Commissione Cibrario

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Passata alla storia con il nome di chi la presiedeva, Luigi Cibrario, allora Ministro di Stato e Senatore del Regno nonché noto studioso, la Commissione Cibrario fu istituita nel 1870 per risolvere alcuni problemi riguardanti gli archivi italiani e per formulare un regolamento delle biblioteche governative.[1]

Partendo dall'affermazione che "l'archivio deve rappresentare per quanto è possibile la costituzione dello Stato e gli elementi della vita civile", la commissione fu concorde nel definire il metodo storico come unica metodologia da utilizzare per l'ordinamento archivistico. La commissione stabilì la distinzione degli archivi tra "parte antica" e "parte moderna": la prima per designare quella parte di documentazione che, a seguito del decorso del tempo, può essere data in libera consultazione agli studiosi, la seconda per indicare la documentazione da tenere ancora riservata. Si divise invece sulla scelta del Ministero cui attribuire la competenza in materia di archivi, sia per la parte antica che per la moderna: Ministero dell'Istruzione o Ministero dell'Interno. Da sottolineare il fatto che la stessa commissione indicò un termine brevissimo per il versamento in Archivio di Stato, tra i cinque e i dieci anni, con il risultato che l'Archivio di Stato fungeva anche, per così dire, da archivio di deposito perché quella documentazione "recentissima" non era ancora liberamente consultabile. Posta così la questione, gli aspetti "amministrativi" andavano a prevalere su quelli "storici" e ciò fu confermato dalla scelta del Ministero, quello dell'Interno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Archivi di biblioteche: per la storia delle biblioteche pubbliche statali Volume 55 di Sussidi eruditi, Viviana Pistarelli, Ed. di Storia e Letteratura, 2002, ISBN 8884980135, on-line su books.google.com Consultato il 26-10-2009