Colori e simboli della Società Sportiva Calcio Napoli

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Antonio Juliano con la classica divisa del Napoli: maglia e calzettoni azzurri, con pantaloncini bianchi.

Qui di seguito sono riportati i colori e i simboli della Società Sportiva Calcio Napoli, società calcistica italiana con sede a Napoli.

Maglia[modifica | modifica wikitesto]

La tenuta di gioco del Napoli è composta da una maglia azzurra con numerazione bianca, pantaloncini bianchi e calzettoni azzurri. La tenuta da trasferta tradizionalmente è composta da maglia bianca con numerazione blu scuro pantaloncini bianchi o azzurri, calzerotti bianchi o azzurri. Al momento della fondazione, fu adottata una maglia di colore azzurro.

La maglia sbarrata della stagione 1964-1965, frequentemente usata per motivi scaramantici.

Nel 1964-65 il presidente azzurro Roberto Fiore, per scaramanzia, decise di cambiare i colori della maglia del Napoli: in quella stagione gli azzurri giocarono con una divisa bianca con sbarra azzurra.[1] Già a partire dalla finale di Coppa Italia – quando il Napoli si appuntò sul petto la prima delle sue cinque coccarde tricolori –, contro la SPAL la squadra partenopea indossò una inconsueta maglia rossa con bordi bianchi per non confondersi con la casacca spallina biancoazzurra. Questa terza divisa fu usata altre volte al San Paolo negli anni sessanta, quando la regola era che a cambiare casacca per problemi cromatici con gli avversari, era la squadra di casa e non quella in trasferta. Regola che poi sarà invertita nel 1969.[2]

Dal 1976 la ditta produttrice della maglia del Napoli sarà la ennerre (NR) anche se lo sponsor sulla maglia in quegli anni non era ancora stampato. La prima maglia ad avere lo sponsor tecnico fu la Puma che produsse la maglia del Napoli dal 1978/79. Di seguito arrivò di nuovo la NR. Il Napoli giocò mezzo campionato nella stagione 1982-83 con una maglia dall'azzurro più intenso e con numerazione e calzoncini blu dark (blu scuro), ma dietro richiesta dei tifosi visti anche gli scarsi risultati di quel campionato si ritornò poi ai colori tradizionali durante lo stesso campionato. Quell'anno sulla maglia fu disegnato invece del tradizionale stemma, un somarello stilizzato, in onore al simbolo del sodalizio.

Il Napoli di fine anni sessanta con una muta di cortesia rossa, ciclicamente usata dai partenopei nel corso della loro storia.

L'unica stagione in cui la squadra napoletana non ha giocato con la casacca tradizionale è stata la 2002-2003, disputata in Serie B. In quell'occasione lo sponsor tecnico (Diadora) propose una maglia a strisce verticali bianco-azzurre in stile Argentina.[3] Nelle ultime partite di quella stagione l'allora presidente Salvatore Naldi, per scaramanzia, optò per un ritorno al passato e nelle partite decisive per la salvezza (a partire da quella casalinga contro la Ternana) il Napoli tornò all'antico, indossando le maglie dell'annata precedente. Sia la società che lo sponsor tecnico non avevano più scorte di maglie azzurre. Il sodalizio napoletano fu così costretto a chiedere la restituzione di alcune mute, di colore azzurro, a varie scuole calcio cui erano state donate. È da notare che a partire dagli anni 2000 il Napoli gioca frequentemente anche con tenute monocromatiche azzurre, tendenza ormai abbastanza diffusa per ottenere maggior contrasto con le divise delle squadre avversarie.

Nella stagione 2007-2008 la maglia si può definire un rimando del passato, con un azzurro classico sbiadito che richiama le divise indossate nei primi anni '80, presentando il simbolo della squadra e un colletto a forma di "V", con il bianco presente su due "code di topo", che percorrono la parte anteriore della casacca e sui bordi delle maniche. La seconda maglia è bianca con bordi azzurri mentre la terza è di colore rosso (sempre in memoria degli anni '80), con pantaloncini blu scuro.

Diego Armando Maradona, a metà degli anni ottanta, con la tradizionale seconda casacca bianca del Napoli.

Per la stagione 2008-2009, sponsor tecnico resta la Diadora. In luogo del classico "girocollo" viene adottato un colletto in stile "polo". La prima maglia è come sempre azzurra con pantaloncini bianchi e calzettoni azzurri; la seconda non è più bianca ma rossa, in omaggio alle seconde maglie degli anni '80, con calzoncini azzurri (o bianchi, a seconda del colore dei calzoncini degli avversari) e calzettoni rossi; la terza divisa, infine, è completamente blu scuro. In queste tre maglie le rifiniture vanno dal collo fino alla manica: nella prima divisa sono bianche, sulla seconda azzurre e color oro sulla terza.

