanato verso la riva orientale del fiume.

La Compagnia si è così sciolta: Merry e Pipino, prigionieri degli orchi, viaggiano verso occidente, a Isengard; Frodo e Sam sono diretti, da soli, verso la terra di Mordor; Aragorn, Gimli e Legolas devono scegliere: salvare Merry e Pipino, o aiutare Frodo nella sua disperata missione.

Le due torri[modifica | modifica wikitesto]

Durante il secondo libro la compagnia si è sciolta:

Il ritorno del re[modifica | modifica wikitesto]

Nel terzo libro la compagnia deve prepararsi all'avanzata di Sauron sul regno di Gondor:

  • Pipino e Gandalf partono alla volta di Gondor, per informare il sovrintendente dell'imminente battaglia. Merry affianca il Re di Rohan nella battaglia finale.
  • Aragorn, accompagnato da Gimli e da Legolas, decide di prendere i Sentieri dei Morti, infestati da un antico popolo che avrebbe dovuto aiutare Isildur in battaglia. L'arrivo di Aragorn, fiancheggiato da Legolas e da Gimli e dall'esercito degli dei fantasmi dei Sentieri dei Morti, ormai liberi dal loro debito, conclude la battaglia a favore di Gondor e Rohan sconfiggendo le forze di Sauron.
  • Frodo e Sam raggiungono il Monte Fato. Gollum li attacca all'improvviso tentando di impadronirsi ancora dell'Anello, ma Frodo riesce a sconfiggerlo. Sam si prepara ad uccidere Gollum, ma, mosso a pietà, gli risparmia la vita. Sull'orlo del vulcano, Frodo non ha la forza di gettare l'anello, ma, anzi, lo pretende per sé e lo infila al dito, proprio in quel momento, Gollum rispunta all'improvviso e attacca Frodo staccandogli a morsi il dito e quindi l'anello. Tuttavia Gollum cade nel vulcano portandosi con sé l'anello e quindi distruggendolo.

La Compagnia si ricongiunge dopo la definitiva sconfitta di Sauron a Mordor nell'Ithilien.

Il futuro della Compagnia[modifica | modifica wikitesto]

  • Frodo in qualità di Portatore dell'Anello parte per Valinor assieme a Gandalf, Elrond e Galadriel, i tre portatori degli Anelli degli Elfi e assieme a Bilbo Baggins. Il 29 settembre del 3021 (T. E.) salpa con una nave elfica per l'Ovest in partenza dai Porti Grigi. Non avendo figli, Frodo, lascia Casa Baggins e il Libro Rosso dei Confini Occidentali a Sam.
  • Sam sposa Rosie Cotton, la barista del Drago Verde, il più famoso locale della Contea. I due daranno alla luce ben tredici figli, tra i quali Elanor la Bella e Frodo detto il Giardiniere. Quando Frodo Baggins lascia la Terra di Mezzo per dirigersi ad Ovest, consegna a Sam il Libro Rosso dei Confini Occidentali. In seguito Sam diventa per ben sette volte Sindaco della Contea. Rinuncerà all'ottavo mandato dopo la morte di Rosie Cotton per salpare per Valinor e ricongiungersi a Frodo e perché era stato anche lui, seppur per poco, un Portatore dell'Anello.
  • Pipino è nominato Consigliere del Regno del Nord. Nel 1484 lascia la Contea per andare a trovare l'amico Re Éomer di Rohan. Dopo la morte di quest'ultimo i due Hobbit si trasferiscono a Gondor.
  • Merry, detto "il Magnifico", diventa Signore della Terra di Buck nel 1432 (Calendario della Contea); due anni dopo Merry, insieme a Pipino, è nominato Consigliere del Regno del Nord. Nel 1484 lascia la Contea, sempre insieme a Pipino, per andare a trovare l'amico Re Éomer di Rohan. Dopo la morte di quest'ultimo i due Hobbit si trasferiscono a Gondor, dove Merry morirà e verrà sepolto a Rath Dinen, la necropoli dei re, e dove più tardi verrà posto anche il sepolcro di Aragorn.
  • Aragorn viene incoronato Re di Gondor e di Arnor con il nome di Re "Elessar" (parola Quenya per Gemma elfica); tale nome gli viene dato da Galadriel. Aragorn sposa dunque Arwen Undómiel, la quale ha rinunciato a partire per le terre immortali, e regna insieme a lei nel riunito Regno del Nord e del Sud fino all'anno 120 della Quarta Era (T.E. 3141). Aragorn e Arwen avranno almeno due figlie ed un erede maschio: Eldarion. Aragorn muore dopo 210 anni di vita e 122 anni di regno.
  • Gandalf parte, con gli ultimi Elfi e con i portatori dell'Unico Anello - Bilbo e Frodo - verso Occidente, oltre il grande mare.
  • Legolas viaggia, insieme a Gimli, per la foresta di Fangorn. In seguito Legolas ottiene dal padre il permesso di abitare l'Ithilien per riportare lo splendore in questa regione che tanto aveva sofferto per la vicinanza con la terra di Mordor. Dopo la morte di Re Elessar, Legolas abbandona la Terra di Mezzo discendendo il fiume Anduin e Gimli, desideroso di restare a fianco dell'amico e di rivedere ancora una volta dama Galadriel, parte con lui.
  • Gimli divenne il signore delle caverne scintillanti, altrimenti dette caverne di Aglarond, e forgiò i nuovi cancelli di Minas Tirith in ferro e mithril. Secondo quanto afferma il Libro Rosso, nell'anno 120 della Quarta Era navigò oltre mare con Legolas discendendo il fiume Anduin con una nave costruita dallo stesso Elfo spinto dal desiderio di ammirare nuovamente la bellezza di dama Galadriel e dal desiderio di rimanere con l'amico.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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