Dalla stagione 2009-2010 lo sponsor tecnico è la Macron, con cui la società partenopea stipula un contratto triennale.[4] La divisa principale è costituita dalla tradizionale maglia azzurra, con calzoncini bianchi e calzettoni azzurri. La seconda divisa è un completo grigio argento con rifiniture rosse, mentre la terza è un completo rosso con rifiniture color oro, in omaggio ai colori della bandiera cittadina.[5]

Numeri ritirati[modifica | modifica wikitesto]

Con l'avvento in Italia, a partire dal 1995, della regola della numerazione "fissa" con cognome sulla maglia di ogni calciatore, il Napoli, a partire dall'estate del 2000, ha ritirato la maglia numero 10 indossata da Diego Armando Maradona dal 1984 al 1991, come tributo alla sua classe e al grandissimo contributo offerto in sette stagioni con la casacca partenopea.[6] Nell'ordine, gli ultimi ad indossare la 10 azzurra con l'avvento della numerazione fissa sono stati: Fausto Pizzi (nel 1995-1996), Beto (nel 1996-1997), Igor Protti (nel 1997-1998, ultimo calciatore ad giocare e siglare un gol con la 10 in Serie A), e Claudio Bellucci (1998-1999 e 1999-2000, in Serie B).

Per motivi regolamentari, il numero è stato ristampato sulle maglie azzurre dal 2004 al 2006 quando la squadra militava in Serie C1, torneo per il quale è adottata ancora la numerazione tradizionale dall'1 all'11. L'ultimo calciatore che ha indossato e siglato un gol con questa maglia in una gara ufficiale è stato Mariano Bogliacino nella gara casalinga del 18 maggio 2006 contro lo Spezia, valevole per la finale di ritorno della Supercoppa di C1. Primato che gli appartiene anche per l'ultima apparizione in campionato, il 12 maggio 2006 nella gara in casa del Lanciano. Per quel che concerne esclusivamente il campionato, invece, va al calciatore argentino Sosa il primato di essere stato l'ultimo ad indossare la 10 al San Paolo e contemporaneamente a segnare, nella gara contro il Frosinone del 30 aprile 2006.[7]

Stemmi e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma del Napoli è variato più volte nell'arco degli anni. Il motivo di questi cambiamenti è dovuto principalmente ai cambi di denominazione che la società ha effettuato nel corso della sua storia.

Dopo la nascita dell'Associazione Calcio Napoli (1926), fu creato il primo stemma ufficiale: un ovale celeste contormato di giallo-oro con al centro un cavallo rampante, bianco, che era simbolo della città e del Regno di Napoli[8] su un pallone da calcio ed accerchiato dalle iniziali della denominazione della società partenopea di allora: "A, C ed N", che stanno per Associazione Calcio Napoli.

Tuttavia, dopo appena un anno di vita, l'AC Napoli, decide di cambiare il proprio stemma: dal precedente si passa ad uno a forma circolare molto semplice con la N (in stile napoleonico e richiamante l'analoga N simbolo delle porcellane di Capodimonte) di color oro su uno sfondo azzurro. Anche i contorni sono in oro. Inoltre fu creato un gagliardetto a forma di drappello nel quale l'azzurro è attraversato da una fascia bianca da destra verso sinistra dall'alto verso il basso.

Un capo-tifoso azzurro guida il ciuccio in un giro di campo nello Stadio San Paolo negli anni 1960

Infine, al posto del vecchio cavallo vi è un asino, meglio noto come 'o ciucciariello, simbolo della squadra azzurra.

Il motivo di questo "cambio di animale" risale ad un famoso proverbio napoletano che fu associato alla squadra dagli addetti ai lavori dopo le prime partite, che vedevano l'AC Napoli continuamente sconfitta:

(NAP)

« Cchiú ca nu cavallo, me pare 'o ciuccio de zí Fechella: nuvantanove chiaje e 'a coda fraceta. »

(IT)

« Più che un cavallo, mi sembra l'asino di zia Fechella: novantanove piaghe e la coda marcia. »

Il 25 agosto 1964, la società cambiò denominazione in Società Sportiva Calcio Napoli, ed anche lo stemma dovette adeguarsi: il vecchio emblema viene in parte modificato; la cornice è sempre di colore oro, ma è più spessa, mentre la N è stata rimpicciolita per far posto alla sigla S.S.C. Napoli ai suoi piedi. Lo sfondo è sempre azzurro, mentre vi sono nella parte inferiore della cornice tre rettangoli, rispettivamente verde, bianco e rosso, per raffigurare la bandiera italiana[9].

Nel periodo in cui è stato usato questo stemma, il Napoli ha vinto la Coppa Italia del 1976.

Ramón Díaz sfoggia il ciuccio sulla seconda casacca napoletana della stagione 1982-1983

Nonostante il cambio di stemma, l'animale-simbolo del Napoli resta il ciuccio, ormai parte integrante dell'iconografia legata alla squadra. Nella stagione 1982-1983 è anche comparso sulla divisa da gioco: quell'anno infatti sulla maglia del Napoli apparve la testa di un asinello appoggiata su una N.

Nel 1980 la società partenopea decise di cambiare nuovamente lo stemma, ritenendo il precedente ormai antiquato, si decide di rendere la cornice più spessa e di cambiarne il colore, dal color oro al bianco. Lungo la cornice fu posta anche la denominazione della società, Società Sportiva Calcio Napoli, disposta in modo circolare e non più le sole iniziali. La parte centrale rimane quella del primo stemma, con la N di color oro sopra uno sfondo azzurro.

Nel periodo in cui è stato utilizzato questo stemma, il Napoli ha vinto gran parte dei suoi trofei: due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa ed una Supercoppa Italiana.

Nel 2002 lo stemma mutò ulteriormente, le tonalità dei colori variarono notevolmente. Si passò da una cornice circolare bianca, ad una blu scuro con la scritta della denominazione della società che diventa bianca e viene inoltre aggiunto a Società Sportiva Calcio Napoli anche la sigla S.p.A. La parte interna dello stemma rimane identica ma la "N" diventa per la prima volta di colore bianco.

Il Napoli è molto spesso rappresentato all'estero con questo stemma, in quanto dal 2004 non è stato ancora modificato in molti archivi.

Con il fallimento del 2004 e, quindi, con l'ulteriore cambio di denominazione in Napoli Soccer, anche lo stemma è cambiato, seppur di poco: la figura è rimasta pressoché identica, ma è stata tolta la scritta con la vecchia denominazione, sostituita dal colore blu notte. Inoltre, vi è stata aggiunta sotto la didascalia Napoli Soccer.

Dopo due anni, riacquistata la vecchia denominazione, lo stemma è oggetto di un ultimo restyling, con effetti di luce e sfumature; inoltre è stata sostituita la didascalia (da Napoli Soccer a SSC Napoli), mentre il cerchio esterno è tornato al vecchio blu tradizionale.

L'inno[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: 'O surdato 'nnammurato.

« Staje luntana da stu core,

a te volo cu 'o penziero:

niente voglio e niente spero

ca tenerte sempe a fianco a me!

Si sicura 'e chist'ammore

comm'i só sicuro 'e te...

Oje vita, oje vita mia...

oje cor 'e chistu core...

si stata 'o primmo ammore...

e 'o primmo e ll'ùrdemo sarraje pe' me! »

(Prima strofa e ritornello de: 'O surdato 'nnammurato)

Il Napoli non ha un vero e proprio inno ufficiale, ma di solito in seguito ad una vittoria importante i sostenitori azzurri inneggiano le note de: 'O surdato 'nnammurato[10], una delle più celebri canzoni della musica napoletana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Daniele Costantini, Il Napoli e la maglia "scaramantica": niente di nuovo sotto al Vesuvio (e non)..., in passionemaglie.it, 7 marzo 2014.
  2. ^ Quando Fiore cambiò la maglia per scaramanzia..., in riccardocassero.it. URL consultato il 31 gennaio 2010.
  3. ^ Il Napoli cambia la maglia 'È un omaggio a Maradona', Repubblica.it, 19-07-2002. URL consultato il 29-01-2010.
  4. ^ Il Napoli presenta Macron, nuovo sponsor tecnico, sscnapoli.it, 06-07-2009. URL consultato il 29-01-2010.
  5. ^ Presentate le nuove divise del Napoli firmate dalla Macron, sscnapoli.it, 06-08-2009. URL consultato il 29-01-2010.
  6. ^ Maradona, il Napoli ritira il numero 10, Repubblica.it, 25-08-2000. URL consultato il 29-01-2010.
  7. ^ Sosa, sono lacrime di festa, Repubblica.it, 11-05-2008. URL consultato il 29-01-2010.
  8. ^ Angelo Forgione, Il Calcio Napoli "confonde" la storia di Napoli, napoli.com. URL consultato il 03-05-2011.
  9. ^ Dino Alinei, STORIA DAL NAPLES AL NAPOLI, su sscnapolicalcio.blogspot.it.
  10. ^ Pacileo e Gargano, p. 95
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